INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Comune: Trevi
Localita' o frazione: Centro storico
Nome bene: Ex monastero di S. Bartolomeo

Cenni storici

Ex monastero di S. Bartolomeo - Trevi (PG)

Sorge in magnifica posizione, affacciandosi a Sud nel punto in cui il pendio del colle è più ripido. Questa caratteristica orografica è stata sfruttata per motivi difensivi, infatti gli ampliamenti medioevali delle mura proprio lì si ricongiungevano alla primitiva cerchia romana. Gli edifici costruiti successivamente, a seguito degli ampliamenti della cinta muraria, proprio per lo scoscendimento del suolo, non hanno ostacolato la magnifica vista che dall’ex monastero si gode per 180 gradi fino al limite dell’orizzonte. Come tutti gli edifici costruiti sul pendio ha i piani inferiori che da un lato insistono contro terra. Dal punto di vista della stabilità statica è solidissimo poggiando verso valle sulle poderose mura romane. Non se ne conosce l’epoca della fondazione. Si sa che essendo passato in proprietà a Giacomo Pauloni, venne riscattato nel 1495 da alcune donne che volevano vivere allo stato monacale e in tale transazione furono aiutate dal Comune con una elemosina di 50 fiorini. Non ospitò mai una famiglia molto numerosa, oscillando il numero delle monache da cinque a dieci. Nel 1796, scarseggiando le monache si decise di chiamarvi le Maestre Pie, che però vi vennero soltanto nel 1840. Fu risparmiato dalla soppressione napoleonica perché all’epoca (1810) non c’erano più monache, ma soltanto una maestra secolare che istruiva giovani orfane. Successivamente l’orfanotrofio, gestito dalle Maestre Pie, fu trasferito a palazzo Lucarini ove è rimasto fino all’ultimo dopoguerra. Nel 1868 il monastero era ridotto ad abitazioni mentre prima aveva ospitato i soldati. Successivamente vi ebbe sede l’asilo infantile e poi la Scuola Materna come attestava fin al 1996 la targa in travertino. Di proprietà degli IRAB (Istituti Riuniti di Assistenza e Beneficenza) diventò di proprietà comunale, quando l’Istituto fu soppresso, in base alla legge che permetteva di classificare "inutili" organismi che funzionavano egregiamente da secoli, oculatamente amministrati da gentiluomini di cui si è perso lo stampo. E tanto più furono ritenuti inutili, quanto più, come quelli di Trevi, avevano beni e capitali. Come Palazzo Lucarini qualche anno prima, anche questo monumento fu destinato ad essere trasformato in miniappartamenti, da destinare a residenze popolari.

In facciata un affresco, alquanto deperito rappresenta una Annunciazione del primo Quattrocento. Lo Scarpellini, ne ipotizza l’attribuzione al "Maestro della Dormitio di Terni", aggiungendo in nota "Questa opera molto importante e molto bella è stata del tutto trascurata dalla critica. Caduta la tettoia che la proteggeva essa è andata rapidamente deperendo in questi ultimi anni, senza che nessuno si sia preoccupato di intervenire". Successivamente la Benazzi ritenne di poterlo ascrivere tra le opere di quella scuola folignate "in cui si formò Giovanni di Corraduccio", tesi che è stata poi accettata anche da altri autori. Nonostante l’estrema urgenza di un intervento qualsiasi, visto che già dagli anni Settanta l’opera era ormai esposta a tutte le intemperie, a dispetto di ripetuti appelli accorati alla cittadinanza e alle Autorità, fu data la priorità al restauro di altre pitture. Finalmente, nella primavera del 1996, due tecnici in camice bianco armeggiarono un po’ su un palco addossato alla facciata e fecero numerosi saggi intorno alla pittura in oggetto riscoprendo anche, sopra un portale tamponato, un malandato stemma della famiglia Amici e un bel cartiglio con il motto "EVELLENDO PLANTAT". Purtroppo, togliendo l’intonaco superficiale per l’ispezione, si è aperta una facile via attraverso cui le violente acque meteoriche dei temporali estivi si insinuano dietro il dipinto rigonfiando l’intonaco che potrebbe staccarsi in qualsiasi momento. Nel luglio del 1999, vi fu appoggiata contro l'impalcatura allestita per interventi sull'edificio di fronte. In altre parole, i tubi insistevano "di testa" contro la pittura! A seguito di varie proteste tale situazione è stata modificata il 26/10/99, e fu messo un telo di plastica protegge la pittura che di conseguenza non è più visibile. Il 10/5/2001 fu effettuato un altro sopralluogo dalla Soprintendenza per tentare una "velatura" e finalmente nel dicembre del 2001 vi è stato piazzato un palco per iniziare il restauro che è stato compiuto nell'estate del 2002. Ora occorre una protezione per non compromettere quanto è stato recuperato.

