INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Ascoli Piceno (AP)
Comune: Montemonaco
Localita' o frazione: Monte Sibilla
Nome bene: Sibillini e la Grotta della Sibilla

Cenni storici

Sibillini e la Grotta della Sibilla - Montemonaco (AP)

Per Montemonaco (AP): Si arriva da nord e da sud lungo l'autostrada A14 Bologna-Taranto o dalla strada statale parallela SS16. I capoluoghi provinciali e i centri di maggiore interesse sono raggiungibili tramite strade che "a pettine" si staccano dalla costa verso l'interno: la SS3 Flaminia da Roma attraversa l'Umbria e termina a Fano, la SS76 segue l'Esino da Fabriano verso Jesi e Ancona, la SS77 collega Foligno a Civitanova Marche passando per Tolentino e Macerata, la SS4 Salaria collega Roma e Rieti ad Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto.

Montemonaco - Rifugio Sibilla: Uscire dal paese in direzione Montegallo ed a soli 500 mt fuori dal paese, si deve seguire le indicazioni per le Gole dell’Infernaccio. Dopo circa 4 km si arriva ad un bivio con indicazioni sulla sinistra per il Rifugio Sibilla. Prendere la strada brecciata (ghiaiata) e proseguire per i tornanti per altri 5 km. Questa strada può essere attraversata con semplicità da qualsiasi tipo di macchina. Dopo aver raggiungo il Rifugio Sibilla a 1540 mt. si deve parcheggiare per proseguire a piedi.

Rifugio Sibilla - Monte Sibilla: (1° Percorso) continuare sulla strada sterrata proprio a fianco del rifugio, salire lentamente in quota, ed arrivare alla Grotta delle Fate per poi arrivare sulla cima del Monte Sibilla. (2° Percorso) prendere il sentiero dietro il rifugio e salire immediatamente (in maniera più ripida) in quota, percorrere tutta la cresta, arrivare alla Grotta delle Fate e poi raggiungere la cima del Monte Sibilla.

Dodici anni dopo la spedizione sul Monte Vettore (vedi SULLA VIA DEI NEGROMANTI: MONTE VETTORE), ci troviamo nuovamente ai piedi dell'immenso anello dei Monti Sibillini. Conosciamo l'importanza simbolica di questi monti, dove si avverte l'energia che sprigiona dalle vette coperte di nubi, tanto quanto sono sfuggenti i misteri nascosti nel silenzio delle valli bruciate dal Sole . Partiamo un Venerdi' mattina dalla gola dell'Infernaccio nei pressi di Rubbiano (779mt s.l.m.) e percorriamo il sentiero che costeggia il Monte Zampa per diversi chilometri, con l'intenzione di intercettare la strada sterrata che sale fino al Rifugio Sibilla 1540. Copriamo l'ultimo tratto percorrendo un sentiero non tracciato e con un dislivello importante, attraverso una zona di alberi radi dove si notano tracce di rimboschimento. Giunti alla fine della salita ci ritroviamo a poche centinaia di metri dal Rifugio e percorriamo la strada bianca che ci separa dalla prima tappa della giornata. Il Rifugio Sibilla e' situato a 1546 mt s.l.m.e possiede una fonte di acqua sorgiva che usiamo per rifornire la nostra scorta d'acqua. Per le successive 24 ore non avremmo trovato piu' fonti sul nostro itinerario. Ripartiamo dopo la sosta e saliamo fino alla cresta, dove arriviamo al tramonto, in tempo per scegliere il luogo adatto per il campo. Pernottiamo a circa 1900mt s.l.m. in un piccolo avvallamento roccioso, godendoci la vista di una luna rossa che sorge dalla valle Picena, popolando il massiccio montuoso di migliaia di ombre. Dall'altra parte, verso Nord (prima che il cielo diventasse troppo chiaro) osserviamo Venere e Giove allineati alla loro minima distanza. La mattina dopo all'alba ci muoviamo per raggiungere la tappa principale del nostro itinerario: la Grotta delle Fate o Grotta della Sibilla (2150mt s.l.m.), dove giungiamo in tarda mattinata percorrendo tutta la cresta del Monte dal lato Sud Sud-Est. La sosta alla grotta dura il tempo necessario per osservare e documentare quello che rimane dell'entrata, consumare il pranzo e riposare. Saliamo poi sulla cima del Monte Sibilla (2173mt s.l.m.) e percorriamo la cresta Ovest fino a ricongiungerci con la strada bianca che sale dal Rifugio Sibilla; Da li' decidiamo di tagliare per i pascoli a Nord del Sibilla per arrivare qualche ora dopo ai ruderi del Casale Lanza, situato a monte della macchia boschiva che circonda le sorgenti del Tenna. Nei pressi di quel casolare montiamo il campo per la seconda notte. E' da li' che, seduti al tramonto su una collina rivolta sulla gola dell'Infernaccio, ammiriamo la splendida immagine della Regina Sibilla proiettata sulla parete del Monte Priora.
 
