INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Comune: Foligno
Localita' o frazione: Scandolaro
Nome bene: Eremo della Madonna del Riparo

Cenni storici

Eremo della Madonna del Riparo - Foligno (PG)

Storia della Madonna del Riparo
Il luogo
Poche miglia lontana da Foligno, nella Parrocchia di Scandolaro, situata sulla costa scoscesa d'un monte, a circa 600 metri d'altitudine, si trova la Chiesa e l'Eremo detta comunemente la Madonna del Riparo od anche S. Angelo delle Grotte, piccolo edificio oggi, semplice e modesto, ma una volta assai più grande di mole e di nome. La strada che parte da S. Eraclio e carrozzabile con qualunque autovettura e attraverso un'interminabile piantagione di ulivi, giunge fino a Scandolaro. Da qui al Santuario è una passeggiata di circa venti minuti per una stradicciola caratteristica che è poco più di una mulattiera. Giunti sul luogo si può scorgere in un colpo d'occhio quasi tutta la valle folignate, racchiusa in una cerchia di monti verdi, come una perla in una conchiglia. Ecco di fronte Montefalco, a sinistra la collina di Trevi e sullo sfondo nella stessa direzione, Spoleto velata sempre di caligine.

Uu pò di storia
Secondo Iacobilli, noto storico folignate, questa Chiesa fu eretta e datata verso la metà del secolo XI, cioè circa il 1050 dal Conte Offredo Monaldo che la dedicò a San Michele Arcangelo e che nel 1063 la unì al Monastero di S. Salvatore di Acqua Pagana nella Diocesi di Camerino. Il Conte Offredo riserbò ai suoi discendenti il patronato su questa Chiesa e vediamo infatti che nel 1296 i Conti Rinaldo e Berardo presentarono per Rettore fra Gualtiero loro parente, confermato dai Monaci di Acqua Pagana cui spettava la Chiesa. Poco dopo, accadde che certuni di Spoleto cacciarono dalla Chiesa fra Gualtiero e alcuni Monaci dimoranti con lui, ma costoro riebbero ben presto il Beneficio. Di lì a poco però Bartolomeo vescovo di Foligno, forse per evitare disordini cacciatili di nuovo, assegnò le rendite per metà ad un nipote di nome Zello e per l'altra metà ad Armanno Anastasi Priore della Cattedrale. Su ciò fu mossa causa ed i Monaci di Acqua Pagana, il 1 dicembre 1297 ottennero in Roma sentenza favorevole, per la quale fra Gualtiero e i suoi Monaci poterono rientrare in possesso dei loro diritti. In seguito, cioè nel 1320, troviamo il Conte Gualtieruccio Gualtieri patrono di questa Chiesa e dopo di lui nel 1341 Bartolomeo ed Angelo Conti di Turri, suoi nipoti. Tale patronato essi tramandarono (Cfr. Gazzetta di Foligno 10 Ottobre 1891). ai loro discendenti fino al 1863 anno in cui, per sentenza del tribunale della Sacra Rota, per la morte di Crispolta Conti (maritata in casa Marcelli) e da questa, per la morte di Lavinia ultima di quella famiglia Marcelli, (maritata in Roncalli Benedetti) nel 1807 passò definitivamente ai Benedetti Roncalli, i quali per concessione dei pontefici Pio VII nel 1807, Gregorio XVI nel 1844 e PIO IX nel 1854 ottennero anche le rendite. L'ultimo erede di detto patronato fu il conte Benedetti Roncalli Benedetto il quale tralasciava di solennizzare le feste tradizionali del Santuario e per contrarietà verso Mons. Faloci Polignani si avvalse della legge d'ispirazione massonica del 1870 che concedeva ampio diritto di proprietà a chi avesse pagato il 30% allo Stato per simili benefici ritenuti inalienabili. In seguito a ciò ottenuto lo svincolo con atto legale del 5 novembre del 1899 vendette tutto il beneficio di appartenenza al santuario ai fratelli Eutizio e Domenico Federici di Scandolaro. Nell'Archivio della Pretura di Perugia si conservano gli atti notarili di tale vendita. Dopo di loro ereditarono i fratelli cugini Matteo e Francesco Federici e nel 1978 essendosi ritirato da tale impegno Federici Francesco è rimasto proprietario e rettore di detto Santuario Federici Mario erede del fu Federici Matteo.

