INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Ancona (AN)
Comune: Arcevia
Localita' o frazione: Nidastore
Nome bene: Castello di Nidastore

Cenni storici

Castello di Nidastore - Arcevia (AN)

L'insediamento dell'uomo nella attuale zona di Nidastore risale ad epoche antichissime; già nel neolitico il territorio risulta essere una stazione piuttosto attiva, secondo le notizie che si ricavano dai ricchi reperti archeologici riportati alla luce nella campagna di scavi effettuata nel 1878 presso il ponte Flaminio di Nidastore consistenti in anni, utensili, selci per uso agricolo, coltelli, pugnali e raschiatoi che testimoniano il fervore produttivo dell'insediamento nella preistoria. Il castello medioevale, sono intorno alII'XI secolo nella Massa di Sorbetolo territorio, al tempo, di proprietà degli arcivescovi di Ravenna, prende il nome da Nidastore, ovvero nido degli astori, specie di falchi particolarmente addestrati per la caccia e, come molti altri castelli arceviesi, è al centro della disputa per il possesso avviata tra i vescovadi di Fossombrone e Senigallia. Della contesa si giovano gli abitanti del luogo per rendersi indipendenti ed instaurare in modo diretto le trattative con Arcevia, come avviene nel 1232, quando con il consenso di 31 famiglie castellane, vengono stipulati precise trattative con il comune che sta consolidando il proprio territorio di appartenenza. I documenti dell'epoca attestano che nello stesso anno con la dedizione di Prendiparte e di Severo, piccoli feudatari del castello, Nidastore entra a far parte dei domini di Rocca Contrada la quale, in quegli anni intraprende una politica di espansione che termina con l'annessione, più o meno spontanea, delle località limitrofe. Le successive vicende storiche vedono il castello oggetto della concessione accordata nel 1243 dall'imperatore Federico II a Corraduccio di Corrado dì Sterleto, cui vengono affidati tutti i territori facenti parte della ex Massa di Sorbetolo. Tramontate le fontine dell'impero, sei anni più tardi l'insediamento risulta governato da un console in rappresentanza dei 32 capifamiglia che si raccolgono nel borgo posto nelle immediate vicinanze del costrutti per giurare fedeltà ad Arcevia e promettere di mantenere in armi la fortezza, provvedendo alla custodia ed al governo autonomo del castello, sul quale rimangono inalterati i diritti della diocesi di Fossombrone, successivamente riconfermati da papa Adriano IV nel 1255. Sembra infatti che Nidastore, insieme ad altri castelli dell'area, si fosse ribellato a! comune il quale, non senza azioni violente, tenta di riaffermare la propria supremazia, fino a convincere nel 1257 il vescovo a cedere la giurisdizione sull'insediamento e sugli abitanti dietro pagamento di un indennizzo in denaro. Negli anni successivi il nucleo è centro di alterne vicende: affidato dal rettore provinciale Fulcone nel 1272 alla vicaria del nobile Girardo Artusi, torna nuovamente sotto la giurisdizione di Rocca Contrada, alla quale non si assoggetta mai completamente, almeno fino alla metà del secolo XV. Infatti numerose sono le sollevazioni nidastore si che meritano di essere ricordate anche per la crudeltà con cui vengono soffocate: quella del 1292, l'altra del 1301 guidata da Francesco di Uguccione ed una terza del 1310. repressa da Contuccio di Gandolfìno della Genga. In questo susseguirsi di azioni conflittuali, la più violenta è sicuramente quella del 1430, anno in cui nuovamente Nidastore si ribella contro Rocca Contrada e da questa viene completamente distrutta. Dall'episodio eli violenza la città viene poi assolta da papa Eugenio IV con un Breve in cui viene, per sommi capi, riepilogalo l'accaduto. Il documento, che ripercorre l'origine della contesa, attesta che questa risale a fatti già in atto agli inizi del 1400, quando il conte Ranieri, signore di Nidastore, rivendica la proprietà del