INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Macerata (MC)
Comune: San Severino Marche
Localita' o frazione: Cesello
Nome bene: Chiesa di Santa Maria di Cesello

Cenni storici

Chiesa di Santa Maria di Cesello - San Severino Marche (MC)

Gli affreschi di Cisello
Sono certo che la maggior parte dei Sanseverinati non proverà, nessuna emozione nel sentir pronunciare il nome di Cisello: nome che per essa non ha nessun significato. Cosa deplorevole questa da un duplice punto di vista: da quello geografico e da quello artistico come vedremo. Cisello non è altro che un agglomerato di poche case situato sul pendio di una scoscesa vallata su cui scorre il fosso di Potolo. Luogo incantevole in questa stagione primaverile. Di fronte a Cisello - per chi vi acceda da Ugliano a ridosso del monte - si erge, al di là del torrente rumoreggiante per la rapida discesa delle acque, un promontorio scosceso, nudo, rossastro su cui nel Medioevo era costruito il Castello dei Conti della Truschia. Più in alto, a destra, le montagne solcate da profonde rughe vestite di verde e campi e vigne al di sotto di S. Elena con le sue case all'orizzonte. Ma il panorama verso oriente si allarga a dismisura e in lontananza appaiono i Castelli di Aliforni, di Pitino e Monte Acuto. Sito incantevole dunque cui si aggiunge la posizione eminentemente strategica che nei tempi andati doveva servire da baluardo e da posto avanzato al Castello della Truschia contro gli assalti e i disturbi di quello di Aliforni. Si saranno azzuffate tra le viuzze del paese e guardato in alto avide ed arroganti le soldataglie degli Smeducci, dei Capitani di ventura? Forse si. Le case di Cisello, poche in verità, sono difatti ben salde, quadrate come fortili, atte ad un lungo assedio. Tutte a pietre rosse ben squadrate - la montagna vicina ne abbonda -, finestre piccole ed ampi ingressi. Molte di esse sono ingentilite, da loggiati che l'età moderna ha ben serrato per ottenere altri vani. In una: un piccolo cortile con un grazioso chiostro in cotto, avanzo non di un monastero ma di una abitazione di gente che amava il bello e la comodità. E tra le case una Chiesa, piccola come si conviene ad un villaggio, ma vero e sconosciuto scrigno d'opere di arte. Anche nelle sue forme architettoniche semplici e rustiche essa è originale e preziosa. Poggia isolata su di un ammasso terroso come la rocca di un castello; il tetto assai sporgente protegge dalle intemperie un timpano affrescato, una piccola finestra, l'unica che dà luce all'interno. Vi si accede per una porticina laterale su un pianerottolo che strapiomba pauroso sul sottostante viottolo. - Fu un mattino di primavera che volli aprire lo scrigno per la volta e sgranare alla luce del sole le perle preziose. Timidamente usciva pallido e rossastro l'astro del mattino al di sopra di Pitino, da una fascia di nubi che a poco a poco si dileguavano. Il paesaggio circostante si illuminava, le case rosseggiavano; ora un raggio penetrava dalla piccola finestra nella Chiesetta. Una fantasiosa ridda di colori, nell'entrare, mi abbagliò gli occhi che si spalancarono attoniti. Le brevi pareti mi si presentarono tutte coperte di Madonne e di Santi che sembravano staccarsi dal muro e avanzarsi verso di me quasi gelosi del silenzio secolare. Ora l'occhio si fermava dolcemente sugli affreschi. Volti essere ordinato ed iniziare la mia visita attenta ed appassionata da quello centrale. Un altare di mattoni decoroso ma non consono all'ambiente. Sopra, sino al tetto che sembra toccarsi con mano, una Madonna con il Bambino. La Regina del Cielo siede in trono, un trono come solo gli artisti del rinascimento sapevano costruire, ricco e solenne. E' imponente la Vergine nella sua regalità, ma dal viso dall'ovale perfetto e morbido era un sorriso ed una amabilità materna. Regge in grembo il bambin Gesù, un bambino paffutello, grazioso che tiene nelle manine una mela offerta con grazia birichina alla Mamma. La Vergine Lo stringe con le mani le cui dita affusolate e delicatissime sembrano affondarsi nelle tenere carni del Figlio. Il vestito rosa carnicino, il manto celeste danno alla Vergine un risalto affascinante. Il disegno perfetto, i colori ancora vivi e delicatissimi non contaminati da restauri, la composizione di mirabile proporzione, esigono un artista che a nostro avviso, non può essere se non il grande Lorenzo d'Alessandro. Chi ha ammirato il grande affresco che di Lui esiste nella Chiesa di S. Maria di Sarnano eseguito nel 1483, non può non metterlo in confronto con quello di Cisello. E non è meraviglia che Lorenzo si sia recato in questo angolo sperduto, giacchè come vedremo, le famiglie di questo villaggio - sembra strano ma è così - avevano l'ambizione e quindi anche il modo di spendere, di chiamare artisti di fama per ornare la loro Chiesetta. Non va dimenticato che la Scuola Sanseverinate era nel sec. XV, in fiore. L'arte dei fratelli Salimbeni aveva lasciato tracce profonde, il Pinturicchio che per un lungo periodo tenne scuola in Sanseverino, aveva formato numerosi artisti, pronti ad immedesimare i nuovi canoni del rinascimento. Il gusto si affina. Alle figure ancora bizantineggianti dei Salimbeni si sostituiscono forme con un anelito umano. Un vivaio di artisti Sanseverinati che con maggiore o minore perizia, dicono la nuova parola in tutta la Regione.

