Archivio foto 2015
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Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Localita' o frazione: Centro storico
Nome bene: Cappella di San Giovanni Battista
Comune: Gualdo Tadino

Cenni storici

Rocca Flea - Cappella di San Giovanni Battista - Gualdo Tadino (PG)

Fortezza costruita intorno al X secolo e poi compresa nei domini del Ducato di Spoleto nel 1177 da Federico Barbarossa, rappresenta uno degli esempi più significativi di architettura militare medievale in Umbria. Nel 1198 passò sotto il controllo del Papa Innocenzo III per poi tornare ad essere contesa da Gubbio e Perugia nel 1216. Fu restaurata e ampliata da Federico II di Svevia nel 1242. Nel 1394 fu occupata da Biordo Michelotti, capitano di ventura perugino, come attesta lo stemma del grifone alato, simbolo di Perugia, sulla torre principale. Per la sua importanza strategica tra Stato pontificio e Ducato di Urbino fu sempre contesa da papi e imperatori e utilizzata da varie compagnie di ventura in transito lungo la Via Flaminia. Nel 1416 Ceccolino Michelotti che proveniva dalla Campania, vi radunò un esercito di 2000 cavalieri per scontrarsi con Braccio Fortebraccio di Perugia. Nel 1442-43 si accampò con il suo esercito alla Rocca per tutto l'inverno Federico da Montefeltro, duca di Urbino. Nel 1497 il castellano Filippo degli Arcioni da Roma, vi istituì una zecca clandestina di monete false su suggerimento di Giulio Cesare Varano, signore di Camerino. Importanti personaggi che hanno soggiornato alla Rocca Flea sono: Federico III d'Asburgo (1493), Isabella d'Este (1493), Lucrezia Borgia (1502), Cesare Borgia (1503), Clemente VII (1529). Nel 1517 Gualdo subì il violento assalto da parte delle truppe mercenarie del duca d'Urbino Francesco Maria della Rovere che tentarono di assalire e distruggere la Rocca Flea ma senza riuscirci. Nel corso del '500 perse la sua funzione difensiva e divenne dal 1513 al 1587 sede residenziale dei cardinali della legazione pontificia e poi, dal 1587 al 1798, residenza dei commissari apostolici inviati da Roma. Nel 1803 fu data al Comune di Gualdo per farne un ospedale, ma il progetto non fu mai realizzato, e allora fu ceduta al vescovo di Nocera Umbra che vi realizzò un carcere femminile. Nel periodo dell'Unità d'Italia, invece, fu carcere maschile e restò tale fino al 1985. Dopo un lungo restauro che ha evidenziato affreschi di varie epoche, arredi e struttura originaria è stata inaugurata come sede del Museo Civico nel 1999 ospitando tre sezioni: una collezione archeologica con reperti di età romana e pre-romana, una pinacoteca con opere dal XV al XVII secolo e una raccolta di ceramiche artistiche "a lustro" tipiche di Gualdo Tadino. La sezione archeologica accoglie interessanti reperti provenienti dal sito romano di Tadinum e soprattutto dagli scavi del sito umbro di "Colle I Mori", abitato dall'VIII al III secolo a.C., e delle relative necropoli di Cartiere e San Facondino. Riveste grande importanza il cippo terminale in pietra con iscrizione in lingua e scrittura umbra che, seppur frammentario, è una testimonianza di prim'ordine, poiché riporta il toponimo Tarsina, la denominazione dell'insediamento che occupava la cima di Colle I Mori.

Cappella di San Giovanni Battista

Fatta erigere dal cardinale Giovanni Salviati intorno al 1544, subito dopo la sua investitura a Cardinale Legato di Gualdo, e da questi dedicata al suo santo eponimo, la cappella riflette la mutazione dell'Arx major Terre Gualdi in sede di dignitari pontifici. Sopra l'altare, la tavola raffigurante il Battesimo di Cristo, genericamente attribuita a un manierista di ambiente romano del terzo quarto del XVI secolo, è stata recentemente ricondotta all'ambiente nordico per l'accentuato grafismo delle figure e il paesaggio di rocce, alberi, acque, rovine, animato da piccole figurine di bagnanti. La parete di fondo è invece decorata da un affresco che si dispiega su due registri sovrapposti, tra i quali corre il testo di un versetto tratto dai Salmo 37 della Bibbia, parte del quale risulta coperto dalla tavola d'altare. Lo stemma effigiato a destra, sormontato dal galero rosso, potrebbe essere identificato con quello di uno dei Commissari Apostolici che governarono la città dopo il Salviati fino al 1587. Più precisamente, considerato anche lo stile degli affreschi, potrebbe appartenere ad uno degli ultimi quattro, durante la reggenza dei quali furono realizzati ulteriori restauri della Rocca.