INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Macerata (MC)
Comune: Serravalle di Chienti
Localita' o frazione: Taverne - Colfiorito
Nome bene: Basilica di S. Maria di Plestia

Cenni storici

Basilica di S. Maria di Plestia - Serravalle di Chienti (MC)

La leggenda di fondazione per S. Maria di Plestia.
Il Mengozzi così descrive la splendida cripta romantica di S. Maria di Plestia: «la volta di questo sotterraneo viene sostenuta da quattordici belle e tutte uguali colonne, parte di pietra bianca, parte di breccione e taluna con capitello di marmo; dodici disposte in tre ordini e due sole in cima, dove il muro piega in semicircolo e dove, dinanzi a un piccolo finestrino che dà scarsa luce al sotterraneo, si vede un'area antica tutta d'un pezzo (ora piedistallo del simulacro della Vergine) lunga palmi quattro, once quattro e mezzo e un palmo meno larga... Le pareti sono tutte incrostate di belle pietre lavorate a scalpello... Compariscono frammenti di marmi». Il Mengozzi chiama questa cripta Confessione, cioè sotterraneo eretto per custodire sacre reliquie. Descrivendo poi la chiesa superiore così annotava: «su questo altare maggiore venerasi una moderna statua della B. Vergine con il Bambino in braccio... nell'abside, dipinte sul muro, si vedono alcune sacre immagini fra cui quella di S. Giovanni Battista». La chiesa prima della metà del Trecento aveva un suo rettore con il titolo di pievano, poiché quell'edificio sacro svolgeva la funzione di pieve, appunto una chiesa con fonte battesimale dove si portavano a battezzare i bambini dei paesi d'intorno soggetti al vescovo di Nocera Umbra, mentre quelli soggetti al vescovo di Foligno venivano portati a battezzare alla pieve di Porcarella. I diritti di quest'ultima pieve in seguito passarono alla chiesa di S. Maria di Colfiorito. Ora questa chiesa è ridotta a beneficio semplice e appartiene al seminario di Nocera, ma dal punto di vista sacrale svolge il ruolo di santuario terapeutico di frontiera annualmente frequentato dai fedeli delle diocesi di Foligno, Nocera U. e Camerino. Sull'origine mitica di questo santuario ecco quanto scrive Ippolito Rossem, Plestia e i suoi dintorni, Camerino 1910, «era una notte scura scura, era freddo, pioveva. Passavano nella città ostinata i due apostoli cristiani, erano stanchi ed avevano fame. Picchiarono ad una porta per l'alloggio; fu loro negato. Picchiarono ad un'altra e ad un'altra ma nessuno li fece entrare. E la notte era scura scura, era freddo, pioveva e gli apostoli erano stanchi ed avevano fame. Ritto fra le tenebre come un gigante pensoso, vegliava il monte Trella. Saliamo, compagno, disse l'uno, lassù aspetteremo il giorno, su questa città veglia l'ira di Dio; ripareremo sotto i carpini, le avellane. Una donna che passava ne sentì compassione ed offrì loro la sua casetta, ma perchè era giovane e sola, rifiutarono l'alloggio ed accettarono un pezzo di pane. E salirono mesti, stanchi, salirono zuppi dall'acqua... Ma quella notte la terra tremò fino al mattino; si aprirono i campi, si spaccarono i colli, si divisero i monti. Le acque del cielo caddero furiose e lampi e tuoni mettevano spavento. Tutti fuggivano ai monti, piangevano, ululavano. Era l'ora del giudizio. Quando Dio volle si fece giorno; i due apostoli cercarono intorno la città; essa non c'era più e le acque dei lago si erano mosse per venire a coprire le sue rovine. Discesero dal monte piangendo e pregando per annuniare a tutti il castigo di Dio. La giovane della sera andò loro incontro li salutò e sparve». Questa leggenda - commenta il Radke - non corrisponde agli Atti degli Apostoli; ma non importa; ci fa sapere l'esistenza di una strada antica passante per Pistia. La chiesa di S. Maria di Plestia, ancora sul calare del secolo XV era rimasta il centro spirituale di tutta la montagna, largamente frequentata nelle festività mariane, nei raduni fieristici da maggio a settembre e soprattutto il giorno dell'indulgenza che cadeva il venerdì santo, giorno cui era abbinato il grande mercato e forse anche la processione penitenziale, sopravvissuta fino al nostri giorni, poiché rilevata da Colfiorito. Lo spazio antistante il santuario, ancora oggetto di contestazione durante il secolo XV tra i comuni di Foligno e di Camerino, fu da sempre utilizzato per le fiere, un mercato mensile, da maggio a settembre, strettamente legato alla transumanza. E sin dagli inizi ci fu una compenetrazione tra santuario e mercato: a Pistia, scrive il Dorio, «c'è una chiesa antica detta S. Maria di Pistia... ivi, sino al presente si continua a far fiera, o più presto mercato ogni prima domenica del mese, ed è della diocesi di Nocera, e l'entrate di essa chiesa che erano di un prete secolare, rettor d'essa, sono applicate al Seminario di detta città». E qualche anno appresso lo Iacobilli precisava: «avendo poi gli abitatori di Plestia abbracciato la santa fede l'anno 249 di Nostro Signore per mezzo di S. Feliciano vescovo di Foligno convertito questo tempio al culto divino ed a onore della Madre di Dio, chiamandosi sino al presente S. Maria di Pistia che è ancora in piedi e vi è una devota e miracolosa immagine della B. Vergine molto frequentata da convicini; et appresso ad essa in ogni prima domenica del mese vi si fa una fiera. E' membro del seminario di Nocera. Il suo territorio fu diviso fra le città di Foligno e di Camerino e sottoposto alla diocesi di Nocera». Il mercato, come i piccoli pellegrinaggi al santuario hanno avuto fasi alterne, specie dopo le note leggi eversive: soppresso il santuario, lo stabile fu adibito a magazzino militare; quindi, dopo una ripresa del culto, ci fu di nuovo un periodo di abbandono a motivo dei sondaggi archeologici effettuati all'interno della chiesa. Restaurata la chiesa qualche anno fa, sono stati ripresi i pellegrinaggi collettivi e contemporaneamente hanno incominciato a rifiorire quelli individuali; fatto singolare poi, il concomitante recupero del mercato che aveva vivacchiato durante l'abbandono del santuario: così Mario SENSI, in Vita dipietà e vita civile di un altopiano tra Umbria e Marche (se. XI-XVI), Roma 1984 (= Storia e Letteratura. Raccolta di studi e testi, 159), lavoro cui anche si rimanda per una lettura interpretativa del racconto di fondazione del santuario.