da "App. camerte num. 27 del 2 luglio 1966" di Otello Marcaccini

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La Madonna di Lorenzo, attorniata da due Angeli e da due Santi dei quali rimane solamente S. Rocco, aveva affascinato gli abitanti di Cisello i quali gareggiarono in seguito nell'affrescare tutta la loro Chiesa. Peccato che le pareti fossero anguste, altrimenti chissà quanti tesori ora potremmo ammirare! Le altre pitture del sec. XVI non hanno però nè il vigore nè il colorito della Vergine di Lorenzo, ma sono sempre lavori di grande pregio artistico e rappresentano il fiore dell'arte Sanseverinate. Sono Santi, Crocifissi, Madonne che non fanno parte di un ciclo preordinato, ma ex voto dei devoti di Cisello. A sinistra dell'altare si ammira un S. Rocco, il santo pellegrino con il bordone, il cane, le piaghe rosseggianti alle gambe dalle forme delicate che rivelano la mano di un artista non disprezzabile. Sopra, diviso da una fascia colorata, una Crocefissione statica ed affrettata nell'esecuzione. Colpisce invece di più un gigantesco S. Antonio Abate che può accostarsi sia per l'esecuzione accurata e il tenue colorito, a quello esistente nella Chiesa di S. Giovanni in Poggio S. Vicino e a quello più grandioso, di poco anteriore, raffigurato nella sagrestia della Misericordia in Città. Il Santo è seduto in trono in atto benedicente e fu fatto eseguire dalla famiglia Polonaro nel 1536 e restaurato come ivi si legge nel 1592. Non è improbabile che autore di questi e di altri affreschi sia stato Giangentile, o Antonio, o Giovanni di Benedetto o Jacopo Acciaccaferri tutti artisti che operavano in quel secolo in S. Severino. Alla parete destra sono raffigurate S. Anastasia, S. Carlo, eseguiti un pò alla svelta. Segue un curioso quanto suggestivo affresco. In secondo piano, dietro una tenda rossa vi è la Madonna con il Bambino in grembo seduta sopra una Chiesetta, (forse la Chiesa di Cisello), dall'altissimo campanile. Il modo come porta in mano il Bambino è un pallido esempio di trasparenza come la si può vedere nella meravigliosa tavola del Pinturicchio nel Duomo della Città. In primo piano invece Gesù Crocefisso dagli occhi che guardano intensamente, il corpo martoriato, ben modellato. Viene fuori da un drappo verde che ne delinea in modo mirabile la plasticità. L'affresco venne eseguito ne 1568 su commissione di una famiglia dei luogo. Seguono altri affreschi dei quali, anche se non vi fosse apposta la data si può con certezza stabilire l'epoca di esecuzione: il seicento. Senza nessun particolare pregio artistico denotano sì la devozione dei Cisellani, ma anche la fine delle tradizioni artistiche della Scuola Sanseverinate. La descrizione della piccola Chiesa di Cisello in quel di Ugliano è così terminata. Saranno pochissimi a ricordarsi che le stesse parole, con qualche necessaria eliminazione e correzione di errori di stampa, furono scritte su questo stesso Giornale nel lontano 1953. Ora, alla distanza di 13 anni, dobbiamo confessare che pochi amatori d'arte hanno raccolto il nostro appello, sicchè gli affreschi sono rimasti all'oscuro perfino ad un recente "Elenco degli elementi di interesse storico-artistico ed ambientale paesistico della Provincia di Macerata" edito dall'Ente Provinciale del Turismo di Macerata. Se in quell'anno si trattava solo di mettere in luce "una purissima gemma d'arte", ora è necessario richiamare l'attenzione delle Autorità sullo stato fatiscente della Chiesina che, con esigua spesa, trattandosi di pochi metri quadrati, potrà essere restaurata. Di tale restauro dovrebbero interessarsi, a nostro avviso, la Soprintendenza alle Gallerie delle Marche e la nostra Amministrazione Comunale. Ma i nostri trenta Amministratori, stanno a posto con la loro coscienza? Sanno che esiste una Chiesina a Cisello? Sanno che in essa vi sono affreschi del primo cinquecento? Se, lo vogliamo sperare, vi hanno fatto una breve e sommaria visita, al nostro allarme, dovrebbero sentire la responsabilità di fare qualche cosa per salvare tale tesoro d'arte.

