Archivio foto 2017

Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Localita' o frazione: Montenero
Nome bene: Castello di Montenero
Comune: Todi

Cenni storici - Link utili

Castello di Montenero - Todi (PG)

Situato nella frazione di Montenero, si trova sulla strada provinciale a sud di Todi a circa 10 km, ed è a breve distanza da altri centri storici quali Perugia e Assisi (circa 60 Km), Orvieto e Spoleto 50 km, Foligno 75 km, Roma130 Km , Firenze 180 km e Terni 35 km. Ben collegato alle principali vie stradali, si raggiunge dalla strada provinciale che, a sud di Todi, prosegue per Montecastrilli ed Acquasparta e qui si collega con la Superstrada E45 Orte - Ravenna.

Il complesso denominato "Castello di Montenero" comprende un insieme di beni di elevato valore storico e paesaggistico, costituito da un nucleo centrale - il Castello, di circa 2.000 mq. - e da alcune unità abitative che costituiscono parte del borgo medievale, oltre che da un antico granaio strutturato su un piano interrato di circa 350 mq. (utilizzato come cantina) e su due piani soprastanti, ognuno dei quali di circa mq. 500. Il terreno circostante con destinazione d'uso di tipo agricolo si estende in totale per circa 1.300 ettari. Di questi, oltre 30 ettari sono ad uso esclusivo del Castello, altri 34 ettari, che insistono su un'area situata intorno alla struttura principale, potrebbero essere utilizzabili, anche con gli annessi e le cubature in essi presenti, nell'ottica di un progetto imprenditoriale complessivo.  Il Castello di Montenero, risalente al XV secolo, è uno dei tanti castelli medioevali diffusi nel territorio comunale, si tratta diuno tra i più suggestivi e meglio conservati dell'intero territorio. Presenta una struttura intatta nelle sue linee ed è sito al termine di un viale alberato al centro di un'ampia corte. Nel 1618 passando alla proprietà dei Cortesi Accursi, fu ristrutturato con trasformazioni varie e con corpi aggiunti ancora ben visibili. Attorno al castello rimane quasi intatta la corte medievale e la chiesetta di S. Antonio. Il Complesso, immerso in un ampia proprietà terriera, con il castello e altre antiche pertinenze di assoluto pregio storico e architettonico ad oggi conservate, si trova nelle vicinanze di Todi, in un'area particolarmente vivace dal punto di vista culturale e a pochi passi da centri storici ricchi di monumenti ed opere d'arte ma noti anche per eventi folkloristici e festival. Secondo la leggenda il nome del paese deriva dal Monte Enea, mentre l'erudito tuderte Pirro Stefanucci ritiene che sia stato edificato da una nobile famiglia di Perugia che qui si rifugiò. Varie casate si susseguirono nel possesso del castello, finché nel 1882 passò al ricco mercante romano Angelo Cortesi che nel 1917, dopo la sua morte, lo lasciò, insieme con tutto il suo ingente patrimonio, al comune di Todi per l'assistenza agli inabili al lavoro.

Note storiche
Le prime tracce di un nucleo abitato di epoca romana riaffiorarono durante il XVII secolo; fra gli altri reperti fu ritrovata una lapide sepolcrale che recava il nomen della gens Papinia. Dall'altura su cui si staglia oggi la mole massiccia del castello, si dominano le valli del torrente Naia e del torrente Arnata, lungo il quale si articolava il percorso della via Amerina, collegamento viario di notevole importanza in quel periodo.

1292 - Il "castro Montis Nigri" compare nel Liber Focularium come pertinenza del plebato di San Gregorio della Naia: l'insediamento contava ben quarantacinque fuochi o lares, vale a dire più di duecento persone. Montenero è qui citato come "castro" e non come "villa", ad evidenziare come nel secolo XIII l'insediamento fosse già fortificato.

Secolo XVI - Il castello e tutta la tenuta di Montenero appartennero alla potente famiglia Lamberti di Todi, che aveva già dato un sindaco alla città nel 1286, nella persona di Lamberto di Pietro di Bernarduccio. Lamberto Lamberti fu signore di Montenero, Camerata e Tenaglie. Con le sue figlie si estinse la casata dei nobili tuderti.

