Archivio foto 2015

Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Localita' o frazione: Gavelli
Nome bene: Castello di Gavelli
Comune: Sant’Anatolia di Narco

Cenni storici

Castello di Gavelli – Sant’Anatolia di Narco (PG)

Eretto su un pendio sovrastato dalle balze del Monte coscerno (m.1684), che fronteggiano le pareti rocciose del Monte dell’eremita e delle Muraglie della valcasana, il castello tardo-medioevale di Gavelli appare ancora oggi, a chi sale dal fondovalle del fiume Nera, un luogo quasi inaccessibile. La millenaria presenza umana, che ha sviluppato un’economia agricolo-pastorale ancora fortemente leggibile nella struttura del paesaggio di oggi, non ha alterato la bellezza naturalistica e ambientale di questi luoghi: alcuni toponimi evocano l’antica presenza del lupo e dell’orso, mentre l’aquila reale nidifica ancora nei dirupi dei monti intorno a Gavelli. Nei piani di Gavelli, sulla strada che porta a Monteleone di Spoleto, di particolare bellezza naturalistica ed ambientale è l’area dei prati di Gavelli e del “laghetto”, piccolo ecosistema caratterizzato da una densa vegetazione e da una ricca biodiversità di tipo lacustre. I rilievi montuosi che sovrastano la Valle del Nera e le valli laterali sono ricche di recessi boscosi e di grotte rupestri, che sono state un tempo propizie all’insediamento del monachesimo eremitico di origine medio-orientale, ispirato ai “Padri del deserto”, che agli inizi del VI secolo ha evangelizzato queste valli legate al culto di divinità pagane. Il romitorio di Gavelli situato in una grotta, oggi quasi inaccessibile sulle balze del Monte eremita, di fronte al paese, ed utilizzato, secondo la tradizione, sino al XIX secolo, era costituito da un oratorio dedicato a s. antonio da Padova e da un antro scavato nella roccia ove per lungo tempo ha vissuto una piccola comunità di eremiti: tra gli anacoreti che hanno abitato le grotte, i “gaioli”, così sono chiamati gli abitanti di Gavelli, ricordano ancora con devozione il Beato Benedetto, vissuto nel sec. XIII, di cui si conservano alcuni resti mortali in un piccolo sarcofago all’interno dell’altare maggiore della chiesa di San Michele Arcangelo. Gavelli, “clavellum” nei documenti medioevali, a sottolineare la posizione strategica del castello e la sua funzione di “chiave di accesso” al territorio montano della Valnerina, ha fatto parte dei possedimenti del ducato longobardo di Spoleto. Edificato dopo le devastatrici scorrerie saracene nei territori del ducato (secoli IX e X) e la successiva transizione dall’età ducale e feudale a quella comunale, il castello-comune di Gavelli ha costituito per vari secoli un avamposto fortificato a difesa della Valdinarco, del territorio del Comune di Spoleto e di controllo della viabilità montana di collegamento fra la Valle del Nera, l’Alto Lazio e l’Abruzzo. L’impianto edilizio del borgo è quello tipico del castello di pendio di cui sono ancora visibili sulla sommità i resti del cassero (la castellina) e una delle antiche porte di accesso. Dalla fine del XII secolo il castello è entrato nell’orbita politico amministrativa di Spoleto, provincia dello Stato della Chiesa, subentrato al dominio longobardo. Dal XIII al XIX secolo il Comune di Gavelli è stato quasi ininterrottamente soggetto al duplice potere del governatore pontificio e dei “priori” di Spoleto, il cui stemma trecentesco è scolpito accanto alla porta principale di accesso al borgo. Nel XIV secolo Gavelli è stato occupato dalle milizie di roberto d’angiò, re di sicilia e capo del partito guelfo in Italia durante la “cattività avignonese” dei papi. Le vicende storiche di Gavelli sono comuni a quelle degli altri castelli limitrofi. Durante la rivolta antispoletina della Valdinarco del 1522-1523, il castello di Gavelli, fortilizio dei ribelli, è stato assalito dalle milizie del patrizio romano Ottavio Orsini composte anche da Spoletini e Casciani. Dopo il rovinoso e funesto terremoto del 1703, Gavelli aveva 136 abitanti. Nel 1799, durante l’ “insorgenza” antirepubblicana e antifrancese divampata in Valnerina, il Comune di Gavelli, dopo un’iniziale adesione a tale ribellione, ha fatto atto di “sottomissione” alle autorità franco-giacobine di Spoleto, capoluogo del Dipartimento del Clitunno della Repubblica Romana. L’attività agricolo-pastorale è stata la principale fonte di sostentamento della gente di Gavelli, anche se a colle Ferraio, nei piani di Gavelli, esiste un modesto giacimento ferrifero,uno dei pochi sfruttati durante il governo pontificio. L’attività estrattiva in questa miniera, iniziata nel 1795, è stata di breve durata. Nel decennio 1840-1850 lo sviluppo delle industrie siderurgiche di Terni ha favorito una temporanea ripresa dell’estrazione del ferro. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la costituzione del governo collaborazionista di Salò, in questa località montana, priva di strade rotabili, si è stabilita temporaneamente la prima formazione partigiana della Valnerina al comando del capitano Ernesto Melis, formata anche da partigiani Jugoslavi evasi dalla rocca di Spoleto: qui sono state organizzate ed attuate le prime azioni di militari della resistenza in valnerina. Dopo l’unificazione nazionale l’antico Comune di Gavelli è stato aggregato al Comune di S. Anatolia di Narco.

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