Dal mito al dato storico: Plestia, sede vescovile.
Nei sinodi del 499 e del 502 d.C., al tempo di papa Simmaco (498-514), tra i vescovi che si sottoscrissero figura certo Florentius Plestinus. Plestia dunque, non solo aveva ricevuto il cristianesimo, ma era sede episcopale. Rimase sede vescovile sino all'anno 1006 quando «il pontefice riunì nella diocesi di Nocera i tre vescovadi di Gualdo Tadino, Roselle e Plestia». Quest'ultima era scomparsa qualche anno prima anche come città per motivi non storicamente accertati: terremoto con conseguente allagamento del territorio?, oppure perchè distrutta dalle truppe dell'imperatore Ottone III che nel giugno dell'anno 996 documenti d'archivio danno presente sull'altopiano di Plestia? Nel viaggio di ritorno da Roma, dove s'era fermato dal 22 al 31 maggio, dopo esser passato per Foligno, Ottone III si fermò a Plestia, come si deduce da due diplomi: il primo datato 23 giugno 996 e il secondo, 26 giugno. E' questa anche l'ultima notizia che si ha di Plestia.

tratto da "La via della Spina - A proposito della Battaglia di Plestia (217 ac.)"
della Scuola Media di Colfiorito e Comitato della Sagra della Patata Rossa 1988.

