Archivio foto 2013
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Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Fermo (FM)
Localita' o frazione: Centro storico
Nome bene: Castello di Magliano di Tenna
Comune: Magliano di Tenna

Cenni storici

Castello di Magliano di Tenna (FM)

Nel cuore del territorio Fermano, a confine con Rapagnano a nord, Fermo ad est, Grottazzolina a sud, Montegiorgio ad ovest, il territorio di Magliano si è sempre più popolato. Nell’anno 1813, due secoli fa, gli abitanti erano 887, nel 2012 i Maglianesi sono a quota 1455. Il toponimo di Magliano è diffuso in dodici comuni italiani, oltre che nelle Marche, nella alture Piemontesi, in Toscana, in Abruzzo, in Campania, soprattutto nel Lazio. Dalla Sabina i monaci di Farfa, nel 899 vennero a rifugiarsi sul monte Matenano (poi Santa Vittoria)  accompagnati dagli  agricoltori di varie località che lasciarono il loro nome nelle nuove terra, ad esempio Belmonte o Monteleone.

Il paese di Magliano è nato prima dell’anno 1000 dalla collaborazione di alcune aziende rurali promosse dai monaci di Farfa, chiamate allora “curtes”, cioè caseggiati con terre coltivate con frutteti, allevamenti, laboratori, cantine e stalle. L’operosità dinamica delle famiglie ha utilizzato nei millenni le risorse ambientali, trasformando i prodotti, e creando quei rapporti di pace che hanno trasmesso di generazione in generazione le tradizioni e i nomi delle famiglie. La civiltà sostenuta dalla fede cristiana si è manifestata nella solidarietà.

Nelle aziende tipiche dei benedettini erano presenti gli agricoltori,  gli artigiani e i commercianti. Nell’ottobre 1065 nella donazione di Adalberto figlio di Longino a favore di Uldarico, vescovo di Fermo, è indicata la chiesa di “Santa Maria di Malliano”. Il documento è nel  registro delle copie n. 1030 dell’archivio storico di Fermo. le persone  valorizzavano il lavoro per offrire gli arredi e gli strumenti di utilità quotidiana e festiva nel sereno benessere, condito di umanità. “Prega e lavora” era il programma altomedioevale che ha migliorato le abitudini dei Longobardi e dei Franchi in simbiosi con gli abitanti locali delle epoche precedenti.

Le professioni ed i mestieri si sono perfezionati nel corso dei secoli. Sin dall’epoca monastica la partecipazione alla società aveva affidato gli incarichi pubblici ed amministrativi  a persone del luogo. Nel secolo XI si sono evoluti nella forma del Comune, istituzione di grande rilievo perché il capo Massaro, con i rappresentanti delle contrade, consiglieri eletti, avevano un ruolo politico primario. Questo ente locale, erede di una storia millenaria, ha accompagnato la crescita della società di Magliano nella autenticità personale che ha favorito le trasformazioni rispondenti al i diversi bisogni delle famiglie protagoniste.

La città di Fermo ha unito poi i castelli del contado, anche per la difesa del papato stretto a sud dai Normanni ed a nord dai filoimperiali. Alcuni affittuari di Farfa preferirono rivolgersi al vescovo di Fermo per restare possessori perpetui degli stessi terreni affittati dai monaci. Il preposto di Santa Maria in Georgio (attuale Montegiorgio) nel 1067 lamentava le usurpazioni, tra cui quella di Alberto (o Adelberto) figlio di Adamo nella località – si legge nel Regesto di Farfa – che “dalla strada sotto San Severino va verso il rivo di Fraxeto e al fiume Tenna” cioè nelle piane di Magliano.

Nel copiario Fermano 1030 si legge un contratto dello stesso Alberto di Adamo che nel 1064 donava al vescovo di Fermo il castello di Collicillo con seicento modioli di terre e con una chiesa, a confine con il fosso di Magliano e il torrente Fosa. Gli insediamenti rurali che si riferiscono a Magliano sono vari, nel copiario fermano. Nell’ottobre 1065  Adelberto, figlio di Longino, donava a al vescovo di Fermo il castello Monte (montegiorgese) nel vocabolo (contrada) Frassetto, e un altro castello con i terreni a confine “da capo la via che da San Severino volge a Clerioli;  da piedi il corso mediano del fiume Tenna, da un lato il fossato che viene dal san Tiburzio e confluisce ne Tenna, dall’altro lato la via che da San Severino va verso Santa Maria di Magliano e va al mulino di Pietro Tebaldi, fino a Tenna”.

