Archivio foto 2015

Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Localita' o frazione: Orsano
Nome bene: Castello di Orsano
Comune: Sellano

Cenni storici

Castello di Orsano – Sellano (PG)

Orsano. Il castello sorge sul pendio orientale del monte Purano, al confine tra il territorio di Spoleto e quello di Foligno ed è nel comune di Sellano. La torre di vedetta era visibile fino a qualche anno fa. Dal cartulario di Sassovivo risulta che fu curtis longobarda. Nel 1198, cacciato Corrado di Urslingen, Spoleto si affrettò a impadronirsi di questo castello. Federico Il ne confermò il possesso a Spoleto nel 1241. Il possesso fu definitivamente stabilito dal cardinale Capocci. Il nome pare derivargli (Minervio) dalla Famiglia Orsini (v.), nobili fino dal tempo longobardo, padroni anche di Torre Orsina (v.), che ne divennero signori nel 1436 con Pietrangelo Orsini. Ma il castello aveva già questo nome o simile da molto tempo prima: Orzano, Urlano. Nel 1269 i trevani, che accampavano diritti su quelle terre, presero a molestare questo castello e quello di Cammoro, dirupando qui la rocca. Nonostante una taglia di 250 ducati, Trevi seguitò l’opera di discordia. Nel 1274, essendo gli spoletini occupati con i patarini della città, i trevani si recarono verso Cammoro e Orlano con 3.000 fanti. Per caso transitavano nella valle Della Spina 20 cavalieri spoletini. Credendo i trevani che fosse l’avanguardia di un più forte esercito, si girarono in fuga. I cavalieri li inseguirono fino alle porte di Trevi, uccidendone alcuni e catturandone settanta. Per la mediazione di altre città, si addivenne ad un accomodamento, con la restituzione dei prigionieri e la conferma del possesso di Orlano e Cammoro al comune di Spoleto (Sensi, Documenti inediti, LXIII). Nel 1277 domina Alexandra, uxor domini Alberti de Urlano, concessit Ursanum Spoletinis (Minervio), per sé e per i figli: era da poco vedova, con il diritto di restarne castellana. Nel 1283 vendette a Spoleto tutti i diritti e giurisdizioni per 1.200 libre cortonesi. Parallelamente fecero i feudatari di Collestregge di Orlano: Bompiero di Stefano cedette a Spoleto il suo feudo per sé e per i fratelli Bulgarino e Francesco, restandone castellano (SeNSr, Documenti inediti, LXVIII). Molte delle loro terre furono liberalizzate più tardi dagli Orsini e divennero la Comunanza con uso di pascolo e legnatico. Spoleto dette a Orsano gli Statuti e il Podestà (Sensi, I, pag. 151). Durante le rapide conquiste di Sforza e di Piccinino, queste zone cambiavano rapidamente padrone. Nel 1442 Spoleto riprese sicuro possesso di Orlano. Innocenzo VIII, sanate le discordie tra Foligno e Sellano per il possesso di Acquafranca (v.) attribuì per sempre Orlano a Spoleto (1487). Nel 1522, nella generale ribellione a Spoleto dei castelli della montagna, anche Orlano fu rifugio e possesso dei fuorusciti ghibellini. Spoleto inviò nella zona il capitano Minervio, che ridusse alla ragione i castelli. Il comune di Orlano visse così semiindipendente da Spoleto. Nel 1540 si dette gli Statuti, in volgare. Il titolo è: Statutus de Orlano. Sono divisi nelle solite cinque parti, con questi titoli: De regimine; Delle cause civili; De maleficii; De extraordinarii; De danni dati. Il codice si trova all’archivio parrocchiale di Monteleone di Spoleto. Seguono le approvazioni dei priori di Spoleto, alle solite condizioni: fedeltà a Spoleto, tasse, milizie, cero e palio per l’Assunta; in compenso protezione. Il comune di Spoleto inviava un podestà semestrale. L’arenga generale era base del potere legislativo: erano 45 capi-famiglia. C’erano quattro massari (la cernita o giunta); il vicario-giudice e il notaio, semestrali, avevano un compenso di 18 fiorini. C’erano altri officiali minori. Il palazzotto del comune era nell’interno del castello. Le tasse (dative) variavano secondo le necessità e le delibero del consiglio generale: sui possessi patrimoniali gravavano le collette. Il focatico andava a Spoleto e veniva versato il giorno dell’Assunta. Il regime era austero e autarchico. Curata l’igiene pubblica e proibiti i giochi d’azzardo, controllate le semine, îl macello, i pesi, le misure, i molini, le taverne, le palombaie, le cave dei tartufi. Lo stemma del comune è un orso, che salito su una colonna, la frantuma con le zampe (Orsini contro i Colonna), con la scritta: Viva Spoeet et Urbano suo fidele. Agli Statuti seguono alcune riformante. Nel 1561 si vietava di attingere acqua, salvo casi urgenti, dalla cisterna di piazza. Nel 1578 furono restaurate le mura castellane. L’archivio era chiuso in una cassa con tre chiavi. Nel 1580, si approvano gravi pene contro i litigiosi e gli attaccabrighe. Nel 1604 si limitava il numero del bestiame e cento pecore e a dieci capre per famiglia. Nel 1604 il comune di Spoleto dovette inviare un commissario per rimettere ordire nell’amministrazione, divenuta caotica e irregolare, specialmente per spese superflue, come feste e banchetti. Tutto ciò in esecuzione della Bolla di Clemente VIII sull’amministrazione pubblica. Nel 1687 il cardinale Cybo intervenne su Spoleto, perché non gravasse sulla tassa del macinato a Cammoro e Orsano. Comunque le sedute del consiglio erano sempre più rissose e litigiose. Nel 1624 il governatore di Spoleto andò di persona per un controllo amministrativo. Nel 1654 furono precisate le norme per le tartufaie contro gli abusivi, cioè i privati, essendo le tartufaie possesso della comunità. Nel 1600 c’erano nel castello trecento abitanti, ridotti a 260 un secolo dopo. Durante la repubblica e l’impero francese (1798-1814), nella zona imperversarono gli insorgenti e i briganti, che li seguivano. Nel 1814 Orsano riebbe il suo comune, con un sindaco. Nel 1861, non raggiungendo i 2.000 abitanti, fu soppresso e aggregato a quello di Sellano. Le ville del piccolo comune erano Molini, Biscigno, Abruzo, Piano di Orsano, San Donato, Catacomba, Civitella, Gabbalona, Montemolino, Casale, Colle Tribbio, Colle Franco. Tutte queste località avevano la loro chiesa. Nel castello era la parrocchiale dell’Assunta, intitolata così in omaggio alla signoria di Spoleto. La chiesa della Consolazione era una volta una edicola: il comune la fece erigere e pose nel secolo XIV sul bel campanile una campana armoniosa, fusa da Matteo di Spoleto.

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