INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Comune: Gubbio
Localita' o frazione: San Benedeto
Nome bene: Abbazia di San Benedetto Vecchio

Cenni storici

Abbazia di San Benedetto Vecchio - Gubbio (PG)

In collina, lontano dal centro abitato di Pietralunga, il pellegrino incontra l'abbazia di San Benedetto Vecchio (San Benedetto de Podio). Risalente all'XI secolo, è fondata dal monaco eremita e dottore della chiesa San Pier Damiani. A causa dei continui rimaneggiamenti cui è stata sottoposta, la struttura basilicale non conserva più l'aspetto originario, del quale rimangono soltanto le decorazioni scultoree delle cornici sopra i pilastri. Nel XIV secolo il comune di Gubbio, per tutelare l'integrità della struttura, vi costruisce una torre fortificata, sede di un piccolo presidio militare. Nel 1451 l'abbazia è data in commenda e trasformata in parrocchia. Le più antiche notizie di questo monastero risalgono al 5 giugno 1191 quando con un suo bando l'imperatore Enrico VI assolse gli eugubini da alcune colpe, tra le quali la ribellione all'Impero. Nel bando vengono elencate le pertinenze della canonica di S. Mariano, tra cui il monastero Sancti Benedica. La struttura della chiesa, i pochi elementi decorativi scolpiti sulle imposte degli archi e sui capitelli di alcune colonne, fanno ritenere che la sua costruzione sia molto più antica. Come per altre situazioni analoghe il Comune di Gubbio provvedeva a tutelare l'integrità dell'abbazia e la sicurezza dei religiosi creando nel monastero una torre fortificata o fortilitium, sede di un piccolo presidio militare. Esiste una documentazione riguardante questo modo di operare da parte delle autorità civili che inizia dalla fine del '300 e arriva alla metà del '400. L'11 novembre 1446 venne pubblicato un bando con il quale tutti gli abitanti della zona, atti a portare le armi, erano tenuti a partecipare all'azione di riconquista della torre dell'abbazia di S. Benedetto, "occupata dai nemici".

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Il complesso abbaziale di San Benedetto Vecchio è molto bello da vedersi, ha subito notevoli rimaneggiamenti nel corso dei secoli, sia per i necessari adeguamenti dovuti alla difesa, sia per i mutamenti nel gusto architettonico dei suoi proprietari. Quella che meglio testimonia questo cambiamento è la chiesa, originariamente a tre navate e poi privata della parte anteriore. La navata di sinistra è andata persa, mentre quella centrale e la destra (oggi adibita a sacrestia) constano di due campate e sono suddivise da pilastri a base quadrangolare, gli archi a tutto sesto a loro volta sostengono un tetto a capriate. Originariamente, la totalità delle tre navate doveva costituire la base della facciata, che invece adesso copre solo quella centrale e di destra; i suoi elementi decorativi (rosette, fiori a stella, foglie etc...) rimandano la datazione al XI o al XII secolo e fanno ipotizzare che la prima modifica strutturale risalga al XIII, dal momento che i portali a sesto acuto e diversi elementi del vecchio edificio vennero riutilizzati. Uno dei fatti più curiosi che riguarda la zona di San Benedetto Vecchio, ed in particolare la sua abbazia, risale alla seconda metà del 1800: l'allora parroco registrò di suo pugno, nel 1862, un ciclo di apparizioni della Vergine Maria in questo territorio, che portarono addirittura a numerose guarigioni e a manifestazioni di adorazione collettiva (talmente coinvolgenti che l'Esercito del Regno d'Italia venne chiamato a riportare l'ordine tra gli abitanti). Nell'agosto del 1861, due piccole pastorelle del luogo, Annunziata Salciarini e Maria Fiorucci (rispettivamente di dodici e dieci anni), riferirono di aver visto una donna vestita di celeste, con un velo nero che le copriva il capo, in ginocchio, sotto una quercia poco distante. La donna velata, aveva fatto cenno a Maria di avvicinarsi ma la bambina, timida, non se l'era sentita ed entrambe le ragazzine erano tornate a casa, dove avevano raccontato alle famiglie che cosa era loro accaduto. Gli avvistamenti della misteriosa signora si ripeterono anche nei giorni successivi, tanto che cominciarono ad essere veramente numerosi; il mistero era dovuto alle sembianze della signora e dal suo atteggiamento che fecero ben presto pensare alla Madonna. Il sito dell'apparizione divenne luogo di preghiera per molti fedeli, che si radunavano spontaneamente e le voci di chi raccontava di aver visto la Vergine si moltiplicarono. Erano persone semplici, non ritenute in grado di inventare menzogne di tale portata, quindi la folla che lì si radunava, era in buona fede e offriva doni e fiori alla signora misteriosa. Un "cronista",
presente a quegli avvenimenti, ci racconta della folla di contadini e pastori che ogni sera, dopo le fatiche dei campi, si stringevano  insieme per tutta la notte, pregando e recitando il Rosario per la Madonna. Il resoconto continua descrivendo le guarigioni miracolose che si sarebbero verificate dopo le apparizioni. L'eco di tali avvenimenti non impiegò molto ad arrivare alle autorità locali, che pensarono fosse pericoloso permettere adunanze senza controllo (anche se di base motivate da fede e preghiera): così pensarono bene di inviare dei soldati per riportare l'ordine. Le carte d'archivio documentano anche degli scontri, che avvennero nel Ferragosto del 1861 nei pressi della quercia dove era solita apparire la signora. Non ci sono ulteriori notizie, se non che vi fu anche qualche ferito. Da quel momento sembra che le apparizioni si diradarono fino a cessare del tutto dopo il 1862: infatti, l'ultimo fatto degno di nota fu la misteriosa guarigione di una abitante di San Benedetto Vecchio durante la Settimana della Passione di quello stesso anno.

BIBLIOGRAFIA
Fabrizio Cece, D'una presunta apparizione di Maria Santissima, Gubbio Oggi, anno XVII (2007), n. 16, p. 15.

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