INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Pesaro-Urbino (PU)
Comune: Cagli
Localita' o frazione: Centro storico
Nome bene: Torrione Martiniano

Cenni storici

Torrione Martiniano - Cagli (PU)

Le mura, in parte oggi inglobate nelle abitazioni, bruscamente s’interrompono e al centro di una piccola piazza troneggia un torrione ovale. La struttura pare un enorme pugno serrato che emerge dalle viscere della terra come simbolo di compattezza, di dominio. Un sigillo, un sigillo posto al limitare dell’antico perimetro della città di Cagli, piantato a difesa delle sue mura. Oggi, a prima vista, è difficile comprendere, purtroppo, l’essenza, il senso di questo torrione inghiottito nella frenesia del traffico, posto al centro di una piazzetta come il più sfortunato “addobbo di rotatoria”. Fu innalzato qui, ad integrazione del circuito murario cittadino attorno al 1481 per volere di Federico di Montefeltro, duca di Urbino. Disegnatore e realizzatore di questo monumento di pietra e laterizio fu Francesco di Giorgio Martini, architetto senese al quale era stato affidato il restiling della maggior parte delle rocche del ducato di Urbino. Il torrione è circondato da un fossato (oggi parzialmente rimesso in luce da interventi di recupero) e ha una base scarpata. La muratura infatti non si stacca da terra rettilinea, ma lievemente obliqua. Si tratta di un accorgimento difensivo: una muratura obliqua avrebbe meglio resistito agli attacchi degli assalitori; anche di coloro che, magari messo fuori uso il fossato, avrebbero potuto assaltare la torre utilizzando le temute scale. La piccola porta era difesa da un ponte levatoio che permetteva ai soldati di superare agevolmente il fossato e di barricarsi all’interno in caso di estrema difesa. Sopra l’ingresso sono ancora presenti le tacche verticali in cui s’infilavano i “bolzoni” del ponte, ovvero le travi in legno che permettevano l’apertura e la chiusura del varco d’accesso. Terminata la “scarpa” della muratura oltre tre cordoli che corrono orizzontali, si possono notare delle lunghe “zanne” in laterizio. Sono dei beccatelli, il peggior nemico degli “scalatori”. Da queste vere e proprie bocche, in caso di assedio, grondava ogni genere di liquido, come il temuto olio bollente. Immediatamente sopra i beccatelli si aprono dei fori circolari: sono bombardiere provviste, tra l’altro, della tacca verticale per la mira. È curioso notare come queste “bocche da fuoco” siano rivolte anche verso la cittadina: il torrione rappresentava una vera e propria fortezza a se stante e nel caso in cui la città fosse stata occupata dal nemico e la torre no, quest’ultima era pronta comunque a cannoneggiare il nemico ovunque esso si trovasse. Poco alla destra della porta è ancora possibile notare il punto in cui le mura cittadine s’innestavano nel torrione; dalla parte opposta rispetto all’ingresso è visibile l’altro punto d’innesto. L’interno della struttura è piuttosto angusto; si tratta di una macchina da guerra paragonabile, pur nella sua staticità, alla moderna “pancia” dei carri armati e l’ambiente spartano è pienamente giustificabile. Era comunque dotato di un confort: nel piano interrato è ancora presente un’ampia cisterna cilindrica con volta a spirale che permetteva agli occupanti un continuo approvvigionamento idrico. Suggestivi appaiono i vani che accoglievano le bombarde: si tratta di troniere strombate ovvero piccoli ambienti ricavati nella mole rocciosa del torrione, nel suo perimetro esterno. Ma la sorpresa che questo edificio nasconde è letteralmente persa nei sotterranei del medesimo come si vedrà... Un tempo, volgendo le spalle alle mura cittadine e rivolgendo lo sguardo verso il sovrastante colle, era possibile vedere una meraviglia quattrocentesca.

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