da "App. Camerte num. 30 del 23 luglio 1966" di Otello Marcaccini

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Cisello chiede restauri

La piccola chiesa di Cesello in frazione di Ugliano, si trova in uno stato deplorevole. Il tetto è quasi cadente e minaccia di venir giù. La notizia, come per resto per altre edicole nel nostro territorio, non detesterà nessuna meraviglia e nessuna preoccupazione in quanti, e sono i più, non l'hanno mai vista e nemmeno sentita nominare. Eppure, per quanto di modestissime dimensioni, la chiesetta contiene affreschi del XVI e XVII secolo, opere pregevoli di scuola sanseverinate. Quello dell'unico altare potrebbe attribuirsi al pittore perugino Bernardino di Mariotto che aveva aperto, nei primi anni del '500, una scuola di notevole interesse. Sulla parete sinistra altri affreschi, forse della scuola (S. Antonio ab., una crocifissione, un S. Rocco) datati 1536 dei quali uno restaurato, come appare dalla sottostante iscrizione, nel 1592. Sulla parete altre immagini di santi risalenti al '600.

tratto da "Appunti Camerinesi num. 50 del 21 dicembre 1968" di Otello Marcaccini.

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Affreschi da salvare nelle zone rurali

Nel nostro territorio rurale esistono edifici sacri più o meno modesti per ampiezza, ma ricchi di opere d'arte di secoli passati quando l'arte non era appannaggio solo di ricchi mecenati, ma di modesti uomini delle campagne, di sacerdoti che amavano la casa del Signore ed ambivano chiamare artisti che ricoprissero le loro chiese di preziosi affreschi. Ora queste opere d'arte che molti non conoscono affatto nonostante la loro autorità al riguardo, si sono deteriorate sia per l'incuria di quelli che dovevano mantenerle, sia per le intemperie cui sono soggette. La soprintendenza alle Belle Arti ha restaurato alcuni affreschi già conosciuti; ma per altri degni di attenzione invece hanno dimostrato una differenza che non fa davvero onore. Intendo parlare di tre chiese, due delle quali hanno una modestissima cubatura, l'altra più grande che può contenere stipati un centinaio di fedeli. La prima è quella di Cisello, la seconda quella di Valdiola e infine per ora, quella parrocchiale di San Giorgio nel Castello di Isola. Santa Maria di Cisello richiama alla mente il castello medievale dei conti della Truschia distrutto quasi completamente da quello di Sanseverino nel 1218. Si trova nelle adiacenze di Ugliano e vi si può accedere da qualche anno, per una comodissima strada che l'attraversa. Si tratta di una chiesina caratteristica per la sua struttura architettonica. Si entra per una porticina laterale e l'occhio si ferma ammirato da ridda di colori, di santi, di madonne e di crocifissi uno dietro l'altro. L'unico altare, fatiscente, in mattoni, in fondo, è sormontato da un'affresco con la Vergine e il Bambino. Ne darò una breve descrizione perchè chi di dovere si degni di osservarla e prendere provvedimenti urgenti perchè tutto in breve non vada in malora. La Regina del cielo siede su un trono come solo gli artisti del rinascimento sapevano costruire, ricco e solenne. E' imponente la Vergine nella sua regalità, ma dal viso dall'ovale perfetto e morbido erra un sorriso ed una amabilità materna. Regge in grembo il Bambin Gesù, un bambino paffutello, grazioso che tiene nelle manine una mela offerta con garbo birichino alla Mamma. La Vergine lo stringe con le mani le cui dita affusolate e delicatissime sembrano affondarsi nelle tenere carni del Figlio. Il vestito rosa carnicino, il manto celeste danno alla Vergine un risalto affascinante. Il disegno perfetto, i colori ancora vivi e delicatissimi non contaminati