INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Ancona (AN)
Comune: Serra San Quirico
Localita' o frazione: Rotorscio
Nome bene: Castello di Rotorscio

Cenni storici

Castello di Rotorscio - Serra San Quirico (AN)

Non è molto convincente l'origine dall'antroponimo Rodossa o Redossia, presunta antica feudataria del castello, sulla base di "curia Redossie in comitatu Camerini". Le altre forme tramandate (Retorscium, Retursi, Retossium) farebbero piuttosto pensare a "redossium", da redossiare del latino parlato, nel senso avverbiale di "a ridosso" o simili e che potrebbe anche avere funzione sostantivale di "riparo posto alle spalle di qualche cosa" (da ricordare che il termine succitato deriva dalla voce latina dossum, dorsum). L'Amati cita una variante Rosorvo, non attestata dai documenti, e ne deriva l'etimo dai "tufi rossicci del colle".

Il castello, situato sulle estreme propaggini della dorsale del San Vicino, è uno degli insediamenti più orientali dell'area esaminata, al confine con la fascia collinare esterna che domina quasi completamente; per la sua posizione elevata costituisce la zona ideale di spartiacque tra il sub-bacino del fosso Venella e quello del torrente Esinante, entrambi affluenti dell'Esino a valle della gola della Rossa. La struttura geolitologica della zona è quella caratteristica delle aree di transizione tra la dorsale marchigiana e le colline dell'avampaese; è presente infatti un substrato costituito da depositi sabbioso-pelitici del Pliocene inferiore circondato da depositi batiali o non differenziati, anch'essi di origine pliocenica. La zona, attualmente utilizzata per colture cerealicole intensive, è stata completamente disboscata; sono presenti solo rari alberi ad alto fusto residui non tanto della copertura originaria quanto di una ormai superata organizzazione mezzadrile dello spazio agricolo in cui rivestivano funzione di limite interpoderali.

Il toponimo Rotorscio appare per la prima volta in una Bolla di papa Innocenzo III del 20 marzo 1199. Dal documento si apprende che i Rovellone possiedono terre e beni nel territorio di quel castello, condividendone la proprietà con l'abbazia di Sant'Urbano. I primi rapporti con Jesi, per ragionevoli motivi di sicurezza, sono instaurati da Vigilio, abate di Sant'Urbano, che nel 1219 pone sotto la protezione di quel comune la terza parte di Rotorscio appartenente al monastero. La sottomissione completa a Jesi degli uomini del castello avviene nel 1248 con la sottoscrizione di un documento ove, fra l'altro, si specifica che il podestà di Rotorscio dovrà essere jesino. quando gli abitanti del castello non avranno possibilità di eleggere uno di loro. La sudditanza inoltre comporta l'offerta di un pillo del valore di cento soldi a Jesi nel giorno della festa di S. Floriano. Assegnato per testamento ai figli di secondo letto del conte Gentile, tra il 1303 e il 1318 è coinvolto nelle vicende e nella lotta per il possesso dell'eredita dei Rovellone, che mantengono il dominio su Rotorscio fino al 1365, anno in cui l'Albornoz per punire Andrea, figlio di Margherita e di Gentile, alleatosi con i Malatesta contro la Chiesa, confisca il castello e lo vende per 4.400 fiorini d'oro a Smeduccio di Gismondo Scala Smeducci, vicario di San Severino. Il nuovo conte e signore con i suoi metodi di governare trova il modo per scontentare gli uomini di Rotorscio che nel 1368 chiedono ed ottengono la protezione del comune di Fabriano, alla giurisdizione del quale viene assegnato da Gregorio XI con Bolla del 13 febbraio 1377. E' evidente però che gli Scala non perdono le loro proprietà, conservano il titolo di conti e i connessi privilegi feudali che comportano posizioni vantaggiose e condizioni tipiche del rango nobiliare. Del resto i conti Scala svolgono un ruolo rilevante nelle vicende che si verificano in questa zona nel XVI secolo. Quando Leone X nel 1519 manda contro Fabriano le sue milizie, respinte e sconfitte da Giambattista Zobicco. Niccolò Scala, conte di Rotorscio. muore combattendo valorosamente contro l'esercito comunale. A sua volta uno Scala, il conte Prospero, nel 1557 è nominato gonfaloniere di Jesi. Sono due diversi avvenimenti che dimostrano in modo abbastanza evidente che non corrono buoni rapporti tra quei signori e Fabriano, comune che non è mai disposto a perdere le posizioni di primato conquistate con la forza o riconosciute e omologate dalla Chiesa di Roma, forse per superare gli inconvenienti di questa secolare rivalità nel 1662 l'ultima discendente degli Scala, la contessa Maria, sposa Costanzo Michele Stelluti di Fabriano, che, aggiunto al proprio cognome tinello della moglie, fonda la nobile casata degli Stelluti Scala per divenire conte di Rotorscio con diritto di successione per i suoi discendenti. La nuova signoria esercita il potere fino all'età napoleonica e decade definitivamente con l'assegnazione di Rotorscio al comune di Serra San Quirico. Questo castello, per le istituzioni pubbliche e privale delle quali si hanno notizie, assume una rilevanza notevole che l'attuale consistenza dell'agglomerato e il relativo recupero della principale struttura edilizia non consentono di suppone, anche se l'insediamento lascia ancora intravedere l'importanza strategica avuta nel passato. Sono infatti rilevanti l'esistenza della "cancelleria baronale", dell'archivio notarile e del Monte Frumentario che giustificano l'uso dei termini "castello e contea" in alcuni documenti dei secoli XVII e XVIII, conservati nell'Archivio storico comunale di Fabriano. Sempre a Fabriano, nella sezione dell'Archivio di Stato, sono depositati - 19 volumi di alti rogati dai 17 notai, succedutisi a Rotorscio dal 1591 alla fine del Settecento, che danno la possibilità di ricostruire la vita sociale e l'economia di una zona che, per la presenza del conte e signore, gode di autonomia amministrativa della quale risente positivamente la classe dominante dei possidenti di terre e di beni. Anche gli insediamenti religiosi sono in numero sufficiente per dare il senso e la dimensione di questo piccolo feudo; dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria, patronato degli Stelluti Scala, a San Lorenzo, in origine dipendente da Sant'Urbano e poi nel 1306 da Valdicastro. a Santa Maria "d'acqua fosca", in contrada Fonte Gelone, patronato degli Fiorati Trionfi di Jesi, a Santa Maria extra castrum. a S. Sebastiano nei pressi del cimitero. Del nobile passato di questo castello ora resta l'appagante descrizione lasciataci da Domenico Gaspari nelle sue Memorie storiche di Serrasanquirtco ( 1883): "La posatura (di Costrutti Rottassae) è vaghissima tra le vaghe colline marchigiane: dalla cima dell'altissimo colle sopra l'Esinante, tra Apiro, Domo e Serra San Quirico, domina una vastissima parte della Marca, dalle montagne di Pesaro, ai colli di Fermo, il cui superbo orizzonte è guernito come cornice dall'azzurro contorno dell'Adriatico. Dalle torri di Rotorscio gli antichi conti signoreggiavano il territorio a loro soggetto.

Abbazie e Castelli della Comunità Montana Alta Valle dell'Esino
A cura di Giancarlo Castagnari


LINK UTILI



GALLERY


Photo Gallery A.D. 2014


DOVE SI TROVA


Simple Map

Condividi su Facebook