INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Macerata (MC)
Comune: Vallefornace
Localita' o frazione: Nemi
Nome bene: Chiesa di Santa Maria Assunta

Cenni storici

Chiesa di Santa Maria Assunta - Valfornace (MC)


La chiesa sorge in alto, immersa nel verde (nemus in latino è "bosco"), staccata dal villaggio per servire anche il piccolo nucleo del Collicello o "Cunicillu". Nel 1218 il vescovo di Camerino confermò alla pieve di Bovigliano la secolare dipendenza di una trentina di cappelle, tra cui la nostra. Era il pievano di Pievebovigliana, dunque, a scegliere il rettore e a battezzare i bambini del paese. Dell'edificio di allora non resta nulla, quello che vediamo è un collage di muri di epoche successive: il più antico, trecentesco, è la facciata in belle pietre squadrate, con tracce del portale originale. Gli affreschi all'interno dicono che l'elementare struttura ad una navata ed abside piatta con due finestrelle è almeno quattrocentesca. Nel Quattrocento, infatti, età di splendore per il Camerinese, la chiesa s'arricchì dei primi e più preziosi dipinti. Si cominciò con l'affresco di Paolo da Visso sulla parete destra, che raffigura la Madonna di Loreto e i Santi Giacomo Maggiore, Antonio abate e Sebastiano e, in cornice separata, la Madonna col Bambino. Ai piedi di quest'ultima, la data 1447 che vale per tutta l'opera. Spiccano per bellezza (e perché meglio conservate) le due immagini della Vergine. I santuari di Loreto, di San Giacomo a Compostela (Spagna) e di Sant'Antonio a Vienne (Francia) furono tra i più frequentati dai pellegrini medievali: che all'origine di quest'affresco ci sia il lungo viaggio di un devoto nemaro? Trascorse un ventennio ed il celebre pittore camerte Giovanni di Piermatteo Boccati inviò a Nemi uno dei suoi capolavori: un trittico con la Madonna col Bambino incoronata da angeli - dunque l'Assunta, titolare della chiesa - tra i Santi Matteo e Prisco da Mirabella, purtroppo giunto a noi malridotto e senza la cornice in legno dorato. Oggi lo ammiriamo sulla parete sinistra, ma non sappiamo per quale altare sia nato (ce n'erano, oltre al maggiore, altri due, distrutti nel secolo scorso). Come ricorda l'iscrizione "Hoc opus fieri fecerunt dompnus Angelus de Mirabella rector istius ecclesie et homines dicte ville", a pagarlo furono gli abitanti insieme al parroco Angelo da Mirabella (oggi Mirabella Eclano, in Campania), che vi volle la figura del santo eremita del suo paese. Non doveva esser lontano quel 1465 in cui venne fusa la maggiore delle due campane che dall'alto della torre (quattrocentesca?) diffondono ancora la loro magnifica voce. Non molto tempo prima, nel 1457, gli uomini di Fiordimonte avevano ottenuto dal papa un'importante bolla, che concedeva il diritto di erigere i fonti battesimali nelle loro chiese, cancellando di fatto la dipendenza dalla pieve. A Nemi non si perse tempo e l'anno seguente c'era il fonte: una deliziosa scultura rinascimentale in travertino, col piede triangolare decorato a foglie in bassorilievo, la colonnina scanalata e la vasca dall'orlo ad ovuli e frecce. Chi entra dalla porta principale lo trova alla sua sinistra. Il Cinquecento si aprì con la grandiosa decorazione del presbiterio, affidata ad un artista di formazione umbra, pinturicchiesca, a cui non siamo in grado di dare un nome. Del suo lavoro rimangono l'Incoronazione di Maria nella lunetta (la cui sagoma ci svela che sopra l'altare girava una volta), un giovane santo con un libro a destra dell'abside e pochissimo altro. L'iscrizione ai piedi del santo, quasi svanita, commemora l'esecuzione degli affreschi per volontà del popolo "al tempo de la reverentia de don Dominicho de Bartolomeo"; manca la data, ma non si scende oltre i primi del secolo. Il Cristo fu ridipinto, con non troppa abilità, qualche decennio più tardi. Nel corso del Cinquecento fu fatta la copertura lignea del fonte battesimale e nuovi affreschi votivi si aggiunsero agli antichi: vicino alla porta laterale due scadenti immagini di San Rocco (protettore, come San Sebastiano, contro le epidemie) e Santa Lucia, prima di quelle, a sinistra dei murali di Paolo, un San Rocco di cui sopravvive la testa e che fece da modello all'altro. Quest'ultimo si può attribuire a Nobile da Lucca, che nella sua bottega di Caldarola aveva realizzato nel 1513 un gradevole trittico per San Marco di Alfi. Il 1568 fu l'anno della grande ristrutturazione promossa da don Luca Galassi. Il parroco ne lasciò memoria sul gradino del presbiterio, abbreviandovi in nobili lettere il suo nome, quello di Gesù ed il millesimo: "Dominus Lucas fecit IHS MDLXVIII". Oggi la pietra è divisa in due parti: una giace a terra dietro l'altare, l'altra funge da soglia all'ingresso secondario. Di quell'impresa le demolizioni hanno risparmiato lo splendido tabernacolo in legno dorato, con la Trinità ed i Santi Pietro e Paolo dipinti sulle tre facce, passato dall'altar maggiore a quello moderno del Santissimo Sacramento e restaurato di recente. Sembra opera di un membro della famiglia Angelucci, dinastia di pittori e intagliatori originaria del piccolo borgo di Mevale di Visso. Nel 1578 venne fondata la confraternita del Rosario, che sei-sette anni più tardi ornò il suo altare di un'enorme tela con la Madonna col Bambino e San Domenico circondati dai Misteri del Rosario. Appesa oggi sulla parete sinistra, è uno dei pezzi prodotti quasi "in serie" dal camerinese Camillo Bagazzotti, che ripeté lo schema per le confraternite di Taro (1585) e Pontelatrave. Facciamo un grosso salto per arrivare agli inizi del Settecento, quando don Fabrizio Galassi, parroco dal 1702 al 1725, comprò a Camerino, dai Padri di San Carlo, un semplice ma elegante mobile di noce a tre ante, che fa mostra di sé dietro l'altare, seppur privato della metà inferiore. La campana minore porta la data 1737 ed il celebre scongiuro "A fulgure et tempestate libera nos Domine". Intorno al 1750 il signor Giuseppe Mariotti, uno degli uomini più ricchi di Nemi, si rivolse a Giuseppe Manzoni di Camerino per un quadro che raffigurasse la Madonna col Bambino ed i Santi Francesco di Paola ed Antonio da Padova, da collocare nella chiesa. La tela passò poi nella cappella di famiglia della Madonna del Piano ed in ultimo, abbattuta questa, nella suggestiva chiesetta della Madonna del Soldato, al centro del paese. Chiudiamo - e non potrebbe essere altrimenti - ancora con un'Assunta, dipinta, non sappiamo da chi, per l'altar maggiore ed ora posta sopra il "credenzone" di San Carlo. Non la incoronano più gli angioletti quattrocenteschi del Boccati, né il Cristo cinquecentesco dell'anonimo umbro. Siamo nella seconda metà del Settecento: ora Maria sale trionfante tra le nuvole e sprizza raggi d'oro.

Matteo Mazzalupi

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