1591 - Nel testamento di Lamberto Lamberti si esprime la volontà di lasciare in eredità il castello e la tenuta alla prima delle quattro figlie che gli avesse dato un erede. Fino ad allora sarebbe stata la seconda moglie, Elisabetta dei Macinara di Perugia, l'erede universale dei suoi averi.

1593 - Venne stabilita la dote di ciascuna delle sorelle Lamberti: in seguito Montenero sarebbe andato alla terzogenita, Violante, sposatasi con Tarquinio di Santa Croce, Marchese di Patrica, alla quale spettava una dote di ventimila scudi. Dopo la prematura morte di Violante, il marito e i due figli Francesco e Gerolamo, reclamarono l'acquisizione del castello e della tenuta come liquidazione della dote spettante alla congiunta.

1605 - Fu stipulato un concordato fra i Santa Croce e le tre sorelle Lamberti con i rispettivi consorti, che accettarono di rinunciare ai loro diritti sulla tenuta e sul castello, previa corresponsione, entro tre anni, di duecento scudi ciascuna.

1609 -  Si rese necessario un nuovo concordato, poiché Tarquinio Santa Croce, a causa di un dissesto finanziario, non aveva potuto onorare il debito con le cognate; ma neppure questa volta il Marchese di Patrica riuscì a corrispondere le somme dovute.

1613 - Accompagnato da alcuni fideiussori dinnanzi al notaio, Tarquinio fu in grado di acquisire finalmente il reale possesso dell'immenso patrimonio.

1618 -  Appena trovato un acquirente così facoltoso da poter comperare l'intera tenuta per venimila e cinquecento scudi, i Santa Croce si separarono per sempre da Montenero.  Il nuovo proprietario era Mercurio Accursi, esponente del ramo tuderte dei conti Accursi di Montecastrilli, che verranno iscritti alla nobiltà cittadina nel 1635 con titolo comitale.

1663 - La data, incisa su una pianella di una delle sale, indica come in quegli anni fossero in corso dei lavori a castello.

1672 - Altra data incisa su una pianella inglobata nella muratura esterna degli annessi, aggiunti in quegli anni. Questo nuovo volume, con i suoi due piani d'altezza, venne ancorato alla mole del palazzo da una loggia sopraelevata, che si affaccia verso l'esterno, così da chiudere il nuovo perimetro attorno alla stretta corte interna.

1749 - Nel Calcolo del Catasto la tenuta risulta appartenere ad Aquilio Accursi, che la lasciò al figlio Lodovico, il quale, fra il XVIII ed il XIX secolo, accrebbe ulteriormente il già cospicuo patrimonio familiare grazie alle sue non comuni qualità di amministratore. Da questi Montenero passò al figlio Filippo, che seppe gestire con oculatezza gli averi ereditati. Il castello compare iscritto al Catasto Gregoriano come "casa di villeggiatura". A Filippo Accursi successe il figlio Aquilio, che in breve riuscì a dilapidare un patrimonio divenuto ingentissimo. Giovanni Pierozzi Astancolle, cognato di Aquilio, fu nominato curatore dell'eredità di Filippo Accursi, che prima di morire si era accollato tutti i debiti del figlio. Il compito del Pierozzi era, in sostanza, quello di limitare le perdite, alienando buona parte dei beni della famiglia. 

1881 - Il palazzo fu venduto ad Angelo Cortesi il 12 Maggio per la somma di 370.000 Lire. In pochi anni la tenuta tornò alla magnificenza di un tempo, arrivando addirittura a comprendere un territorio di  1500 ettari. Cortesi lasciò la sua eredità al Comune di Todi perché costituisse un Istituto di beneficenza per inabili al lavoro.

1902 - Redatto il testamento olografo, Angelo Cortesi si ritirò a Roma dove morì nel febbraio del 1917.

1917 - Venne istituito l'Ente Morale intitolato a Letizia Veralli ed a Giulio ed Angelo Cortesi. Il palazzo fu lungamente abitato dalle famiglie dei fattori che si occupavano della gestione dell'azienda agraria dell'Istituto.