I Rettori e il Santuario
Non sarà forse inutile conoscere i nomi dei Rettori del nostro Santuario. Primo fra tutti troviamo il già noto fra Gualtiero da Foligno elemosiniere di Bonifacio VIII. Poi dal 1341 al 1582 ci sono noti solo gli strumenti di nomina con la relativa data e il nome dei notai, senza conoscere il nome dell'eletto. Finalmente troviamo un certo Don Cesare De Comitibus il quale rinunciò a tale suo incarico non sappiamo per quali motivi.

Nel 1597 don Claudio Vallati.
Nel 1628 don Giovanni Battista Comitibus.
Nel 1657 don Dionisio Marcelli.
Nel 1707 don Giovanni Battista Marcelli
Nel 1732 don Carlo Marcelli
Nel 1773 don Antonio Paolucci
Nel 1807 Conte Giovanbattista Roncalli Benedetti
Nel 1844 Conte Benedetti Roncalli Benedetto.

Si sa che i primi di questi rettori abitavano presso II Santuario e se vi erano, anche dei monaci ciò vuol dire che vi doveva essere un monastero, o per lo meno ' una costruzione più grande di quella che non sia ai giorni nostri. In seguito quando furono Rettori i Sacerdoti secolari, essi avevano l'obbligo di celebrare le due Feste di S. Michele nel Maggio e nel Settembre e di dispensare ai poveri nella seconda di queste due quarti di pane. Tale opera buona sospesa dai Roncalli, perchè massoni, è stata lodevolmente ripresa dai Federici. Per lungo tempo tale Chiesa rimase dimenticata, ma nel 1842 mentre alcuni operai erano intenti in alcuni lavori presso la Chiesetta abbandonata ecco aprirsi all'improvviso una frana che scoprì una grande grotta naturale.
Ognuno può immaginare lo stupore misto a venerazione degli operai quando videro un'immagine della Madonna dipinta su una parete della grotto. Subito si destò, in quei paesi vicini nella stessa Foligno e anche fuori, tanta devozione verso quell'immagine sacra, che la Chiesa di S. Angelo come prima si chiamava, abbandonato l'antico nome, fu chiamata con quello di Madonna delle Grotte o Madonna del Riparo. I devoti ne ottennero favori e grazie segnalate. Quelle mura e quei massi rocciosi furono coperti di voti, grucce e bastoni appartenenti alle persone miracolate. Per lungo tempo, dai villaggi vicini e lontani fu un continuo accorrere di pellegrini che salivano con manifesta Fede, a venerare quell'immagine ottenendo le grazie richieste. Evidentemente Iddio voleva glorificare su quel ciglio di monte la Santa sua Madre. La cadente Chiesina fu restaurata con l'elemosina dei fedeli come pure l'ingresso alla grotta e la piccola abitazione; tutto insomma quando era rimasto d'antico delle vecchie fabbriche del secolo XI e XII. Vescovo di Foligno era allora Mons. Arcangelo Polidori, il quale favorì moltissimo quel restauro e per ricordo di lui fu fatta scolpire una pietra e posta sopra la porta della Chiesa, in essa vi si legge: Arcangelo Polidorio indulgentiis imago S.M. de Criptis Quae ineunte A.MDCCCXLII fama prodigiorum inclaruit civis et advenae cultu votisque celebrata sped numquam destituii. Chi oggi sale quel monte trova dinanzi a sè, circondata dal bosco una piccola costruzione nella quale, oltre a pochi semplicissimi vani v'è pure una modesta Chiesetta con la statua, sull'unico altare, di S. Michele Arcangelo titolare di essa. A destra si scende per una scala, un po' logora dal gocciolio delle acque, in una vasta caverna o grotta naturale, che da Nord a Sud misura alcune