INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Comune: Gubbio
Localita' o frazione: Camporeggiano
Nome bene: Abbazia di san Bartolomeo

Cenni storici

Abbazia di san Bartolomeo di Camporeggiano - Gubbio (PG)

Si trova nella vallata dell'Assino, sulla strada che da Umbertide porta a Gubbio ed appartiene a questo comune. Il nome pare venirgli dal locale Regghia, che significa insenatura, crepaccio, valle: quindi terra nella vallata (nella vicina Umbertide c'è il torrente Reggia, pronunciato Regghia), con lo stesso significato.- L'altraa tesi di Campus Regis non ha fondamento, salvo che non si riferisca alla conferma dei possessi di Ottone ai Gabrielli. La costruzione più antica della zona è la torre di Monte Cavallo, della metà del sec. VI, eretta lungo la via Bizantina per Ravenna, in sistema con altre (Sant'Angelo, Castello di Aria, Goregge, Castiglione). Al tempo degli imperatori tedeschi, verso il IX e X secolo, la torre venne restaurata e attornoo venne costruitoo un munito e imprendibile castello... Nella Valle dell'Asino era sorta.a la .pieve di Agnano, con poche case, un molino, una fornace; vi si svolgevano anche mercati. Il castello e tutta la zona di Camporeggiano divennero feudo dei nobili Gabrielli agli inizi del X secolo e la fortezza fu notevolmente ingrandita. Nel 1057 San Pier Damiani, che era maestro a Fonte Avellana del più piccolo dei Gabrielli, Rodolfo, visitò il castello e lo descrisse grandioso, lussuoso e fortificato in modo inespugnabile. Lo stesso anno Rodolfo, la madre Rozia, i fratelli Pietro e Giovanni donarono il castello e tutti i beni da loro posseduti al Santo. Ecco il testo : « Noi fratelli, Pietro, Giovanni e Rodolfo, insieme a nostra madre Rozia, nel nome di Dio, per la redenzione delle anime nostre e di quelle dei nostri parenti, doniamo e cediamo a te, don Pietro eremita, priore del monastero di Fonte Avellana e ai tuoi successori in perpetuo, tutti i diritti e proprietà, perché tu costruisca un monastero in onore di San Bartolomeo ». Liberati gli schiavi e i servi della gleba, Pietro e Rodolfo divennero monaci a Fonte Avellana, mentre Giovanni e la Madre restarono a Monte Cavallo.

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