INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Macerata (MC)
Comune: Potenza Picena
Localita' o frazione: Montecoriolano
Nome bene: Chiesa di Villa Casalis Douhet

Cenni storici

Chiesa di Villa Casalis Douhet - Potenza Picena (MC)


Il Montecoriolano è la collina che domina Porto Potenza Picena, dove si trovano i vigneti di varie rinomate aziende agricole sulla strada che conduce a Montecanepino. Originariamente vi sorgeva una villa romana del II secolo d.C. collegata agli antichi centri urbani di Sacrata e Potentia, poi completamente spianata per i lavori di costruzione dell’attuale villa. Fu proprio in quell’occasione che venne scoperta una lapide della romana Gens Coriolana, che diede il nome a questa altura da cui è possibile dominare tutta la costa sottostante. La costruzione attualmente è in stato di completo abbandono, in quanto la superstizione popolare la considera frequentata da spettri e fantasmi che la infestano soprattutto nelle ore serali e notturne: tra questi l’anima perduta del conte Guidobaldo Buonaccorsi, noto per la vendetta e la strage da lui compiuta nella non lontana Villa Buonaccorsi la notte del 16 dicembre 1629, quando massacrò senza misericordia ed in maniera efferata alcuni suoi cugini e conoscenti che si erano indebitamente appropriati di una eredità che gli spettava. Per questo motivo la proprietà fatica a trovare nuovi acquirenti, dopo che i precedenti si sono trasferiti altrove terrorizzati da quanto vi accadeva. Porto Potenza Picena, frazione di Potenza Picena (l'antica Monte Santo fino al 1862), è una località turistica e balneare situata lungo la Strada Statale 16 Adriatica tra Porto Recanati (6 km a nord) e Civitanova Marche (5 km a sud). Da Macerata dista circa 25 km e da Ancona circa 40. Tra Porto Potenza Picena e Civitanova Marche si trova la foce del torrente Asola, lungo circa una quindicina di chilometri, che nasce presso Monte Nuovo nella campagna marchigiana a 222 metri di altitudine e sfocia nel mare Adriatico. Galleria di immagini con fotografie scattate martedì 6 gennaio 2015.

POTENZA PICENA - Sulle colline potentine, nella zona di Monte Coriolano, c’è un’antica villa, un tempo appartenuta alla famiglia Casalis Douhet. Oggi in rovina ma tale ancora da far capire come un tempo di quali fasti fosse ricca, a partire dagli affreschi della cappellina che, sembra, qualcuno stia progressivamente staccando per farne un qualche commercio. Al momento la villa e le sue dipendenze terriere sono di proprietà della Regione Campania. Una storia complessa che prene il via con la morte del barone Giovanni Paolo Quintieri, ultimo erede dei Casalis Douhet. Il nobiluomo lascia tutto ad un istituto per non vedenti di Napoli al fine di sostenerne con i proventi dell’azienda agraria le attività di assistenza, istruzione e ricovero dei ciechi presso l’istituto partenopeo. Dal 1976 con la legge che sopprime alcuni istituti, i beni passano in mano alla Regione Campania. La Regione Campania quelle proprietà le ha poi lasciate in abbandono fino allo stato di oggi. Il tutto nonostante le varie amministrazioni comunali abbiano tentato di convincere la Regione Campania a trasferire la titolarità delle villa di una serie di aree, al comune. Solo in questo caso il comune potrebbe intervenire per un tentativo prima di messa in sicurezza dell’edificio, poi studiarne un recupero graduale a fini culturali.

