INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Macerata (MC)
Comune: San Ginesio
Localita' o frazione: Rocca
Nome bene: Rocca di Colonnalta

Cenni storici

Rocca di Colonnalta – San Ginesio (MC)

La ricerca su Colonnata è stata condotta sui documenti conservati presso l’archivio di stato di Camerino, l’archivio di stato di Fermo, l’archivio comunale di Sarnano, l’archivio comunale di San Ginesio e sulla non vasta bibliografia esistente che riguarda gli studi del territorio sarnanese e ginesino effettuati in particolare da Giacinto Pagnani e da Febo Allevi oltre che da Telesforo Benigni e da altri studiosi che si sono interessati in senso lato dell’area che qui interessa come Antonio Bittarelli per Pieca, Delio Pacini e Fabia Domitilla Allevi per le famiglie dei Mainardi, Offoni e Brunforte che possedevano in loco, Silvia Campilia per le ricerche sull’abbazia di Rambona che ugualmente aveva beni nell’ambito delimitato dal Fiastra (Flastra minor) e dal Fiastrone (Flastra maior).

Inizio da quast’ultima studiosa, che oltre tre decenni or sono pubblicava il più antico documento che si conosca del 1045, già reso noto da Febo Allevi e da Fabia Domitilla Allevi, che ora possiedo in fotografia per avere una lettura il più possibile corretta e custodito presso la biblioteca apostolica vaticana. Si tratta del piccolo codice barberiniano latino 2026, di 45 carte e avente come titolo “Epistolae quaedam summorum pontificum, cardinalium et alia monumenta”, cioè una serie di antichi documenti in copia eseguita nel XVII secolo, che alla c. 33r-v contiene un atto del I maggio 1045 con il quale Bernardo del conte Offone, con il consenso del figlio Bernardo e della moglie, concede beni per 180 modìoli (circa 60 ettari) “in fundo Pleca” al monastero di S. Michele, soggetto all’abbazia di S. Flaviano di Rambona, “in comitatu Camerino in curte Bonevilli et Valle Colonnari” per 140 soldi, con licenza di costruire un mulino ai piedi di detta valle “a rivo Folio usque ad Pontem Altu”. Tra i lati confinanti si dà il Flastra, vale a dire il Fiastrone, e la strada che conduce al Sasso Rosso; in ogni caso non c’è dubbio che ci troviamo in questa zona e nella valle qui chiamata Colonnari, cioè di o del colonnaro/dei colonnari, che può richiamare la presenza di colonne usate come termini agrimensori di confine come ritiene il padre Pagnani ovvero come presenza generica di colonne o pilastri. C’è però la possibilità, a mio parere più veritiera, che il toponimo derivi da colonare/colonatus, cioè coltivare a colonìa ovvero terra condotta da coloni, e il termine colonus affonda le proprie radici in piena epoca romana. Come stiano le cose non è ora il caso di indagare più a fondo, ma resta il fatto che siamo in presenza di un toponimo antico, che nella parlata popolare diventerà Colonnato/Colonnata per più facile assimilazione di colonus a colonna, e in epoca più vicina a noi Colonnalta, come in effetti risulta nelle carte dell’I. G. M. levata del 1955, anche in questo caso, però, per il fatto che nella bocca dei parlanti meglio si comprende Colonnalta rispetto a Colonnata, che potrebbe dare quasi l’idea di un errore non conoscendo l’origine del toponimo, che in effetti nei documenti non compare mai come Colonnalta. Dunque, per riassumere, colonari-colonnato/a, colonnalta.

Dall’XI secolo, almeno per quanto ne posso sapere, si passa poco oltre la metà del XIII, quando iniziano i contrasti con i Brunforte, possessori del castello di Colonnato, la cui erezione credo che si possa collocare, in mancanza di notizie più certe, nella seconda metà del secolo XII o nei primi anni di quello successivo ad opera degli stessi signori di Brunforte a presidio dei propri beni in una zona che aveva come confinante il comune di San Ginesio in quel periodo in forte e rapida espansione territoriale, fino a giungere alla concessione del 1265 da parte del legato della Marca Simone Paltinieri, che cede il “castrum Colonati” a San Ginesio.

Faccio a meno di ricordare minutamente la questione, che si trascina con citazioni a giudizio da entrambe le parti in causa, fino ad arrivare al lodo arbitrale del 24 febbraio 1278, lodo perduto e che possediamo solo nella parziale trascrizione di metà Cinquecento di Marinangelo Severini, con il quale si stabilisce che Rinaldo di Brunforte debba possedere il Poggio di S. Michele e il castello di Colonnato, ad eccezione di 12 famiglie, lasciando ai ginesini il possesso del monte di Colonnato, di cui si danno i confini che vanno fino al Fiastrone, e la possibilità di costruire una strada di uso pubblico larga 12 piedi dal Sasso Rosso fino al castellare di Pieca.

Nella divisione di beni del 1313 tra i Brunforte, ai fratelli Nallo, Scattone e Ottavianuccio, figli di Ottaviano fratello di Rinaldo, tocca il “castrum Colonnati cum girone et burgo et sua senayta”, segno che a quel tempo non vi era solo il castello, che sappiamo già costruito almeno a metà Duecento, ma anche il girone, cioè la parte più interna, più alta e meglio difesa del centro murato e il borgo, che può corrispondere alle case costruite a poca distanza dalle stesse mura castellane. Non credo infatti, come avevo ritenuto in un primo momento, che il borgo dei primi anni del Trecento sopra ricordato possa identificarsi con l’agglomerato che va oggi sotto il nome di Rocca, che sappiamo costruito successivamente quando il castello, ma non la rocca, verrà abbandonato.

