Archivio foto 2015

Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Localita' o frazione: Provinciale 470
Nome bene: Eremo Santa Maria della Stella
Comune: Cerreto di Spoleto

Cenni storici

Eremo Santa Maria della Stella - Cerreto di Spoleto (PG)

Agli inizi del V secolo, la situazione in cui versava la regione umbra, preda delle razzie dei Goti, era di generale desolazione: la sottrazione delle terre avveniva da parte dei barbari, la spoliazione d'ogni altro bene ad opera degli eserciti imperiali che tentavano di arginare l'invasione. Preda di continue stragi, vessazioni e maltrattamenti, la gente moriva d'inedia (Procopio, De Bello Gotico, 3,9). Allo spopolamento di citta e campagne faceva riscontro un'intensa migrazione verso luoghi difficili da raggiungere, solitari e poco appetibili dall'invasore: "Fu appunto tra l'imperversare di tale desolazione che si videro certe zone solitarie e quasi inaccessibili, tra aspre montagne e folte boscaglie, popolarsi di una moltitudine bizzarra: uomini coperti di pelli o di rozza e ruvida tunica, cinti i fianchi di una corda, i piedi nudi, viventi in solitudine entro misere caverne, dediti alla preghiera e al lavoro manuale, onde trarre povero e frugale sostentamento" (Pirri 1960: 2-3). Nel complesso anacoretico conosciuto come Oratorio di Santa Croce, poi "Madonna della Stella", in Valnerina, sebbene il primo documento che vi attesti la presenza eremitica risalga agli inizi del Trecento, e presente una disposizione simile a quella del protocenobio fondato da san Spes nella Valle Castoriana: le caverne in cui gli eremiti vivevano in solitudine e l'oratorio in cui di tanto in tanto essi si riunivano. La vita di questi monaci era in parte eremitica, in parte cenobitica e il cenobio dei primi eremiti era detto, in lingua greca, "laura", parola derivata da laas, "pietra". La laura era spesso scavata nella roccia e comprendeva un oratorio per le preghiere comunitarie e celle separate per ciascuno dei monaci più o meno distanti dall'oratorio che, all'occasione, fungeva anche da sala capitolare. La struttura e 1'organizzazione spaziale dei nuclei monastici umbri pre-benedettini ripetono quelle della primitiva laura dei Padri del deserto. La tipologia prevalente variava a seconda della vocazione personale, della natura dell'insediamento e delle disposizioni impartite dall'Abate: un esempio eloquente 6 quello di Eutizio, eremita e cenobita, cui fa riscontro Fiorenzo, dedicato a tempo pieno all'esperienza anacoretica. Elemento spesso ricorrente di questa scelta di vita 6 la grotta, sia la cavità naturale, più o meno trasformata per essere adattata alle modeste esigenze dell'eremita, sia la grotta scavata nella roccia a servire da cella come nell'eremo della Madonna della Stella. Lo storico Marco Franceschini (1763-1832) descrivendo le celle dell'eremo di Santa Croce scavate nella roccia le paragona a sepolture: "In esse non vi e finestra, e solamente vi 6 una piccola apertura sopra la porta e sembrano piuttosto sepolture di morti che abitazioni di viventi". In effetti, il complesso di grotte aperte nella rupe della Madonna della Stella evoca 1'idea di un colombario, o