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Tutto iniziò con il senatore Bartolomeo Casalis, nato a Carmagnola (To) il 9 novembre 1825, militante dell’Unità d’Italia e seguace di Cavour e Garibaldi. Nel 1875 assunse l’incarico di primo prefetto di Macerata ove, affascinato dalla bellezza delle dolci valli marchigiane, scelse la collina di Montecoriolano in Porto Potenza Picena, per costruire la sua dimora, “Villa Casalis” che tuttora domina il mare e le colline dell’intero paese. Ebbe nove figli, tra questi Ada, Teresa detta Gina ed Evelina, madre di Giovanni Paolo Quintieri divenuto poi l’unico discendente. Il senatore Casalis, oltre che uomo politico e di legge, fu anche conoscitore delle tecniche agricole innovative e decise di realizzare due aziende vitivinicole poi cedute in eredità alle figlie Ada e Teresa. Queste aziende, costruite con le più moderne tecniche architettoniche ed enologiche dell’epoca, sono tuttora conservate dopo attenti restauri microinvasivi. Già da allora furono impiantati nuovi vitigni, sia autoctoni che internazionali e fu abbandonato il vecchio sistema di allevamento della vite ad alberata in favore di quello più moderno a spalliera, con una produzione più intensiva. Tuttora lo testimonia la presenza di bottiglie, etichette, contratti e fatture di vendita in Italia, anche per la Città del Vaticano e la Casa Bianca di Washington. Nel 1905 Teresa Casalis andò in sposa al Generale di Aviazione Giulio Douhet, importante teorico militare italiano della guer­ra aerea e grande conoscitore ed intenditore nel campo enologico e vitivinicolo, il quale proseguì nella direzione dell’azienda di famiglia con molto successo, apportando idee nuove ed innovative. Da allora il marchio aziendale si fregiò anche del nome del Generale e l’azienda divenne “Casalis Douhet”. I due non ebbero figli ed alla loro morte tutto il patrimonio andò all’unico nipote, Giovanni Paolo Quintieri, figlio di Evelina Casalis e Angelo Quintieri, il quale, morto anch’egli senza eredi nel 1970, donò tutti i suoi averi al Patronato Regina Margherita - Istituto “P. Colosimo” pro ciechi di Napoli, attualmente di proprietà della Regione Campania, finalizzandoli all’introduzione dei giovani non vedenti all’istruzione ed al lavoro. La Tenuta ha una estensione di circa 160 ettari in un unico corpo, tutta in giacitura collinare affacciata sul mare. Al suo interno insiste ancora la villa patriarcale e le case coloniche dei mezzadri dell’epoca.

Gli affreschi che ornano la cappellina rappresentano gli episodi dell'Adorazione dei Magi; della Presentazione al Tempio; dell' Andata di Gesù verso Gerusalemme e di un frate inginocchiato privo di attributi iconografici che per deduzione arbitraria potrebbe essere sant'Antonio abate visto l unico elemento che lo caratterizza della lunga barba bianca. Si tratta di gigantografie, che coprono completamente tutte le pareti. L'episodio dell'Adorazione dei Magi comprende una Madonna in trono (purtoppo vandalizzata) mentre il Bambino è, insolitamente, in braccio a san Giuseppe. Le espressioni contenute cozzano con la vivacità del Bambino. Così come l'espressivita' accentiata sul volto di Maria nel riquadro della Presentazione al Tempio è  piuttosto insolita per una raffigurazione che vorrebbe riferirsi al basso Medioevo. A prima vista infatti, le incongruenze prospettiche e la tipologia dei panneggi vorrebbe riferirsi ad una cronologia trecentesca. Un artista che si è  ispirato ai mosaici bizantini di San Marco, e alle opere miniaturistiche di gusto orientale. Ma vi sono delle perplessità. Le figure eccessivamente allampanate nell'Andata verso Gerusalemme. E soprattutto, le greche superiori e le decorazioni dei tralci vitinei non appartengono allo stesso linguaggio a cui vuole riferirsi il frescante ma piuttosto ad un gusto ottocentesco di revival bizantino. Le pitture sono corredate da una iscrizione in caratteri gotici che non è  chiaramente leggibile se mai contenesse una datazione oltre alle parole :"annus domini". La prima metà dell'Ottocento è  stata caratterizzata da una riscoperta del mondo bizantino inventivata dalle rappresentazioni teatrali dannunziane e da molti resoconti letterari, soprattutto sulle figure di Teodora e di Galla Placidia. Questi eventi determinarono una moda nel vestire e anche un gusto definito neogotico nell'arte della prima metà dell'Ottocento al quale, probabilmente, appartengono questi affreschi.
Testo elaborato da Marina Mancini


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