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Chiesa di Santa Maria di Plestia
Plestia, città fortificata sul valico tra la valle del Menotre e quella del Chienti (IV-III sec. a.C.). Oggi sul confine esatto tra le Marche e l'Umbria. Vi furono trovati in un fondo di capanna (sec. IX), oggetti dell'età del ferro (armi, asce, fibule). Alleata dei Romani, fu investita da Annibale nel 217 a.C. e vi fu combattuta la battaglia tra i Cartaginesi e i Romani di Centennio. Della città bruciata e distrutta restano alcune mura sprofondate, attorno alla pieve di Santa Maria, poco a sud di Colfiorito. La località è detta oggi Pistia. In quei tempi aveva un santuario dedicato alla dea Cupra, verenatissima nelle Marche. Si trova una lamina in bronzo con la seguente scritta:Cupras Matres Plestinas sacru, che si legge in direzione retrograda; e un'altra che reca: Cupra Matres P; e una terza con la parola: Cupr. Esse si fanno risalire a quel periodo (Iacobilli, Iscriptiones antiquae, 1617). Plestia fu luogo di villeggiatura dei romani, consuetudine che continua anche oggi. La Res Publica Plestinorum era municipio romano nel 268 a.C. con optimum ius, tribù Ufentina. Allora e per molti secoli ancora la zona era popolata di laghetti carsici: uno grande a nord dell'altipiano, l'altro nel piano di Annifo, a mezzogiorno quello di Cesi e a ovest quello di Colfiorito (ancora esistente). Gli altri furono prosciugati a est con la galleria del Casone, fatta costruire da Giulio Cesare Varano, duca di Camerino, nel 1470. Il canale fu detto Butta (da buttare o da botte, come dicono altri, per la forma, scaricando nell'incipiente Chienti). Ora nella zona archeologica sorge la chiesa di Santa Maria, stratificata sul santuario della dea Cupra, del quale si conservano almeno due facciate. Scavi recenti (1971-72) hanno riportato il tempio allo stato primitivo. Furono trovati bronzetti, che i fedeli usavano come talismani contro le malattie e i malefici. La facciata attuale a timpano triangolare, ha una lunetta al centro, mentre attorno un perittero di pilastri, di cui cinque sulla facciata, formano l'atrio a capanna. Internamente ha una cripta a tre navicelle di cui la centrale bipartita (5 navi in tutto), con tre absidi. Le navatelle sono divise da 4 file di colonne di spoglio, reggenti crociere con sottili sott'archi (sec. XI). La città di Plestia ebbe anche una piccola diocesi fino al VI secolo, quando passò a Nocera. Infatti, secondo la tradizione, quì avrebbe sostato San Pietro nel suo viaggio verso Roma, circa il 45 d.C. e avrebbe annunciato la Buona Novella a queste genti attaccatissime al culto della dea Cupra. Per questo, nel secondo viaggio, che sarebbe avvenuto con San Paolo, potè ricevere i fedeli solo in uno speco sul monte Trella. Pare che i primi cristiani fossero in maggioranza ebrei ellenisti, cacciati da Roma da Claudio in quegli anni per le turbolenze e avessero quì trovato da sistemarsi (come a Norcia, Nocera, Visso, ecc.). Certamente San Feliciano fu l'apostolo di queste genti (251). Dopo la distruzione da parte di Annibale di Plestia, era risorta in parte, magari in vari villaggi, lì attorno. Subì danni da Totila (450) e dai longobardi (958). Ottone III, il 23 e 26 giugno 996, vi datò due diplomi. Allora la chiesa dipendeva dall'abbazia di San Benedetto di Gualdo Tadino. Poco dopo il 1000, il paese fu raso al suolo da un terremoto e dal subitaneo rialzarsi del lago, che lo cingeva ad est, e non risorse più. Molto materiale fu reimpiegato nei villaggi vicini di Annifo, Colfiorito, Cesi, Popola e Dignano, appunto sorti o accresciuti dai profughi in quella occasione, dopo il X secolo. Il luogo prese a chiamarsi Pistia. Nei terreni attigui furono trovate monete di Claudio, indizi di un monumento a Costantino, una medaglia a Tiberio e una a Graziano, utensili e frammenti di pietre e sculture Romane. Vi si tennero fiere famose il primo lunedì dei mesi di maggio, giugno, luglio, agosto, da tempi antichissimi fino ad oggi.

Bibl.: Ippolito Rossetti, Plestia e dintorni, 1910; San Pietro e Paolo, 1913. Tratto da "L'Umbria si racconta" di Mario Tabarrini.

