Archivio foto 2012
Per uscire dalla Gallery, premere "Esc"

Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Ancona (AN)
Localita' o frazione: Palazzo
Nome bene: Castello di Palazzo
Comune: Arcevia

Cenni storici

Castello di Palazzo - Arcevia (AN)

Le origini risalgono, con molta probabilità, agli anni immediatamente successivi al Mille. Celestino Pierucci e Alberto Polverari, nella loro opera Carte di Fonte Avellana, rilevano che nel 1130 il toponimo figura nell'atto di donazione, fatto da Dago di discendenza longobarda, del fundo palazolo con tutte le relative pertinenze, all'eremo di S.Croce di Fonte Avellana. Nel Medioevo il territorio è inserito tra i possedimenti degli arcivescovi di Ravenna, proprietari di terre e di beni che si estendono fino alla Massa di Sorbetolo e nei quali sono incluse le località di Palazzo, Loretello, Nidastore e San Pietro. Tra il XII e il XIII secolo la Massa di Sorbetolo è oggetto di aspre contese tra gli arcivescovi ravennati e i vescovi di Senigallia e Fossombrone. In queste movimentate contese è coinvolto il fundo palazolo che, sul finire del XIII secolo, passa ad Arcevia, dopo la vittoriosa guerra condotta contro la città di Fossombrone. Alle origini delle molteplici traversie e vicende nelle quali Palazzo è travolta stanno le alterne fortune della Massa, concessa nel 1054- 1057 da papa Vittore II alla diocesi di Fossombrone, concessione definitivamente omologata nel concilio latcranense del 1070 da Alessandro II. Nel Trecento però Le mire espansionistiche di Rocca Contrada puntano con determinazione sui territori della Massa generando una situazione di instabilità e di conflittualità culminante in una guerra che dura dal 1265 al 1287 e che inizia con la cattura e la prigionia, da parte delle milizie arceviesi, del vescovo di Fossombrone, partigiano della fazione ghibellina di re Manfredi. Palazzo come centro abitato si sviluppa nella seconda metà del secolo Xlll, al termine della guerra contro Fossombrone, anche se il castello è ricordato soltanto in un documento del XTV secolo. In precedenza però è nominato in una lettera, scritta nel gennaio 1369 da] rettore della Marca al comune di Rocca Contrada, nella quale quest'ultimo propone una sanatoria della controversia aperta tra Arcevia e il vescovo di Fossombrone per il dominio del territorio. All'inizio del secolo XIV Palazzo e al centro di contese e di fatti d'arme. Alla difesa di Vico da Perugia fa seguito, nel 1407, l'occupazione da parte del Migliorati, signore di Fermo, partigiano di re Ladislao, assediarne di Arcevia. In quel conflitto il castello viene liberato dai soldati di Braccio di Montone accorsi in aiuto degli abitanti insorti contro gli occupanti. Passato con Arcevia sotto lo Sforza, nel 1445 vede insediarsi, per il riposo invernale, un presidio di 20 cavalli e 30 soldati sforzeschi. La consistenza numerica del presidio conferma la rilevanza strategica di Palazzo che può considerarsi uno dei centri storici più consistenti dell'area arceviese con circa 40 fuochi (nuclei familiari), equivalente a poco più di 200 persone residenti, un numero abbastanza rilevante che colloca il castello fra i più popolati della zona. Il peso e l'importanza dell'insediamento castrense si rilevano anche dai documenti di condanna emessa, dopo la riannessione di Arcevia allo Stato della Chiesa, da Giacomo Feo, giudice delegato del governatore della Marca, nella contesa insona fra Rocca Contrada e il suo contado
per pagamento della custodia e altri servizi resi dal comune; tra i condannati in particolare, preceteris, Palazzo. Nel 1502 è oggetto di occupazione da parte delle milizie di Cesare Borgia. E' annesso al governatorato di Livia della Rovere nel 1631. Dopo il 1800 Palazzo perde definitivamente la prerogativa di castello appodiato e rientra a far parte integrante del comune di Arcevia. Dopo il 18Ó0 Palazzo perde definitivamente la prerogativa di castello appodiato e rientra a far parte integrante del comune di Arcevia. Va ricordato che nei pressi dell'antico castello in località detta "fondo Cerreto", è possibile rintracciare i ruderi di una chiesa databile attorno il IX secolo. Documenti del 1130 attestano che Alberico monaco rinuncia ai beni materni pertinenti alla chiesa di San Settimio, sita in quel fondo, a favore della chiesa di Santa Croce di Fonte Avellana. In altri documenti del 1119 si fa cenno ad un "fondo di San Settimio" che nel 1196 figura tra i possedimenti dell'eremo di Fonte Avellana. Tutte queste fonti autorizzano a ritenere che i ruderi, ancora visibili, siano quelli della chiesa dedicata a San Settimio. Sempre nei dintorni di Palazzo si trova la cinquecentesca chiesa di Sant'Anna, decorata con affreschi. Pur nella sua piccola dimensione Palazzo è patria di uomini illustri; fra questi piace ricordare il letterato Francesco Cesari e gli architetti Arcangelo e Andrea Vici, al primo dei quali sono attribuiti i disegni della chiesa dei Santi Settimio e Stefano.

Abbazie e  Castelli della Comunita' Montana Alta Valle dell'Esino
a cura  di Giancarlo Castagnari