INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Ancona (AN)
Comune: Serra San Quirico
Localita' o frazione: Centro storico
Nome bene: Castello di Serra San Quirico

Cenni storici

Castello di Serra San Quirico (AN)

Alle pendici del Monte Murano, proprio all’imbocco della Gola della Rossa, sorge il bellissimo borgo di Serra San Quirico. Il nucleo urbano attuale nasce come fortificazione a controllo del traffico sulla direttrice che da Roma portava verso l’Adriatico e viceversa. Le dinamiche storiche del paese trovano testimonianza nell’evoluta struttura fortificata, ancora oggi percorribile lungo le caratteristiche Copertelle, originali camminamenti coperti sovrastati a loro volta dalle abitazioni e illuminati da finestre ad arco e feritoie. Il risultato ancora visibile è quello di un poderoso e inespugnabile castello dalla caratteristica forma di nave, come una galea prodigiosamente incastonata nella roccia del monte sovrastante, con in alto il Cassero, punto di vedetta sulla valle e baluardo nella difesa del paese. Il centro storico, sopravvissuto alle insidie del tempo, offre un dedalo di viuzze con angoli suggestivi e panoramici, splendidi palazzi e chiese di rara bellezza. Fulcro dell’abitato è Piazza della Libertà, “salotto buono” del paese con la torre comunale del sec.XIII, la fontana cinquecentesca, la Loggia Manin (vero e proprio balcone sulla valle) i palazzi Piccioni, Ortolani e della Meridiana. Dalla scalinata in piazza si arriva alla chiesa di Santa Lucia, la cui severa facciata romanica cela inaspettamente al suo interno un vero e proprio capolavoro del barocco seicentesco, con bellissime tele di Pasqualino Rossi e un rarissimo organo di Giuseppe M. Testa. Pochi passi sono sufficienti per ammirare altri gioielli come le chiese di San Filippo Neri, dei Ss. Quirico e Giulitta (al cui interno è custodita una delle spine della corona di Cristo) e, all’ingresso del paese, di S. Maria del Mercato (oggi Teatro Comunale), con uno dei campanili più rappresentativi dell’arte romanica della zona. Nei dintorni, da non perdere il castello di Domo (e la chiesa di San Paterniano), l’antico fortilizio di Castellaro, il caratteristico borgo di Ville di Sasso e, soprattutto, l’Abbazia di Sant’Elena, fondata nel 1005 da San Romualdo lungo il fiume Esino, con numerosi capitelli e singolari decorazioni in stile romanico.

Una città di pietra adagiata su costa rocciosa, una città che assume le sembianze di una nave con la prua sulla valle dell’Esino. I monti sovrastano l’antica fortezza, testimoni, nei secoli, delle vestigia di Serra: un passato importante che l’ingiuria del tempo non ha cancellato, che ancora oggi si coglie dall’osservazione attenta delle edificazioni civili e religiose, dell’impianto urbanistico della città murata, dei centri rurali sparsi nel territorio del comune, ricchi di testimonianze di cultura. Ovunque regna il verde delle piante e delle pinete. La montagna e lì, con le sue bellezze, le sue passeggiate, le sue dolci atmosfere di pace… Le origini di Serra San Quirico risalgono a tempi assai remoti per la posizione chiave del luogo. I documenti storici ritrovati nel nostro territorio parlano di epoche antichissime, con segni tangibili della civiltà etrusca, picena e romana; oltre al ritrovamento di una necropoli di Galli Senoni. Si suppone che Serra sia sorta come caposaldo romano all’imbocco della Gola della Rossa, passaggio obbligato per Roma e punto di grande importanza strategica. Un primo insediamento di uomini che si arricchì a poco a poco di edifici e fortificazioni; che crebbe e si consolidò all’obra di Roma fino alla distruzione barbarica. Nel primo medio evo fu incorporata nell’esarcato di Ravenna e più tardi nella circoscrizione carolingia della Marca Inferiore. Inquadrata in questa sistemazione, Serra attende gli albori dell’anno mille, allorché, rinnovata nelle strutture e nello spirito, rinascerà sotto l’impulso vigoroso del monachesimo, rappresentato da S. Romualdo Abate. Alle pendici dei Monti del Sole, sorge Domo, il primo dei quattro castelli serrani, circondato da mura che ne rivelano il carattere di antica fortificazione, fondato, si suppone, da alcuni osimani fuggiti dalla loro città assediata dai barbari. Proseguendo verso levante si giunge a Castellaro, detto anticamente Rotorscio, dal nome della feudataria Rodossa. Domina un panorama vastissimo, dai monti di Pesaro ai colli fermani. I pochi e cadenti ruderi della rocca ed una parte ristrutturata dell’antico castello, ne raccontano ancora la millenaria storia. Poco più ad oriente, in vetta ad un’alto colle, sorge Sasso, castello fortificato fin al 1200. Di antichissima storia, fu sede del capitano del Popolo, eletto ogni sei mesi. Serra S. Quirico Stazione, l’attuale grossa borgata adagiata sulla riva del fiume Esino e sede di un antico mulino, nacque intorno alla chiesa di S. Maria di Loreto, edificata nel XVII secolo per accogliere i viandanti che si accingevano ad attraversare la Gola della Rossa infestata di pericolosi briganti. Il 18 settembre 1841 il Borgo ebbe l’alto onore della visita pontificia di Gregorio XVI, proveniente da Loreto, il quale non avendo tempo di salire al castello si fermò nella chiesetta di Santa Maria di Loreto, accolto dai numerosi fedeli. Nell’anno 1865 per la stazione di Serra S. Quirico transitò il primo treno della ferrovia Ancona-Roma, tra gente vicina e lontana accorsa ad ammirare il progresso che avanzava.