Cosi' Antoine de la Sale, nel suo "Paradiso della Regina Sibilla", descrive l'ingresso della grotta come si presento' ai suoi occhi il 13 Maggio 1420 durante la salita al Monte Sibilla:

"...Cosi, seguendo il serpeggiare del sentiero si scala il monte sino alla cima, di fronte alla roccia che dicono la corona del monte dove si trova l'ingresso della grotta...Sulla destra c'e' l'ingresso della grotta, piccolo e a forma di scudo, assottigliato nella parte superiore, largo in quella inferiore. Davanti c'e' una roccia e quelli che vogliono entrare devono abbassarsi molto e entrare accucciati, facendo scivolare i piedi verso il basso sino a incontrare un piccolo ambiente squadrato a destra della breccia d'entrata, dove si trovano sedili intagliati tutto intorno nella pietra. Misura tra gli otto e i dieci passi in lunghezza  come pure in larghezza e altezza; c'e' poi un foro circolare ampio quanto la testa di un uomo che lascia appena traperlare una pallida luce a causa dello spessore della montagna. Uscendo da questa stanza, chi vuole proseguire oltre deve tornare verso destra; ma e' necessario avanzare scendendo sempre prima con i piedi, perche' non ci si puo' avventurare in altro modo tanto la grotta e' stretta, angusta e ripida..."

L'esperienza diretta dello scrittore finisce qui, anche se poi egli racconta di alcuni giovani di Montemonaco che, avventurandosi nel cunicolo alla destra della prima stanza, giunsero fino a un corridoio spazzato da un vento fortssimo, ne ebbero paura e tornarono indietro. Due gentiluomini tedeschi accompagnati dal prete Antoinio Fumato, invece, superarono - sempre secondo il racconto di La Sale - il tunnel del vento e attraversarono il ponte sull'abisso, i due dragoni dagli occhi fiammeggianti ed arrivarono alle "...Porte di metallo che battono giorno e notte..." e cioe' il vero ingresso del regno sotterraneo della Sibilla. Nonostante Papa Gregorio XI (ma per alcuni filologi si tratterebbe di Urbano VI) intorno al 1377 facesse distruggere l'accesso alla corona del Monte Sibilla cosi' da impedire di raggiungere la grotta e fece riempire l'entrata (con pietre o massi?), La Sale testimonia che al tempo della sua salita (1420) l'ingresso era "pulito" e si poteva accedere almeno nella prima stanza. Non solo, ma egli osservo' simboli e parole intagliate nella roccia e sembro' riconoscere un nome tedesco e uno inglese tra coloro che lo avevano preceduto.

In tempi piu' recenti altri studiosi e appassionati di tradizioni popolari hanno visitato il Monte Sibilla nella speranza di dare fondamento alle storie narrate da La Sale, ma tutti senza successo. Nel 1889 G. Miliani sale sul Sibilla in Ottobre partendo da Bolognola. Egli annota dettagli e tradizioni locali, tra le altre quella secondo la quale i pronipoti di Noe', quando si diffusero in Europa, si sarebbero stabiliti in Sicilia ma anche intorno al Monte Sibilla. Gli abitanti del piccolo borgo di Isola S.Biagio, quindi, sarebbero discendenti in linea retta del patriarca biblico. Ancora, Miliani scrive che la punta della Corona era il ritrovo preferito delle streghe che, attraverso passaggi sotterranei, scendevano fino a Foce a danzare con i giovani del villaggio.
Al tempo della salita di Miliani ecco come si presentava la grotta:

"...E' stato sempre facile di trovare questa grotta che e' subito sotto la cresta, a sinistra di chi sale; attualmente, poi, anche senza cercarla, e' indicata da un cumulo di pietre smosse, cavate per una nuova apertura che v'e' stata praticata da poco...[La grotta] consiste in un piccolo antro, lungo appena tre metri, e solo nel mezzo elevato abbastanza da potervi stare dritti. L'ingresso e' cosi' basso ed angusto che conviene d'entrarvi a ritroso carponi. Sopra questa poco nobile entrata, sul calcare del monte, vi sono incise o graffite alcune parole, poco intellegibili e strane, alle quali la leggenda attribuisce arcani significati..."

Secondo Miliani, in contrasto con la filologia mainstream, la grotta della Sibilla era conosciuta gia' prima del poema di Andrea de Barberino (Il Guerrin Meschino), visto che

"...Tolomeo ne parla dicendo che nell'Appennino trovasi un'immane ed orribile antro che volgarmente e' detto la Caverna della Sibilla, di cui si raccontano parecchie cose..."

Tra le quali cose quella di voler chiudere l'ingresso per impedire l'ingresso (o l'uscita?) di maghi e streghe. Tale proposito si trova in quasi tutte le leggende legate alla grotta nel corso dei secoli successivi; ma all'osservatore - seppur non entusiasta dell'esperienza - non sfugge la possibilita' che:

"...non sarebbe impossibile di ritenere che nel fondo del piccolo antro attuale sia stato realmente un cunicolo, che abbia dato accesso a un sistema di grotte, piu' o meno ampio. Il terreno che ora ne forma il piano e' di riporto, o mostra almeno d'essere stato profondamente rimosso..."

Sempre in quello stesso anno (1889) alla fine di Agosto un gruppo di 45 alpinisti del CAI effettua la salita al Monte Sibilla in occasione del XXI Congresso degli Alpinisti Italiani.

Una descrizione della grotta e' stata scritta nella R.M. del CAI n.9, Settembre 1889:

"...Quanto alla famosa Grotta delle Fate, bastera' il dire che si riduce a una semplicissima caverna di pochi metri di diametro, scavata nel fianco sud-est del monte. La sua celebrita' e' dovuta alle leggende costruite sulle iscrizioni che si vedono in qualche punto delle pareti...che pare possano rimontare al XV secolo e a cui non e' possibile attribuire alcun significato importante..."

L'articolo prosegue descrivendo la lapide che la sezione Picena del CAI colloco' all'ingresso della grotta dopo averlo reso praticabile. Tale lapide era ancora al suo posto nel 1906 ma gia' nel 1914 non se ne fa piu' menzione.
Nella "Cronaca Alpina" del 1900 viene pubblicato il diario di una coppia (anonima) che il 31 Agosto compi' la salita al Monte Sibilla. Questa la loro descrizione della grotta:

"...Vidi all'entrata dello speco, ove null'altro attrarrebbe l'attenzione del visitatore, scalfite certe antichissime lettere indecifrabili, al di sotto delle quali e' murata la bella lapide ivi fatta collocare dalla sezione Picena del CAI nel Settembre dell'89..."

La Contessa Grace di Campello della Spina sale sulla Sibilla nel 1906 e registra nel suo diario:

"...Questa montagna, da pochi ascesa, non e' meno interessante del Vettore...con molta difficolta' riuscimmo a trovare la famosa Grotta della Sibilla, delle quali parla tanto il contado delle Marche e dell'Umbria. Nell'interno della grotta si legge su di una lastra di marmo questa iscrizione..."