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Santa Maria di Plestia: il simbolo rinato si fa annullo.
“È di certo il simbolo dell’altopiano di Colfiorito, quello che sei anni fa - era il settembre 1997 - venne devastato dalla furia di un terremoto infinito: quasi undicimila scosse in otto mesi. Adesso è diventato il soggetto dell’annullo speciale che Poste italiane ha utilizzato per la ventiseiesima edizione della mostra-mercato della patata rossa, ben più di una sagra ma un’occasione per valorizzare i prodotti tipici dell’altopiano di Foligno-Serrvalle di Chienti”. Così il giornalista Giovanni Bosi presenta l’iniziativa svoltasi domenica. Il simbolo in questione è la chiesa di Santa Maria di Plestia, che sorge isolata alla confluenza di antiche strade e sui resti del tempio romano e della basilica paleocristiana. Una presenza storicamente caratterizzante e meta di pellegrinaggio annuale, mentre negli spazi circostanti vi si tengono da maggio a settembre delle fiere mensili. Di particolare interesse è la cripta assegnabile all’XI secolo, suddivisa in cinque navatelle da tre ordini di colonne. Gli scavi archeologici di Plestia hanno portato alla luce resti di edifici tardo-repubblicani, del foro, di un tempio e di altri immobili con pavimenti a mosaico ed aree porticate; sotto, si trovano anche i resti di un villaggio databile all'età del Ferro (IX/VIII secolo a.C.).

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Chiesa di Santa Maria di Pistia

La chiesa di Santa Maria di Pistia (o "di Plestia"), sorge sul luogo dell'antica cattedrale e ne incorpora i resti, è una chiesa in stile protoromanico e santuario di "confine", situata sull'Altopiano Plestino, al confine tra Umbria e Marche, nel comune di Serravalle di Chienti, ma contigua all'abitato di Colfiorito nel comune di Foligno. Sorge su nodo stradale di grande importanza fino a tutto l'Alto Medioevo, nell'area dell'antica città di Plestia, a 99 miglia da Roma e scomparsa nel X secolo, in origine probabilmente luogo d'incontro del cardo e del decumano. Plestia era un'antica diocesi (Dioecesis Plestiensis), oggi sede titolare: il cui vescovo titolare è, dal 2014, Francisco José Villas-Boas Senra de Faria Coelho, vescovo ausiliare di Braga.

Luogo di confine
Da un punto di vista amministrativo-civile, il corpo dell'edificio è proprietà del seminario di Nocera Umbra e nel territorio del comune di Serravalle di Chienti, mentre il sagrato, con la colonna d'angolo del porticato, è nel comune di Foligno. Da un punto di vista canonico, la chiesa si trova esattamente all'incrocio dei confini delle diocesi di Foligno, Nocera Umbra e Camerino, attualmente è gestita per convenzione dall'arcidiocesi di Camerino, con diritto d'uso da parte della diocesi di Foligno tramite la parrocchia di Colfiorito. Fino al 1984, tutta la chiesa compreso il portico, faceva parte della diocesi di Nocera Umbra, dal 1984, con una riforma delle diocesi, tutta la parte del territorio della diocesi di Nocera Umbra che si trovava in provincia di Macerata è passato all'Arcidiocesi di Camerino, quindi anche la chiesa di Santa Maria di Pistia. La colonna d'angolo del porticato, era (ed è ancora) nel territorio della diocesi di Foligno; questo fatto, unitamente alla contiguità al centro abitato di Colfiorito, dà il diritto d'uso alla diocesi folignate. Negli anni trenta il vescovo di Foligno Stefano Corbini, fece un solenne pontificale per riaffermare questo diritto. La diocesi di Plestia ebbe vita fino al 1006, quando venne divisa tra le diocesi di Nocera Umbra e di Foligno. Nel 1138 la chiesa era pertinenza della diocesi di Foligno, ma nel 1200 era già stata ceduta alla diocesi di Nocera Umbra.

Cenni storici
Secondo la leggenda gli apostoli Pietro e Paolo, nei loro primi anni di predicazione, passarono nella città di Plestia chiedendo rifugio in una notte fredda e piovosa. Nessuno diede loro aiuto se non una donna giovane e sola dalla quale i due apostoli, per rispetto, accettarono solo il pane e non l'alloggio. Salirono allora verso il monte Trella, per quella strada chiamata via della Spina che collegava Plestia alla Valle Umbra, e quando furono abbastanza lontani l'ira di Dio si abbatté sulla città con un tremendo terremoto e un violento acquazzone che provocarono la distruzione e l'allagamento della città e la morte degli abitanti. La mattina, gli apostoli che dal monte videro al posto delle costruzioni solo un grande lago, ridiscesero a predicare il castigo divino ai pochi superstiti fra i quali incontrarono la giovane donna. Sulle rovine venne quindi costruita una chiesa di culto cristiano. In verità a circa 300 metri dalla chiesa, sulla via di val Vaccagna (verso Nocera) che si diparte dal piazzale antistante, si trova un tempio frequentato dalla fine del VI secolo a.C. e oggi completamente interrato, dedicato a Cupra, dea della religione umbra venerata come "madre dei plestini" secondo quattro lamine bronzee del IV secolo a.C. ritrovate in zona nel 1962. Sotto la chiesa si trovano i resti di un edificio pubblico databile al I secolo a.C. nel quale si celebrava un culto imperiale testimoniato da un cippo conservato attualmente nella chiesa che riporta la seguente scritta riferita probabilmente all'Augusteo dell'antica Plestia:

