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Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Localita' o frazione: Sant'Egidio
Nome bene: Santuario Madonna della Villa
Comune: Perugia

Cenni storici - Link utili

Santuario Madonna della Villa – Perugia (PG)

E’ una delle più belle chiese che mi è capitato di vedere; il sabato e la domenica di solito è aperta… approfittate!!

Introduzione
Per l’evento del grande Giubileo dell’anno 2000, nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, il santuario ‘Madonna della Villa” di S. Egidio sarà meta di pellegrinaggio per tutti i giorni del mese di dicembre, come stabilito dall’Arcivescovo Mons. Giuseppe Chiaretti. Al pellegrinaggio saranno invitati in particolar modo pellegrini e turisti. La nota pastorale della Diocesi riporta alcune considerazioni particolarmente illuminanti. Vengono oggi studiate le antiche vie di pellegrinaggio per il loro valore non solo storico-culturale ma soprattutto spirituale-religioso, ricche come sono di opere di pietà e di assistenza; esse hanno unito per secoli i popoli in nome della fede. La chiesa della Madonna della Villa si trovava su una di queste vie che conduceva ai luoghi francescani di Assisi e alla Santa Casa di Loreto: sui gradini esterni del piccolo santuario sono ancora visibili le tracce lasciate dalle cosiddette “passate” dei pellegrini. Il pellegrinaggio, al di là delle mode effimere di ogni epoca, è un simbolo a forte valenza religiosa, sta a rappresentare la fatica della conversione, il coraggio di affrontare l’ignoto, l’esercizio delle virtù cristiane della fede, della speranza, della carità. Il pellegrinaggio quindi conserva tutto il suo valore anche oggi: si pensi ai raduni di giovani promossi dal Papa. I pellegrini veri, come i profughi o gli immigrati, non sono girovaghi ma cercatori di Dio. Vivono nell’essenziale, pregano ad ogni passo, si aprono all’incanto della natura, apprezzano e sono grati per ogni gesto di amicizia, sono per tutti uomini di pace.

Caratterestiche del santuario
a l piccolo o Santuario è a pianta rettangolare e misura esternamente: 13 metri di lunghezza per 9 di larghezza e 9,25 di altezza. La chiesa ha le caratteristiche del Santuario processionale, in quanto ha due porte di accesso che, poste sui lati corti, permettevano il passaggio continuo dei fedeli in preghiera secondo un antico modo di far processioni, detto “passate”. Il portone principale, orientato verso ponente, è inserito in un arco a tutto sesto realizzato con pietra arenaria; sopra di esso è collocata una grande nicchia a sesto tondo, con la cornice di base dentellata, in cui è raffigurata la Madonna della Misericordia. La porta posteriore ha sulla sua sinistra una nicchia, simile alla precedente, i cui affreschi sono andati perduti e una più piccola a destra.

Cappella di stile neogotico
Entrando da questo secondo ingresso, il visitatore viene immediatamente colpito dalla bellezza dei 235 metri quadrati di affreschi, che ricoprono le quattro pareti e della sontuosità della cappellina, in cui è racchiuso l’altare della Madonna della Villa. Questa, infatti, è di stile neogotico con quattro pilastrini ottagonali, che sorreggono tre archi: sui due laterali sono collocate delle pregevolissime raffigurazioni in gesso di tre evangelisti (S. Luca è mancante); su quello centrale, tra guglie e raffinati tabernacoli, sono collocate raffigurazioni in gesso dei quattro profeti maggiori: Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele, anch’esse in gesso. Una stupenda cancellata in ferro battuto racchiude l’altare del diciottesimo secolo, sormontato da angioletti alati che sorreggono il riquadro ligneo che incornicia l’affresco della Madonna della Villa. Sulla parete opposta all’altare si trova l’unica grande finestra quattrocentesca a crociera che dà luce all’intera chiesa. Infine, sul tetto a capanna. si innalza per circa due metri il piccolo campanile a vela, realizzalo con mattoni all’inizio di questo secolo.

La storia
La chiesa, chiamata “Madonna della Villa” è molto antica; probabilmente fu costruita verso la metà del 1300 per onorare una immagine della Madonna in trono con il Bambino, attribuita alla scuola del Lorenzetti.
Questo piccolo santuario mariano, per lungo tempo detto “Maestà“, fu realizzato con le offerte dei fedeli che accorrevano a venerare l’immagine della Vergine. Ad essa, infatti, erano riconosciuti poteri miracolosi e i tanti affreschi votivi che ricoprono le pareti della chiesetta, sono l’evidente testimonianza di questa fede religiosa. La prima volta, che il santuario comparve nella documentazione ufficiale fu il 26 giugno del 1400, quando Tomas Guigliemi di Perugia dispose, nel suo testamento, che in esso venisse realizzata una immagine della “Virginis Marie cum filio in bracchio“. Da un secondo documento del 1403, sappiamo che, al momento della morte, un certo Luigi di Perugia, aveva ancora un debito di due forni d’oro a causa di una sacra immagine fatta realizzare nella chiesa della Maestà di S. Egidio.