La contessa riporta fedelmente il testo della lapide che fu collocata dal CAI di Ascoli Piceno nel 1889. La rivista Storia Illustrata, parlando di Domenico Falzetti, lo presenta come "il primo studioso Italiano che nel 1929 ha trovato un cunicolo nella montagna senza riuscire pero' a penetrarvi". Falzetti, autore di un volume sugli scavi nella Grotta della Sibilla e di uno sulle leggende dell'omonima Regina, ha dedicato molti anni della sua vita allo studio della grotta e delle sue origini leggendarie, che alcuni filologi collegano alla discesa del Tannhauser nel Venusberger tedesco. Nella prefazione al romanzo "Alla ricerca della dea d'amore nella grotta della Sibilla di Norcia" dello stesso Falzetti, la figlia Giulia riporta una frase dell'autore secondo il quale "...la leggenda italiana e' piu' antica di quella tedesca del Tannhauser di almeno sei secoli!".

"...Fin dal 1953 - prosegue Giulia Falzetti - anno in cui venti persone con a capo il Soprintendente alle Antichita' delle Marche tentarono alcuni scavi per rimuovere le macerie che impedivano l'accesso alla grotta misteriosa (vi si rinvennero un tornese di Enrico II, uno sperone, un coltello a sei metri di profondita') nulla fu piu' fatto per svelare il mistero del leggendario regno della maga...ed il mistero e' rimasto inviolato..."

Si evince da tali testimonianze che dalla meta' del Novecento fino agli anni '60 dello stesso secolo, l'accesso alla grotta fu bloccato da frane o detriti rocciosi in almeno due occasioni (l'ultima, appunto, negli anni '60). Nei primi anni del 2000, secondo le testimonianze di alcuni abitanti di Montemonaco da noi raccolte, membri dell'Amministrazione del luogo avrebbero calato degli esplosivi all'interno della grotta nel tentativo di riaprirla, ma ottenendo l'effetto contrario, e cioe' quello deleterio che ci siamo trovati davanti durante la nostra visita.
La "grotta" infatti ci e' apparsa come un avvallamento roccioso, una buca di meno di dieci metri in lunghezza e quattro in larghezza, con massi e rocce depositati in modo da occultare qualsiasi ingresso possa esserci stato in passato. Sulla destra dell'avvallamento si puo' notare un piccolo incavo (completamente chiuso dalla roccia) con un asse di legno incastrato in esso. Forse era questa l'entrata a forma di scudo capovolto menzionata da La Sale, ma oggi non vi e' alcuna possibilita' di confermare la sua descrizione. Che le rocce siano cadute per cause naturali in origine, e poi in seguito alle esplosioni causate da chi ha tentato di riaprire l'ingresso non e' semplice stabilirlo e sarebbe necessaria un'esplorazione con strumenti di rilevamento elettronici. E d'altra parte questo non puo' essere il solo ingresso all'interno del Monte Sibilla; le leggende parlano infatti di almeno quattro ingressi: Grotta del Diavolo, Grotta Nera, Grotta della Paura, e Bosco di Meta sopra le sorgenti del Tenna. Che il Regno delle Fate sia stato precluso per sempre ad occhi mortali gia' prima dell'esplorazione di La Sale ce lo dice lo stesso autore francese che riporta le parole profetiche della Regina Sibilla:

"...'ma c'e' di piu' ' disse la regina [al cavaliere n.d.r.] 'poiche' noi resteremo nello stato in cui voi ci vedete tanto quanto il secolo durera'..."

E stando a La Sale si era gia' nella seconda meta' del XIV secolo al tempo della discesa del cavaliere nel regno incantato della Sibilla.. Con l'ingresso nel 1400, quindi, il regno delle fate sarebbe dovuto cambiare, scomparire, o essere per sempre precluso alla nostra dimensione terrena. Se si vuole analizzare il significato simbolico della profezia della regina ci si potrebbe collegare a certe teorie paleo-astronomiche e di "folklore realista" che vogliono fenomeni ricorrenti attraverso diversi periodi storici interpretati dall'uomo attraverso gli strumenti culturali e simbolici del proprio tempo. Cosi' ad esempio Demoni e Mostri del medioevo diventano Alieni e Esseri Geneticamente Mutati della nostra epoca. Lo stesso puo' dirsi per fate e streghe, maghi, negromanti e regni sotterranei. Lo stesso concetto dell'esistenza di un mondo ctonio inaccessibile ai piu' e' testimoniato sin dai tempi preistorici a livello globale, e ha avuto in epoca moderna un percorso sinusoidale che ha toccato persino la scienza (Vedi la Teoria della Terra Cava, teoria Geocosmica suggerita tra gli altri da Halley, Lowell, Abelkader, etc).
Che il portale dimensionale sul Regno delle Fate sia stato sigillato dall'interno prima ancora che dalle confuse e goffe macchinazioni dell'uomo non toglie nulla al fascino misterioso dei Monti Sibillini, ne' alla possibilita' che essi possano inviare messaggi a chi li attende, come vedremo nel prossimo paragrafo.

