Archivio foto 2017

Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Localita' o frazione: Barcaccia
Nome bene: La Barcaccia
Comune: Valfabbrica

Cenni storici

La Barcaccia - Valfabbrica (PG)

Qui un tempo operava la dogana e, sotto una tettoia del seicentesco, si vede ancora la vecchia barca che traghettava da una sponda all’altra del Chiascio. Barcaccia, insieme a Coccorano e Sambuco, costituisce un’altra tappa fondamentale del tratto di Sentiero Francescano. Si tratta di una piccola località, sita nel cuore del percorso Assisi-Gubbio, consistente in alcune case dislocate lungo la strada che conduce a Valfabbrica, da cui dista circa 3 km. Si suppone che il nome sia dovuto alla presenza ivi della famosa chiatta, ovvero di una barca, simile ad una zattera, che veniva usata per traghettare da una sponda all’altra del fiume Chiascio. Tanto è vero che sotto una tettoia, in prossimità delle sponde del fiume, è possibile, ancora oggi, ammirare un’antica chiatta; che questa sia proprio quella di cui si è servito Francesco d’Assisi per attraversare il fiume, nei suoi viaggi verso Gubbio, non è possibile dedurlo, sta di fatto che è molto vecchia. La probabile presenza a Barcaccia della dogana fa presumere che “...ivi fosse appunto il passaggio tra due diverse giurisdizioni e si pagasse quindi il pedaggio” (Falcinelli, 1982, p.389).

La località Barcaccia, è posta sul fiume Chiascio, all’incrocio delle due strade medievali ( via Salara – Fabrianese e strada Assisi – Gubbio) ed ha rappresentato nei secoli il punto di confine e di scontro degli interessi della città di Gubbio, Assisi e Perugia. L’attuale nome è legato alla presenza storica di una ” Chiatta “ utilizzata per passare il fiume, tuttora conservata e protetta sulla riva del Chiascio. In tempi più remoti veniva chiamata “ Barcamara” perchè spesso legata a storie di emigrazione e allontanamenti dagli ambienti familiari. In epoca medievale nella immediata vicinanza, esistevano due ponti dei quali sono ancora visibili le fondazioni. I due ponti erano controllati rispettivamente dalla città di Perugia e dai Conti di Coccorano che esigevano la gabella in quanto punto di dogana. Il fabbricato adiacente è ricordato quale “ospedale” destinato all’accoglienza dei viandanti e dei pellegrini.

La Barca

In un tratto più largo del Chiascio si usava questa imbarcazione come traghetto. La documentazione completa è in corso, ma dai dati finora reperiti appaiono chiari alcuni elementi comuni ai traghetti in uso sull’Arno, uno identico era presente a Cascina , tra Pontedera e San Frediano, nella tradizione popolare era chiamato ” Il barchino di sur arno” e il barcaiolo si chiamava Barriero. Interessanti sono anche le estremità a capitìno che conservatesi nella forma più larga, consentono di approfondire lo studio di questa struttura. È inoltre importante far notare come anche in una zona isolata del bacino idrografico del Tevere vi siano forme e strutture comuni a quelle dell’Arno e delle altre zone della regione centrale interna, che mostrano come la comunanza di tradizioni navali ha interessato capillarmente tutta la regione e si siano trasmesse le tecniche costruttive. Per i confronti fatti e per il nome di zattera dato comunemente a questa imbarcazione (qui come sinonimo di chiatta) è proponibile appunto la derivazione dalla zattera. Questo anche perché per imbarcazioni simili usate nell’Italia settentrionale come i traghetti (passi), la derivazione dalla zattera è documentabile in tutte le sue fasi, come si ricava dalle memorie che si conservano dalla Romagna estense (Bagnacavallo, Alfonsine, Lavezzola) fino al Delta padano. Infatti sia il barchino di Fucecchio, che le navi da traghetto dell’Arno e la barca della Barcaccia di Valfabbrica come similitudine costruttiva hanno il fondo che sporge da sotto le sponde, il che vuol dire che il suo rivestimento può essere stato messo dopo la conformazione delle sponde e del volume generale dello scafo, un po’ come nella costruzione dei battèlli veneti e padani. Infatti sia il barchino di Fucecchio, che le navi da traghetto dell’Arno e la barca della Barcaccia di Valfabbrica come similitudine costruttiva hanno il fondo che sporge da sotto le sponde ( forma ad “H” ), il che vuol dire che il suo rivestimento può essere stato messo dopo la conformazione delle sponde e del volume generale dello scafo, un po’ come nella costruzione dei battèlli veneti e padani.

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