INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Macerata (MC)
Comune: Valfornace
Localita' o frazione: Castello
Nome bene: Chiesa di Sant'Antonio abate

Cenni storici

Chiesa di Sant'Antonio abate - Valfarnace (MC)

"Austera e pacifica, solenne tra freschissimo verde, posa sull'alto colle, linda e sicura, la chiesa". Con queste parole suggestive don Antonio Bittarelli, che da pochi mesi ci ha lasciato, volle presentare tanti anni fa ai suoi lettori la chiesa di Sant'Antonio nel Castello di Fiordimonte. Così ci piace ricordarlo. L'unico documento prima del '400, quello del 1218 che abbiamo più volte citato, non dice né Sant'Antonio né di Fiordimonte, ma San Nicola di Corracuno; siamo però sicuri che si tratta proprio della stessa chiesa. Di quel tempo nulla rimane. La costruzione attuale, tre-quattrocentesca, richiama gli anni 1375-80, quando l'antico castello di Corracuno fu restaurato dai da Varano, signori di Camerino, e ribattezzato Fiordimonte. La chiesa, coi suoi muri e la sua torre campanaria, appartiene in pieno alle fortificazioni ed è probabile che pure essa sia stata allora rifatta e intitolata a sant'Antonio (ma il vecchio titolo sopravvisse per secoli accanto al nuovo). Rimasta sempre unita alla pieve di Pievebovigliana, Sant'Antonio non divenne mai - a differenza delle chiese di cui abbiamo già parlato - una parrocchia autonoma. L'esterno è semplicissimo, le pareti movimentate solo da porte ad arco a tutto sesto, una murata sul fianco destro ed una nella facciata nascosta da edifici più recenti. La porticina verso valle, con la sua scalinata, non è originale, dato che il muro su cui essa si apre era un tratto di mura castellane, senz'altro ben chiuso in passato! Alla fine del '300 ci fa risalire il dipinto più antico, all'interno del campanile: è un affresco rovinatissimo, un Sant'Antonio abate dalla lunga barba, l'abito da monaco, bastone e libro nelle mani. A dipingerlo fu Cola di Pietro da Camerino, un mediocre artista che lavorò tra il 1383 e il 1404, e lasciò a Pontelatrave (1393) e Pieve Torina le sue opere di maggior respiro. Di ben altra statura era il pittore convocato dai fiordimontesi e dal loro parroco nel 1456. Si chiamava Giovanni Angelo d'Antonio (fino a pochissimo tempo fa lo confondevamo col meno bravo Girolamo di Giovanni), viveva e lavorava a Camerino ma era nato a Bolognola, e proprio negli stessi anni di Fiordimonte dipinse la sua opera più bella e più famosa: la tavola con l'Annunciazione oggi esposta, con molte altre sue opere, al museo civico di Camerino. Sulla parete di fondo della nostra chiesa il maestro dispose ai lati del Crocifisso, tra due colonne, sei santi, che le iscrizioni ci aiutano a riconoscere: a piè della croce naturalmente "MARIA" e "IOHANNES", e poi "ANSOVINUS", vescovo e compatrono di Camerino, "ELENA", la madre dell'imperatore Costantino che ritrovò a Gerusalemme la croce di Cristo, e "BARTHOLOMEUS" (il coltello è quello con cui fu scuoiato vivo). La scritta sotto il santo più a destra è caduta, ma gli abiti vescovili e le tre sfere d'oro - donate a tre ragazze povere in età da marito - rivelano san Nicola di Mira (o di Bari, com'è più conosciuto). In mezzo alla cornice è la data "M CCCC V VI", dove la prima V (5) sta per L (50). Tra i santi, una nota merita l'apostolo Bartolomeo. La sua presenza ha un significato speciale: vuole infatti ricordare il 24 agosto - giorno appunto di san Bartolomeo - del 1435, quando il celebre condottiero Niccolò Fortebracci fu sconfitto e ucciso dagli uomini di Alessandro Sforza mentre assediava il castello di Fiordimonte nel tentativo di conquistare lo stato di Camerino. Dopo il restauro di qualche anno fa, possiamo ammirare l'affresco in tutta la bellezza dei suoi colori smaglianti. Non recupereremo invece la testa del Cristo e gli angeli che raccoglievano il suo sangue: li ha cancellati per sempre il solaio di una sacrestia, costruita nei secoli scorsi a ridosso del muro e poi abbattuta. Trascorso un secolo e poco più, nel 1582 ritroviamo la chiesa in uno stato penoso, gli altari spogli, il pavimento inesistente. Al vescovo che la visitava apparve "tenuta come una stalla", col tetto pericolante. La messa non si celebrava da due anni. E pensare che, solo pochi decenni prima, qui si riunivano la più antica confraternita del Rosario di tutto il nostro territorio (già esistente nel 1540) e addirittura le assemblee degli uomini di Fiordimonte! Un modesto dipinto sulla parete sinistra, del 1633, raffigura la Madonna col Bambino e i santi Lucia, Francesco, Carlo e Antonio abate: è opera del solito "Ioannes Antonius Peregrinus Mediolanensis" (che si firma) e ci dice che, cinquant'anni dopo quello sfacelo, si era in qualche modo rimediato, almeno provvisoriamente. Il vero recupero avvenne nel Settecento, a spese di tale Giovanni Maria Mariucci. I tre altari furono ricostruiti: oggi non ci sono più, ma sopravvivono i bei quadri con cui furono adornati. Sull'altar maggiore si trovava, già nel 1715, la Nascita della Vergine Maria ora spostata sulla parete interna della facciata. È copia - non sappiamo di chi - di una famosa Nascita di san Giovanni Battista del Baciccio, dipinta alla fine del '600 per Santa Maria in Campitelli a Roma. Per trasformarne il soggetto, al nostro pittore bastarono pochi ritocchi. Qualche anno più tardi furono completati i due altari minori, con due dipinti di un diverso artista di cui ancora non conosciamo il nome. Sulla parete sinistra, dove era l'altare di San Gaetano, è rimasta la tela con l'Immacolata Concezione tra i santi Antonio abate e Antonio da Padova e, in basso, Francesco di Paola e Gaetano. Un'identica cornice nera, molto bella, ritroviamo nel quadro di fronte, che corrispondeva all'altro altare (di San Mattia?). In alto vi compare la Trinità, al centro i santi Giovanni Battista e Giuseppe e, in basso, san Nicola inginocchiato ai piedi di san Tommaso. Il santo vescovo rassicura la gente di Fiordimonte con le parole scritte sul suo libro: "Pace a voi. Non temete: io sono Nicola, il vostro protettore" ("Pax vobis. Nolite timere: ego sum Nicolaus, protector vester"). Poco altro contiene la nostra chiesa nella sua spoglia navata. Curioso arredo sono i due enormi candelabri di legno dipinto, che su una faccia della base portano uno stemma con una stella sopra il mare; in uno dei due il mare è abitato da un pesce. Uno stemma leggermente diverso, ma non troppo, aveva anticamente Fiastra. Un minuscolo mistero da svelare.

Matteo Mazzalupi

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