INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Comune: Giano dell'Umbria
Localita' o frazione: Centro storico
Nome bene: Castello di Giano dell'Umbria

Cenni storici

Castello di Giano dell'Umbria (PG)

Il castello di Giano, superstite di pagi umbri, etruschi e romani, trae probabilmente il suo nome dall'omonima divinità pagana romana: Janus. Il primo documento scritto che testimonia l'esistenza del luogo risale al tempo di Desiderio, re dei Longobardi: si tratta di un Placito (760) riguardante la definizione dei confini fra Spoleto e Todi in cui si legge in loco qui nominatur Jane; nella Passio di S. Felice del IX-X secolo, invece, è nominato Castricianum (Castrum Iani). Del periodo romano resta il ricordo dell'importante distrutta necropoli di Montecerreto. Certamente non risparmiato dalle invasioni dei Goti, Bizantini e Longobardi, il feudo di Giano fece parte della piccola provintiola denominata Normadia o Normannia; soggetto talora alla Chiesa talora all'Imperatore, verso la fine del XII secolo passò nelle mani di una locale famiglia feudataria: i Nobili Signori di Giano che, almeno fino ai primi anni del successivo secolo, sottomisero anche i castelli di Castagnola e Montecchio. Concesso nel 1247 dal cardinale Legato Raniero Capocci al Comune di Spoleto il castello, verso l'anno 1250, si eresse a Comune rurale; i rettori del Ducato di Spoleto Guglielmo Visconti (1274) e Giovanni De Moralis (1281) avanzarono serie pretese sul luogo, ma il Comune di Spoleto riuscì a mantenervi il dominio. Sottoposto agli Atti di Todi (1383), ai Trinci di Foligno fino al 1439, a Matteo Fieschi conte di Lavagna (1455), ancora a Spoleto (1478), poi a Maurizio Cibo (1489-90), a Severo Minervio (1514) quindi a Lorenzo Cibo che nel 1529 lo alienò al Comune di Spoleto; tuttavia i Gianesi, nel 1532, si ribellarono apertamente contro lo stesso: i fautori della rivolta, trasferiti in città, furono impiccati sulle finestre del Palazzo del popolo. Durante la Repubblica (1798) ed Impero francese (1810-14) il castello fu eretto a Libero comune con giurisdizione su Montecchio, Castagnola, Morcicchia, Moriano e Colle del Marchese; tale grado, ad esclusione di Colle del Marchese, gli fu riconosciuto con la Riforma amministrativa dello Stato pontificio (Motu Proprio di Pio VII del 6 luglio 1816) e nel 1860 con l'avvento dell'Unità d'Italia. Nel 1927 il Comune di Giano, unitamente ad altri limitrofi, fu aggregato a quello di Spoleto, ma nel 1930 riconquistò la sua indipendenza giurisdizionale. Munito di due cerchia di mura e relativo ampliamento verso nord, rispettivamente del XIII, XIV e XV secolo, con le rispettive porte di accesso (Spoleto, Superiore, Inferiore), il nucleo conserva ancora il tipico aspetto medievale. Ubicati al vertice del rilievo su cui poggia l'insediamento sono i principali luoghi della vita amministrativa e religiosa: Palazzo municipale (XII-XIII sec.), Chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo (XIII sec.), della Madonna delle Grazie (nucleo antico XIII sec., rifacimento 1790) e gli ex oratori delle compagnie del SS.mo Sacramento e della Misericordia. Sempre nella Piazza municipale è l'antica cisterna della publica aqua, ed il Monumento ai caduti nelle due guerre mondiali. Fra la prima e la seconda cerchia di mura erano ubicati il Reclusorio delle Agostiniane, l'Ospedale dei pellegrini e la diruta Chiesa di S. Biagio, quindi l'esistente ex Casa delle Adoratrici del Preziosissimo Sangue. Fuori la cinta difensiva, invece, sono le chiese di S. Biagio (1680), di S. Francesco (XIII sec.), con annesso ex convento dei Francescani, e quella dissacrata dell'Annunziata.