diecine di metri. Nel mezzo, coperto da una tettoia di lamiera, che lo protegge dall'acqua che cade continuamente dai massi sovrastanti, si trova un altare e su di esso una immagine della Madonna un po' rovinata dall'umidità. Nel 1842 se ne trassero dei disegni. In uno di questi, nel mezzo del quadro, è dipinta in piedi la Madonna vestita di un ampio manto azzurro col quale ricopre numerosi devoti che si inginocchiano e si appressano ad essa. A sinistra è S. Michele Arcangelo, a destra la figura del Beato Tomasuccio terziario francescano morto nel 1377 e che forse, amante com'era della solitudine e del silenzio, talvolta era salito lassù a pregar Iddio in quella grotta, ove dopo la sua morte fu ritratta la sua figura accanto a quella della Madonna. Tale dipinto, che secondo il noto storico folignate Mons. Faloci, risaliva al secolo XV, ora è andato distrutto causa la grande umidità della grotta. Infatti il nuovo dipinto risale appena a qualche decina d'anni addietro ed in parte cambiato rispetto all'originale; poiché al posto del Beato Tomasuccio è dipinto S. Sebastiano Martire ,patrono della Parrocchia di Scandolaro nella cui giurisdizione si trova il Santuario. Altri quadri tratti dall'originale sono andati perduti, ma due ancora se ne conservano: uno dipinto su una tavola di rame e raffigura soltanto il volto della Madonna com'era nell'originale, un altro è una litografia di un certo Filippo Berardi. Questo quadro da un lato rappresenta S. Michele Arcangelo vestito da soldato romano nell'atto di trafiggere con la destra il demonio avvolto dalle fiamme, mentre con la sinistra innalzata verso l'alto regge una piccola bilancia, simbolo della giustizia divina dall'altro lato è raffigurata la Madonna del Riparo, con un volto delicato e pensoso e un ampio manto allargato dalle sue mani materne per accogliere sotto la sua protezione un gruppo di fedeli oranti. Sotto tale quadro è scritto: Immagine di Maria Santissima scoperta nell'anno 1842 nella Chiesa di S. Angelo in grotta -Parrocchia dello Scandolaro, Diocesi di Foligno, dedicata a S. Ecc. Rev.ma Mons. Arcangelo Polidori, Vescovo di Foligno, da Filippo Berardi in attestato di rispettoso ossequio. Aggirandosi per quella grotta illuminata da una apertura naturale del masso avvenuta come si ricorda nel 1842, si vede da un'Iato un piccolo pozzo dal quale i fedeli attingono acqua per devozione, e in due angoli due parallelepipedi di pietra, che sembra siano antichissime mense di altari, adoperate forse dai Monaci del XIII e XIV secolo. Del resto quel silenzio, quella penombra, quel gocciolio monotono di acqua che scola dalle viscere del monte, quell'altare venerate, quei segni votivi di gratitudine e di affetto conciliano nell'animo del visitatore una dolce devozione verso l'augusta Madre di Dio e ti costringono ad Inginocchiarti innanzi alla venerata immagine di Lei cantandone affettuosamente le laudi. Tra le varie migliaia di pellegrini che devotamente sono saliti a venerar la Madonna del Riparo, v'è stata anche una gentile poetessa figlia della nostra verde Umbria: Maria Alinda Bonacci Brunamonti la quale, come ricordo del suo pellegrinaggio devoto, ci ha lasciato due canti melodiosi sgorgati spontanei dal suo animo innamorato della natura e di Dio. Il primo è la descrizione del luogo del venerato Santuario:

Verso oriente dell'immensa valle fertile e ombrosa che dell'Umbria è detta arduo conduce e tortuoso il calle d'un caro monte sull'aerea vetta ove i balzi sassosi appaion lieti alla ricca ubertà degji uliveti Quindi si parte una gentil catena di colli aprici dalla vetta ad imo, l'aura a Maggio lassù spira serena tutta impregnata di serpillo e timo e delle rupi in sen auree ginestre spiegan l'olezzo e il color silvestre.(I) II secondo canto è una dolce patetica preghiera:

Oh pria che l'infedel mio labbro e il core a Te nieghi, o Reina, inni e sospiri, più non conceda a me la terra un fiore, nè il cielo lo splendor de' suoi zaffiri, e Dio possa mutarmi in lungo pianto la voce che mi diè facile al canto.(I° )
(i)Versi pubblicati in Firenze da Lemonnier nel 1875.(pag.203-212)

Le solennità religiose del Santuario
Tre sono le festività principali che vengono celebrate durante l'anno liturgico ecclesiastico. La prima per tempo e per importanza, è l'Ascensione, la seconda è la Natività della Madonna che viene solennizzata la prima Domenica di Settembre e la terza è la Festa di S. Michele Arcangelo celebrata il 29 dello stesso mese di Settembre. Oltre a queste vengono fatte celebrare molte SS. Messe dai fedeli, sia per ringraziare la Vergine Santa delle Grazie ottenute, sia per chiederne altre, e specialmente in queste occasioni accadono scene veramente commoventi di devozione filiale e di ardente Fede verso la nostra Madre celeste. Senza parlar poi di altri pellegrini che salgono a visitare il piccolo Santuario specie nei tempi estivi. Ogni anno per l'Ascensione a centinaia, per non dire a migliaia, salgono i pellegrini dai paesi vicini e lontani e molti ne vengono a piedi anche da Foligno. Lassù ognuno può compiere le proprie pratiche devozionali accostandosi ai Santi Sacramenti. Numerose Messe vengono celebrate e per ultima quella cantata cui assiste sempre qualche centinaio di fedeli, dopodiché all'ombra dei lecci che in gran parte rivestono il monte circostante viene consumato il pranzo al sacco, nella schietta e sana allegria. Nel pomeriggio, dalla Chiesa Parrocchiale di Scandolaro fino al Santuario, si svolge una suggestiva processione. La strada alquanto faticosa e il caldo talvolta opprimente ti rigano la fronte di sudore copioso ma si canta ugualmente le lodi della Madonna: tutto per suo amore. La bella giornata si chiude con una solenne funzione sacra. La festa della prima domenica di Settembre, quantunque con minor solennità si svolge pressoché nella stessa maniera, ma possiamo dire che sia riservata ai paesi circonvicini. La solennità di S. Michele Arcangelo poi, fa ricordare le simpatiche agapi fraterne dei primi cristiani che si radunavano a mangiare il pane comune nella più viva e reciproca carità.
Infatti ogni anno, per tale circostanza vengono distribuite a tutte le famiglie della Parrocchia di Scandolaro le pagnottelle" che il sacerdote benedice in Chiesa appena terminata la S. Messa, e tutti I presenti si appressano a prenderle consumandone in parte subito per la colazione e in parte ne portano a casa quasi con devozione: sono le "pagnottelle" benedette di S. Michele Arcangelo.

Grazie ricevute
Nella Sagrestia del Santuario viene conservato un grosso album di fotografie, per lo più tali fotografie sono un piccolo attestato di riconoscimento, per favori celesti ricevuti per intercessione della Madonna del Riparo. Anticamente vi si conservavano pure una gran quantità di grucce e bastoni, segno di miracoli avvenuti ma in seguito, furono distrutti, perchè troppo ingombranti: tra tanti miracoli ottenuti piace ricordarne alcuni da cui si può vedere come il venerato Santuario della Madonna del Riparo sia conosciuto da tutta l'Umbria.