L'Urlo della Sibilla

"Tutto e' numero" diceva Pitagora, e attraverso la simbologia dei numeri e la loro interpretazione e' possibile leggere la natura e i suoi messaggi, tanto nel macrocosmo (livello Cosmico) che nel microcosmo (livello Quantico).
Alcuni giorni prima della spedizione sui Sibillini abbiamo studiato i numeri che ci avrebbero accompagnato durante la nostra esplorazione. Pubblichiamo qui i dettagli piu' significativi e pertinenti alla visione della Sibilla di cui siamo stati testimoni. C'e' stato molto di piu', altri segni lungo la strada che ci hanno in qualche maniera "preparato" a quello che dovevamo vedere. Segni che apparivano solo per chi ha occhi per vedere. La scelta di partire dalla base dell'Infernaccio il 3 Luglio per arrivare alla cresta della Sibilla nella notte non e' stata casuale:
Il 3 Luglio 2015 e' un 1+8 teosofico o 9, che simboleggia il misticismo e corrisponde alla XVIII lama dei Tarocchi, la Luna. Quella notte era la seconda notte di plenilunio (93% visibilita') e un Venerdi'. In quei giorni Venere e Giove si trovavano al loro punto piu' vicino e allineati (la loro distanza era pari al diametro della nostra Luna), formando ancora un triangolo Venere-Giove-Terra con la Luna quale mediatrice. Venere e Luna hanno una forte connessione con l'energia femminile della Terra (Venerdi' e' consacrato a Venere, all'elemento acqua e al metallo "conduttore" Rame, mentre la Luna e' simbolo per eccellenza del femminile con il trittico mitologico Ishtar-Iside-Venere), e una guida necessaria per permetterci di ascendere al Monte Sibilla. Questo monte e' stato associato in vari momenti storici al Monte Venus (Venere) della leggenda del Tannhauser, e ospita nel suo grembo la leggenda di un'altra Vergine, la misteriosa profetessa Sibilla. Il mese di Luglio e' stato scelto, tra le altre cose, seguendo la leggenda del Guerrin Meschino che, racconta Andrea de Barberino, permette di entrare nel regno della Sibilla solo con il Sole in Gemelli, Cancro, Leone (Maggio - Agosto); ma anche perche' la luna di Luglio nella tradizione Celtica e' chiamata "Blessing Moon" o Luna della Benedizione, e catalizza forza, gli aspetti magici della natura e in generale favorisce le imprese positive. In questo mese del 2015, poi, i pleniluni saranno due, il che rafforza l'influenza lunare verso il pianeta. Cabalisticamente l'Estate e' connessa allo stato ATZILUTH = Emanazione, mentre la Sephira corrispondente e' la settima, NETZACH, simbolo di vittoria e raggiungimento di obiettivi. Gli animali-simbolo del mese sono il Dragone, il Leone e la Fenice secondo la tradizione mistica Orientale: simboli, questi, di forza, saggezza e rigenerazione.