di certi sepolcreti etruschi scavati nelle pareti rocciose. II santuario della Madonna della Stella e le grotte eremitiche, una decina, aperte nella parete rocciosa, sono ubicati in una strettoia ombrosa, Valle Noce, compresa tra le formazioni orografiche del Monte Maggio e del Porretta. Un limpido ruscello che nasce sui versanti orientali del Monte Porretta, il Tema tributario del Tissino, percorre l'angusta strettoia formando una piccola cascata a poca distanza dal santuario. Quegli antichi eremiti scelsero di vivere, come scrive lo storico Marco Franceschini, "in mezzo a due altissimi monti, dove non si vede altro che due palmi di cielo". Forse proprio questa caratteristica fu determinante per la scelta del luogo: il fatto d'essere un posto in cui nulla distoglie l'attenzione perche lo sguardo non ha dove vagare, ne alcun panorama grandioso spalanca le finestre del cuore si da indurre a celebrare le lodi del Creatore. Un luogo umile e raccolto, Valle Noce, lontano dai cammini transitati, anche se non troppo distante da un'antica e importante via di comunicazione, come a dire: "Nel mondo, ma non del mondo". Un posto che odora di terra umida e di muschio. Dove la neve indugia a lungo e il sole ha fretta. Una sorta di nascondiglio ombroso dove bisogna recarcisi apposta. Per restare soli nel silenzio rotto solo dallo scroscio discreto della cascata, dal mormorare dell'acqua e dallo stormire dei rami. La sacralità del luogo e "femminile", tipicamente mariana, connotata dall'acqua fluente, dalla grotta e dalla cavità ombrosa. E anche una parete dell'antica chiesuola e costituita da un riparo roccioso. Nella spiritualità del deserto l'elemento acqua era ridotto ai pochi sorsi necessari a permettere di restare in vita. L'acqua scaturiva limpida e abbondante solo nel ricordo, o nei sogni degli eremiti. S'insinuava, gorgogliando fresca e invitante, tra gli allettamenti e le tentazioni piu intense e persistenti perche l'acqua scorreva soprattutto negli acquedotti romani e solo nelle città c'è n'era grande abbondanza. Assieme ai pericoli per l'anima. Tra gli eremiti che popolarono i monti dell'Umbria e della Valnerina, al contrario, l'acqua - la pioggia, la fonte, il ruscello, il fiume - era parte integrante del paesaggio, assieme al bosco, o alla fitta boscaglia che s'aggrappa alle rupi, e alle fiere che coabitano i recessi solitari (in fondo la grotta eremitica e anch'essa una tana). II suono dell'acqua accompagnava il mormorare delle preghiere e il cantilenare delle liturgie. Mentre l'eremitismo orientale di Antonio e di Isacco il Siro e caratterizzato dal sole, dal deserto e dalla sabbia, l'eremitismo umbro e della Valnerina, al contrario, e caratterizzato dall'acqua, dalla selva e dalla roccia. E il cielo? Alla Madonna della Stella il cielo non avvolge il contemplante nel suo vasto abbraccio, non lo sovrasta annientandolo con lo splendore della sua gloria, non lo avvolge col fulgore degli astri. Alla Madonna della Stella, la volta celeste e ridotta a una presenza discreta: una striscia oltre le cime degli alberi e le rupi. Qui il cielo bisogna andarselo a cercare alzando lo sguardo verso l'alto.

