INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Macerata (MC)
Comune: Valfornace
Localita' o frazione: Arciano
Nome bene: Chiesa dei Ss. Senzio martire e Celso e Filomena

Cenni storici

Chiesa dei Ss. Senzio martire e Celso e Filomena - Valfornace (MC)

Nel parlare della chiesa di Arciano dovremo iniziare spiegando lo strano titolo di queste righe: perché Senzio e non Celso? Di questo argomento ho discusso in un articolo pubblicato nell'Appennino camerte dello scorso 18 maggio, che qui riassumo. Grazie ad alcune singolari storpiature (Sanzi, Senxi, Censi), altrimenti inspiegabili, che l'intitolazione della cappella di Arciano ha subìto in antichi documenti, e grazie ad una memoria del 1715 che ricorda la festa del santo titolare al 25 maggio, si è scoperto che la chiesetta era dedicata in origine a san Senzio, martire di Blera (località oggi in provincia di Viterbo), festeggiato appunto il 25 maggio e protagonista di un'avvincente leggenda creata nel Medioevo intorno ad un personaggio reale, morto per la sua fede, ma della cui vita si sa poco o nulla. Prima del 1200 - ma è difficile stabilire con precisione quando - il suo culto arrivò ad Arciano attraverso Spoleto, dove i resti mortali di Senzio furono portati oltre mille anni fa. Col passare dei secoli, però, la gente di qui dimenticò il nome dell'oscuro martire venuto da lontano e, stravolgendone il nome, arrivò a trasformarlo nel più familiare Celso, nome portato da numerosi santi; la memoria di Senzio, però, non svanì del tutto, anzi sopravviveva ancora nel 1770, quando la chiesa di Arciano richiese ed ottenne un frammento di osso del santo (perduta la reliquia, ne resta in sacrestia l'autentica, un documento decisivo che non conoscevo all'epoca dell'articolo). Questa, in sintesi, la vicenda. Il pezzo di cui dicevo si chiudeva con l'augurio che, alla luce di questa ricostruzione, si ristabilisse la festa del 25 maggio e magari il titolo stesso della chiesa: augurio che mi sento oggi di rinnovare. Della storia conosciamo poco. Dopo la prima attestazione duecentesca (per cui rimando all'articoletto su San Gregorio di Vico nel numero precedente) conviene saltare direttamente al 1562, quando don Domenico Montini, allora già rettore di San Marco di Alfi, ricevette l'incarico di occuparsi anche del suo paese Arciano: da allora le due chiese formarono un'unica parrocchia. Forse ancora al tempo di don Domenico Montini, che fu curato per lunghi anni, risaliva la sola opera pittorica di cui abbiamo notizia: una bella tela, purtroppo rubata anni fa, che campeggiava sul muro di fondo ma che in precedenza doveva adornare l'altare. Da una piccola fotografia mostratami da una gentilissima abitante di Arciano, Gabriella Micucci, che ringrazio, s'intuisce che vi erano raffigurati la Madonna col Bambino tra un santo vescovo ed un altro santo non ben identificabile (Antonio abate?) e due altri santi inginocchiati (Francesco e Domenico?). I pochi caratteri dello stile che si leggono in foto rimandano alla mano di Camillo Bagazzotti (1535 circa - 1601), pittore camerinese modesto ma piacevole che per la nostra zona operò ampiamente, a Nemi, Taro, Pontelatrave, Fiastra, Macereto ... Il quadro di Arciano era un pezzo importante della storia e della devozione della nostra terra. Speriamo si riesca un giorno a ritrovarlo. L'aspetto con cui la chiesa ci accoglie oggi, dal fondo della stradina che taglia in due il minuscolo villaggio, è frutto di una ricostruzione avvenuta nel Sei o nel Settecento, come suggeriscono l'approssimativa tecnica muraria (era previsto un intonaco?) e la leggera incurvatura del muro di fondo. All'esterno spiccano due grossi contrafforti lungo il muro di destra e, in facciata, due minori quasi a proteggere il piccolo portale in pietre ben squadrate, forse recuperate dall'edificio medievale. Il campaniletto che si leva ad un angolo completa l'immagine esteriore di questa graziosa cappella. Al '700 risalgono la sistemazione e la decorazione dell'interno, assolutamente originali e diverse da quelle di tutte le altre chiese di Fiordimonte. L'ambiente è diviso in tre spazi, separati da pareti, che si succedono a partire dall'ingresso: la navata, destinata ai fedeli, il presbiterio, riservato al celebrante, e la sacrestia. Dalla navata si accede al presbiterio tramite tre archi, mentre altre due porticine, che affiancano la grande apertura sopra l'altare, mettono in comunicazione con la sacrestia. Questo spazio ben organizzato è poi abbellito da delicati intonaci e stucchi, i cui colori vanno dal bianco delle figure e dal giallino dei muri al celeste degli sfondi fino al grigio delle cornici. Al principio della navata, la parete sinistra ospita un'immagine in stucco di Sant'Antonio da Padova, realizzata come se fosse un quadro appeso, al pari del Sant'Antonio abate in trono che le sta di fronte. Le stesse ricche e fantasiose cornici ritornano nel primo e nell'ultimo dei quattro episodi della vita della Madonna, che incontriamo poco più avanti: a sinistra la Nascita; al centro, raffigurate in due ovali che sovrastano le porticine verso il presbiterio, la Visita a santa Elisabetta e la Purificazione al tempio (con le didascalie "VISITATIO B(eatae) VIRGINIS MARIAE" e "PURIFICATIO B(eatae) VIRGINIS MARIAE"); a destra, infine, l'Assunzione. Nel presbiterio, dominato dall'altare e dal tabernacolo fatti di una bella pietra rossa, compaiono ancora gli stucchi, ad ornare la parete verso la sacrestia: ai lati stanno San Carlo Borromeo e San Filippo Neri, al centro la Trinità. Attraverso il grande arco coronato da questa Trinità, chi entra può vedere sul fondo, al posto della tela rubata, una stampa moderna: rappresenta santa Filomena martire, il cui nome si è aggiunto all'antico titolo della chiesa soltanto nell'Ottocento. Chiudiamo con una curiosità. In tempi recenti, nessuno dei santi finora citati è stato particolarmente festeggiato ad Arciano. Lo è stato invece san Giovanni evangelista, il 27 dicembre. Come mai? A breve distanza dal paese verso il Castello e Villanova, è un luogo detto Satriano (un bel prediale romano, un toponimo cioè che ricorda un antico proprietario d'età romana, in questo caso un Satrius), dove sorgeva una chiesa dedicata a san Giovanni le cui memorie documentarie, scalate tra il '200 e il '500, si contano sulle dita di una mano. La festa di Arciano, se antica, potrebbe derivare appunto da qui. Una carta cinquecentesca la chiama San Giovanni de palactio fratruum, "del palazzo dei frati": esisteva dunque una comunità monastica? E qualcuno tra i lettori sa dirci se proprio nulla rimanga di questo misterioso edificio, nemmeno qualche pietra squadrata in un campo?

Matteo Mazzalupi

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