INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Ancona (AN)
Comune: Fabriano
Localita' o frazione: Castelletta
Nome bene: Chiesa di Santa Maria sopra Minerva

Cenni storici

Chiesa di Santa Maria sopra Minerva - Fabriano (AN)

E’ la chiesa parrocchiale del paese. Vi si festeggia S. Maria della Speranza la seconda domenica di settembre. L’attuale struttura risale agli anni 1933-1934 (parroco d. Achille Berna Berionni). La consacrazione della chiesa rinnovata avvenne il 6 agosto 1983 (parroco d. Alfredo Zuccatosta). Sull’origine del nome si è già detto: forse il tempio è di origine romana. Dal 1315 (decisione dell’abate generale di S. Urbano di Domo, approvata nel 1330 dal Vescovo di Camerino) furono sotto la giurisdizione dei monaci benedettini silvestrini, dimoranti a Grotta Fucile, prima la chiesetta di S. Pietro con la conseguente cura degli abitanti della villa omonima, poi, la chiesa e la comunità di Castelletta. La nomina del parroco fu perciò (fino all’inizio dell’Ottocento) di spettanza della curia generalizia di S. Benedetto di Fabriano, dato che dalla metà del sec. XV i monaci avevano abbandonato, per l’insicurezza del posto, Grotta Fucile e si erano stabiliti nelle sedi di S. Pietro e di Castelletta, che erano appunto sotto la giurisdizione di Fabriano. Venuti in possesso della Chiesa di S. Maria Sopra Minerva, come l’antica iscrizione “S. Mariae Supra Minervam” incisa sul frontone (oggi inspiegabilmente cancellata) testimoniava, i monaci si adoprarono per restaurarla ed arricchirla con affreschi di pregevole fattura. Di essi ha purtroppo solo il ricordo, fatta eccezione per frammenti di un affresco del 1400, opera pare di Antonio da Fabriano, raffigurante S. Silvestro Abate “aureolato, che ha il viso rasato, side su un trono, veste la cocolla color tané e regge aperto sul ginocchio sinistro un libro, su cui sono scritte a lettere cubitali le seguenti parole: “Audite me, filii; timorem Domini docebo vos”. Sulla sinistra di chi guarda, l’affresco, ancor più frammentario e deteriorato, mostra Gesù Bambino aureolato, che tiene con la sinistra una candida ostia. Egli siede sulle ginocchia della Madre, effigiata anch’essa seduta sul trono, ma in dimensioni più ridotte rispetto alla figura di S. Silvestro, dalla quale è separata dalla cornice policroma; dalla Vergine SS.ma, raffigurata nella tipica immagine della Madonna delle Grazie con una mammella scoperta, è andata perduta totalmente la parte superiore, cioè la testa e la spalla”. Oltre a questi frammenti di affreschi, la chiesa aveva una tela di fine secolo XVI, di modesto valore, attribuita al pittore fabrianese Domiziano Domiziani (1530 ca. - 1610 ca.), raffigurante la Madonna del Rosario. Ma l’oggetto più prezioso che la parrocchia vanta è una Croce astile ( di scuola tedesca del sec. XIII), costruita cioè in modo da poter essere affissa in cima ad un’asta per essere portata in processione. Dalla descrizione che ne fa il Molaioli (guida artistica di Fabriano) risalta in modo chiaro la preziosità e l’originalità della croce, che è “di rame, sagomata, con i bracci centinati ed ornati tutti in giro da un piccolo fregio a linea ondulata; all’estremità dei bracci sono rappresentati a graffito nel recto i simboli degli evangelisti Luca, Matteo e Marco, nel verso la Vergine e S. Giovanni e al centro il Crocifisso, di tipo bizantino, semplicemente delineato”.

Collocata dal Molajoli a ridosso di fatti relativi al tardo Quattrocento marchigiano, "con influssi di Qirolamo di Giovami e di Antonio da Fabriano", questa vigorosa immagine di S. Silvestro eseguita a fresco si inserisce senza forzature nel catalogo del pittore fabrianese. Le inconfondibili cadenze descrittive e il rude registro grafico propri di Antonio tendono, infatti, a individuare nell'opera un attestato maturo della sua attività. La figura del Santo anacoreta, che visse gran parte della sua esistenza nel nostro territorio montano, vi è ritratta in posa benedicente, assisa su un semplice e spoglio trono di legno. La sua plastica fisicità è esaltata dal grande risalto del saio, solcato da pieghe plastiche e profonde. La sintesi formale che Antonio da Fabriano tende a esasperare con l'avanzare degli anni raggiunge qui esiti assai marcati, da indurre a ipotizzare che questa prova appartata del suo catalogo debba considerarsi tra quelle conclusive della sua carriera. In termini di tempo, tra l'ottavo e il nono decennio del XV secolo. Essa lega bene col trittico di S. Clemente del Museo di Genga e con gli affreschi del convento di San Domenico di Fabriano, datati 1481. Degna di nota è la data che una mano ignota ha graffito sull'affresco, in basso a sinistra, che potrebbe esser letta 1474.

Giampiero Donnini.

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Photo Gallery A.D. 2015


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