da restauri , la composizione di mirabile proporzione, esigono un'artista che, a nostro avviso potrebbe essere un alunno di Lorenzo d'Alessandro. Chi ha ammirato il grande affresco che di lui esiste nella chiesa di Santa Maria di Sarnano eseguito nel 1483, non può non metterlo in confronto con quello di Cisello. E' non è meraviglia che il pittore si sia recato in questo angolo sperduto, giacchè, come vedremo, le famiglie di questo villaggio - sembra strano ma è così - avevano l'ambizione e quindi anche il modo di spendere, di chiamare artisti di fama per ornare la loro chiesetta. Non va dimenticato che la scuola sanseverinate era nel secolo XV in fiore. L'arte dei fratelli Salimbeni aveva lasciato tracce profonde, il Bernardino di M. che per un lungo periodo tenne scuola in Sanseverino aveva formato numerosi artisti, pronti ad immedesimare i nuovi canoni del rinascimento. Il gusto si affina. Alle figure ancora bizantineggianti dei Salimbeni si sostituiscono forme con un anelito più umano. Un vivaio di artisti sanseverinati che con maggiore o minore perizia, dicono la nuova parola in tutta la regione. La Madonna dell'artista attorniata da due angeli e da due santi dei quali rimane solamente S. Rocco, aveva affascinato gli abitanti di Cisello, i quali gareggiarono in seguito per affrescare tutta la loro chiesa. Peccato che le pareti fossero anguste altrimenti chissà quanti tesori ora potremmo ammirare. Le altre pitture del secolo XVI non hanno però ne il vigore ne il colorito della Vergine di Cisello, ma sono sempre lavori di grande pregio e rappresentano il fiore dell'arte sanseverinate. Sono santi, crocifissi, madonne che non fanno parte di un ciclo preordinato, ma ex voto dei fedeli del paesino. A sinistra dell'altare si ammira S. Rocco il santo pellegrino con il bordone, il cane, le piaghe rosseggianti alle gambe dalle forme delicate che rivelano la mano di un artista non disprezzabile. Sopra, diviso da una fascia colorata, una crocefissione statica ed affrettata nell'esecuzione. Colpisce invece di più un gigantesco Sant'Antonio Abate che può accostarsi sia per l'esecuzione accurata ed il tenue colorito, a quello esistente nella chiesa di San Giovanni in Poggio San Vicino o a quello più grandioso di poco anteriore raffigurato nella sagrestia della Misericordia in città. Il Santo è seduto in trono in atto benedicente e fu fatto eseguire dalla famiglia Polonaro nel 1536 e restaurato come ivi si legge nel 1592. Non è improbabile che autore di questi ed altri affreschi siano stati Giangentile, o Antonio, o Giovanni di Benedetto o Jacopo Acciaccaferri tutti artisti che operavano in quel secolo in Sanseverino. Alla parete destra sono raffigurate S. Anastasia, S. Carlo eseguiti un pò alla svelta. Segue un curioso quanto suggestivo affresco. In secondo piano, dietro una tenda rossa vi è la Madonna con il Bambino in grembo seduta sopra una chiesetta (forse la chiesa di Cisello), dall'altissimo campanile. Il modo come porta in mano il Bambino è un pallido esempio di trasparenza come si può vedere nella meravigliosa tavola del Pinturicchio nella civica pinacoteca. In primo piano invece Gesù Crocefisso dagli occhi che guardano intensamente il corpo martoriato ben modellato. Viene fuori da un drappo verde che delinea in modo mirabile la plasticità. L'affresco venne eseguito nel 1568 su commissione di una famiglia del luogo. Seguono altri affreschi dei quali anche se non vi fosse apposta la data si può con certezza stabilire l'epoca di esecuzione: il seicento. Senza nessun particolare pregio artistico denotano la devozione dei cisellani, ma anche il declino delle tradizioni artistiche della scuola sanseverinate.