DIVO
FLAVIO
VALERIO
COSTAN
TINO AUG
ORDO
PLES

il cui significato è "i decurioni di Plestia (ORDO PLES[tinorum]) dedicano al Divo Flavio Valerio Costantino Augusto (AUG[usto])".

Attorno alla chiesa, a livello del pavimento della sua cripta, si trovano i resti di un porticato affacciato sul vicino foro. Resti di abitazioni private si trovano dalla parte opposta della strada che da Colfiorito porta a Taverne di Serravalle di Chienti. Nel XV secolo, lo storico folignate Ludovico Jacobilli riferisce che "Avendo gli abitatori di Pistia abbracciato la santa fede l'anno 249 per mezzo di San Feliciano, vescovo di Foligno, convertirono il tempio dedicato a Giove Pistio al culto divino e in onore alla Madre di Dio, chiamandosi sino al presente S.Maria di Pistia". Secondo lo storico e abate Giovanni Mengozzi, l'attribuzione a Giove Pistio sarebbe però senza fondamento[1]. Un tempo cattedrale, un cui vescovo, Florentius, fu presente ai sinodi romani del 499 e del 502[2], fu in seguito distrutta, si dice, unitamente alla città di Plestia (da cui il nome) dall'Imperatore Ottone III o da un violento terremoto o abbandonata per la crescita delle acque del lago Plestino che invase la città, a seguito dell'abbandono e manutenzione dell'emissario di epoca romana nell'alto MedioEvo, come avvenne per il lago del Fucino negli Abruzzi. Fu riedificata intorno all'anno 1000 e dedicata alla Madonna Assunta[3]. Allo stesso periodo risalgono anche la cripta e l'abside ora perduta. La navata subì vari rifacimenti ed il portico fu aggiunto probabilmente nel XVII secolo. Fino ai primi del XIV secolo svolse la funzione di pieve, cioè di chiesa con fonte battesimale per i bambini dei paesi soggetti al vescovo di Nocera Umbra. Per tutto il XV secolo rimase il centro spirituale e commerciale della montagna, raccogliendo gente durante le festività mariane, le fiere da maggio a settembre ogni primo lunedì del mese ancora oggi, e nel venerdì santo, giorno dell'indulgenza, in cui si svolgeva un grande mercato e la processione penitenziale che, rilevata da Colfiorito, ancora sopravvive. Nella chiesa era venerata un'antica statua in legno della Madonna, alta circa un metro, chiamata "la Madonna di Pistia", che normalmente era conservata nella chiesa parrocchiale di S. Lorenzo di Dignano. Veniva portata in processione, accompagnata da moltissimi fedeli, in alcune festività dell'anno. È stata trafugata negli anni sessanta. Mercato e pellegrinaggi al santuario hanno avuto fasi alterne di abbandono e ripresa. Con le "leggi eversive" il santuario fu adibito a magazzino militare e la sua attività di nuovo interrotta per sondaggi archeologici; il mercato rifiorito con l'avvio della sagra della patata rossa nel 1978[4]. La chiesa, ora ridotta a "rettoria", svolge ancora dal punto di vista sacrale il ruolo di santuario terapeutico di frontiera raccogliendo fedeli dalle diocesi di Foligno, Nocera Umbra e Camerino.