Il Granaio del Castello
L'edificio chiamato tradizionalmente granaio o magazzino appare nelle mappe catastali nel 1898 ed è opera della famiglia Cortesi: memorie tramandatesi oralmente raccontano che il corpo di fabbrica era stato originariamente spiccato alcuni metri più avanti sulla piazza antistante il castello, scatenando la reazione del parroco che, vedendo scomparire la facciata della chiesa dietro la sagoma del granaio, sollecitò l'intervento delle "Belle Arti" che fecero arretrare il fronte di fabbrica sull'allineamento attuale. Non v'è dubbio che i Cortesi, all'atto di edificare questa struttura d'uso logisticamente connessa al Castello come centro aziendale della vasta tenuta agricola, si posero il problema di confrontarsi con l'architettura delle "signorie" che li avevano preceduti a Montenero e quindi di lasciare un "segno" che testimoniasse il loro rango, pur dovendo semplicemente edificare un edificio ad uso agricolo. L'opera che ne scaturisce si uniforma ai canoni architettonici classici in chiave ottocentesca e ripropone nella facciata principale, prospiciente il castello, un primo ordine relativamente imponente, basato su tre grandi portali ornati da conci lapidei bugnati, riproposti anche agli angoli e corredati di portoni in legno massiccio di disegno e fattura adeguati al contesto di una "villa" signorile rurale. L'impianto planimetrico è molto interessante, in quanto l'edificio è costituito da due navate parallele, voltate con calotte a vela molto ribassate, realizzate in elementi di laterizio in foglio e poggianti su archi perimetrali in laterizio ai cui angoli si innestano i pilastri, sempre in laterizio, addossati ai muri portanti, come paraste, ma di sezione più affine a veri e propri pilastri. L'impressione immediata, finora per altro né decisamente contraddetta né altrettanto avvalorata dalle indagini eseguite, è quella di un sistema "in falso", vale a dire di un impianto costruttivo realizzato all'interno di una fabbrica preesistente a cui non si è solidamente saldato, o come un innesto, anche coevo, di un intelaiatura in un'altra, forse un ripensamento o un incertezza di progetto. Ne risulta comunque un edificio singolare e di indiscutibile pregio architettonico oltre che testimoniale, almeno per il livello seminterrato.(destinato a cantina) e terreno che presentano entrambi le caratteristiche costruttive sopra descritte: il piano sottotetto è decisamente più "trascurato", forse perché doveva essere semplicemente un grande magazzino per granaglie. L'edificio ha continuato ad assolvere alle sue funzioni fino agli ultimi eventi: il piano terreno ospita un impianto di molitura per l'olio, ambienti per immagazzinaggio ed altri per l'amministrazione e l'organizzazione giornaliera dell'attività, il piano superiore, oltre al magazzino, ospita stanzoni per l'alloggio provvisorio delle maestranze stagionali.