Ma veniamo al giorno della visione vera e propria e cerchiamo di analizzare i simboli che ci hanno permesso di assistere all'evento: siamo scesi lungo la parete Nord del monte Sibilla ed abbiamo sostato al limitare del bosco e a meta' circa della valle che ci avrebbe portato, il giorno seguente, alle sorgenti del Tenna. La valle, simbolo ancestrale del grembo materno e "culla" della natura, identificata con la Coppa che racchiude il liquido vitale dell'esistenza nei miti preistorici della Magna Mater, concetto che poi sarebbe stato romanzato in epoca medievale nel mito del Santo Graal. Il Sabato 4 Luglio 2015 e' un 1+9 teosofico o 1, che simboleggia l'unita', l'inizio, l'Unum e corrisponde alla XIX lama dei Tarocchi, il Sole. In quel giorno la Terra passava esattamente tra il Sole (simbolo di luce) e Plutone (simbolo ctonio), due simboli opposti che attendevano solo di entrare in contatto per generare la Terza Risultante. Sabato e' consacrato a Saturno il cui elemento e' la terra e il metallo "fissante" Piombo.
Cabalisticamente la Sephira corrispondente e' la terza, BINAH, simbolo ionico della Grande Madre (simbolo della terra per eccellenza), significante comprensione e associato all'ermetica "radice d'acqua". Per dare un'idea delle geometrie esoteriche esistenti all'interno dei Sibillini, ci soffermiamo sulle rette che intersecano la zona da noi esplorata:

1. Lago di Pilato, Grotta della Sibilla e Infernaccio sono perfettamente allineati lungo la direttrice Nord-Sud
2. Prendendo il segmento Grotta-Lago e tirando la sua perpendicolare si puo' formare un triangolo isoscele con il vertice a Ovest. Al centro del triangolo vi e' il Monte della Croce
3. Prendendo il segmento della perpendicolare dal centro del triangolo alla base, esso diviene la base di un nuovo triangolo, i cui lati convergono in corrispondenza del Pizzo della Regina (Monte Priora) formando un triangolo isoscele.

E' vicino tale perpendicolare che ci siamo trovati quando ci e' apparsa l'ombra gigantesca della Sibilla contro parete del Monte Priora/Pizzo della Regina. Avendo "letto" la struttura numerica e geomantica di quei giorni, sapevamo quindi che, una volta purificato lo spirito nel viaggio ("conduttore") preparatorio sotto la luce di Venere, quella del Sole avrebbe poi "parlato" con la Terra per lasciare il suo messaggio impresso ("fissato") sul terreno, come infatti e' avvenuto. Ovviamente non potevamo immaginare il modo in cui tale messaggio si sarebbe rivelato a noi, ne' se saremmo stati nelle condizioni adatte a "riceverlo". La visione della Sibilla e' apparsa improvvisamente, maestosa e ineffabile nel suo canto silenzioso. In quel momento ci e' sembrato che tutta la natura intorno si fosse fermata ad ascoltare, dalle piante alle rocce agli insetti agli astri del cielo. Noi eravamo solo una piccolissima componente degli incredibili meccanismi che in quel momento si adoperavano per rendere il messaggio intelligibile ai nostri occhi. La certezza dell'avvenimento imminente non ha tolto niente alla meraviglia e al fascino che quel volto ha prodotto in noi durante i molti minuti in cui esso e' stato visibile. Noi crediamo che la Sibilla, o quello che essa rappresenta, abbia voluto inviare un messaggio ai nostri tempi, nominandoci araldi per un giorno, cosi' che potessimo affermare la sua presenza sulle vette dell'Appennino, nei recessi piu' profondi della roccia, nei boschi oscuri, nell'acqua dei laghi e dei fiumi e lungo i pascoli che coprono con il loro mantello d'erba le pareti piu' scoscese delle valli. La Sibilla e' presente in ogni elemento perche' ne e' la protettrice e la pitonessa, maga e madre, custode e segreto millenario che non e' mai scomparso. Quello che e' cambiato e' l'uomo e le sue credenze, che si sono allontanate via via dalla purezza della natura, dimenticandone il linguaggio e l'importanza. Quello che abbiamo definito "Canto" e' in realta' un grido, l'urlo di chi intende riaffermare la propria esistenza e importanza, anche a discapito delle numerose violenze che il Monte Sibilla ha subito negli anni [utilizzo di esplosivi per "ripristinare" l'accesso alla Grotta della Sibilla, la strada bianca scavata selvaggiamente sul fianco del monte, rifiuti abbandonati da chi si professa amante della natura e invece la deturpa n.d.r.].

