Archivio foto 2014
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Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Ancona (AN)
Localita' o frazione: Precicchie
Nome bene: Castello di Precicchie
Comune: Fabriano

Cenni storici

Castello di Precicchie - Fabriano (AN)

Il castello è posto sulle propaggini nordorientali della dorsale del San Vicino, a nord di monte Pulece, al centro di rilievi che pur non raggiungendo alti tudini notevoli, costruiscono un paesaggio di alta montagna data la natura compatta delle rocce e le notevoli acclività dei versanti. L’insediamento si erge su uno sperone di calcare massiccio che il corso del fosso Arenella ad W e quello di un suo piccolo affluente a 5 separano nettamente dal calcare rupestre della zona circostante. L’assetto originario della vegetazione è stato completamente stravolto dagli interventi antropicì; pascoli secondari sono stati ricavati sia sui versanti meno acclivi sia sulle cime arrotondate in seguito alla distruzione dei boschi a querceto di roverella e ad orno-ostrieto, tracce dei quali sono appena leggibili nelle aree più scoscese; inoltre tentativi di rimboschimento a conifere hanno contribuito a modificare uteriormente l’aspetto del paesaggio. (m.r.g.)

Per lo stile e il tipo di alcune strutture fortificatorie e abitative si può agevolmente sostenere che le origini del castello di Precicchie risalgono all’anno Mille, anche se i primi documenti d’archivio, ossia le fonti più antiche fino ad ora rintracciate, sono del XII secolo. Probabilmente il primo insediamento, inteso come agglomerato dì uomini e di primitive abitazioni o rifugi con rudimentali sistemi di difesa, è longobardo. Da questo nucleo, dominante un ampio territorio, per volontà di alcuni signori, vassalli degli Attoni, o di alcuni nobili appartenenti ad un ramo di quella famiglia di feudatari, sorge il castello, che, per la rilevanza strategica del sito e l’importanza politico-sociale dell’area circostante, diverrà motivo di contese fra i conti pagensi che sì battono per averne l’incontrastato e definitivo possesso. Due atti di donazione del 1104 e del 1135 e una divisione di beni del 1163 sono la prova dei rapporti intercorrenti tra i litigiosi signori proprietari di terre in questa zona di confine. Dal documento più antico si apprende che Gualfredo e Bernardo, figli di Atto, ed altri donano al monastero di S.Vittore, secundo la loro legge longobarda, beni e castelli, fra i quali figura quello cli Precicchie. Anche il secondo documento è un atto di donazione di terre - situate nei pressi della corte de Prece e di altre corti (delle quali si danno i confini) - al monastero di S. Vittore ed ai suoi abbati da parte di Viviano del fu Gozo, che aveva partecipato alla donazione collettiva del 1104 insieme ai figli di Atto. 11 documento del 1163 regola la divisione di beni, fra i conti Francesco di Attone e Roberto di Gentile, situati nell’area di Precicchie. Di qui la conferma che gli Attoni sono da tempo infeudati nell’alto Esino e posseggono terre anche nel territorio di Precicchie e che il nominato Roberto di Gentile, conte di questo castello, appartenente al ramo matelicese-cerretese di quella nobile famiglia, può identificarsi con un antenato dei Rovellone. Inoltre è certo che il castello con la corte e i beni di pertinenza appartengono a un consorzio di signori e di proprietari che si contendono il primato per il dominio assoluto del piccolo feudo, prestandosi così a facilitare le mire espansionistiche di Jesi, Apiro, Serra San Quirico, Sanseverino e Fabriano. E’ del 122b la sottomissione di Gualtiero e Gennaro, figli di Rainuccio, proprietari di terre e di case nel territorio di Precicchie, al comune di Jesi, che li riconosce suoi cittadini in perpetuo con l’obbligo della residenza. Nel 1227 Bernabeo, signore cli Precicchie, si fa invece cittadino di Apiro subordinando a questo comune i suoi possedimenti. La figura di Bernabeo non è di secondaria importanza se intorno alla metà del Duecento svolge un ruolo arbitrale in uno dei frequenti contrasti fra Apiro e l’abbazia di Sant’Urbano, divenendo il principale antagonista dei Rovellone. Questi però prevalgono su tutti i piccoli feudatari della zona e, grazie alla protezione di Jesi, cominciano a creare problemi anche alla vicina Fabriano che, per evidenti motivi di sicurezza e per disporre di un baluardo a difesa dei suoi estremi confini orientali, nel 1251 edifica il castello di Porcarella, al quale si contrappone