Archivio foto 2008-2014

Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Localita' o frazione: Campi di Norcia
Nome bene: Castello di Campi
Comune: Norcia

Cenni storici

Castello di Campi - Norcia (PG)

Tra il verde d'un colle arioso e soleggiato, pigiate nella cinta muraria come pecore nello stazzo, le case dell'antico Castello di Campi. L'unica torre superstite, alta sui tetti, monta ancora la guardia sulla pianura cinta dai monti. A ricordare quando, al grido delle scolte e al suono delle campane, la gente abbandonava l'aratro e, tra l'incalzar di cavalli al galoppo e urla di soldati, correva verso le solide mura spingendo innanzi le greggi e i bambini. Milizie del Papa contro eserciti imperiali; capitani di ventura alla testa di soldataglie affamate. Sulle loro orme, la desolazione e la peste. Il castello di Campi sorse alla fine del '200 all'incrocio di due importanti strade: l'antica Via Nursina collegava Spoleto con Norcia e, passando per Ciuitas Campii fondata nel III secolo a.c, s'inoltrava nella Valle Castoriana proseguendo verso Tripontium, dove i genieri romani nel I sec. a.c. tagliarono il percorso nella rupe. Quindi, dirigendosi a sud, raggiungeva Terni e la Flaminia. Dalla Valle Castoriana, culla fin dal V sec. di nuclei eremitici, un ramo raggiungeva Visso. L'altra strada, da Ancarano, attraversando le Forche Canapine, scendeva alla Salaria raggiungendo la Valle del Tronto e l'Adriatico. Per il suo ruolo strategico, nel 1329, il Ducato di Spoleto s'impadronì del castello di Campi, ma, con un attacco fulmineo, il popolo di Norcia lo liberò catturando gli invasori. Nel 1438, il castello fu occupato dalle truppe di Francesco Sforza e Norcia dovette pagare il riscatto. Si entra in Campi attraverso un imponente portale trecentesco. A destra, in alto, l'arioso loggiato della Chiesa di S. Andrea; in basso, il grande fontanile tipico dei castelli dellaValnerina. La topografia del borgo ricorda la forma d'uno scudo: in alto, la punta racchiude uno spazio sgombro di case. Al centro, solitaria, la chiesa di Santa Maria delle Grazie, oggi S. Maria delle Nevi, una delle otto del castello assieme a un convento, ormai diruto, delle Orsoline e uno dei Minori francescani. Le vie del borgo, disposte a semicerchio, sono collegate da rampe: dalla via inferiore si accedeva alle stalle, da sopra alle abitazioni. Il loggiato cinquecentesco, della chiesa di S. Andrea coi suoi cinque archi, s'affaccia su una vallata dalla quale laboriose generazioni per millenni hanno tratto il pane quotidiano. Sparse nei campi, le "meriggie": alberi secolari che offrivano riparo dalla canicola a uomini e bestiame. In ogni stagione è bello sostare tra queste arcate lasciando che lo sguardo accarezzi il paesaggio. Dirimpetto, alti su una catena che circoscrive l'orizzonte, i castelli di Tediano e Abeto di fondazione longobarda. Ai piedi del castello, il borgo di Campi Nuovo formatosi quando il mutar della storia permise di chiudersi alle spalle la porta di casa invece del portone della rocca. La facciata della Chiesa di S. Andrea mostra il vegliardo mentre sorregge tra le mani la rocca di cui è patrono. Una scritta in latino recita: «Nostro protettore, ti preghiamo d'impetrarci il perdono: ecco, noi tutti ti offriamo i nostri cuori ricolmi di gratitudine». Guerre, epidemie, incendi, terremoti: anche per un santo del rango di Andrea il da fare non mancava. Sotto, riutilizzato come pietra da costruzione, un blocco tratto da un sepolcro della gens Entedia (I sec. a.c.) murato a rovescio, nel Trecento, da manovalanze che non sapevano leggere. Attraverso un elegante portale gotico, con ante lignee datate 1570, si entra nella chiesa a due navate, con volte a vela poggianti su robusti pilastri. L'interno è stato rimaneggiato quando fu costruito il loggiato. Il pavimento è di lastre di pietra ("schiazze"). La chiesa primitiva, appartenente all'Abbazia di S. Eutizio, era a una sola nave, più tardi venne aggiunta quella di destra: a dispetto della miseria, della peste nera e della spada, il popolo cresceva e aveva bisogno d'ambienti più grandi. Un tempo, le chiese si riempivano, gli uomini a destra le donne a sinistra, e odoravano di cera e di sudore. Sulla parete di destra, l'altare secentesco dedicato a S. Antonio da Padova, con colonne tortili in legno; l'altare della Madonna del Rosario, la quale aveva permesso a Lepanto la vittoria della flotta cristiana, ritratta in un dipinto del Carducci datato 1576. In fondo alla navata destra, su un altare, la statua del santo protettore coi pesci che pescava nel lago di Tiberiade prima di divenire pescatore di anime. Al capo della navata di sinistra, l'aitar maggiore con la sua grande Crocifissione su tela, inquadrata fra due eleganti porticine dipinte sovrastate da numerosi reliquiari. La pregevole mostra lignea che separa l'altare dall'abside è datata 1596. Sulla parete di sinistra: pulpito ligneo cinquecentesco della scuola dei Seneca di Piedivalle; altare del Crocifisso con una statua lignea e la teca contenente l'immagine in cera dell'Addolorata, in gramaglie, la spada nel cuore, in mano un fazzoletto di pizzo per asciugare il suo pianto e quello d'innumerevoli donne che, per secoli, hanno confidato le loro pene alla Madre di tutti i dolenti. L'ultimo altare fu dedicato nel 1584 a S. Carlo Borromeo. L'accompagnano Benedetto da Norcia, nella cui Regola militavano i monaci di Eutizio e i loro successori esperti nell'arte chirurgica; Nicola da Bari protettore dei poveri; Lucia protettrice della vista e Barbara, guardiana del fuoco celeste e delle tempeste. In alto, la Trinità. Addossalo al primo pilastro, il fonte battesimale. Sulla porta d'entrata l'organo e la cantoria della fine del Settecento. Scendendo dalla scalinata, dirimpetto, il portale cinquecentesco dell'Oratorio del SS. Sacramento e, sull'architrave, la trecentesca croce patente fittile che fu insegna dei Templari Scendendo la rampa e voltando a destra, tra gatti che sonnecchiano nelle lame di sole, si giunge alla piccola chiesa di S. Maria in Piazza, o della Misericordia, fondata nel 1351 con annesso lazzaretto. Il portale ogivale decorato a fogliami, inserito in una facciata rimaneggiata nel Cinquecento, è sormontato dall'Agnello crucigero emblema dell'Ordine benedettino. L'interno è suddiviso in tre piccole navate con volte a botte supportate da sei pilastri. Sulla volta della navata centrale, verso la metà del '400, per l'abile mano di Antonio Sparapane ispirato ai Vangeli e agli apocrifi erano state affrescate la storia di S. Gioacchino e S. Anna genitori di Mari e la vita della Vergine tra architetture oniriche e paesaggi montani. L'umidità ha reso illeggibili due dei sei episodi di questo capolavoro in stile tardo-gotico.

Tratto da un depliant turistico della Valnerina

Per uscire dalla Gallery, premere "Esc"