Il centro storico è tra i più belli delle Marche, meta ideale per godere di riposo e tranquillità, dove si possono ammirare opere d’arte, monumenti, fare salutari escursioni e passeggiate tra la bellezza della natura, godere il gusto della buona cucina tradizionale marchigiana da scoprire nei vari ristoranti. All’interno: ripidi saliscendi, lastricati di pietra arenaria, viuzze, archi, scorci suggestivi. Lo sforzo di storici e ricercatori per datare la nascita di Serra San Quirico, non è mai stato coronato da successo, sia perché la data è estremamente remota, sia perché non esiste documentazione certa ed attendibile. Per questo ci si è sempre affidati a racconti leggendari che attribuiscono la fondazione del centro urbano al console romano Marco Attilio Serrano, centro probabilmente eretto come fortificazione a controllo dei traffici dell’Adriatico verso Roma e viceversa. Risale al 1265 l’erezione a libero Comune, nel 1444 resistette ma poi capitolò all’assedio di Francesco Sforza. Conobbe particolare sviluppo durante il Medioevo. È ancora ammirabile l’originaria struttura architettonica primitiva non completamente intaccata dall’erosione del tempo. La fortificazione risale alla seconda metà del 1300 e rimane ancora oggi quasi intatta. Sopra le mura di cinta: le “COPERTELLE”: strade coperte, sovrastate a loro volta dalle abitazioni. Ne risultò un complesso poderoso, inespugnabile, dominante la valle dall’alto e comunicante all’interno con passaggi segreti, con dodici torrette disposte lungo le mura castellane. Il turista che intende passare qualche ora a visitare Serra San Quirico può tranquillamente parcheggiare l’autovettura proprio all’ingresso del paese nei pressi della ex Chiesa di Santa Maria del Mercato. Il visitatore che arriva affaticato già si può ritemprare sostando nel vicino Parco del Monumento ai Caduti e successivamente assaggiare l’acqua di sorgente di Fonte Nova o Fonte Corona, situate sempre nelle immediate vicinanze. Dalle fonti già si può godere il panorama d’insieme del paese visto dal lato ovest. La visita inizia con l’esterno della ex CHIESA DI SANTA MARIA DEL MERCATO (1289) - oggi Teatro Comunale - il campanile è tra i migliori esempi di arte romanica della zona. Proseguendo per Via Leopardi, notate le stuccature cinquecentesche del Palazzo Zampetti, ci si può addentrare per via Ricci, che presenta diversi pregevoli portali e Palazzo Manfredi.
Da via Leopardi, si giunge in Piazza della Libertà - il centro, con la torre comunale del XIII secolo in gran parte demolita, la fontana cinquecentesca, la Loggia Manin con la vista della vallata e dei paesi vicini. Bello lo scenario d’insieme offerto dalla piazza, ben raccolta tra vari palazzi. Il Palazzo Municipale, che risale al sec. XV, con il cortile interno tipo chiostrino, anche sede dell’Archivio Storico, ricco di documenti tanto numerosi quanto antichi, in particolare statuti comunali e pergame. Prima di imboccare l’ultimo tratto di Copertelle si incontra PORTA PESA, una delle porte di accesso al paese. Il coro è lavorato in radica di noce di bella ed intelligente fattura, specialmente gli specchi degli scranni superiori intarsiati a disegno e disposti in bella armonia; nel coro si ammira anche un bel cantorino ligneo. Il coro è lavorato in radica di noce di bella ed intelligente fattura, specialmente gli specchi degli scranni superiori intarsiati a disegno e disposti in bella armonia; nel coro si ammira anche un bel cantorino