Dispute per la proprietà
Poco tempo dopo iniziò una lunga contesa sulla proprietà della chiesetta tra la badessa delle monache cistercensi del convento di Santa Giuliana di Perugia e il guardiano dei frati del convento francescano di Porta Santa Susanna, anch’esso di Perugia. Per risolvere la disputa intervenne, sempre nel 1403, Papa Bonifacio IX (1389-1404) che l’attribuì ai frati, ma le monache insistettero nella difesa dei loro diritti, finché, Papa Giovanni XXII (1410-1415) con una bolla nel 1413, la concesse alle suore. Neanche questa bolla pose fine alla controversia in quanto il piccolo santuario stava sempre più arricchendosi, anche grazie a delle donazioni di terreni, come quella fatta da un anonimo fedele il 12 dicembre 1420 per una grazia ricevuta dalla Madonna. A questo punto intervennero i magistrati di Perugia che, prima nel 1436 e in seguito nel 1466, confermarono la proprietà del santuario ai frati. La disputa ebbe termine solo quando Foresio Vannucci da Cortona, con una delega di Papà Paolo II (1464-1471), pronunciò una sentenza definitiva a favore della Badessa di Santa Giuliana.

Realizzazione di affreschi votivi
Nonostante queste controversie, il piccolo Santuario, meta di moltissimi pellegrini, era diventato ricchissimo di affreschi votivi che, alla fine del 1400, avevano ormai ricoperto quasi tutte le pareti interne. Alcuni nomi di questi fedeli, come quello di Menico de Francesco, Marioto de Pecco e Antonio de Giorgio sono ancora leggibili, anche se sbiaditi, in fondo ai dipinti che loro avevano fatto realizzare.

1500 - restauro dell'immagine della Vergine
Nel 1511, le stesse monache di S. Giuliana, incaricarono il pittore perugino, Bartolomeo di Carlo, di restaurare la bella immagine miracolosa che già dava i primi segni di deperimento. In questo periodo la piccola chiesa raggiunse il suo massimo splendore, infatti allo stesso pittore fu affidato dalle suore nel 1516 il compito di realizzare un ricco addobbo per adornare l’immagine nei giorni di festa. Nel XVII secolo ed in quello successivo, progressivamente, il Santuario dovette perdere gran parte della sua fama. Infatti non furono più realizzati affreschi, né si trovano documenti di quell’epoca.

1700 – ristrutturazione della chiesina
Questa situazione fece sì che la chiesina, trascurata, cominciasse ad andare in rovina tanto che, verso la fine del 700, si dovette procedere ad una impegnativa opera di ristrutturazione durante la quale fu abbassato il soffitto e realizzato un nuovo tetto a quattro spioventi. All’interno della Chiesetta, sotto l’immagine miracolosa, venne fatto un nuovo altare, ma soprattutto, come racconta scandalizzato il poeta e storico perugino Annibale Mariotti, furono ricoperti con calcina bianca tutti gli affreschi delle pareti. Nel secolo scorso, secondo quando sostiene lo storico Ottorino Gurrieri, venne realizzato il grande tabernacolo neogotico e la cancellata che, ancora oggi, proteggono l’immagine di Maria Santissima.

XIX secolo, passaggio del santuario alla parrocchia di S. Egidio
Nel 1859 la proprietà della chiesetta passò dalle monache di S. Giuliana alla parrocchia di S. Egidio, che ne affidò la cura alla Compagnia del SS. Sacramento e del Rosario, che operava in paese. A causa della scarsità delle risorse economiche della compagnia il piccolo Santuario, poco curato, andò rapidamente deteriorando tanto che nel 1899 l’allora parroco Don Pietro Barola inviò al Regio Ministro delle Belle Arti del tempo una lettera nella quale chiedeva che venisse fatta una pronta perizia per poterlo restaurare.

XX secolo, ritrovamento degli affreschi e nuovi restauri
L’8 aprile 1903, durante un accertamento fatto da esperti del Ministero, sotto lo strato di calce, furono rinvenuti i preziosi affreschi; ma solo il 10 settembre 1911 fu approvato il progetto per i lavori di restauro. Nel 1913 vennero portati a compimento questi lavori, che consistettero nel rifacimento del tetto, che fu rialzato e rifatto a capanna, e nella costruzione del nuovo campanile. L’opera fu eseguita dalla ditta Turchetti, mentre il restauro degli affreschi fu commissionato al pittore Alberto Colmignoli, il costo dei lavori assommò a ben 2.831 lire; infine, il 30 aprile 1978, la Chiesa della Madonna della Villa venne riaperta, con una cerimonia ufficiale, dopo ulteriori lavori di restauro realizzati sotto la guida del Prof Bruno Tersetti su commissione della Soprintendenza dell’Umbria. Nonostante questa riapertura ufficiale i restauri degli affreschi, a tutt’oggi, non sono stati ultimati e le pregevoli pitture si stanno ulteriormente deteriorando rischiando di andare perdute per sempre.