La storia

Le vicende storiche dell'eremo della Madonna della Stella risalgono al secolo VIII quando, alla confluenza di Valle Noce e Valle Marta, lungo gli antichi itinerari che, provenienti da Leonessa e Cascia, confluivano verso il Castaldato Pontano e quindi verso Spoleto, capitale dell'omonimo ducato longobardo, sorse il Monasterium S. Benedicti in Faucibus o in Vallibus, soggetto all'Abbazia di S. Pietro di Ferentillo fatta edificare nel 720 dal duca Faroaldo. La costruzione del monastero, lungo un nodo stradale cosi importante, e da legare sia alla politica di controllo del territorio esercitata dai duchi di Spoleto, sia, ptit in generale, all'opera di evangelizzazione e di espansione del monachesimo nella montagna. Nel solo territorio di Cascia, infatti, sono attestati nello stesso periodo ben undici celle monastiche e una quindicina di monasteri benedettini. D'altronde nell'intera Valnerina, fin dal V° secolo, alcuni monaci siriani avevano trasferito l'esperienza monastica orientale con varie celle che poi portarono alla fondazione dell'abbazia di S. Eutizio in Valle Castoriana nei pressi di Preci e di quella di S. Felice nei pressi di S. Anatolia di Narco. Monad che all'opera di evangelizzazione affiancarono quella di bonifica delle valli dai continui impaludamenti come testimonia l'uccisione del drago da parte dei Santi Felice e Mauro scolpita sulla facciata della chiesa di S. Felice. Ne va dimenticato che nel 480 nacque a Norcia S. Benedetto nel cui nome l'aspirazione monastica si concretizzerà, appunto, in una miriade di celle e monasteri. In seguito, il declino dei Benedettini in tutto il territorio verificatosi dal 1200 in poi favori l'insediamento di un altro ordine, quello degli Agostiniani, che progressivamente prendevano possesso dei beni e dei monasteri abbandonati dai primi. Fu cosi che nel 1308 il Capitolo Lateranense concesse i possedimenti, precedentemente incorporati, ai frati Andrea da Cascia e Giovanni da Norcia, eremiti dell'ordine di S. Agostino di Cascia, con il solo obbligo di versare un danaro all'anno in favore della chiesa di S. Benedetto in occasione della festa del Santo. Qualche strascico però dovette esserci tra i due ordini se nel 1337 il Capitolo Lateranense, tramite un suo procuratore, senti il bisogno di ribadire la concessione precedente con un nuovo atto. Risalita la stretta valle, i due eremiti diedero inizio all'opera di edificazione dell'eremo attuale che poi prese il nome di Santa Croce in Valle. Alla nuova chiesa, in parte ricavata scavando nella roccia, si aggiunsero con il tempo una decina di celle monastiche, ricavate anch'esse nella parete rocciosa con l'aggiunta di parti murarie. Sorgeva cosi una sorta di Laura dove la recente esperienza cenobitica si fondeva con quella più antica degli eremiti orientali. Alla vita comunitaria intorno alla chiesa e al refettorio, dislocato quest'ultimo sul piazzale limitrofo e di cui rimangono solo alcuni fregi sulla parete a monte, si affiancava quella del silenzio e della meditazione nell'alveare di celle scavate nella roccia. Esperienza, questa, rintracciabile anche in altri luoghi della Valnerina, primo fra tutti proprio S. Eutizio in Valle Castoriana. Nel 1416 la chiesa di S. Croce fu abbellita con un ciclo pittorico che, partendo da destra, raffigura una piccola Pietà seguita da una Pietà più grande con il busto del Cristo morto che esce dal sepolcro e da S. Michele Arcangelo che uccide il dragone. Entro una cornice in finto mosaico 6 poi raffigurata la Madonna in trono con il Bambino poppante tra S. Pietro e S. Paolo. Nel trittico successivo appare S. Lucia con due fiaccole in mano tra S. Benedetto che regge il libro della regola e S. Caterina di Alessandria con la ruota in mano. Un muro divide tale ciclo dal trittico della sagrestia che raffigura la Madonna in trono con ai lati S. Agostino e S. Gregorio Magno .La data in caratteri gotici si trova in fondo al trittico della sagrestia che attualmente e il più danneggiato dell'intero ciclo pittorico. Con il passare degli anni anche gli Agostiniani di Cascia cominciarono a disertare questo luogo di culto, tanto che nel 1459 nominarono un cercatore per S. Croce, segno evidente di sopperire all'assenza di un presidio stabile sul posto. Il De Lunel, nella sua visita apostolica del 1571, riferì di aver trovato la chiesa derutam, con i redditi goduti dal vicino castello di Roccatamburo. Persa quasi la memoria del luogo, quando nel 1833 due pastorelli di Roccatamburo ne rinvennero il dipinto in mezzo ai rovi, si grido al miracolo. Riprese allora il culto da parte delle popolazioni dei paesi vicini e con le offerte ricavate dai fedeli fu restaurata la chiesa che da allora prese il nome di Madonna della Stella dalla veste che, indossata dalla Madonna dipinta sulla parete rocciosa, e trapunta di croci a forma di stelle. Da allora l'eremo fu custodito da eremiti volontari, l'ultimo dei quali, ricordato ancora da molti anziani, fu Luigi Crescenzi di Poggioprimocaso. Egli servi l'eremo dal 1919 al 1949, anno nel quale mori cadendo dall'alto del piazzale antistante le celle monastiche. Il culto mariano e rimasto vivo in tutta la popolazione della montagna e ogni anno, nel mese di maggio, numerose processioni provenienti dai paesi vicini si inerpicano per il ripido sentiero a rinnovare la devozione tramandata attraverso le generazioni. A Roccatamburo, alla cui parrocchia la chiesa della Madonna della Stella 6 soggetta, e che da sempre ne cura la manutenzione e il decoro, spetta l'onore di aprire, la prima domenica di maggio, il ripetersi della tradizione.

Per uscire dalla Gallery, premere "Esc"