INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Comune: Foligno
Localita' o frazione: Annifo
Nome bene: Altopiani di Colfiorito (Annifo)

Cenni storici

Altopiani di Colfiorito (Annifo) - Foligno (PG)

Gli Altopiani di Colfiorito o Altopiani Plestini, situati negli Appennini umbro marchigiani, sono un sistema di sette altopiani carsici, con altitudini comprese tra i 750 e gli 800 m s.l.m., situati sullo spartiacque dell'Appennino Umbro-Marchigiano, a cavallo del confine tra il Comune di Foligno e quello di Serravalle di Chienti. Gli altopiani derivano dal prosciugamento, naturale per effetto del carsismo o per bonifica dell'uomo, di sette conche lacustri, di cui rimane solo l'attuale palude.

I sette altopiani prendono il nome di:

Piano di Colle Croce
Piano di Annifo
Piano di Colfiorito o del Casone
Piano di Arvello
Palude di Colfiorito
Piano di Ricciano
Piano di Popola e Cesi

Morfologia

I piani di Colfiorito sono delimitati a ovest e a est da due dorsali calcaree che culminano in numerose vette oltre i 1.000 m s.l.m., le più rilevanti delle quali si trovano a nord, monte Pennino (1.571 m), monte Acuto (1.300 m) e monte Prefoglio (1.322 m) e a est, monte Tolagna (1.405 m). I piani sono separati da alture più dolci e comunicano tra loro per mezzo di numerose valli.

Idrografia

L'area degli altipiani è di spartiacque tra il sistema idrografico tirrenico (Menotre e Vigi) e quello adriatico (Chienti) seppure, per la particolare conformazione, non ben definito. Il bacino imbrifero, di oltre 9.150 ettari, di cui circa 5.000 coltivabili, è caratterizzato da conche chiuse ed estesi fenomeni carsici, un reticolo idrografico poco organizzato che non presenta emissari di superficie. Il drenaggio delle acque avviene tramite inghiottitoi naturali di origine carsica nei Piani di Annifo, Arvello, Ricciano e nella Palude di Colfiorito. I Piani del Casone e di Popola sono bacini naturalmente chiusi che vennero bonificati da Giulio Cesare Varano alla metà del Quattrocento (1458-1464), tramite la costruzione di una rete di canali artificiali che si immettevano in un collettore sotterraneo di circa 200 m di lunghezza, detto Botte dei Varano. Nel corso della ricostruzione seguita al sisma del 1997, fu trovato anche un collettore di epoca romana, la Botte dei Varano è stata dismessa e sostituita da un nuovo collettore sotterraneo ad essa parallelo. L'uscita a valle del collettore sotterraneo, nei pressi di Serravalle di Chienti, è considerata convenzionalmente la sorgente del fiume Chienti.

L'Inghiottitoio della palude di Colfiorito in prossimità del Molinaccio
Per quello che riguarda l'apporto idrico, gli Altopiani di Colfiorito sono caratterizzati dall'assenza di immissari, poiché dai rilievi circostanti scendono solo piccoli fossi stagionali e le numerose sorgenti situate ai bordi dei piani hanno portata modesta (la sola Fonte Formaccia, sul Piano del Casone, origina un piccolo torrentello). Il grosso degli apporti idrici è costituito da quelli meteorici (pioggia e neve), che determinano una forte andamento stagionale del sistema idrico, tanto che le regioni più basse dei Piani, soprattutto sul Piano di Ricciano, risultano spesso allagate d'inverno per poi tornare a prosciugarsi completamente d'estate. L'acqua è costantemente presente unicamente nella conca della palude di Colfiorito su un'area tondeggiante estesa per circa 100 ha. Già protetta internazionalmente dal 1976 dalla convenzione di Ramsar, per la presenza di una torbiera, la ricchezza di specie vegetali e per l'avifauna, intorno ad essa è stato istituito nel 1995 il Parco regionale di Colfiorito. La palude, i Piani di Annifo e Arvello, il Piano di Ricciano e la Selva di Cupigliolo sono classificati Siti di Importanza Comunitaria (SIC).