ligneo. Sono ancora da ammirare gli intarsi policromi dei paliotti dei sei altari laterali in scagliola. Un monumentale chiostro collega la chiesa di Santa Lucia all’omonimo Monastero silvestrino, passato nel secolo scorso in proprietà dello stato, oggi in fase di restauro. Sia l’esterno che l’interno della struttura testimoniano l’imponenza della costruzione e di riflesso l’incidenza dei Padri Silvestrini per Serra San Quirico lungo i secoli. Attraversando corridoi e stanze, che sembrano non aver fine, ci si immerge quasi nella visione dei monaci che studiavano, pregavano, lavoravano… Al primo piano di questo edificio, i lavori di restauro hanno portato alla luce delle lunette affrescate, recentemente restaurate. Risalendo ancora per la scalinata, ci si può addentrare in via Cassero, con vari edifici da segnalare soprattutto per i loro portali. Ritornando sui propri passi, in cima alla scalinata, dopo la piazzetta e la Casa di Riposo, ex Monastero delle Clarisse, si arriva alla trecentesca TORRE DEL CASSERO con la sottostante Casa del Capitano del popolo (oggi casa privata). La torre, notevolmente abbassata per motivi di stabilità in questo secolo, era il baluardo del paese e per questo scopo venne munita di tutto l’occorrente per la resistenza nei confronti di attacchi esterni; era un punto di vedetta e di segnalazioni per dominare la Vallesina. Nelle adiacenze inizia la bella pineta, percorribile con una comoda strada o mediante sentieri interni. Da qui si può risalire per la ripida via Cavour; girando sulla sinistra ci si immette in Corso del Popolo. La via è costeggiata sulla sinistra da Palazzo Martorana (sec. XVII); sullo stesso lato si raggiunge la CHIESA DI SAN QUIRICO, dedicata ai Santi Quirico e Giulitta (martiri di Tarso), fondata nei primissimi anni dopo il mille da San Romualdo. Più volte ristrutturata, e completamente rifatta a seguito del disastroso terremoto del 1744. Da ammirare: nel secondo altare di sinistra la Madonna del Rosario, bassorilievo in terracotta policroma del ‘500 attribuito a Pier Paolo Gapiti. Il bassorilievo raffigura la Vergine col Bambino in braccio ed ai lati San Domenico e San Quirico che sorreggono i lembi del manto e mettono in evidenza un duplice gruppo di oranti, quello maschile guidato da San Francesco e quello femminile guidato da Santa Chiara. 1 quindici quadretti che contornano il bassorilievo e raffiguranti i misteri del Rosario sono disposti in modo illogico e presentano diversità di stile e di decorazioni. Nell’altare di fronte un monumentale tabernacolo ligneo dorato, proveniente dalla Chiesa di San Francesco. Nell’abside una tela con raffigurati i santi martiri Quirico e Giulitta, la Beata Alessandra Sabini e San Silvestro, tela attribuita al pittore Pasqualino Rossi. Sempre nell’abside è custodita la reliquia della SACRA SPINA. Risulta problematica la dimostrazione razionale della sua autenticità, ma per lunghissima, unanime tradizione popolare viene riconosciuta come una delle spine che componeva la corona di Cristo. Questa reliquia fu venerata con grande solennità il 3 ottobre 1539 da Papa Paolo III Farnese che sostò a Serra San Quirico con un nutrito seguito di cardinali ed ambasciatori stranieri. La reliquia della Sacra Spina viene tradizionalmente venerata nei venerdi di marzo, in particolare il terzo, ed ancora il venerdì santo. La Spina si presenta con la punta mozza e macchiata di sangue.

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