Gli affreschi
Il piccolo Santuario, esternamente sulla facciata principale rivolta ad occidente, presenta, nella nicchia ad arco sovrastante il portale, i resti di un pregevole affresco quattrocentesco di scuola umbra raffigurante la Madonna della Misericordia. Quello che ancora si vede permette di intuire che la Vergine, collocata al centro della nicchia, raccoglieva sotto il suo manto aperto e sorretto da due angeli i fedeli che a Lei si rivolgevano fiduciosi. Nella parte interna dell’arco a sinistra della Vergine è raffigurato S. Paolo, a destra S. Pietro e in alto Gesù. Tracce di affreschi vicino al portale d’ingresso, ancora visibili all’inizio di questo secolo e oggi perdute, fanno pensare che tutta la facciata fosse affrescata. All’interno della chiesetta, protetto da una cancellata, è conservato il pregevole affresco della Madonna in trono con il Bambino, attribuito alla scuola del pittore senese Pietro Lorenzetti il quale visse tra il 1280 circa e il 1348, anno in cui morì a seguito di una pestilenza. Durante la sua vita il pittore toscano lavorò per alcuni anni alla realizzazione degli affreschi della chiesa inferiore di S. Francesco ad Assisi e fu probabilmente in questo periodo che venne realizzata l’immagine della Madonna della Villa.

Affresco “Madonna della Villa”
L’affresco, nel suo insieme, testimonia un’atmosfera di intimità familiare, a cui è invitato a partecipare anche il fedele che guarda. Osservando l’immagine, infatti, si può notare i, come il Bambino, che sta in piedi sul grembo della madre, mentre l’accarezza dolcemente. con le dita della mano sinistra, la guarda intensamente e le si fa vicino quasi a volerla baciare. La Madonna da parte sua, mentre stringe a sé il Bambino, con lo sguardo cerca il fedele che, in qualsiasi posizione si collochi per pregare o osservare, si accorge di essere seguito dallo sguardo misericordioso di Maria Santissima. Da notare, infine, sono i due anelli che la Vergine porta infilati uno all’indice e l’altro all’anulare della mano sinistra e una corona argentata, applicata sul capo della Madonna, in epoca successiva. Intorno all’immagine sono collocati degli ex voto risalenti ai primi anni di questo secolo.

Affreschi votivi
I numerosi affreschi che adornano le pareti interne del Santuario, alcuni dei quali datati, sono evidentemente votivi, cioè fatti fare dai fedeli che si rivolgevano alla Vergine o ai Santi per avere delle grazie o per ringraziare dei benefici ricevuti. Il fatto di essere votivi fa sì che siano stati realizzati in epoche diverse: si va dai più antichi, che risalgono alla seconda metà del ‘300, ai più recenti e raffinati, che sono da collocare alla fine del ‘400. Questa diversità di epoca è evidente anche dal fatto che gli affreschi, opera di più pittori di scuola umbra, non facendo parte di un unico progetto, non sono stati dipinti su piani paralleli, ma a volte, addirittura si sovrappongono. La Madonna è il soggetto più raffigurato, di Lei si possono contare circa quaranta immagini. Il più delle volte la Vergine è rappresentata in trono con il Bambino, a volte con il seno scoperto, mentre allatta, ‘Madonna del latte” o in atteggiamento più dolce, mentre offre al Bambino dei fiori; spesso in queste scene è inserito anche un uccellino. Tutto ciò dimostra quanto profonda fosse la devozione degli uomini del Medioevo e del primo Rinascimento per la Vergine da tutti considerata come “prima mediatrice di grazie presso il Suo Divin Figliuolo “.