tratto da "App. Camerte num. 45 del 13-11-1976" di Otello Marcaccini.

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Chiesa di Santa Maria di Cesello

Il fermento pittorico che ha interessato San Severino nei secoli XIV e XV, documentato nelle varie chiese cittadine con la presenza di opere di artisti di eterogenea provenienza, sembra trovare il suo naturale proseguo nella decorazione delle chiese rurali della prima metà del XVI secolo. Un esempio di questa arte rurale sacra è dato dalla piccola chiesa di Santa Maria di Cesello, singolare per la forma architettonica e la varietà di affreschi che ricoprono tutta la superficie delle pareti interne. Il tetto sporgente protegge dalle intemperie un timpano affrescato raffigurante al centro una Crocifissione e ai lati un Angelo Annunziante e La Vergine. L'interno presenta sulle pareti alcuni affreschi della prima metà del XVI secolo. Sull'altare è situato l'affresco di maggior pregio artistico, purtroppo mal conservato, raffigurante una Madonna con Bambino in trono, che alcuni vogliono opera della scuola di Bernardino di Mariotto. Il viso della Vergine presenta inoltre affinità stilistiche con quello della Madonna del Rosario di Venanzo da Camerino, custodita nella chiesa di San Giusto a San Maroto di Pievebovigliana. Nelle pareti laterali è possibile riconoscere: una Madonna di Loreto, una Crocifissione con due ladroni e un paesaggio campestre, un San Bartolomeo e un Santo Antonio assiso con l'iscrizione della committenza e l'anno di esecuzione 1536. Sono opere di non particolare pregio artistico che confermano però la devozione della gente del luogo per le immagini sacre e preannunciano, purtroppo, la fine dell'attività pittorica locale.

tratto da un depliant avuto in regalo alla Pro-Loco di San Severino Marche.

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Chiesa di Santa Maria di Cesello