castello e di altri estesi beni nella corte. Nel 1411 infatti l'insediamento è amministrato da Angelo di Taddeo da Pesaro, nipote del vescovo di Fossomhrone, il quale esercita il proprio potere in modo dispotico, in particolare sottoponendo le donne del contado a continue violenze. Nel contesto della situazione di insofferenza degli abitami nei confronti del discutibile operato del signore del luogo, si inserisce Rocca Contrada che pretende di far valere i propri diritti sul castello e sugli abitanti. Li causa intestata dalla .città contro Ranieri nel 142? viene persa in primo grado ed il proposto appello non sembra concludersi con un esito positivo; Rocca Contrada passa allora alle vie di fatto assalendo e distruggendo rincasato di Nidastore. Lo scontro fornisce l'occasione ai castellani per liberarsi del loro tiranno trucidandolo e gettandone la testa mozza nella fortezza. Questi inoltre, quale ufficiale riconoscimento dei torti subiti, ottengono dal vescovo il godimento perpetuo dei beni spettanti nel territorio alla nobile famiglia del conte spodestato. In seguilo ti piccolo nucleo segue le sorti di Arcevia che nel 1434 spontaneamente si sottomette a Francesco Sforza; nei documenti di resa viene espressamente esplicitata la giurisdizione della città sia sul castello che sui possedimenti della famiglia Ranieri, ma i patti non vengono rispettati dallo Sforza che qualche anno più tardi cede Nidastore ad un suo familiare. Nel 1446, quando Arcevia torna in possesso della Chiesa, il legato della Marca concede l'amministrazione di Nidastore e di Montecalvo ad Aloysio e Roberto di Montevecchio. Tornato di nuovo alle dipendenze di Arcevia nel 1460. il castello e conquistato e distrutto ancora una volta da Sigismondo Malatesta, signore di lumini; un anno più tardi papa Pio II ne conferma il possesso alla vicina città purché questa ne ricostruisca la fortezza non appena terminata la guerra contro il Malatesta. La fine del 1400 vede l'inizio di una lenta ed inarrestabile decadenza del nucleo che nei secoli successivi condivide le sorti ed i destini comuni a tutti i centri castellani del territorio, dove la vita quotidiana è resa difficile da epidemie e carestie che si susseguono quasi ininterrottamente, ma le vicissitudini ed i contrasti con Rocca Contrada, in particolare per gli estesi beni del castello, si protraggono per molti anni ancora e solo nel 1719 viene sottoscritta tra le due pam una transazione secondo la quale i castellani ottengono in enfiteusi perpetua le proprietà contestate dietro un compenso annuo stabilito in 8 nibbi di grano. Solo nella prima metà dell'Ottocento Nidastore torna alla ribalta della storia, vivendo un periodo di particolare slancio politico-risorgimentale. E' da qui infatti che pane il primo nucleo di volontari arceviesi guidati dal capitano Raffaele Monti che. dopo aver occupato la vicina Pergola - prima città marchigiana ad insorgere contro lo Stato pontificio - e dopo aver liberato i prigionieri politici, si dirige verso Urbino per unirsi all'esercito di Cialdini. Nel 1861 rincasato è abitato da 72 unità che compongono 21 famiglie mentre nei dintorni vivono 50 nuclei familiari, pari a 278 abitanti. Sul finire del secolo è ancora presente il "Monte Granatìco". eretto già prima del 1560 quale scorta per il forno pubblico e per le "prestanze" di sementi alle famiglie povere del castello. Amministrata autonomamente da due abbondanzieri nominati inizialmente dai residenti, poi eletti dal vescovo diocesano, l'istituzione possiede un capitale in grano di oltre 10.000 litri. Risale al 1894 l'ultimo anelito di indipendenza degli abitanti della Trazione, che tenta invano di separarsi da Arcevia per unirsi alla più vicina Castelleonc di Suasa.

Abbazie e  Castelli della Comunita' Montana Alta Valle dell'Esino
a cura  di Giancarlo Castagnari


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