Altri insediamenti rurali e  aziendali sono ricordati dallo stesso copiario 1030, in un contratto con cui il 6 giugno 1126 il vescovo di Fermo dava in affitto, o enfiteusi, vari beni immobiliari a Morico Paganelli: castelli, poggi, famiglie, terre, chiese, boschi, corsi d’acqua, mulini, pascoli, ripe, terreni coltivati e incolti, nella metà  vescovile delle aziende rurali di Monte Lordoino e di Tosiano, a confine con “ il trivio di Filippo, verso il fossato Calte confluente nel Tenna; dallo stesso trivio di Filippo lungo la strada di San Severino, fino a Forca di Gontiero e lungo il fossato che scorre da Magliano a Monte Lordoino e confluisce nel Tenna”. L’affittuario si impegnava a pagare l’annuo canone di dodici denari “Enrico” da versare nella cattedrale di Fermo alla festa dell’Assunta (ferragosto) o nella sua ottava.

Nei secoli XII e XIII Magliano ha avvertito anche l’influsso dei feudatari laici filoimperiali e del comune di Montegiorgio, confinante. Fermo seguiva la politica di Innocenzo III  (1198-1216) che difendeva la Marca di Fermo contro le ingerenze degli imperatori. A tale scopo erano cercate le alleanze politiche e commerciali. Così nel 1199 il legato pontificio fece sancire una pace collaborativa tra i comuni di Montegiorgio e di Fermo. Adenolfo, come rappresentante  del Comune di Fermo e come vicario del vescovo della stessa città assicurava ai Montegiorgesi la protezione Fermana e il diritto di commerciare al Porto senza pagare alcun tributo. In corrispettivo Montegiorgio restituiva a Fermo tutti quegli abitanti immigrati che provenivano dai castelli di Magliano, Grottazzolina, Monte Lordoino, Cerreto, Alteta.

Ma la difesa contro le ingerenze di parte imperiale non era facile. Nel gennaio del 1229 veniva a soggiornare a Montegiorgio il rappresentante dell’imperatore Federico II, il duca Rainaldo di Spoleto, che concedeva subito a questa cittadina nuovi potere e territori, liberandola da ogni obbligo verso Fermo (né pallio, né aiuti militari)  con un nuovo tribunale ed un ufficio tributario esteso sui castelli di Collicillo, Monte Vescovile, Magliano di Tenna, Cerreto, Rapagnano, Alteta, Monte San Pietrangeli. Ben presto gli alleati Fermani si mossero contro e nell’aprile dello stesso anno scacciarono Rainaldo da Montegiorgio e  così tornò il governo precedente.

La Marca di Fermo nel progetto di Innocenzo III doveva esser coordinata alle altre territorialità o contadi di Ascoli, Camerino, Numana (Umana), Ancona, Osimo, Iesi, Pesaro, Sassoferrato ed a questo scopo nel 1208 il papa dava il titolo di marchese ad Azzo d’Este (Ferrara), cui giungeva la conferma dell’imperatore Ottone IV nel 1210. La parte imperiale nel decennio successivo ruppe questi buoni rapporti con il papa, ma al marchese d’Este furono confermati questi territori da parte pontificia, fino a quando fu stabilito il Rettore della Marca e il vescovo di Fermo ebbe l’onore di Principe.

Magliano aveva la cittadinanza Fermana, come gli altri castelli nei quali era inviato un rappresentante della città  alla quale, a norma del primo libro dello Statuto esprimevano  il giuramento di fedeltà ogni anno  a Ferragosto quando si celebravano in città la festa dell’Assunta e le manifestazioni ippiche. Magliano fino al 1266 aveva la sorveglianza amministrativa di un rappresentante dei canonici Fermani. Ecco il documento che segna il cambiamento.