Il castello di Colonnato, oltre al girone e al borgo, aveva anche la sua “sinaita”, cioè la sua confinazione territoriale (il termine, come è noto, è di derivazione longobarda), e di conseguenza il suo “districtus”, ma di queste problematiche si parlerà più diffusamente a suo tempo e dopo aver esaminato con maggiore attenzione le carte raccolte, attraverso le quali cercherò anche di costruire una carta territoriale come fatto qualche anno fa per Poggio San Costanzo.

Nel 1317 Vanne di Ottaviano Brunforte vende “nobili viro” Corrado di Bonconte da Sentino, abitante a Sarnano, il monte di Colonnato di sua pertinenza per 216 lire di ravennati piccoli secondo i confini che toccano i castelli di Monastero dell’isola, Fiastra e Brunforte. Ma è più importante, al di là della compravendita in se stessa, il fatto che essa viene stipulata “in palatio Colonati”, segno che già in tale anno nel castello di Colonnato vi era sicuramente un palatium nobiliare di residenza.

Nel primo quarto del Trecento abbiamo dunque il castello con girone fortificato, palazzo e borgo, ma non ancora la rocca o arce, o almeno non ne abbiamo notizia, rocca che i documenti registrano invece più avanti. Infatti nel 1330 Giovanni di Ottaviano Brunforte, che agisce anche a nome del fratello Ottaviano, vende a San Ginesio per 8000 fiorini d’oro il “castrum Colompnati cum rocca, domibus, muris et munimentis suis”, terre, boschi, acque, mulini e tutto ciò che si contiene nel suo territorio insieme alla rocca di Ragnolo con relativo distretto e vassalli secondo i confini (del castello di Colonnato e della rocca di Ragnolo) che toccano il Fiastrone e i territori di San Ginesio, Sarnano, Col di Pietra, Monastero dell’Isola e Brunforte (castello).

Dalla seconda metà del XIV secolo e fino ai primi decenni del XV la rocca di Colonnato, strategicamente importante per la sua posizione, è nelle mani dei Varano signori di Camerino e di numerose altre località, tra le quali San Ginesio, in maniera quasi ininterrotta. Altrettanto farà Francesco Sforza durante il suo decennio di dominio nella Marca tra il 1433 e il 1443, fino a quando il castello e la rocca di Colonnato torneranno nel pieno dominio di San Ginesio, che nell’arce manteneva stabilmente un proprio castellano con almeno tre addetti (famuli) di età non inferiore a 18 anni e adatti a portare le armi (“acti ad arma portanda”).

La rocca, tuttavia, continuava a mantenere ancora la sua importanza, se Innocenzo VIII con breve del 23 marzo 1487 concede ai ginesini di applicare per tre anni il denaro da versare per le taglie “in arcis Colunnati reparationem”, e la scelta della persona per la custodia della rocca era ritenuta di grande importanza, come mostra la rubrica XIX del II libro degli statuti di San Ginesio del 1582, dalla quale si ricava che il castrum, cioè il castello, situato come riferisce un documento quattrocentesco intorno e ai piedi della rocca, era ormai scaduto a villa, dunque sotto forma di un nuovo insediamento privo di mura e di elementi difensivi come appare al giorno d’oggi, che  ha conservato il nome di Rocca.

A questo punto dovremmo avere, in ordine temporale: la Valle Colonnari della metà dell’XI secolo senza la presenza del castrum; il castello almeno a metà del XIII secolo; il girone e il borgo certamente nel 1313, il palatium sicuramente nel 1317, altrettanto sicuramente la rocca nel 1330, la ricostruzione più in basso dell’agglomerato (pur rimanendo in piedi la rocca) tra Quattrocento e Cinquecento.  Questa è la scansione temporale offerta dai documenti, per noi molto importanti, anche a motivo del fatto che ci danno una cronologia sotto molti aspetti attendibile e persuasiva.

Non siamo in grado, come accennato, di collocare con esattezza il borgo attestato nel 1313, che probabilmente era a ridosso o poco sotto le mura castellane che chiudevano il castrum e la rocca e che venne abbandonato e ricostruito, si è detto, secondo la tipologia della villa senza protezione di cinta muraria. Lo stesso fenomeno, peraltro molto comune, che ha interessato il vicino castello di Morico, abbandonato nel corso del primo Quattrocento e ricostruito più in basso come villa,come appare oggi, alla stessa stregua di Rocca.

La rocca del castello di Colonnata, ritornata ora alla luce in modo egregio e di grande interesse strategico e militare per oltre due secoli, perderà mano a mano la sua importanza e il Cinquecento e il Seicento sono pieni di cause e di contrasti tra l’amministrazione ginesina e gli abitanti di Rocca, eredi dell’antico castello-rocca, per pretese autonomie da essi godute e per i diritti di pascere e legnare sul monte Colonnato e sul Ragnolo.

Nel 1762 Paolo Riccomanni può scrivere che si riconosce “l’antichità di questo castello dalla sua rocca formata a grosse semicolonne tutte murate ed incorporate nelle forti pareti di essa con porta saracinesca di fortissima struttura, lavorata all’uso antico e romano con calce e rena, ancora in piedi esistente benché abbandonata”, mentre nel 1846 Gaetano Moroni nel vol. XL del suo notissimo Dizionario di erudizione ricorda che “i camerinesi tolsero affatto ogni avanzo alla rocca Ragnola esistente già nel territorio”, di cui infatti non si conosce oggi l’esatta ubicazione, mentre “si vedono ancora grandiosi avanzi” della rocca di Colonnato, “che dominando il castello fu sempre tenuta pel più munito e sicuro propugnacolo esterno de’ ginesini”.

prof. Rossano Cicconi

LINK UTILI



GALLERY


Photo Gallery A.D. 2015


DOVE SI TROVA


Simple Map

Condividi su Facebook