I Santi
Un altro elemento, evidenziato dagli affreschi, è lo stretto legame che unisce il Santuario al mondo agricolo, nel quale è collocato. Infatti, sulle pareti sono più volte dipinti alcuni santi invocati, come protettori, di specifici bisogni degli agricoltori. Non a caso il più raffigurato, dopo la Vergine, è S. Antonio Abate, facilmente riconoscibile per la lunga barba bianca, il bastone e il libro. Per ben otto volte questo santo è rappresentato; una volta a sinistra della porta principale, è collocato, addirittura in trono con in basso a sinistra il committente (colui che aveva fatto fare l’affresco) inginocchiato e sproporzionatamente piccolo. Questo ci aiuta a capire quanto grande doveva essere a quel tempo, nel mondo contadino, la devozione per questo santo protettore degli animali, la cui festa si celebra il 17 gennaio. Altro Santo importante per gli agricoltori era S. Cristoforo; di lui ci sono quattro raffigurazioni. Lo si riconosce con facilità, perché porta il Bambino sulle spalle e ha i piedi immersi nell’acqua. Il Santo veniva invocato contro i temporali improvvisi e contro la grandine, principali flagelli dell’agricoltura. S. Cristoforo era venerato pure dai pellegrini. A tal proposito, giova ricordare che la chiesetta della Madonna della Villa sovrasta l’antica strada Francigena o Romanesca, che per lunghi secoli, soprattutto in occasione degli anni santi, conduceva i pellegrini dalla Francia a Roma e viceversa, da qui il nome. Particolarmente invocato era S. Giovanni Battista di cui vi sono quattro raffigurazioni; è riconoscibile per avere, sotto il manto, un abito peloso e per una lunga pergamena che tiene in mano, mentre l’indice dell’altra mano è proteso in avanti a significare la sua missione di annunciatore del Messia. Quattro volte è raffigurata anche S. Caterina d’Alessandria, riconoscibile per la corona e la ruota che le è appoggiata ad un fianco; ad essa si rivolgevano le filatrici, ma soprattutto le donne che allattavano e le nutrici. Un altro Santo a cui si rivolgevano di frequente gli uomini del medioevo era San Sebastiano, raffigurato due volte e individuabile per le frecce conficcate nel corpo; egli era invocato contro la pestilenza e le malattie infettive degli animali. Nel piccolo Santuario è raffigurato più volte un Santo Vescovo, forse S. Bernardo da Chiaravalle. Questa immagine era legata alla devozione delle monache cistercensi di S. Giuliana, dato che raffigurazioni simili si trovano anche nella chiesa madre del monastero perugino. Altri Santi più facilmente riconoscibili come S. Antonio da Padova e S. Bernardino da Siena a sinistra della finestra, l’Arcangelo Gabriele, S. Giacomo il Maggiore e S. Francesco d’Assisi, a sinistra della cancellata, ci ricordano devozioni particolari verso queste grandi figure della fede cattolica. Alcune figure di Santi sono di difficile individuazione, in quanto il loro cattivo stato di conservazione non consente di identificare con precisione gli elementi che le contraddistinguono.

Quadri d’insieme
Oltre queste immagini votive, sulla parete ovest sopra la porta, si può ammirare un’Annunciazione molto rovinata ma, come affermano gli esperti, opera pregevole; accanto ad essa è raffigurata una crocefissione di minor valore. Sopra la porta dell’attuale ingresso infine è presente un’altra crocefissione con la Madonna, la Maddalena, S. Giovanni e una gloria di Angeli. Tutta questa serie di affreschi, anche se non pregevolissimi, fanno sì che il piccolo Santuario della ‘Madonna della Villa” possa essere considerato, a ragione, una minuscola ma preziosa pinacoteca di quello che fu il culto popolare mariano in Umbria, tra il XIV e il XVI secolo. Il 30 aprile 1978 fu riaperta la chiesa della ‘Madonna della Villa” dopo i restauri fatti dalla Soprintendenza ai monumenti dell’Umbria. È opportuno ricordare alcune considerazioni fatte in quella occasione dal Dott. Ottorino Gurrieri, profondo conoscitore dei beni culturali del territorio perugino, che possono aiutare a comprendere il valore dei suddetti affreschi. “La chiesa è piccola ma il suo valore ed il suo significato sono grandi. Essa rappresenta il canto più bello che si possa immaginare dedicato alla Madonna. Non c’è una chiesa per grande che sia che mostri tante immagini della Vergine: circa una quarantina. È tutto un omaggio a Maria Santissima che i Vostri antichi hanno lasciato, e insieme le immagini di alcuni Santi che rivelano una loro particolare venerazione, in testa Sant’Antonio Abate, che doveva proteggere il bestiame, e nella chiesa è raffigurato dopo la Madonna più degli altri Santi, anche Lui in trono”. In quella occasione il suddetto oratore ed esperto si augurava che fosse redatta da qualcuno una “monografia su questa autentica pinacoteca che è la Chiesa della Madonna della Villa”. Con il tempo questo desiderio si è realmente materializzato grazia al lavoro e alla dedizione di Chiara Cavanna che alla meravigliosa chiesa ha dedicato la sua Tesi di laurea che abbiamo ritenuto opportuno pubblicare nel sito per tutti coloro che sono desiderosi di approfondire l’argomento.

Fonti documentative
Opuscolo realizzato per il Giubileo del 2000