La chiesa  

Si hanno scarsissime notizie. Il Natalucci riferisce che esisteva in territorio di Lapigge una chiesa di S. Bartolomeo diruta (nel 1385) accanto al monastero "delle Sacca"1. Poiché è la stessa dizione del monastero di Trevi è presumibile che le monache alla fine del ‘300 o ai primi del ‘400 si siano trasferite a Trevi e qui abbiano ricostruito la chiesa con lo stesso titolo. Aveva un solo altare con "semplici benefici" intitolati a S. Bartolomeo e S. Giovanni Battista. Oggi possiamo affermare, dopo la scoperta dell’affresco della crocifissione, che anticamente esistevano due porte, una della chiesa e una del monastero e l’unica porta ora in funzione era appunto la porta della chiesa. Il pavimento della chiesa, circa un metro e mezzo sotto la base dell’affresco della crocifissione, era quasi coincidente con il piano stradale e fu completamente disfatto il secolo scorso per ricavare un accesso più ampio ai piani inferiori. S. Bartolomeo è uno dei compatroni di Trevi. Fino ai primi del ‘700 si celebrava una solenne festa con relativa processione e "illuminata" come per S. Emiliano. Nel 1858 fu sede della Pia Unione di S. Giuseppe fondata dall’umilissimo sacerdote trevano don Ludovico Pieri che per primo propagò la devozione alla Sacra Famiglia (successivamente patrimonio di tutta la Chiesa con l’istituzione della festa liturgica ufficiale). L’anno successivo la sede dall’Associazione fu trasferita in S. Francesco perché la chiesa di S. Bartolomeo non era più capace di contenere gli affiliati.

La Crocifissione 

Nel corso dei lavori di trasformazione dell’antichissimo convento di S. Bartolomeo "delle Sacca" in miniappartamenti, all’atto dell’apertura di una porta è tornato alla luce un grandioso affresco della seconda metà del Cinquecento. La pittura, danneggiata soltanto in basso al centro, dove si era tentato di ricavare la nuova apertura, era chiaramente il monumentale ornamento dell’altare dell’antica chiesa di S. Bartolomeo. L’affresco raffigura una crocifissione e vari santi tra cui un S. Emiliano e la Maddalena. Dallo stile si può attribuire agli Angelucci da Mevale. Molto probabilmente fu dipinta da Fabio Angelucci che nel 1567 fu "aggregato alla cittadinanza di Trevi" nel 1568 dipingeva una Madonna e santi nel palazzo comunale e nel 1577 il nicchione in fondo alla chiesa di S. Francesco. Altra opera degli Angelucci a Trevi è la cappella di Benedetto Valenti, la prima a sinistra nella chiesa delle Lagrime.
La pittura sembra esser in buono stato e i colori sono molto brillanti.

LINK UTILI



GALLERY


Photo Gallery A.D. 2018


DOVE SI TROVA


Simple Map

Condividi su Facebook