INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Comune: Nocera Umbra
Localita' o frazione: Ponte Parrano
Nome bene: Abbazia di Santo Stefano

Cenni storici

Abbazia di Santo Stefano – Nocera Umbra (PG)

L’Abbazia sorge su una collinetta nei pressi della Stazione Ferroviaria di Ponte Parrano e un occhio attento puà scorgerla dalla Strada Statale SS3. La Badia di S. Stefano di Parrano fu edificata circa l’anno 1020 dal conte “Radulfo”, figlio del conte Monaldo, a sua volta Conte di Nocera e della Regione di Taino della famiglia TRINCI di Foligno. La chiesa dista da Nocera Umbra circa un miglio. Il conte vi costruì un magnifico Monastero dove introdusse i Monaci di S. Benedetto ad abito nero ed un Abbate “dotandolo di molti poteri e giurisdizioni “. Successivamente si alternarono monaci Cistercensi e di Santa Croce di Fonte Avellana. Parre, discendente del Conte Radulfo, e la moglie di lui restaurarono la soprannominata Chiesa e il Monastero donando loro un Castello , che dal nome di lui, Parre lo chiamarono Parrano, con tutta la “Regione”. Non avendo figli, “ fecero erede “ detta Badia, di tre loro castelli che stavano in detta “Regione” denominati dell’Isola, Poggio e Pertana e di 20 villaggi che sono: La Costa, Le Molina di Chiorre e di Reuellino, Ponte di Parrano, Pascigliano, Panicaglia, le Serre, le Piagge, Agnano, oggi conosciuto come Largnano, Argnano, le Castagne, Vallefeggio, il Bosco,, la Fonte del Coppo, Fonte di Boccio, Abrugiaporco, oggi conosciuta come Bruciaporco,, Serpigliano, la Pianora, Val Saino oggi Colsaino, Cordara oggi Cordaglia, Castiglioni e altre “Villarelle vicine” tutti nel territorio di Nocera Umbra e molti poderi tra cui la Bannita ,conosciuta come la Bandita nel territorio di Assisi. In questa Badia l’Abbate Giacomo di Mattiolo Scota da Foligno nell’anno 1459, con licenza di Paolo Ficarelli da Foligno Abbate di Sassovivo e di Papa Nicola V, rinunciò al titolo ormai anziano e “inabile per la cura delle anime” a favore di Giovanni Marcolini da Fano, dottore in Teologia e Vescovo di Nocera Umbra . Con autorità Apostolica la Badia fu unita al Vescovato di Nocera Umbra da Papa Pio II. I Vescovi pro-tempore deputarono successivamente due sacerdoti secolari per la cura delle anime che erano 728 ( Abitanti fra grandi e piccoli). Il Vescovo Marcolini, reputato anche come uno dei migliori membri “ch’habbia questo Vescovato,” dotò la Chiesa di una comoda casa per abitarvi. Nella Badia di S. Stefano riposa il corpo del Beato Giacomo dell’ordine di San Benedetto, dell’eremo di Santa Croce di Fonte Avellana “ove visse molti anni in singolar bontà, nella puntuale osservanza della regola che professava nell’astinenza, nell’orazione , nella meditazione della Passione di Nostro Signore”, ed era riconosciuto uomo santo in vita e maggiormente dopo la sua morte, che avvenne in detto monastero circa nell’anno 1300 di N.S. il 27 di maggio. Intorno all’anno 1545 Girolamo Mannelli Vescovo di Nocera Umbra, per particolare devozione, “ fece cercar il sacro corpo di Lui” e ritrovato il 10 maggio del 1560 “intiero” lo lasciò nella stessa chiesa dove riposa in un devoto deposito marmoreo . La chiesa si presenta ad unica navata non absidata e con tetto a capriate. Si sottolinea in particolare che nell’ultimo restauro della chiesa sono tornati alla luce parti di dipinti all’interno di un arco collocato in una parete della badia ,che si presume realizzati nel XVI -XVII secolo. Nel “ Coro” di detta chiesa di S. Stefano furono sepolti i corpi di più Monaci “di gran perfezione”, purtroppo attualmente non vi è più traccia della tomba del Beato Giacomo e di tutti gli altri corpi dei Monaci. Il quadro al di sopra dell’altare si suppone dipinto dal Discepoli, inoltre degno di interesse anche il Fonte Battesimale.

Storia o leggenda
Si narra che un giorno il Beato Giacomo si allontanò per fare della legna nella vallata del convento oltre il fiume Caldognola attraversandolo a piedi in quanto data la stagione portava poca acqua. Pare che improvvisamente scoppiò un violento temporale e il fiume di colpo si ingrossò e il Beato Giacomo non poteva più attraversarlo per tornare al convento. Pregò il Signore, poi depose sul fiume il mantello, ci pose sopra la legna e salendo anche lui riuscì miracolosamente ad attraversarlo e a ritornare all’Abbazia. Ancora ai giorni nostri la traccia del percorso che compì il Beato pare sia evidente nei campi sottostanti, in quanto è ben marcata dal momento le culture che ci nascono sono più piccole rispetto alle altre della stessa specia, quindi si nota un percorso dall’Abbazia al fiume come un solco profondo scavato nel grano o in qualsiasi altra cultura.

Bibliografia
D. Dorio e L. Iacobilli.

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GALLERY


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DOVE SI TROVA


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