INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Macerata (MC)
Comune: Valfornace
Localita' o frazione: Petrignano
Nome bene: Santa Croce e san Vincenzo

Cenni storici

Santa Croce e san Vincenzo - Valfornace (MC)

A decorrere dal 1° gennaio 2017 è istituito nella Provincia di Macerata, mediante fusione dei Comuni contermini di Pievebovigliana e Fiordimonte, un unico Comune denominato Valfornace. Il territorio del nuovo Comune è costituito
dai territori già appartenenti ai Comuni di Pievebovigliana e Fiordimonte.

A chi sale da Fiordimonte a Fiastra e si trova a percorrere il lungo rettilineo dopo la chiesa di Vico, può capitare di vedere sulla sua sinistra, oltrepassato il bivio per Petrignano, una suggestiva chiesetta isolata in cima ad un campo. È la chiesa della Santa Croce (il titolo di San Vincenzo fu aggiunto forse nell'Ottocento), che di Petrignano fu per secoli la parrocchiale. L'aspetto esterno è dei più semplici: i soliti muri in arenaria e pietra calcarea, semplici finestre rettangolari, un portale ad arco con eleganti mensoline in mattoni. È uno di quegli edifici difficili da datare; risalirà forse all'anno 1628 che anticamente si leggeva sopra la porta. Il campaniletto a vela sulla destra della facciata, costruito negli stessi materiali, col suo vano rimasto privo della campana ci introduce subito il tema purtroppo caratteristico di questa cappellina: la perdita di tutto ciò che un tempo la abbelliva. Le 'visite' dei ladri sono infatti ormai quasi di routine per la nostra chiesa, colpita dalla doppia sfortuna di trovarsi lontana dal paese e di aver visto questo paese svuotarsi pressoché completamente dei suoi abitanti. Tenterò allora un piccolo esperimento: la descriverò come poteva apparire ormai un bel po' d'anni fa, avvertendo i lettori che quasi tutti i pezzi di cui che parlerò o sono stati asportati da mani sacrileghe (è il caso - e cito solo uno dei più recenti - del fonte battesimale) o sono ricoverati in luoghi più sicuri (è il caso dei quadri, due dei quali ho potuto vedere qualche anno fa in San Gregorio a Vico). Chi entrava in Santa Croce doveva rimanere impressionato dalla ricchezza dei tre altari, ognuno ancora con il suo paliotto (è il pannello che riveste la faccia anteriore) di legno dipinto e dorato. L'altar maggiore era affiancato da due porticine incorniciate di finto granito verde, che immettevano nella retrostante sacrestia, e soprattutto era adornato da una magnifica tela con la Crocifissione (nella foto, dell'estate 2002, la si può vedere ancora al suo posto). Il corpo livido di Cristo, il dolore espresso con nobile contegno dalla Madre e da san Giovanni, il gesto della Maddalena dai capelli d'oro abbracciata teneramente alla croce, ne fanno la più bella opera seicentesca del nostro territorio, sicuramente meritevole di un restauro che salvi il salvabile. In basso vi si legge a fatica il nome "NICOLO' LIBBERATO": non l'autore, bensì il committente, un signore di Petrignano emigrato a Roma, dove aveva fatto fortuna con un panificio, l'attività di tanti marchigiani nella capitale. Niccolò Liberati fece una grossa donazione alla chiesa del suo paese natale nel 1641, e io credo che negli stessi anni abbia fatto dipingere da un pittore romano, di cui non saprei dire il nome, il quadro per Petrignano. Giunto a destinazione, il dipinto fu montato entro una splendida cornice di legno dorato (un po' troppo stretta, tanto che si dovette ridimensionare la tela sacrificando quasi tutta la tabella in cima alla croce!) completata da due stemmi ai piedi: a sinistra quello del committente del dipinto Niccolò Liberati, una montagna sormontata da un fiore rosso, a destra quello di monsignor Emilio Altieri, vescovo di Camerino dal 1627 al 1666 (e poi papa, col nome di Clemente X, dal 1670 al '76), con sei stelle in campo azzurro. Nello stesso secolo furono eretti i due altari laterali, dedicati alla Madonna di Loreto e alla Madonna del Rosario. Il primo fu voluto nel 1609 da Ansovino di Bartolomeo, di Petrignano, che ai due lati della cornice del quadro fece lasciare le sue iniziali B e A. Il dipinto, che dovrebbe essere di quegli anni, raffigura la Statua di Loreto tra santa Lucia e sant'Antonio da Padova e, inginocchiati, una santa e un santo barbuto che presentano alla Vergine una città, probabilmente Camerino. L'altare di fronte sorse nel 1645 per volontà di un altro abitante del villaggio. Il suo nome, "MARSILIO DI GIOANSANTI CAMPANARII", ancora si legge sotto la cornice del quadro, che rappresenta, la Madonna col Bambino incoronata di rose da due angioletti che dona gli scapolari a santa Teresa d'Avila (la carmelitana spagnola era stata canonizzata appena vent'anni prima, nel 1622) e i santi Domenico, Carlo Borromeo, Francesco e Antonio da Padova. Le figure dai colori luminosi si stagliano contro un pittoresco paesaggio di rovine. La bella cornice dorata, con decorazioni intagliate di frutta e testine umane, racchiude anche i quindici Misteri del Rosario (in cima è l'Annunciazione). Il pittore ricorda in qualcosa - anche se non può essere lui - Domenico Malpiedi, un modesto artista di San Ginesio morto nel 1651. Ancora del secolo XVII era il fonte battesimale. Portava incisa lungo il bordo l'iscrizione "CIO.I PI.° CA.I 1616", in cui si potrebbe leggere il nome Giovanni (scritto per errore con la C) Pietro Campanari, forse l'umile artigiano - uno del posto, a giudicare dal cognome - che scolpì questa rustica vasca in pietra. L'anno 1616 è lo stesso in cui hanno inizio i libri dei battesimi della chiesa di Petrignano, che costituì parrocchia a sé fino al 1783, quando fu unita a quella di Vico. A questo piccolo museo d'arte del Seicento non dovette apportare grossi stravolgimenti l'intervento di restauro del parroco don Giuseppe Bonanni, ricordato in una lapide. È l'ultima testimonianza delle cure che la grande fede e devozione della nostra gente riservò a questa chiesetta, prima di farle conoscere la tristezza dell'abbandono.

Matteo Mazzalupi

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Photo Gallery A.D. 2005


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