INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Comune: Scheggia-Pascelupo
Localita' o frazione: Pascelupo
Nome bene: Eremo di San Girolamo al Monte Cucco

Cenni storici

Eremo di San Girolamo al Monte Cucco – Scheggia-Pascelupo (PG)

L’eremo (656 mt) situato nella parte orientale del massiccio di Monte Cucco, dietro il monte Le Gronde nel comune di Scheggia è arroccato alla base di un anfiteatro di roccia calcarea che strapiomba per più di cento metri, con grotte sulla parete scoscesa. Tutt’intorno la zona è ammantata da boschi di faggi, carpini, lecci secolari e giganteschi castagni. Alla sua sinistra si apre la valle di Rio Freddo, purissimo corso d’acqua che attraversa strette gole rocciose creando diverse cascate e laghetti, uscendo dalla valle si congiunge con il Sentino. L’eremo è in una conca riparata dai venti che soffiano abbondamente sul Monte Cucco creando così un microclima temperato adatto alla coltivazione di piante da frutto, viti.

Le boscose pendici orientali del Monte Cucco sono incise da un profondo solco limitato da pareti strapiombanti e percorso da un torrente che da vita lungo il suo corso a cascate spumeggianti, profonde pozze d'acqua, laghetti, è la ormai nota forra di Rio Freddo (posta a confine tra Marche e Umbria), inaccessibile per il normale escursionista a causa dei numerosi salti verticali. Percorrendo queste pendici si attraversano estesi boschi di faggio, si raggiungono suggestivi punti panoramici, si incontrano affioramenti rocciosi di quel calcare purissimo in cui si sviluppa uno dei complessi ipogei più importanti ed estesi d'Italia, un ricco campionario insomma degli aspetti più salienti del paesaggio del Monte Cucco. Occorre però aggiungere che il fascino di questa valle ha subito qualche duro colpo nel corso degli ultimi anni. E' andata perduta per sempre la suggestione delle antiche rovine dell'eremo di S. Girolamo, abbarbicato tra gli strapiombi della forra e raggiungibile con uno stretto ed erto sentiero, al suo posto oggi c'è una devastante strada asfaltata ed un voluminoso "palazzo" risultato di uno sciagurato restauro che molto ha aggiunto e poco conservato. Le piste forestali, pur necessarie all'economia di questa zona, hanno raggiunto gli angoli più nascosti della valle con realizzazioni poco attente all'integrità dei luoghi ed in alcuni casi di dubbia utilità.

Il Beato Paolo Giustiniani
Il fondatore dell'eremo di Monte Cucco, in senso giuridico, storico e canonico, è il Beato Paolo Giustiniani, eremita contemplativo. Era figlio della nobile famiglia Giustiniani di Venezia. Vi nacque il 15 Giugno 1476. Dopo essere diventato superiore maggiore nell'eremo di Camaldoli fino al 1520, ottenne da Leone X il permesso di fondare un nuovo istituto eremitico, il quale da principio fu chiamato la "Compagnia di San Romualdo". Più tardi ebbe il nome canonico di "Congregazione degli eremiti camaldolesi di Monte Corona" anche detti più brevemente "Montecoronesi". Tra gli eremi cui dette vita, dopo quello di Monte Cucco, che fu il primo eremo ad accoglierlo, vanno ricordati tra gli altri quello delle grotte di Cupramontana e quello di San Silvestro sul Monte Soratte. A Macerata fu imprigionato per amore e difesa degli eremiti. Trovandosi a Roma nel 1527, cadde prigioniero dei Lanzichenecchi, in quel terribile sacco. Fu torturato insieme a San Gaetani da Thiene, ma ne scampo riacquistando la libertà. Nella primavera del 1528 contrasse la peste a Viterbo. Non perfettamente guarito si rimise in viaggio alla volta di Roma per ricevere in donazione l'eremo del Monte Soratte. Ma proprio in quell'eremo morì di peste ancora giovane di 52 anni, il 25 Giugno 1528.