1° - Un mercante di Perugia aggredito riesce a sfuggire ai suoi aggressori e per venti anni, manda delle giovani a ringraziar la Madonna del Riparo nella prima domenica di Settembre.

2°- Un giovane di 18 anni cieco, per venti giorni continui fu condotto al Santuario. La Madonna esaudì le sue preghiere; dapprima cominciò a distinguere il manto della Vergine, poi uscito dalla Chiesa riebbe in pieno la vista tanto da veder chiaramente la cittadina di Montefalco che si trova in cima al monte dall'altra parte della valle. Per tale miracolo il suddetto giovane fece un pubblico ringraziamento ordinando tre Messe. Tali fatti miracolosi sono stati descritti da Don Filippo e don Francesco Tosti che erano parroci della zona.

3°- Un altro fatto miracoloso si verificò per intervento di San Michele Arcangelo ed ecco come: si riparava la chiesa di S. Angelo, quando tra il monte e la Chiesa si aprì una frana che scoprì a metà l'immagine della Vergine Santissima, nel 1842. In seguito data la fama acquistata dal Santuario sotto il nuovo titolo di Vergine Santissima del Riparo fu asportata la statua di S. Michele; si scatenò allora un temporale, che cessò solo riportando la statua di S. Michele al primitivo luogo di venerazione.

4°- Erano pochi giorni che la prima guerra mondiale era terminata e un intero reggimento di soldati, imbarcato su di una nave, veniva trasportato verso la Libia ma a pochi chilometri dalle coste della Sicilia, la nave urtò una mina subacquea e si inabissò pochi secondi dopo. Di tremila soldati solo un cinquecento se ne salvarono, poiché le scialuppe calate in mare furano risucchiate dal vuoto delle acque lasciato dalla nave affondata. Tra i fortunati che riuscirono a salvarsi vi fu un giovane soldato che non sapeva per nulla nuotare. Tale miracolo egli lo attribuì alla Madonna del Riparo, a cui si era rivolto con tutto l'ardore della sua fede. Altri fatti prodigiosi ci sono stati narrati da persone degne di fede e da gli stessi miracolati, ma sarebbe troppo lungo raccontarli tutti; per la verità la Madonna Santissima non nega a nessuno le sue grazie quando queste vengono chieste con fede profonda e filiale devozione, anzi le concede più facilmente a chi maggiormente ha bisogno della sua materna misericordia. Nel chiudere queste brevi note storiche ci piace ricordare una patetica preghiera scritta in versi il 22 ottobre 1901 con matita, sui muri del nostro caro Santuario, dedicata dal folignate A. Cianni, alla Madonna del Riparo:

"Madre d'amor cui celestiale incanto
sorride in volto testìmon del core,
che ricoperta di fulgente ammanto,
e cinto il crine d'immortal fulgore
l'altro speco rischiari con la luce
che lo smarrito al tuo sentir conduce.
A te sola il mio verso a Te l'affetto,
il viver il gioir, i miei sospiri,
a Te la prece dell'ardente petto,
a Te il gemito pio de' miei martiri
salgan fidenti, come quando o Pia,
fanciullo ancor al Tempio tuo salia.
Deh, Tu dall'alto del tuo sacro monte
La mia città mostra pietà al Figlio
Che la protegga incolume, e dall'arte
Sempre la salvi del nemico artiglio.
I cari miei, deh, riguardo o Maria,
vera tutela della patria mia.
Mentre che lungi dal nativo suolo
L' ore passando di tristezza piene
A Te sovente col pensiero io volo
Pace implorando che da Te sol viene.
Oh niente allora mi è più dolce e caro
Che a Te pensare, o Vergin del Riparo."

Depliant in loco dalla proprietaria.

LINK UTILI



GALLERY


Photo Gallery A.D. 2019


DOVE SI TROVA


Simple Map

Condividi su Facebook