Tra il castello di S Elena e la frazione di Ugliano c'è il piccolo agglomerato di case di Cisello, con la chiesina che custodisce, oltre all'immagine della "Madonna di Cisello", altri pregevoli affreschi. Non ci sono documenti sull'origine di questo gruppo di case. Il nome "Cisello" sembra venire da "caesa", cioè "tagliata" e sarebbe stato dato alla zona quando venne tagliata una consistente superficie boschiva per destinarla ad usa agricolo. E' un'operazione che si è compiuta spesso nel medio evo quando, coi crescere delle città, si aveva bisogno di maggior produzione di prodotti agricoli. La tagliata poteva essere compiuta anche da monasteri o conventi che venivano costruiti nella zona e che avevano necessità di territorio da coltivare, per il sostentamento dei monaci e dei coloni che man mano si radunavano attorno al monastero. Abbiamo nel nostro territorio altri esempi di questo toponimo: "Cesolo", S. Antonio in "Cesalonga". Forse a Cisello c'era un monastero, ma dove fosse ubicato, non si sa: alcuni hanno pensato alla casa di Severino Marina, che aveva un interessante loggiato ad archi, chiusi poi in un ampliamento dell'edificio. Ma forse era soltanto una grossa fattoria appartenente alla famiglia Marinà, che assieme agli Eusebi era una delle maggiori della zona. Sopra l'abitato di Cisello c'era una località chiamata "Martommè" (Bartolomeo): quì c'è una chiesa dedicata a S. Bartolomeo di Cisello e forse un monastero. La chiesa doveva essere importante, perché nei documenti si parla sempre di "S. Bartolomeo di Cisello" e mai di "S. Maria di Cisello". Inoltre, fino agli inizi dei secolo nella frazione si faceva ancora la festa di S. Bartolomeo, alla quale era abbinata una fiera. La chiesa della Madonna, sorta ai primi dei '500 doveva essere padronale oppure una chiesa di frazione, sorta per devozione di qualcuno. E di devozione verso la "Madonna di Cisello" doveva essercene tanta ed è dimostrata dagli affreschi votivi che ornano quasi completamente il piccolo edificio. Questo misura m. 4,80 di lunghezza per m. 2,75 di larghezza: è costruita completamente in pietra ed ha alla sommità del muro esterno verso la strada (più alto dei esto dei fabbricato perché la chiesa è costruita in pendio), un tettuccio messo a riparare gli affreschi esterni. Nella parete di fondo, la principale e sulla quale è l'altare, è affrescata una dolce immagine di Maria seduta in trono, con sulle ginocchia il bambino Gesù, che regge il globo e guarda i fedeli. Nello sfondo, due angeli adoranti. La maniera è di Bernardino di Mariotto, copia della celebre tavola di S. Domenico e ripetuta poi dagli allievi in varie chiese (vedi la "Madonna delle Vaccarecce"). Al lato destro della "Madonna di Cisello" è la figura di S. Rocco, molto rovinata, mentre la figura che era al lato sinistro, è purtroppo scomparsa. Nella parete sinistra, che è accanto alla porta, vi sono tre affreschi votivi: Il primo è quello di S. Antonio abate, che in basso reca la data e il nome dei committente: HOC OPUS FF. POLO(NARO)/D. GIOVANNI D. CISELLO 1536. Sopra questa scritta ce n'è un'altra in un piccolo riquadro: F.F. POLONARO D. GIOAANI/F.F. RESTAURARE SENISINO E FRATELLO FIGLIOLI D. CIC/CONE POLONARO NEL 1592. Il secondo riquadro ha in alto una Crocifissione e in basso S. Bartolomeo e questo è forse un ricordo dell'antica chiesa sul monte. Il terzo riquadro porta la figura di un santo che non si riesce ad indentificare, tanto è rovinata forse è un'altra immagine di S. Rocco. C'è però un interessante graffito: "1587, adì 10 agosto". Nella parete destra, vi sono quattro riquadri di affreschi: il primo raffigura una Santa, forse S. Anastasia, poiché la scritta sopra il dipinto dice: "... CTA NESTAS ... ORA". Il secondo riquadro ha un S. Carlo Borromeo. in verità un po' bruttino. Il riquadro centrale ha l'affresco forse più bello, dopo quello principale: esso raffigura la Madonna di Loreto, seduta sopra il tettuccio della sua casa, con in braccio il Bambino che sostiene il globo. Accanto è un bel crocifisso, più in basso un'immagine di S. Biagio. Questo affresco è simile a quello di Colleluce e sembra uscito dalla stessa mano. Sotto l'affresco è una scritta mutila che dice: ... F. BERNABEA GIA DONA D. MA... CHIRAGO 1568. L'ultimo riquadro ha l'immagine di S. Francesco che riceve le stimmate. Anche qui c'è una scritta: F.F. SIMO D. CHIRAGO 160... L'affresco del muro esterno porta al centro un Crocifisso, con ai lati l'Addolorata e un santo martire in veste di soldato romano: forse è S. Vito, molto venerato nella zona. Ai lati della crocifissione c'è la scena dell'annunciazione con a sinistra l'angelo e a destra Maria. Le scritte ci dicono che la Crocifissione fu fatta dipingere da un "SA ... D. MICHELE", mentre l'annunciazione fu fatta fare da "LA UNI. VERSIT. Di CISELO", dove università sta per confraternita o più semplicemente "Comunità", o "Comunanza". Questa possedeva una certa quantità di terra lasciata in eredità da un ricco possidente a beneficio dei Cisellani; tale proprietà è chiamata ancora ... u Benefiziu". La chiesina di Cisello è ora sotto la giurisdizione della parrocchia di Ugliano: i fedeli vi si recano in pellegrinaggio il lunedì di Pasqua, con gran devozione. A.G.

tratto da "Appennino Camerte n° 30 del 23 luglio 1988".

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