INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Comune: Scheggia e Pascelupo
Localita' o frazione: S.P. 226
Nome bene: Abbazia S. Maria di Sitria

Cenni storici

Abbazia S. Maria di Sitria - Scheggia e Pascelupo (PG)

Arrivati a Scheggia, imboccare la strada statale Arceviese in direzione di Sassoferrato, Senigallia, Fonte Avellana. Dopo 9 Km si arriva al paesino di Isola Fossara. Poco dopo (300 metri) girare a sinistra seguendo le indicazione per Serra Sant’Abbondio, Fonte Avellana e Badia di Sitria. Proseguire per 2,5 KM senza preoccuparsi del fatto che la strada sembra isolata e buia. Vedrete la Badia di Sitria apparire all’improvviso sulla vostra destra!! parcheggiate l’auto lungo la strada principale e raggiungete il ‘Luogo da Ascoltare” a piedi (1 minuto di cammino).

L'antica Abbazia di S. Maria di Sitria sorge, in posizione estremamente isolata, nel Parco Naturale del Monte Cucco, in una ubertosa Valle posta tra il fosso Artino e le pendici del monte Catria, lungo il percorso che unisce Scheggia ad Isola Fossara. Stando alle Cronache, l'Abbazia fu edificata, agli inizi del sec. XI, da S. Romualdo, abate e fondatore dell'Ordine Camaldolese, su un preesistente eremo abitato dallo stesso Santo (l'eremo, consistente in piccole celle in pietra e legname, sarebbe stato costruito nel 1014, mentre tra il 1018 e il 1020 Romualdo vi avrebbe fondato il Monastero) come dipendente da Fonte Avellana. Lo Iacobilli informa che nel 1055 S. Pier Damiano inviò a riformare i monaci di Sitria S. Domenico Loricato, così detto per la corazza che permanentemente indossava a mo' di cilicio, e dopo il 1061 "(…) visitò anco i monaci camaldolesi che habitavano nelli momasteri di S. Maria di Sitria" (L. Iacobilli, Vite, 3, 361). Secondo la tradizione, san Romualdo, istitutore dell'Ordine Camaldolese, trascorse qui alcuni degli ultimi anni della propria vita in totale clausura. Per sei mesi rimase escluso nella cosiddetta "Prigione di san Romualdo", un locale ancora oggi esistente a lato della cripta. In questo Monastero risedettero uomini illustri per santità: S. Pier Damiani, l'eremita Leone, che visse 140 anni, il monaco Mainardo, il quale, intorno al 1070, partì per andare a fondare l'Abbazia di Sassovivo a Foligno,il beato Tommaso da Costacciaro, Sigismondo vescovo di Senigallia, etc. Nella vita del beato Albertino da Gubbio, il Monastero viene ancora menzionato per l'anno 1274; poi, nel 1411 Pietro, originario di Serra S. Abbondio restaurò le strutture che minacciavano rovina (L. Iacobilli, Vite, 3, 354); Nel XIV secolo l'abbazia era già in decadenza e nel 1451 fu data in commenda dal pontefice Niccolò V l'ultimo abate fu Pandolfo degli Atti, morto nel 1457; nel 1453 fu ivi inviato un "(…) sacerdote secolare per cappellano e cura di questo luogo, essendo senza monaci dal 1453 in qua" (L. Iacobilli, Vite, 3, 365). Infine, nel 1483 fu incorporato alla badia di Sitria il monastero di S. Gaudenzio in diocesi di Senigallia. Gli abati commendatari ne curarono il restauro nel corso del sec. XVI, e vi dimorarono fino al 1810, quando papa Gregorio XVI li assegnò al vicino monastero di Fonte Avellana. Nel 1861, i beni dell'Abbazia furono soppressi dal Governo Italiano (legge "Pepoli"), che li affidò a privati; la chiesa diventò casa colonica e il bel fonte battesimale fu trasferito nella limitrofa chiesa di Isola Fossara. Successivamente il complesso monastico ritornò ai monaci di Fonte Avellana, i quali, nel 1972, provvidero ad un doveroso restauro. L'attuale edificio è da riferirsi alla fine del XIII secolo.

Aspetto attuale
Ciò che rimane dell'antico Monastero, è concentrato nella chiesa, mentre i resti delle strutture del cenobio, ora presenti solo sul lato nord dell'attuale edificio ecclesiastico, sono ormai in grave abbandono e mostrano chiari segni di recenti rifacimenti. Difficile è, quindi, individuare, tra i consistenti interventi "post-medievali", le antiche strutture romaniche.

Architettura
L'impianto della chiesa, interamente a pietra squadrata e a pianta basilicale, (a T) è a una navata con transetto sporgente. La copertura della navata è costituita da una volta a botte ogivale, poggiante su una mensola che corre lungo i muri perimetrali; l'abside, con una piccola feritoia centrale, ha una copertura a catino (vi sono tracce di un affresco del sec. XVIII). Il presbiterio è fortemente rialzato, e un'abside semicircolare conclude l'impianto. In corrispondenza del lato destro del transetto, sopraelevato per far spazio alla cripta sottostante, si apre un ambiente destinato a sacrestia ed una sala con volta a botte. All'interno è possibile ammirare un duecentesco altare in travertino, costituito da una pietra sorretta da 14 esili colonne raccordate da archetti, lo stesso fu privato, per un atto di vandalismo, delle colonnine che lo sorreggevano). Alla sottostante cripta, si accede dalla porta posta al centro delle scale che rialzano lo stesso ai piedi del transetto, è composta da un piccolo ambiente con abside terminale; essa viene attribuita alla prima fase edilizia (sec. XI) "con copertura - a volta - che si appoggia ad un'unica colonna con capitello corinzio d'epoca romana" (sec. VI), probabilmente proveniente da vicine costruzioni. Risale al 1017, è a pianta quadrata con abside terminale. Dai resoconti degli studiosi, si ricava che "degli edifici conventuali rimane solo un lato del chiostro e si conserva a pianterreno una vasta sala con copertura a volta a sesto acuto, forse l'antico Capitolo, ora ridotto a magazzino". Nell'antico Monastero, a lato della chiesa, è indicata la cosiddetta "Prigione di S. Romualdo", l'angusta cella in cui il Santo si sarebbe fatto rinchiudere, volontariamente, per sei mesi dai suoi monaci. Come Fonte Avellana, anche questo splendido monumento sorprende, oltretutto, per le dimensioni assai ragguardevoli, se si considera il recondito luogo ove è stata edificata.

LINK UTILI



GALLERY


Photo Gallery A.D. 2010-2018

Photo Gallery A.D. 2018 - Fonte e area di sosta


DOVE SI TROVA


Condividi su Facebook