L'Eremo
Il fenomeno dell'eremitismo avvenuto intorno agli anni 900 - 1000 e 1100. In quell'epoca furono molti gli uomini che fuggirono il mondo, si votarono a una solitudine volontaria, a colloquio con Dio, nel silenzio. Furono i solitari cristiani, gli anacoreti o eremiti di tutti i secoli, per i quali secondo l'insegnamento di San Girolamo "la città è prigione; la solitudine, paradiso". Fu un fenomeno particolare nella chiesa, iniziato dopo la caduta dell'impero, e fiorito splendidamente intorno al 1000. I nostri Monti si popolarono di questi solitari. Essi vivevano in piccole celle, costruite in luoghi selvaggi e impervi, fatte con pietre e frasche, o in grotte naturali. L'insieme delle celle separate formava l'Eremo. Alcuni però sentivano il bisogno di una sede comune, ed ecco sorgere il Monastero, per la vita insieme, con le celle attigue, oratorio, chiesa e talora il chiostro, refettorio, capitolo, biblioteca e scriptorium. Così avvenne in diversi tempi a Santa Maria D'Appennino, a Sitria, a Congiuntoli e in forma celeberrima a Fonte Avellana. L'Eremo sorge nella parte orientale del massiccio di Monte Cucco, (m.1566), e precisamente dietro il Monte Le Gronde (m. 1363). E' nel Comune di Scheggia, diocesi di Gubbio, ai confini del Comune di Costacciaro, sull'Appennino Umbro Marchigiano. E' a 656 m.s.l.m., è detto Eremo di San Girolamo di Monte Cucco o Eremo di Pascelupo, nel cui territorio si trova. Il primo abitatore, storicamente accertato dell'Eremo di Monte Cucco è il Beato Tomasso da Costacciaro, che vi ha dimorato per quasi 65 anni, e vi è santamente spirato nel 1337.

La vita degli Eremiti
Vivevano sempre soli, da eremiti, pur stando dotto lo stesso tetto Non potevano mai recarsi nelle celle altrui : tuttalpiù potevano giungere al limite delle altre celle. Era consentito loro parlare due volte alla settimana, quando uscivano fuori della clausura; nel recinto, era permesso parlare sotto voce. Avevano un culto inviolabile del silenzio, per essere sempre raccolti. Nei giorni di astinenza, il cibo si prendeva seduti per terra con i piedi nudi. Nell'Eremo non si mangiava mai la carne. Durante la Quaresima nemmeno i latticini (uova, latte, formaggi ecc…). Si poteva mangiare la carne solo quando si era malati, o in viaggio. Dormivano sempre con la tonaca, su tavola, o su pagliericcio durissimo. Si dedicavano al lavoro manuale, secondo le proprie capacità : zappavano, sarchiavano, potavano, muravano, trasportavano pietre le squadravano, facevano il pane, la cucina, gli abiti, racconciavano, scrivevano, componevano. Avendo grande cordialità per gli ospiti e per i poveri. Quando erano malati, venivano trasportati in infermeria. I morti venivano sepolti in chiesa, o nel cimitero attiguo all'Eremo, o nel cimitero di Pascelupo. Gli eremiti erano italiani, austriaci, spagnoli, francesi e di altre nazioni, in maggioranza erano polacchi. Questo avvenne perché nel 1605, la riforma del Giustiniani entrò in Polonia e il nobile uomo polacco Nicolò Wolski fondò un Eremo presso Cracovia. Quest'Eremo dette un buon contingente di vocazioni anche per altre fondazioni. A Monte Cucco, oltre il B. Paolo, che dopo Camaldoli, qui si rifugiò e preparò quest'Eremo per i suoi seguaci, sono vissuti uomini insigni per santità e scienza, da ricordare tra gli altri il B. Girolamo da Sessa Arunca (1556) che fu archiatra dei sommi Pontefici Giulio II e Leone X, poi divenne eremita. Il Ven Doroteo Zuccari di Fabriano (1783) di lui è stata scritta una biografia. Il suo corpo conservatosi incorrotto, è sepolto nella chiesa di S. Croce. Uno degli ultimi eremiti fu mons. Girolamo Bianchi, già cameriere segreto partecipante di S. Pio X e di Benedetto XV.