Struttura

All'interno, in fondo all'unica navata, si colloca un presbiterio sopraelevato raggiungibile attraverso una scalinata che sale sopra una più antica cripta romanica. A detta dell'abate Giovanni Mengozzi "la chiesa, ch'è benevolmente ampia, non ha che un solo altare piantato ora in mezzo al Presbiterio [...] e su questo altare maggiore venerasi una moderna statua della Beata Vergine con il Bambino in braccio. Nell'abside poi veggonsi, dipinte sul muro, alcune sacre immagini [...] fra cui quella di S. Giovanni Battista."[5]. L'abside è ormai andata perduta e dietro l'altare è stata realizzata, durante i restauri del 1967-71, una moderna vetrata che illumina la navata. Si conserva ormai solo un piccolo affresco della Madonna con il Bambino Gesù. La cripta viene chiamata Confessione dal Mengozzi che ne dà la seguente descrizione: "la volta di questo sotterraneo viene sostenuta da quattordici belle e tutte uguali colonne, parte di pietra bianca, parte di breccione e taluna con capitello di marmo; dodici disposte in tre ordini e due sole in cima, dove il muro piega in semicircolo e dove, dinanzi a un piccolo finestrino che dà scarsa luce al sotterraneo, si vede un'ara antica tutta d'un pezzo - ora nel presbiterio come piedistallo del simulacro della Vergine - lunga palmi quattro, once quattro e mezzo e un palmo meno larga [...] Le pareti sono tutte incrostate di belle pietre lavorate a scalpello [...] Compariscono frammenti di marmi [...] e di iscrizioni."[6]. A destra della porta d'ingresso, una moderna scala a chiocciola permette di scendere ai ruderi dell'antica Plestia.

Restauri

Nell'estate del 1962 fu iniziata nell'area plestina una campagna di scavi archeologici che interessò anche la chiesa, all'interno della quale (angolo destro della navata) furono fatti dei saggi per riportare alla luce i resti di un colonnato già appartenente ad un portico, o forse ad un tempio, del periodo repubblicano, prospiciente il Foro. Per interessamento del Prof. Giuseppe Giunchi, sindaco di Serravalle di Chienti, con l'intervento del Ministero della Pubblica Istruzione, nel 1967 la Soprintendenza ai Monumenti di Ancona iniziò i lavori di restauro della chiesa; questi terminarono nel giugno 1971 e furono inaugurati, il 27 dello stesso mese, dall'allora presidente del Senato, Amintore Fanfani.

Note
1 G. Mengozzi, De' Plestini umbri del loro lago e della battaglia appresso di questo seguita tra i romani e i cartaginesi, Articolo III, pag.XXXIX, Foligno 1781 - In nota il Mengozzi spiega che Annio da Viterbo avrebbe fatto derivare il nome Pistia dal latino Pistius, uno dei soprannomi di Giove, da ciò lo Jacobilli avrebbe argomentato che il tempio di Pistia fosse dedicato, per l'appunto, a Giove Pistio. Tuttavia, continua il Mengozzi, dato che ormai sappiamo che Pistia è forma corrotta di Plestia «ognun ben vede qual fede si meriti quell'Anniana illazione circa il nome della Città, e l'altra del Jacobilli rapporto al suo Tempio»
2 Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, Auctores Antiquissimi 12: Cassiodori Senatoris Variae, Additamentum II: Acta Synhodorum habitarum Romae
3 M. Sensi et al., Itinerari del sacro in Umbria, Octavo, 1998 ISBN 88-8030-185-3
4 M. Sensi, Vita di pietà e vita civile di un altopiano tra Umbria e Marche (se.XI-XVI), Roma 1984 (Storia e Letteratura. Raccolta di studi e testi, 159)
5 G. Mengozzi, De' Plestini umbri del loro lago e della battaglia appresso di questo seguita tra i romani e i cartaginesi, Articolo II, pag.XXXI, Foligno 1781
6 G. Mengozzi, De' Plestini umbri del loro lago e della battaglia appresso di questo seguita tra i romani e i cartaginesi, Articolo II, pag.XXIX, Foligno 1781
7 Queste informazioni sono presenti su una targa affissa all'interno della chiesa
Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]
Scuola media "S.G. Bosco" Colfiorito sez. I-B a.s.1987/1988, a cura di don Mario Sensi, La via della Spina, ed. Comitato Sagra della Patata Rossa, Colfiorito 1988
G. Mengozzi, De' Plestini umbri del loro lago e della battaglia appresso di questo seguita tra i romani e i cartaginesi, Foligno 1781, Ristampa anastatica a cura di Mario Sensi, Camerino 2000.

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