25 aprile dell’anno 1266. Il preposito del capitolo della chiesa maggiore di Fermo, don Noe,  con il consenso dei canonici, diede e concesse, a nome della predetta Chiesa, in affitto enfiteutico, al comune di Fermo i diritti, le azioni reali, personali, le utilità, i redditi e i proventi dei castelli di Magliano (di Tenna) Monturano, Monte San Pietrangeli, e Grottazzolina in modo che Fermo ne avesse piena giurisdizione e potere, come apparteneva prima al capitolo concedente, con  eccezione per i domini, i palazzi e chiese, possessi della predetta Chiesa e per i vassalli del capitolo stesso. Il comune di Fermo prendeva possesso e tenuta dei predetti castelli, come ne aveva avuto già il capitolo dei canonici, negli usi, nella fruizione, nel mettere ordine e nel deliberare. Il capitolo prometteva di mantenere stabile ed integra la presente concessione e donazione, sotto la penalità di 3000 marchi d’argento. Il comune di Fermo consegnava a questo capitolo 100 once d’oro per i restauri della Chiesa predetta. Queste once furono date dai castelli, a nome della città, con volontà fedele, secondo ogni legge e canone.

Magliano prosperava nelle libertà comunali, secondo lo statuto Fermano; fino a quando il Papa si trasferì da Roma ad Avignone (1307-1377 salvi pochi anni) e sorsero contrasti e  alcuni signori come Mercenario da Monteverde e in seguito Gentile da Mogliano imposero il loro dominio con le armi. Nel 1355 giunse il card. legato Egidio d’Albornoz che diede nuovo valido ordinamento costituzionale alla Marca e. Nel 1357  tutti i comuni, compreso Magliano, promisero solennemente di obbedire al governo di Fermo. Nel 1360 fu mandato  Giovanni Visconti d’Oleggio che governò fino alla morte nel 1366.  Nuova tirannide nel 1375 con Rinaldo da Monteverde e in seguito congiure e fazioni  danneggiarono i castelli con invasioni e devastazioni causate dallo scorrazzare delle bande militari. I  danni furono subiti anche da Magliano di Tenna. Si aggiunse la falcidie di vite umane  a causa delle pestilenze epidemiche. Devastazioni, taglie, rappresaglie, pestilenze con moria e sconforto della gente si ripeterono nel secolo XV, come narrano le cronache di Fermo. A fine secolo subentrò un grave scisma  con persino due antipapi.

L’andazzo militaristico proseguiva con Ludovico Migliorati, nipote di Innocenzo VII (1406-1410) poi con l’arrivo delle soldataglie di Carlo Malatesta che occupò nel 1413 anche il castello di Magliano. Si aggiungevano i danni derivanti dalle rivalità tra i castelli stessi. Magliano ebbe contrasti per i pascoli al Tenna, dato che a confine tra Grottazzolina, Montegiorgio, Fermo e Magliano stessa, esisteva  una pianura foraggifera presso il fiume Tenna, adatta alla pastura del bestiame e per questo chiamata Bovara o Boara. Un contrasto particolare si accese contro Grottazzolina ed intervenne perciò il Governo Fermano con una sentenza dell’anno 1428 su richiesta dai signori Ludovico e Gentile de Melioratis. Vennero segnati i confini con cui i pascoli alla Bovara, dal molino di Montegiorgio fino al molino di Magliano, appartenevano alla stessa Magliano nella parte da sotto al vallato fino al corso del fiume Tenna.

Non cessavano le invasioni desolanti per i castelli con l’arrivo dei militari di Braccio di Montone, poi di Francesco e Alessandro Sforza, tanto che in una battaglia cadde prigioniero, per breve tempo, il vescovo Fermano Domenico da Capranica. Poi nel 1446, allontanati i tiranni, si godette un po’ di pace, mentre a Fermo predicava il francescano riformatore Fra’ Giacomo della Marca che procurava la pacificazione tra i vari castelli e tra i cittadini. In questo clima di convivenza, nel 1456,  furono definiti  legalmente i confini tra Montegiorgio e la stessa Magliano. I commissari deputati dal governo Fermano furono i militi Nicola Fogliani e Angelo de Volpucci che apposero i termini tra i due territori comunali.

Fermo, non molto dopo, ebbe a cedere le possessioni che aveva  a Mogliano, al vescovo Fermano, con licitazione apostolica. La permuta avvenne nel 1459 quando il vescovo, consigliato dai canonici, cedette al comune Fermano la giurisdizione sul castello di Montottone ed in permuta riceveva dal comune le tenute fermane che erano a Magliano, a Monteverde e a Grottazzolina. Questo accrebbe i possedimenti vescovili a Magliano. Ma, quando non arrivavano le orde militari devastatrici dall’esterno, insorgevano, nonostante l’aggressione della pestilenza, alcune rivalità all’interno, in particolare tra la fazione Ascolana e quella Fermana, come nel 1496  e nel 1498.