Precicchie, munita roccaforte di montagna inserita nel sistema dei castelli appartenenti al vasto feudo dei Rovellone. L’origine monastica delle chiese dislocate nel territorio di Precicchie - la parrocchiale di S. Maria delle Grazie è menzionata in un privilegio di Innocenzo IV nel 1253 - sta a testimoniare la consuetudine della aristocrazia longobarda a consolidare il potere feudale nella propria giurisdizione favorendo le istituzioni religiose aggregate alle realtà abbaziali della zona per strigere un rapporto con il sacro che convalidi e legittimi maggiormente l’autorità del signore. Una consuetudine che, iniziata con gli Attoni, continua nei secoli XI e XIII con gli Alberici, i Gozoni, i Gislieri, i Rovellone. Dalla metà del XIII secolo ai primi anni del XIV Precicchie è sotto la giurisdizione feudale dei Rovellone e vi rimane pacificamente fino alla morte del conte Gentile avvenuta nel 1303. Le vicende drammatiche, collegate all’eredità del potente feudatario, coinvolgono il castello e i suoi uomini nel vortice della lotta fra Jesi e Fabriano ed hanno fine nel 1318, quando alla città della carta viene riconosciuta la giurisdizione su una parte del territorio conteso comprendente anche Precicchie, che nel 1377 è assegnata definitivamente a Fabriano per volontà di papa Gregorio XI. Successivamente Bonifacio IX, nel concedere a Guido di Alberghetto Chiavelli il vicariato, stabilisce che nel territorio di Fabriano siano compresi anche i castelli di Domo, Rocchetta e Precicchie per un canone di 450 ducati d’oro. Al possesso di terre nel distretto di quest’ultimo castello anche i Chiavelli si mostrano interressati e, per averne la disponibilità in diverse occasioni usano le maniere forti. Dopo il periodo della dominazione sforzesca, Precicchie comincia a perdere l’importanza militare e strategica che per secoli era stata una delle sue principali prerogative esaltate in un atto del 1366 con il quale si documenta l’esistenza del palazzo, del cassero e della cisterna, elementi fondamentali per la struttura difensiva del castello; in un documento del 1391 sono indicati la torre, le mura, il vallo, lo steccato, gli spiazzi e le case situate dentro la cinta fortificata. Quando i rapporti con Fabriano divengono più stretti e si definisce la ripartizione amministrativa del comune, Precicchie è incorporata nel quartiere di S. Biagio (rione di porta Pisana); nella seconda metà del XV secolo è rappre sentata nel Consiglio generale e le viene assegnato il castellano che deve risiedere sul posto per sovrintendere ai lavori del Consiglio dei capi famiglia e dei massari o capoquattro, i massimi esponenti del potere esecutivo all’interno del castello; la tutela dei diritti di proprietà (danno dato) è affidata a un “gualdaro”. I tributi (focatico) dovuti a Fabriano sono calcolati in base al numero delle famiglie che nel 1486 ammontano a 52 (pari a 210-230 abitanti; nel 1451 i fuochi sono 36) e contribuiscono mediamente con poco più di due ducati l’anno per nucleo o fuoco. La condizione di castello lentamente si uniforma a quelle di tutti i castelli del contado fabrianese e i rapporti con la città divengono difficili e litigiosi soprattutto a causa del carico tributario piuttosto pesante imposto dal comune nei secoli XVII e XVIII, periodo in cui si cerca di regolamentare gli interessi del contado con transazioni per la revisione della tassazione sulla base del nuovo catasto. Di qui le numerose suppliche e le proteste contro il regime fiscale del governo che non tiene conto della condizione di povertà in cui sono ridotte le popolazioni a causa della scarsa redditività delle terre e delle poche risorse dell’agricoltura montana. Situazione destinata a perpetuarsi con conseguenze economiche disastrose che hanno caratterizzato il secondo dopoguerra (in particolare il periodo che va dal 1945 al 1960) quando il castello di Precicchie, ormai ridotto a minuscola frazione del comune, si spopola determinando il fatale decadimento della vita sociale e delle antiche strutture edilizie cariche di storia. Dopo la fase di crisi acuta dell’economia montana, negli ultimi anni del Settanta con la rivalutazione turistica dell’intera zona, anche per Precicchie è iniziata la fase di rinascita con il recupero dell’antico “palazzo”, operazione da inserire in un piano organico di tutela dei castelli situa ti nella zona montana ad oriente di Fabriano.

Abbazie e Castelli della Comunità Montana Alta Valle dell'Esino
A cura di Giancarlo Castagnari