Geologia

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Storia

Il sistema di altopiani rappresentò fin dalla preistoria un punto nodale della comunicazione tra il mar Tirreno e il mare Adriatico. Le testimonianze umane più antiche sono rappresentate da ritrovamenti di manufatti in pietra e da asce a margini rialzati, rinvenute ai piedi del Monte Trella, e datati alla fine del III millennio a.C. (età del bronzo antico). L'area fu poi occupata da insediamenti stabili a partire dall'inizio dell'età del ferro. Agli inizi del VI secolo a.C. si riscontra un significativo aumento demografico, accompagnato dall'affermazione nella zona dei Plestini, una popolazione umbra che arriva ad occupare un territorio di 120-130 km². Nel IV secolo a.C., in seguito alle spinte espansionistiche di Roma verso nord, l'intera area viene lentamente romanizzata e inizia un processo di urbanizzazione che porta alla nascita della città di Plestia, che arriverà a diventare municipio romano. Lo storico romano Appiano indica i pressi del Lacus Plestinus (la palude presente sul Piano del Casone prima della bonifica) come luogo di una battaglia della II guerra punica avvenuta nel 217 a.C., solo tre giorni dopo la dura sconfitta dei Romani ad opera di Annibale nella battaglia del Lago Trasimeno. Il generale cartaginese Maarbale, al comando degli astati e di parte della cavalleria dell'esercito cartaginese, annientò 4.000 cavalieri guidati dal proconsole Centenio, inviato a presidiare il valico montano. Durante la costruzione del collettore sotterraneo moderno è tornato alla luce un ulteriore collettore di epoca romana, di cui era andata persa la memoria. Al contrario dei lavori di bonifica successivi, l'opera romana non era intesa a prosciugare il Lacus Plestinus, ma serviva probabilmente a stabilizzarne il livello rispetto alle forti variazioni stagionali e a salvaguardare la città di Plestia dalle inondazioni invernali.

Annifo

Annifo è una frazione del comune di Foligno (PG), facente parte della Circoscrizione n. 7 "Annifo - Colfiorito". Il paese si trova a 874 m s.l.m., sulle piane orientali dell'altopiano di Colfiorito, a pochi km di distanza da Colfiorito, lungo la strada che collega la Strada statale 77 della Val di Chienti con Nocera Umbra e la via Flaminia. La strada che conduce da Colfiorito ad Annifo delimita due diverse zone, la prata e la prata de martu, ed è dominata dall'imponente monte Pennino (1.560 m). Il paese conta 244 abitanti (dati Istat, censimento 2001[1]), perlopiù residenti sull'altopiano. Il paese assume una peculiare forma a ferro di cavallo, nella quale, a dispetto delle modeste dimensioni, si possono identificare una serie di microquartieri dai caratteristici nomi: lu Colle, lu Castellu, le Fosse, la Villa, la Cesola, Coderone, Curucìllu (talvolta italianizzato in Coderoncino) e al di sotto del paese, sulla strada per giungervi, la Moia.

Storia
Le più remote testimonianze di presenza umana in zona sono da identificarsi nei castellieri, sorta di terrapieni ovali e circondati da un argine, posti generalmente sulle cime circostanti, costruiti a partire dal VII secolo a.C. Un certo numero di tombe e necropoli permettono di rintracciare la presenza di una raffinata civiltà, quella degli umbri plestini. I romani considerarono l'altopiano di estrema importanza, ed anche i luoghi circostanti ad Annifo (prata de Martu, prati di Marte) segnalano questa presenza. Il nome del luogo, Annifo, potrebbe far pensare, come etimo, dalla contrazione di Hannibal fuit, ovvero Annibale ci passò, in riferimento alla battaglia sostenuta tra i cartaginesi ed i romani in queste zone, durante la guerra punica del 217 a.C. Questa ipotesi è stata smentita dal prof. Raffaele Amici in quanto il nome originario in lingua umbra è Nifu. Intorno all'anno 1000 sorsero alcuni monasteri nei dintorni del monte Pennino, tra cui San Pietro di Landolina. Sappiamo che nel 1114, Monaldo di Bucco e Rodolfo di Lamberto, conti longobardi di Postignano (Nocera Umbra), attribuirono il monastero alla Canonica della cattedrale di Foligno. Nel XII secolo Foligno estese i suoi confini fino ad Annifo (Andifo), anche se la diocesi di riferimento rimase sempre quella di Nocera, almeno fino al 1938. Nel 1343 venne costruito il Castello da Ugolino e Corrado Trinci e, nel secolo successivo, alcuni piccoli villaggi componevano il paese: Colle, Fosse, Villa Valgiana, Coderone, Talogna e Villalba (questi ultimi due ora semi-abbandonati). La religiosità dei luoghi è sempre stata alta, se è vero che si contano ben tre confraternite, a partire dal XVI secolo. In seguito al terremoto del 26 settembre 1997, gran parte del paese è andata distrutta, fortunatamente senza provocare vittime. Grande rilievo ha costituito, il 3 gennaio 1998, la visita di papa Giovanni Paolo II, allo scopo di rinforzare il morale della popolazione, debilitato dalle persistenti scosse sismiche. Memorabile la visita del Papa in un umile container, a cui la anziana occupante si rivolse con un semplice quanto efficace Padre.[senza fonte]

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Photo Gallery A.D. 2017-2018


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