Archivio foto 2016

Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Localita' o frazione: Renzetti
Nome bene: Mulino Medievale Renzetti
Comune: San Giustino

Cenni storici

Mulino Medievale Renzetti - San Giustino (PG)

Appare alla vista come una tradizionale casa colonica, invece contiene uno stupendo esempio di opificio idraulico, un'antica struttura medievale per la molitura dei cereali, accuratamente restaurata, che dopo secoli è ancora in produzione per poter offrire ancora oggi le sue farine integrali di qualità superiore. È l'unico mulino, nell'alta valle del Tevere, ed uno dei pochi almeno in Italia, ancora perfettamente funzionante e che non ha subito alcuna modifica rispetto alla macchina costruita circa sette-otto secoli fa, infatti vi è ragione di credere che, anche per motivi di diffusione socio-culturale, la sua origine possa essere datata nei primi anni del '200. È un bell'esemplare di mulino ad acqua a ruota orizzontale, detto "a ritrecine" o "vitruviano"; Il ritreci è il primo mulino della civiltà mediterranea, sembra inventato dai greci e diffuso in Italia mediante le colonie elleniche, nel II secolo a.C. Il mulino, infatti, è un'invenzione molto antica, che però non decolla del tutto fino all'XI secolo, cioè sino a quando vi fu una grande disponibilità di energia muscolare (di schiavi). L'architetto romano Vitruvio ne studiò a fondo le caratteristiche, ecco perché, come accennato sopra, i mulini di cui si parla si definiscono anche "vitruviani"; lo studioso certificò il passaggio di questa tecnologia dai Greci ai Latini senza precisare però quali furono le condizioni che lo determinarono. Plinio il Giovane, nel I secolo d.C. parla di mulini idraulici in Italia, che si sarebbero diffusi poi in tutto l'impero. È certo comunque che la diffusione capillare di questi impianti si debba all'intervento dei signori rurali e degli ordini monastici. Numerosi documenti storici testimoniano che, nell'Alta Val Tiberina, a partire dal basso medioevo ed in particolare dalla fine del 1100, si ebbe una notevole diffusione di numerosi mulini ad acqua, non solo nei centri abitati più grandi e ricchi della pianura ma anche nelle piccole valli tra le montagne. La loro diffusione è dovuta anche alla loro natura; questi mulini infatti riescono a funzionare anche laddove i torrenti hanno una portata d'acqua limitata in quanto il loro funzionamento consiste nel deviare una parte d'acqua dal fiume grazie ad una chiusa, incanalarla in un ruscello (la "Reglia") per portarla ed immagazzinarla nell'invaso retrostante il mulino (il "Bottaccio") e sfruttare poi il potenziale di tale riserva. Dalla base del "Bottaccio" parte una condotta che porta l'acqua fino alla grotta sottostante il mulino (il "Mergone") e che grazie alla sua sezione troncoconica conferisce all'acqua la pressione sufficiente a far funzionare il mulino. Il mulino a ruota orizzontale consiste in due macine di pietra poste orizzontalmente l'una sopra l'altra; quella inferiore (chiamata ls "Dormiente") è fissata sul ripiano rialzato dove è montato il mulino, mentre quella sopra (la "Girante") ruota sopra l'altra permettendo lo schiacciamento dei chicchi e quindi l'ottenimento della farina. La macina superiore è collegata in presa diretta con l'albero a cucchiai posto nella grotta sottostante il mulino e quando il mulino viene avviato l'acqua colpisce l'albero a cucchiai mettendo in rotazione la macina superiore.

Il Mulino Medievale dei Renzetti, situato nel borgo medievale omonimo, è stato un punto di riferimento per molti abitanti della vallata del torrente Lama, di Lamoli e Borgo Pace nell'Appennino marchigiano, oltre che per forestieri e pellegrini di passaggio. Sicuramente lo è stato per i pastori maremmani che, dopo aver sostato a Colle Plinio, da qui transitavano verso i pascoli montani di Carpegna e Monte Nerone ed oltre. Dal punto di vista orografico, la valle dove è collocato il mulino inizia dall'abitato di Colle Plinio, sito dell'importante villa "In Tuscis" di Plinio il Giovane e si sviluppa dividendosi nelle tre valli che portano ai valichi appenninici in corrispondenza dei centri abitati di Passano, Cantone e Parnacciano. Alla fine del 1800 all'originaria unità produttiva del Mulino Medievale dei Renzetti è stato aggiunto a valle un secondo mulino, detto "di ripresa" in quanto costruito per sfruttare l'acqua proveniente dal mulino principale più a monte; del tutto simile al primo ma dedicato principalmente alla macinatura di cereali per il bestiame. E' rimasto in funzione fino agli inizi degli anni '90 quando l'allora proprietario e mugnaio Annibale Piergentili dovette cessare la produzione a seguito della costruzione di un nuovo ponte da parte del Comune di San Giustino che ne distrusse la quasi totalità dell'invaso di accumulo dell'acqua rendendone impossibile l'utilizzo. E' attualmente in fase di restauro per il ripristino del funzionamento ed utilizzato per visite a scopo didattico e turistico.

Intorno alla metà del '900 nel Comune di San Giustino vi erano 5000 abitanti e 26 mulini funzionanti; In Umbria ve ne erano circa trecento, oggi 4 forse 5 e alcuni modernizzati; in poco più di mezzo secolo sono gradualmente scomparsi nel silenzio e nella disattenzione più totale. In Alta valle del Tevere tutti hanno cessato la loro attività escluso il Mulino di Renzetti che ancora oggi macina esattamente come alle sue origini. Le crescenti difficoltà burocratiche e l'introduzione dell'elettricità come forza motrice, hanno demolito la resistenza dei mugnai e soppiantato tutte le turbine idrauliche. Al posto di tanti mulini disseminati nel territorio ne vennero costruiti pochi con maggiori rendimenti nelle frazioni principali. Insomma, alla fine i mulini si sono trovati a fare i conti con un altro prodotto dell'energia idraulica: l'elettricità. Nel torrente Lama vi è la testimonianza di uno stadio dell'era pre-tecnologica con i resti ancora visibili dei mulini ad acqua e della fine di questo periodo con i ruderi di due centrali elettriche ad acqua edificate in località Colle Plinio e in località Ripole. Queste ultime hanno cessato la produzione con la nazionalizzazione dell'energia elettrica avvenuta alla fine degli anni '60.

Appassionati, curiosi, turisti e studiosi sono invitati a visitare questo sito esemplare per mantenere viva la memoria della vita rurale e per sostenere una politica di recupero e tutela di queste strutture, veri e propri musei nel territorio. Ma forse è difficile considerare bene culturale un impianto "rozzo" come il mulino, ancora di più se non è contrassegnato dalla "vetustà" che qui però non manca. Il Sig. Annibale Piergentili aveva avuto un'importante intuizione: "L'Ultimo Mugnaio" e questi luoghi ricchi di storia e tradizioni, devono essere a disposizione della collettività per dare nuova vita a questi antichissimi impianti, per continuare a raccontare storie di acqua e di farina, per tornare in mezzo alla natura seppure per un paio d'ore: il tempo di una macinatura, una passeggiata e soprattutto un'infarinata di ricordi per mantenere viva una delle tante, troppe, "Memorie Storiche" che in Italia si stanno lasciando andar perdute, per sempre!

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