INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Macerata (MC)
Comune: Matelica
Localita' o frazione: Trocche - Monte Gemmo
Nome bene: Santa Maria dell’Eremita sul Monte Gemmo

Cenni storici

Santa Maria dell’Eremita sul Monte Gemmo - Matelica (MC)

Come arrivarci:
arrivare a questo Eremo, non è molto facile, anzi senza una indicazione di qualche villico locale, non ci si riesce. Dopo il prezioso aiuto, da Matelica, strada per Esanatoglia, ad un incrocio, segnalato, deviare per Terricoli, lo passiamo, mantenendo sempre la nostra destra, si arriva fino dove la strada rimane in piano, alla nostra destra troviamo una sbarra metallica coperta dalla vegetazione, questa è la nostra area parcheggio. In questo punto una strada sale per almeno un'ora di cammino con una pendenza del 15/20%. Si sale sempre senza avere un po' di piana, quindi prendersela con tanta calma. Dal punto di sosta, si sale per un centinaio di metri, nei pressi di un curvone, si imbocca una strada che comincia sin da subito a salire, poi si arriva ad un trivio, prendere la strada centrale e poi da li si sale sempre. Dopo circa 50 minuti di cammino, si arriva ad un incrocio con una sbarra rossa, imbocchiamo quella e dopo qualche metro, arriviamo alla Croce con due panche di legno per al sosta del viandante. Ancora qualche minuto, si arriva alla possente muraglia dell'Eremo. Passato l'Eremo, dopo 200 metri, si arriva alle Trocche, delle quali, rimangono ben poco. Buon peregrinare a tutti.


Dopo aver attraversato il fosso di Palazzo, nei pressi della fonte Cannetta da cui sgorga un'acqua limpida e buona, si sale alla località panoramica di Cantalupo 487 m s.l.m.), proprietà dei monaci farfensi già dal X secolo e dove oggi sorge una costruzione di fine '800, realizzata con i conci di pietra della soprastante rocca medievale di S. Maria in Monte. Dopo una visuale dell'ampia vallata dell'alto Esino e dei monti circostanti, si prosegue e ci si addentra nel bosco del Monte Gemmo, fino ad arrivare ai ruderi dell'eremo agostiniano della Romita (757 m. s.l.m.), fondato nel 1274 per autorizzazione della Beata Mattia Nazzareni di Matelica, in località Trocche, sulla proprietà
del Monastero matelicese di S. Maria Maddalena. Qui visse prima l'eremita frate Rinaldo Topino, secondo la regola benedettina seguita dal monastero matelicese, quindi in seguito divenne proprietà degli Eremitani Agostiniani con il nome di S. Maria dell'Eremita o semplicemente la Romita. Restaurato nel 1724 e nel 1775, dopo le soppressioni napoleoniche passò ai conti Lolli Cerbelli e alla fine dell’800 dovettero andarsene gli ultimi Agostiniani. Ancora funzionante fino al 1940, la chiesa fu devastata durante la Resistenza e quindi crollò il tetto, rimanendo così spoglia e misteriosa come appare oggi. L'ultimo eremita vi è vissuto per alcuni anni fino ad un decennio fa.

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Qualche notizia su S. Agostino e gli agostiniani a Matelica

I monaci Agostiniani, detti in origine Eremitani, in origine abitarono nelle pendici del Monte Gemmo, dove ancora oggi si trovano dei ruderi e dove, molti anni fa, effettuammo come Pro Loco, la “passeggiata ecologica” annuale, passando per Cantalupo con tanti partecipanti. La più antica memoria a loro relativa risale al 1269: il “camerlengo” o cassiere comunale riceve dal Consiglio l’autorizzazione a “sborsare” una somma a favore dei «frati di S. Agostino». Nel 1271 si ha notizia di un Monastero di S. Maria delle Trocche; un agostiniano chiede alle suore di S. Maria Maddalena (o Beata Mattia) di potersi ritirare come eremita alle falde del Monte Gemmo che erano state donate alle suore ed erano di loro proprietà. Poco più tardi (e ne è la riprova lo splendido portale di costruzione gotica della chiesa) fu probabilmente la stessa popolazione a chiederne l’insediamento all’interno della città. In un atto notarile del luglio 1485 («Ser Rainaldus») relativo ad un testamento, l’interessato chiede la presenza dell’«honesto religioso fra Laurentio ordinis fratrum eremitarum Sancti Augustini», ma sono numerosissimi i documenti che li riguardano dell’anno 1644 vi si riunì un capitolo provinciale come attestava (ma dov’è ora?) una lapide incastrata a destra del muro di chi entrava nel bellissimo chiostro “abbattuto”, ricco di tante lunette affrescate con scene della vita del santo su tutti e quattro i lati. Era considerato uno dei più bei chiostri delle Marche. Furono provinciali dell’Ordine i maestri Bisciotti, Polidori, Ciccarelli, Angelucci. Nel 1673 al Padre Maestro Guglielmo Polidori, agostiniano matelicese, fu affidata la cattedra di Filosofia e Teologia, eretta a Matelica nel 1670. Nella pubblicazione “Dedicato a Matelica” (Grafostil, 1989), ho annotato che in un’antica “carta” del 1773 figura la pianta delle tre origini delle acque che vanno direttamente alla fonti della piazza di Matelica e le relative condotte; tra queste figura chiaramente «la fonte pubblica di S. Agostino». Ma già in una seduta del Consiglio comunale del 1703 risulta la richiesta degli Agostiniani di poter usufruire delle acque della fontana pubblica, recentemente restaurata grazie al progetto approvato dalla Soprintendenza ed elaborato dal Lions Club di Matelica, molto attivo e sensibile al recupero di quanto l’arte del passato ha lasciato in dono alla nostra città. Osservando bene la facciata della chiesa si può intravedere l’antica configurazione della stessa. Tornata al suo splendore dopo il recente recupero, è ancora oggi una delle emergenze artistiche della nostra città.

Fiorella Conti


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