INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Ancona (AN)
Comune: Sassoferrato
Localita' o frazione: Centro storico
Nome bene: Chiesa di San Francesco

Cenni storici

Chiesa di San Francesco - Sassoferrato (AN)

La chiesa di stile romanico-gotico, con pianta a croce latina e presbiterio, è accessibile da una scalinata formata da quattro serie di gradini in pietra delimitati da due muri. Al di sopra di quest’ultima si eleva il fronte principale, scandito simmetricamente dall'asse centrale, su cui si inseriscono il portone d'accesso ad arco a sesto acuto, sormontato da un rosone. Il portone è inquadrato da una cornice, che nella parte alta forma un arco a sesto acuto, con all'interno la raffigurazione del Santo. Sulla facciata è visibile un rilievo del medesimo materiale, formato da due paraste che corrono lungo tutta l’altezza e che si collegano con il rilievo posto al di sotto della copertura, il quale rappresenta un quarto di arco. Due ulteriori paraste sono poste in rilievo ad un terzo della lunghezza del fronte, inquadrando in questo modo il rosone e il portone. I restanti fronti presentano le medesime caratteristiche architettoniche, con rilievi a vista costituiti da lesene e arcate. All'interno, tutte le pareti della navata sono parzialmente affrescate. La pavimentazione è in cotto. Sulla parete destra della navata è visibile un altare in pietra, con la parte alta formata da lesene con capitello corinzio, sormontate da un frontone e da un timpano, che inquadrano la pala lignea. Le pareti del transetto sono affrescate con dipinti di vari autori. Sono inoltre presenti alcuni dipinti, una panca in legno dipinta, un pulpito ligneo e un crocifisso in legno scolpito. In fondo alla navata, il presbiterio posto ad una quota più alta è accessibile da un apertura ad arco realizzata in mattoni e si conclude con il coro ligneo. Al di sopra di esso, nella parte centrale, è visibile una monofora strombata.

Coperture
La navata è invece coperta da una struttura a capanna, con orditura in legno formata da capriate, sormontate da arcarecci, travicelli, pianelle in laterizio e sovrastante manto in coppi. Molto interessante è la volta di copertura ad ombrello del presbiterio, costolonata e parzialmente affrescata con immagini che risalgono al XIV secolo.

In origine sul suolo ora occupato dalla chiesa si trovava una più piccola chiesa (o forse semplicemente una cappella) dedicata a San Marco. Nel 1225 si iniziò a costruire l'edificio attuale sebbene la Bolla Pontificia di autorizzazione risalga al 1248. Nel 1300 furono eseguiti gli affreschi che ora appaiono limitati a porzioni minime delle pareti. A partire dal XVI secolo vennero apportate delle sostanziali modifiche tali da costituire materia di dissenso tra gli stessi frati. Nel secolo diciasettesimo furono completati i lavori con l'installazione dei presenti altari interni. Tra il 1630 e il 1680 la chiesa restò chiusa per decisione del Tribunale ecclesiastico, in quanto all'interno furono notati dei quadri poco consoni alle rigide regole del tempo. Nel secolo XIX furono eseguiti interventi di restauro ma non furono modificati nè l'aspetto esteriore della chiesa nè l'apparato decorativo. Nel 1980 in seguito ad un evento sismico fu rifatto il tetto in capriate lignee e tavelloni che resistette al terremoto del 1997.

Nel Convento adiacente fu scritta - da un religioso - una delle prime copie della Divina Commedia di Dante oggi conservata alla Biblioteca Laurenziana di Firenze. Nello stesso Convento iniziò gli studi sotto la guida di Fra Pietro d’Assisi il grande Bartolo da Sassoferrato (1314-1357), padre della attuale giurisprudenza internazionale.

Giovanni Battista Salvi
detto il Sassoferrato (Sassoferrato, 25 agosto 1609 - Roma, 8 agosto 1685) è stato un pittore italiano.

Il Sassoferrato apprende nella bottega del padre, Tarquinio Salvi; resti del lavoro di Tarquinio sono ancora visibili nella chiesa di San Francesco a Sassoferrato. Il resto dell'educazione di Giovanni non è documentata, eccetto il suo lavoro presso la bottega del bolognese Domenichino, che a sua volta fu allievo di Annibale Carracci (circa 1580). Altri maestri da cui apprende e si ispira sono Francesco Albani e Guido Reni, che secondo lo studioso Francis Russell è di maggior ispirazione per il Sassoferrato rispetto a Domenichino, nonostante esso fosse il suo maestro. I suoi dipinti risentono inoltre dell'influenza di Albrecht Dürer, Guercino e soprattutto Raffaello. Esistono alcune pubbliche commissioni di Sassoferrato, che pare abbia trascorso la prima parte della sua vita lavorativa producendo copie multiple di vario stile di immagini devozionali per committenti privati. Il lavoro del Sassoferrato fu tenuto in alta considerazione nella metà del XIX secolo. I suoi dipinti furono a volte creduti contemporanei con la scuola di Raffaello. Il tardo XX secolo vede un revival dell'interesse per i dipinti del Seicento italiano, grazie alla formidabile reputazione di Guido Reni. Si è registrata una rinnovata attenzione per le opere del Sassoferrato, considerato un fedele esecutore della tradizione pittorica italiana del suo tempo. Esistono più di trecento opere del Sassoferrato nei musei del mondo, inclusa la maggior parte dei suoi rimanenti disegni, conservata nella collezione Reale del Castello di Windsor, in Inghilterra. Il suo più importante e conosciuto capolavoro è la pala d'altare della basilica di Santa Sabina all'Aventino, sostituzione di una tela di Raffaello.


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Photo Gallery A.D. 2016


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