Archivio foto 2016

Scheda

Nazione: Italy
Regione: Umbria
Provincia: Perugia (PG)
Localita' o frazione: Centro storico
Nome bene: Museo Archeologico Statale
Comune: Spoleto

Cenni storici e contatti

Museo Archeologico Statale - Spoleto (PG)

Il Museo Archeologico Statale di Spoleto è ospitato, dal 1985, all'interno dell'ex monastero di Sant'Agata, sorto alla fine del XIV secolo nell'area del Teatro Romano. Il monastero fu sede dal 1395 di una comunità monastica benedettina, che collegò le antiche abitazioni della famiglia Corvi, ereditate da una consorella, all'adiacente chiesa parrocchiale di S. Agata, edificata in età altomedievale sulla scena del Teatro Romano. L'allestimento del museo è stato recentemente ampliato e rinnovato. Il primo piano è dedicato alle testimonianze archeologiche di Spoleto e vi sono esposti reperti provenienti dal centro urbano e dal territorio circostante che raccontano le varie fasi di sviluppo della città: le origini, nella media Età del Bronzo (metà del II millennio a. C.); la fase preromana, quando divenne un importante insediamento del popolo degli Umbri, testimoniato dai ricchi corredi funebri dei secoli VII-VI a.C. rinvenuti nella necropoli; la fase romana, con la fondazione della colonia latina nel 241 a.C. e la costituzione del municipium nel 90 a.C. Tra i reperti provenienti dal territorio di Spoleto sono esposti i blocchi in calcare (cippi) che segnalavano il limite di un bosco sacro dedicato a Giove; i due cippi recano inciso un lungo testo in latino arcaico, la cosiddetta Lex Spoletina, che dettava le norme sul taglio degli alberi, consentito solo nel giorno destinato al sacrificio in onore della divinità. Una parte è dedicata agli interventi archeologici effettuati sul colle Sant'Elia, dove sorge la Rocca Albornoziana. Tra i reperti più interessanti si segnala la serie di bronzetti votivi databili tra VI e V secolo a.C. Essi costituiscono la più antica attestazione di un luogo di culto nell'area del colle Sant'Elia, dove in età romana venne eretto un tempio, testimoniato da frammenti di terrecotte architettoniche databili tra III e II secolo a.C. e da offerte votive in terracotta, raffiguranti parti del corpo umano e animali, solitamente prodotte per chiedere la guarigione dei soggetti rappresentati. Questo tipo di oggetti, databili tra il III e il II secolo a.C. sono la tipica espressione della pratica religiosa dei coloni romani giunti nel 241 a.C. Il secondo piano del museo è dedicato ai reperti provenienti dalla Valnerina, un'area che, pur avendo fatto parte nell'antichità del territorio sabino, aveva stretti contatti culturali con Spoleto. Dalla necropoli di Monteleone di Spoleto provengono i cinerari della fine dell'età del bronzo (sec. XI a.C. e le armi in ferro (spade e lance) che connotano i defunti come guerrieri, rinvenute in tombe principesche del VI secolo a.C. Dalla stessa necropoli proviene il celebre carro rivestito da lamine di bronzo sbalzate, attualmente conservato al Metropolitan Museum di New York. Dalla necropoli di Santa Scolastica, presso Norcia, provengono invece i corredi funebri di età ellenistica (secoli III-I a.C.) con numerosi vasi in ceramica a vernice nera, la tipica ceramica da tavola che imitava nelle forme la più ricca suppellettile in bronzo e in argento. Parte dei reperti esposti provengono infine dalla collezione Canzio Sapori (1918-2002), medico spoletino appassionato di archeologia e paleontologia locale che acquisì numerosi materiali sul mercato antiquario o da rinvenitori occasionali. Al piano terra del museo è allestita la sezione dedicata al Teatro romano, introduttiva alla visita dei resti del monumento, che completa quella del museo. Sono qui esposti i resti della ricca decorazione scultorea che decorava la scena, tra cui una splendida statua femminile frammentaria, che è stata riconosciuta essere un originale greco della fine del sec. V a.C. e due ritratti marmorei databili ad età augustea, che raffigurano un personaggio di età cesariana e l'imperatore Augusto; i municipi erano infatti soliti adornare i luoghi degli spettacoli con le effigi dei membri della dinastia imperiale. Nei pannelli didattici viene inoltre proposta la ricostruzione grafica del fondale della scena, depredato in età medievale.

Il teatro venne costruito nella seconda metà del I secolo a.C., immediatamente all'interno della cinta muraria, e rimase in uso fino al IV secolo, subendo trasformazioni e restauri. In epoca romana si aprì una profonda spaccatura nella gradinata, forse a causa di un terremoto. Durante l'Alto Medioevo sulla scena furono costruiti la chiesa di S. Agata e il palazzo della famiglia Corvi. Nel 1320 quattrocento Guelfi furono rinchiusi, e dopo due anni uccisi, nei corridoi del teatro, usati come carcere. Nel 1395 nel palazzo Corvi si insediarono le monache Benedettine e il teatro, ormai interrato, divenne il chiostro del monastero. I resti furono esplorati per la prima volta nel 1891 dall'archeologo spoletino Giuseppe Sordini e furono riportati alla luce con scavi sistematici tra il 1954 e il 1960. Il teatro è edificato su un grande terrazzamento artificiale ed ha un diametro di circa 70 metri, delimitato da un ambulacro semicircolare coperto con volta a botte; da questo si accede, attraverso tre ingressi, alla cavea, sulle cui gradinate prendevano posto gli spettatori. Il restauro della cavea ha ricostruito 27 gradini nella parte orientale, sulla base dei resti ancora conservati, mentre nella parte occidentale i gradini sono stati realizzati in cemento armato. L'orchestra è lo spazio semicircolare centrale che nei teatri romani era destinato a platea per gli spettatori di riguardo e non al coro come accadeva invece in Grecia. Quest'area conserva ancora alcune delle lastre di marmo policrome risalenti al IV secolo e provenienti da varie province dell'Impero. Intorno a tre dischi di marmo verde sono disposte a scacchiera lastre di marmo bianco, scuro e giallo. La scena, che ospitava i fondali per gli spettacoli, fu fortemente alterata in epoca medievale dalla costruzione della chiesa di Sant'Agata. Nel periodo estivo, soprattutto in occasione del Festival dei Due Mondi, il Teatro Romano torna alla sua funzione originaria, ospitando spettacoli di teatro e danza.

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