L'edificio chiamato tradizionalmente granaio o magazzino appare nelle mappe catastali nel 1898 ed è opera della famiglia Cortesi: memorie tramandatesi oralmente raccontano che il corpo di fabbrica era stato originariamente spiccato alcuni metri più avanti sulla piazza antistante il castello, scatenando la reazione del parroco che, vedendo scomparire la facciata della chiesa dietro la sagoma del granaio, sollecitò l'intervento delle "Belle Arti" che fecero arretrare il fronte di fabbrica sull'allineamento attuale. Non v'è dubbio che i Cortesi, all'atto di edificare questa struttura d'uso logisticamente connessa al Castello come centro aziendale della vasta tenuta agricola, si posero il problema di confrontarsi con l'architettura delle "signorie" che li avevano preceduti a Montenero e quindi di lasciare un "segno" che testimoniasse il loro rango, pur dovendo semplicemente edificare un edificio ad uso agricolo. L'opera che ne scaturisce si uniforma ai canoni architettonici classici in chiave ottocentesca e ripropone nella facciata principale, prospiciente il castello, un primo ordine relativamente imponente, basato su tre grandi portali ornati da conci lapidei bugnati, riproposti anche agli angoli e corredati di portoni in legno massiccio di disegno e fattura adeguati al contesto di una "villa" signorile rurale. L'impianto planimetrico è molto interessante, in quanto l'edificio è costituito da due navate parallele, voltate con calotte a vela molto ribassate, realizzate in elementi di laterizio in foglio e poggianti su archi perimetrali in laterizio ai cui angoli si innestano i pilastri, sempre in laterizio, addossati ai muri portanti, come paraste, ma di sezione più affine a veri e propri pilastri. L'impressione immediata, finora per altro né decisamente contraddetta né altrettanto avvalorata dalle indagini eseguite, è quella di un sistema "in falso", vale a dire di un impianto costruttivo realizzato all'interno di una fabbrica preesistente a cui non si è solidarmente saldato, o come un innesto, anche coevo, di un intelaiatura in un'altra, forse un ripensamento o un incertezza di progetto. Ne risulta comunque un edificio singolare e di indiscutibile pregio architettonico oltre che testimoniale, almeno per il livello seminterrato.(destinato a cantina) e terreno che presentano entrambi le caratteristiche costruttive sopra descritte: il piano sottotetto è decisamente più "trascurato", forse perché doveva essere semplicemente un grande magazzino per granaglie. L'edificio ha continuato ad assolvere alle sue funzioni fino agli ultimi eventi: il piano terreno ospita un impianto di molitura per l'olio, ambienti per immagazzinaggio ed altri per l'amministrazione e l'organizzazione giornaliera dell'attività, il piano superiore, oltre al magazzino, ospita stanzoni per l'alloggio provvisorio delle maestranze stagionali

Da "Todi e i suoi castelli" di Franco Mancini
Popolazione (18o8): 134; (1951): 255. Prima della trasformazi&hy;one in signorile palazzo (avvenuta nel sec. XVI) il castello di Montenero apparteneva ai Benedettoni e doveva essere tra i più forti e muniti. Restano, intorno alla superba mole architettonica, alcune vecchie casette, caratteristiche per certi archi quattrocentcschi e per i "pianélli " (in cima alle brevi scale esterne), adorne spesso di garofani e di maggiorana. L'antica chiesa parrocchiale di San Salvatore fu abbandonata nel sec. XVII. Altra vecchia chiesa del paese (oggi detta La Madonnuccia) era intitolata a Sant'Antonio. L'attuale sede parrocchiale dedicata a San Filippo Neri venne costruita nel 1912. In essa si può vedere un grande fonte battesimale del 1668 e lo stemma dei nobili Accursi. Nel palazzo di Montenero trascorse buona parte della sua vita Angelo Cortesi, che con testamento, destinò ai poveri vecchi di Todi tutte le sue immense sostanze. In tenuta Montenero era Carrari (ora Carrali), villa di una sessan&hy;tina di anime con chiesa dedicata a Santa Maria. Il paese, circondato di boschi, è oggi unito, mediante strade discre&hy;tamente praticabili, a Ponte Naia, a Todi, a Pesciano e alla stazione di Rosceto. A sud-est di Montenero passava l'antica via romana, che poi fu detta delle Sette Valli.

da " L'acqua dei castelli" di Massimo Rocchi Bilancini
Montenero, un castello e una pineta. Sono questi gli elementi che, volendo banalizzare, caratterizzano il borgo. Oggi, invero, più là seconda che il primo. Nel senso che diretti più a sud lungo la Comunale asfaltata, verso altre mete quali Pesciano o Sismano, in mezzo alla pineta ci si deve per forza passare. Invece la vista della mole possente del Castello è ormai riservata solo a coloro che ad esso sono diretti ed ai pochi abitanti delle vicine casette. Cioè, è riservata quasi a nessuno.  La recente variante ad ovest del paese (uno "scendisali" rettilineo che è un invito a pigiare sull'acceleratore) ha Infatti tagliato fuori il nucleo antico dalla viabilità principale. Anche gli abitanti delle case di più recente costruzione, edificate nel Novecento alle spalle del maniero e della chiesa, più spesso ricorrono a questa deviazione, entrando ed uscendo dal paese da sud. C'è insomma una Montenero Vecchia ed una Montenero Nuova fra loro contigue ma che poco si parlano.

Massimo Rocchi Bilancini

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