Chiesa di San Francesco - Giano dell'Umbria (PG)

Di particolare interesse, fuori dalle mura, la chiesa e il convento di San Francesco, costruito, nella seconda metà del XIII in corrispondenza di una delle porte di accesso al centro cittadino, è stato danneggiato con il terremoto del 1997 e restituito ai cittadini nel 2009, dopo un lungo lavoro di restauro. Il complesso di Giano può essere considerato fra le prime costruzioni francescane in Umbria, e non è da escludere che l’edificio fosse stato voluto proprio dal santo. Due figure di eminenti francescani, infatti, avevano origini gianesi: Frate Giordano e Frate Bartolomeo: il primo, ricevuto nell’ordine forse dallo stesso Francesco, fu un personaggio chiave nell’apostolato in Germania, autore della Cronaca, una delle fonti più importanti per la storia dell’ordine francescano. Il  secondo, letterato e grande predicatore si distinse per un’ importante missione evangelizzatrice in Oriente. Tutta la struttura è documentata, quindi, già nel XIII; il romitaggio apparteneva alla “Custodia Vallis”, cioè alla Custodia della Valle Spoletina, che faceva parte della Provincia di San Francesco o dell’ Umbria, una delle più importanti. Nel 1350 il convento fu assegnato a Frà Gentile da Spoleto, e nel 1373 al Beato Paoluccio Trinci da Foligno, fra i personaggi chiave dell’Osservanza francescana.

La chiesa venne visitata da molti pellegrini che passavano in queste zone e che volevano ottenere l’indulgenza plenaria; infatti fin dal 1291 vennero concesse indulgenze  a chi avesse visitato il convento. L’esterno, in pietra rosata, con copertura a due spioventi, presenta una facciata sopraelevata rispetto all’originale, un oculo tamponato e un portale a rincasso. La sobrietà è l’elemento dominante e conferma l’ideale architettonico tipico delle chiese francescane. Sulla destra si notano i locali dell’ex-convento, tra i quali, ben conservato è il refettorio, oggi utilizzato come sala eventi. L’interno della chiesa, ad una navata, presenta  rifacimenti sei-settecenteschi; il rigore del primitivo impianto francescano fu alterato, infatti, nel XVII secolo, quando si intervenne con l’innalzamento dei muri perimetrali, il rifacimento del tetto, e si rinnovò l’ arredo della chiesa. Le pareti sono decorate da sei altari lignei del XVIII secolo, con tele seicentesche, abbelliti da paliotti settecenteschi in scagliola, dipinti a motivi floreali. L’altare maggiore funge da sipario ligneo e nasconde l’originaria abside gotica della chiesa decorata con affreschi del XIV secolo di scuola probabilmente spoletina. Le pitture però più importanti, riscoperte sotto lo scialbo nel XX secolo, si trovano nella cappella del Crocifisso, a sinistra dell’altare, con il ciclo di affreschi che racconta la Passione di Cristo e la Dormitio Virginis, attribuito al pittore folignate Giovanni di Corraduccio (XIV secolo).

Fra la prima e la seconda cerchia di mura erano ubicati il Reclusorio delle Agostiniane, l’Ospedale dei pellegrini e la diruta Chiesa di S. Biagio. Fuori la cinta difensiva, invece, sono le chiese di S. Biagio (1680), di S. Francesco (XIII sec.), con annesso ex convento dei Francescani, e quella dissacrata dell’Annunziata.

I Paliotti in scagliola

Si tratta di un tipo di manufatti, particolarmente interessanti e alquanto rari in Umbria. Realizzati con un impasto “speciale: ottenuto da un minerale - la selenite- che allo stato puro si presenta sotto forma di lamelle o scaglie, (da qui il nome). Definita “il marmo dei poveri”, veniva usata per simulare la tarsia marmorea: era usata soprattutto per la realizzazione di paliotti da porre sugli altari delle chiese, in quanto il risultato era di grande effetto scenico. Moltissimi sono gli spunti creativi in questi lavori, come dimostra anche il caso di Giano: la varietà e l’accostamento dei colori, così come il tripudio di dettagli (arabeschi, fiori, e uccellini di ogni tipo) contribuivano al trionfo dell’arte cristiana.

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Photo Gallery A.D. 2015-2018


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