Espansione dell'Eremo
Dal giorno in cui il B.Paolo prese possesso di Monte Cucco. L'Eremo fu continuamente migliorato per la vita eremitica. I religiosi si misero al lavoro con gran lena, pure inesperti a quelle fatiche. Ricavarono piccoli orti fatti a terrazze a gradoni, protetti da muriccioli di pietra per sostenere i terrapieni. Abbatterono a metà la torre che era al centro del fabbricato, e nella base di essa ricavarono lo spazio per costruirvi la chiesa interna dell'Eremo. La chiesa ebbe infatti, 7, 40 metri di lunghezza e 4, 36 di larghezza. Mons. Manciforte Vescovo di Gubbio, consacrò l'antico oratorio il 25 settembre 1709, consacrò nello stesso giorno anche la chiesa interna dell'Eremo, dedicata ai Santi Girolamo e Romualdo, apponendo nell'altare le reliquie dei Beati Magno e Benedetto, Martiri. E poiché la pietra sacra dell'altare maggiore proveniva dal vetustissimo oratorio di Girolamo, per tale memoria vi fece sopra scrivere la data MDCCIX. La chiesa era aperta ai soli uomini sempre nelle domeniche e festività. Alle donne della comunità di Sassoferrato, fu concesso di poter accedere all'Eremo di San Girolamo due sole volte all'anno, e cioè il martedì dopo Pasqua di Marzo, e il 30 settembre, festa di San Girolamo. Il campanile dell'Eremo aveva tre campane, con suini distinti :"una per annunziare il mattutino (a mezzanotte); l'altra per le Laudi (all'alba), la terza per il Vespro al tramonto. Un locale funzionava da fucina per il fabbro eremita. Nell'interno si pensò all'appartamento per i superiori in visita religiosa o pastorale per i Vescovi e per le altre personalità. C'era la biblioteca, dove si studiava e si apprendeva la scienza, e dove si tenevano adunanze capitolari per le decisioni di circostanza. I fornici furono divisi in due piani : ne ricavarono magazzino, dispensa, sartoria e cantina. Si costruì il refettorio, l'infermeria e la foresteria, che aveva quattro stanze e una saletta. Interessante fu la tecnica idraulica, che ancora oggi desta meraviglia : sotto la cascata delle acque si trovava un raccoglitore tutto in pietre, ancora perfettamente conservato; l'acqua veniva condotta alla prima cisterna, detta anche fiasca, realizzata nel 1531, posta tra il fienile e la fucina del fabbro e serviva per innaffiare i vari orticelli; aveva un pozzetto di decantazione per le impurità. L'altra parte dell'acqua veniva condotta alla seconda cisterna più lontana e più antica per alimentare lavatoio, cucina e stanze. All'esterno sul cortiletto, c'era una fontanella molto graziosa costruita nel 1735 come leggevasi su una pietra apposta sopra, più in alto.

Abbandono e desolazione
Nel 1583 gli eremiti furono lì lì per abbandonare la casa. C'erano due grossi pericoli : i massi cadenti dall'alto, minacciavano di travolgere l'eremo, i ladri dalle grotte vicine, facevano scorrerie e ruberie. Infastiditi e intimoriti si rivolsero al Papa Sisto V per avere il permesso di andare in luoghi più accessibili. "Restate!, rispose il Papa, dai massi vi libererà Dio, dai ladri vi libererò io". Obbedirono e così avvenne. Nessuna disgrazia dai massi, anche se uno cadde, ma si fermo innocuo dinanzi alla porta della chiesa interna, e nessun disturbo dai ladri, che furono scacciati per sempre. Venne poi la soppressione e demaniazione dell'eremo e fu ben grave come conseguenza, ma non tale da volerne la fine, infatti gli eremiti resistettero a Monte Cucco. Circa il 1920, Don Beda, padre maggiore della congregazione di Monte Coronese, vedendo che in Italia la situazione non era tranquilla, pensò di chiudere diversi eremi, tra cui questo di Monte Cucco, allo scopo di concentrare i religiosi in pochi eremi, per la maggiore vitalità della congregazione.
Tra molte esitazioni, si giunse così fino al 1925, quando fu presa definitivamente la decisione di chiudere l'eremo. L'ultimo eremita di quell'epoca fu Don Mariano Kizek, nato in Slesia nel 1888, morì a Frascati nel 1974. L'eremo fu chiuso iniziò la rovina e la desolazione, ciò che ancora era utile fu asportato : i tetti rimasero senza coppi e senza travi, il portale settecentesco della chiesa interna fu portato via, perfino le pietre squadrate delle finestre furono rubate. Piogge nevi e tramontane fecero il resto. Piante e rovi infestarono il luogo da renderlo impervio. Tuttavia durante la guerra 1939 - 1944 il povero eremo fu ancora cercato dal popolo di Pascelupo e Perticano come rifugio contro i colpi di artiglieria e dell'aviazione. Una cinquantina di persone venute anche da Fabriano, stettero per oltre mezzo mese, alloggiate quassù cercano rifugio nella sacrestia della chiesa che era rimasta intatta e nelle grotte della montagna. Passata la furia della guerra, il cammino di distruzione si accelerò, e l'eremo divenne un cumulo pauroso di macerie.

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