Una pergamena di Fermo dell’anno 1514 offre i nomi di due parroci di santa Maria a Magliano. Allora la Curia vescovile Fermana nominò parroco di questa antica parrocchia, il maglianese don Francesco Nicolai dato che  era morto il predecessore don Sante Menecucci nativo da Montottone. Questo secolo XVI era iniziato con turbolenze nel Governo perché  si era imposto con le armi Oliverotto Offreducci, eliminato a tradimento dal duca Valentino, Cesare Borgia, nipote di Alessandro VI (1492-1503).  Magliano, assieme con gli altri castelli gli prometteva sudditanza. Quando fu eletto Giulio II papa,  questo duca fu allontanato. Senonché, pur in tempo di epidemia, nel 1513 tornò la tirannide con Ludovico Uffreducci, nipote dell’Oliverotto, contro cui agivano a Fermo i Brancadoro, fino a che, nel 1520,fu ucciso nella piana del Tenna presso Magliano dall’esercito di Nicola Bonafede nativo da Monte San Giusto. Carestia,  fame e peste tra un’invasione di grilli e di cavallette,  nel 1527 e non ci fu territorio che ne fosse esente, tanto più che scorazzavano nel Fermano le orde del francese Lautrec  con 10.000 militi che appestarono di ciamurro tutta la provincia, come annotava il contemporaneo Giovan Marino Lucidi nella sua cronaca. Questo cronista riferisce anche la lunga vicenda che dal 1537 al 1547 segnò l’umiliazione di Fermo che per volere di Paolo III perse il ruolo di capoluogo, trasferito dal papa a Montottone per dare al figlio Luigi (morto nel 1547) ed al nipote Ranuccio il Governo dello “Stato ecclesiastico nell’Agro Piceno” di cui Magliano fece parte con proprie vicende legate alle rappresaglie tra Montegiorgio e Belmonte. Nella notte del 3 giugno 1542 i Maglianesi assieme con centinaia di altri operai provenienti da diversi paesi, mieterono il grano alla Bovara, territorio molto conteso.

Dopo queste disavventure gravosamente costose, Fermo chiese e ottenne nel 1550 di avere stabilmente come Governatore della città e dei castelli il nipote del pontefice regnante. Non per questo cessavano le vertenze giudiziarie tra i castelli, ma in forme tollerabili. La scrittrice Rosanna Preta, descrivendo Magliano, annotava che le sue vicende hanno dato continuità al “silenzio carico di storia”. Fiorivano anche le arti dell’architettura, della pittura e della metallurgia come si riscontra nelle chiese, perché la fede è grande creatrice di opere. Nella chiesa di Santa Maria delle Grazie gli affreschi della metà del secolo XV attribuiti alla scuola dei pittori Farfensi di Fra’ Marino Angeli raffigurano l’Adorazione e la Crocifissione. Nella chiesa di San Gregorio,  eretta in piazza con maestosa abside nel 1779, su di un preesistente edificio, si conserva l’affresco raffigurante la Madonna con il Figlio e con santa Lucia, attribuito alla scuola del pittore monterubbianese Vincenzo Pagani del secolo XV. Inoltre agli altari si apprezzano le diverse tele dipinte dalla bottega dei fratelli fermani Ricci, i dipinti dei Litterio Ricciardelli da Messina e quelli degli allievi del Landolfi. Lungo la strada Faleriense, nella chiesa di San Filippo, le sculture del monumento funebre, sono opera ottocentesca del fermano Salomoni.

A Magliano chi ama  la storia e i castelli apprezza la Porta di Bora a doppio androne angolato e le costruzioni ingentilite dai secoli. Anche la modernità si fa apprezzare nei centri commerciali, nelle botteghe, nei servizi, nelle comunicazioni, nell’edilizia in continua crescita soprattutto nella pianura solcata dalla strada Faleriense, con richiamo e afflusso di molti clienti ed utenti. L’inventiva delle famiglie e dei professionisti è rimasta attiva nel corso dei secoli, aggiornandosi.

Carlo Fattoretta