INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Comune: Valfabbrica
Localita' o frazione: Coccorano
Nome bene: Chiesa di Sant’Antimo

Cenni storici

Chiesa di Sant’Antimo – Valfabbrica (PG)

La chiesa la cui origine si fa risalire al XI secolo, è stata ricostruita fuori dalle mura del castello, una volta che la precedente venne distrutta. È dedicata a Sant’Antimo, di recente è stata incredibilmente scoperta, rovesciata e incassata nell’angolo di un muro interno della chiesa, la mensa marmorea di uno dei due altari, la quale riporta l’evento veramente avvenuto, nel 1157, della morte del Vescovo Cataldo al momento dell’eucarestia. Sull’altare maggiore la data al 1150 con questa dicitura: “Anni Domini nostri sunt MCL Septimi / hoc altare est consecratum mense maj. / Trinitati in honorem s. Marie s. Antimi martyris s. Tome apostoli s.Herculani episcopi / s. Cataldi archiepiscopi s. Itroppi martyris s. nicolai Archiepiscopi s. Lucie virgis. / + Ad aram templi aderat offerendo Cataldus intraverat. + Cur non ex proprio quamvis offerebat proprium optulit ipse.“

di Valeria Passeri

Su di un'altura ben visibile, tanto venendo da Assisi che da Gubbio, a meno di un chilometro dal castello di Coccorano, si erge la piccola chiesa di campagna dedicata a S. Antimo, unita alla sua canonica per quello che oggi ne rimane. La vicinanza della chiesa alle vestigia del maniero di Coccorano non pare essere casuale. Gli storici suppongono, infatti, che: "...abbandonato - come in tanti luoghi - il castello, anche la chiesa va in rovina. Ecco la necessità di ricostruirla fuori delle mura, magari il più vicino possibile, trasferendovi il cippo dell'altare primitivo come è stato per Coccorano " (Falcinelli, 1982, p. 383). L'abside su cui è eretto il campaniletto a vela, oggi in parte distrutto, è rivolto ad oriente. Sembra che il tetto e tratti delle mura siano stati rifatti più volte nel corso del tempo. L'iscrizione riportata sull'altare maggiore, andato perduto, testimonia l'antichità della chiesa e del vicino castello.

Si tratta, esattamente, di un'epigrafe della quale si conserva, nell'archivio diocesano di Gubbio, una trascrizione, la cui difficile interpretazione costituisce tutt'oggi un enigma ancora da sciogliere e chiarire: "+ Anni Domini nostri sunt MCL septimi. / Hoc altare est consecratum mense maj. / Trinitati in honorem S. Marie S. Antimi Martyris S. Thome Apostoli S. Herculani Episcopi/S. Cataldi Archiepiscopi S. Itroppi Martyris s. Nicolai Archiepiscopi S. Lucie Virgis./+ Ad aram templi aderat offerendo Cataldus intraverat. + Cur non ex proprio quamvis offerebat proprium optulit ipse" (Falcinelli, 1982, p. 383).

Di recente, comunque, pare che gli esperti siano riusciti a decifrare l'epigrafe scolpita su di una pietra dell'altare, ritrovata rovesciata e incassata nell'angolo di un muro interno della chiesa: "ad aram templi aderat offerendo Cataldus carnem Christi dum offerebat propriam obtulit ipse". La probabile corretta traduzione sarebbe: "all'ara del tempio c'era a celebrare Cataldo (era entrato) + mentre offriva la carne di Cristo, offrì la propria egli stesso.. " (cfr.: www.biofest.it/portale/breve-guida-ai-monumenti.aspx). La mensa dell'altare sembra rappresentare, quindi, un fatto realmente avvenuto: la morte improvvisa di Cataldo, nel momento in cui offriva (offerendo) il corpo di Cristo (carnem Christi), ovvero nel momento dell'eucarestia. Evento tanto straordinario che all'epoca si avvertì la necessità di tramandarne memoria, mediante un'apposita incisone sulla mensa dell'altare, successivamente alla sua consacrazione. La data scolpita sulla pietra dell'altare, 1157, pare riferirsi agli anni del ministero episcopale di S. Ubaldo, mentre San Cataldo, a cui l'ara è dedicata, era un Vescovo venuto come San Donato dall'Irlanda. A quest'ultimo, peraltro, era intitolata la chiesa andata distrutta nella parrocchia di Padule, nota per essere sede antichissima di monaci irlandesi che si occupavano nel medioevo della bonifica del territorio, detto, appunto, "padule". Sia Cataldo che Donato furono venerati come Patroni, rispettivamente, l'uno a Taranto e l'altro a Fiesole. Tant'è che un altro meraviglioso altare risalente, all'incirca, alla stessa epoca, 1134, di quello di Coccorano, proviene proprio dalla chiesa intitolata S. Donato di Pulpiano o S. Erasmo nella piana di Gubbio, e lo si può, ancora oggi, ammirare nella Chiesa Abbaziale di S. Secondo in Gubbio. Anche quest'ultimo altare, scolpito con fregi e iscrizioni, rappresenta, assieme a quello "misterioso" di Coccorano, un capolavoro dell'arte medievale.

Bibliografia
Cristofani A., Storia del castello feudale di Coccorano, Perugia, 1895;
Falcinelli V., Per Ville e Castelli di Assisi, Perugia, Tip. Guerra, 1982, p. 383;
Fortini A., Nova Vita di 5. Francesco d'Assisi, Assisi, 1959, Vol. II;
Vagnarelli A.R., Le tappe del Sentiero, in Pellegrini sulle strade di Romualdo e di Francesco, a cura di Pietro Bottaccioli, GESP, 1999, pp. 108-109.

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