"...al tramonto di un sabato d'estate, mentre consumavamo la cena e il sole lentamente si avvicinava alle cime dei Sibillini per lasciare il posto alla notte, sulla parete del monte di fronte a noi compare l'immagine gigantesca e inequivocabile di un volto, il profilo nitido di una donna dai lunghi capelli (o forse coperta da un velo) nell'atto di pronunciare parole, o gridare, o cantare, in un silenzio magico, surreale. Tutti i nostri sensi si focalizzano su quell'ombra, le nostre coscienze impreparate alla maestosita' dello spettacolo di un'intera parete montuosa che aveva alzato il sipario in modo improvviso sul fantastico; ci siamo sentiti scaraventati indietro di millenni, quando uomini vestiti di pelli adoravano le stelle all'interno dei cerchi di pietre megalitiche, o quando cantavano inni alla natura alla presenza di esseri semidivini. Passato il primo lungo attimo di sorpresa, la nostra mente moderna si e' adoperata per trovare la logica dietro il fenomeno, analizzando le cime che il sole colpiva con i suoi raggi, calcolandone la proiezione sulla parete, vagliandone i profili nel tentativo di trovare riscontro razionale che potesse giustificare quella sagoma appoggiata sulla montagna. Senza successo. Quel volto e' stato il risultato della rifrazione del sole sulle rocce attraverso una combinazione di angoli impossibile e irripetibile; poi, abbandonata la logica, ci siamo trovati ad ammirare l'estetica, affascinati dalla bellezza dell'immagine che nulla toglieva all'armonia complessiva del paesaggio, quasi fosse, essa stessa, un suo elemento naturale. Dopo diversi minuti abbiamo visto il volto lentamente modificarsi fino ad assumere i contorni indistinti delle ombre proiettate dalle singole rocce al calar del sole. La visione era terminata, il messaggio era stato dato. Toccava a noi, ora, raccoglierlo e trasmetterlo..."
[Dagli appunti stesi immediatamente dopo la visione]

Renzo Roiati nel suo libro "La Sibilla Appenninica e le Nove Stelle Maggiori della Vergine" ha condotto uno studio basato sull'allineamento delle Chiese dislocate sul territorio dei Sibillini, dimostrando la loro struttura speculare alla costellazione della Vergine, a dimostrazione del fatto che non solo in epoca ancestrale ma anche in tempi non troppo lontani si era a conoscenza del culto della Magna Mater ai quali i Sibillini erano consacrati, Grande Madre che in seguito divenne Venere, poi la "vergine" Sibilla (ma senza dimenticare una possibile sovrapposizione con la Dea Cupra dei Piceni) e, infine, si tento' con il Cristianesimo di cancellarne la memoria condannando la profetessa al mondo sotterraneo e innalzando la "Vergine" Maria al suo posto, in quello che sembra essere stato un eterno conflitto tra i due poli femminili, quello pagano e quello cristiano. A riprova della presenza di questo vi era l'ormai scomparsa Chiesa di S. Maria (di stile gotico) della quale Vittori, nel suo libro "Montemonaco, nel Regno della Regina Sibilla", scrive:

"...che i monaci, avendo trovato lassu' rimasugli di paganesimo costruissero quel tempio alla Vergine Maria cosi' da presso alla Grotta della Sibilla perche' le popolazioni sentissero meno amaro il distacco dalle antiche pratiche di culto pagano esercitato in quell'antro di antica rinomanza..."

L'immagine da noi vista sulla costa del Monte Priora/Pizzo della Regina da' forza alla tradizione Orientale che descriveva la dea femminile (impersonata da Ishtar prima, e da Iside poi) come "coperta da un velo", simbolo del cammino di iniziazione necessario per poter acquisire le chiavi della Conoscenza. La visione della Sibilla presenta anche un'interessante similitudine con la Madonna Nera (tutt'ora adorata in varie parti d'Europa) che affonda le sue radici in epoche ancestrali e ormai dimenticate, perche' entrambe figure ctonie e "Vergini sotterranee".
Tornando alla numerologia sacra di cui i Sibillini sono permeati, le tradizioni del luogo parlano di sette chiese che sarebbero state costruite in onore della Vergine Maria e tutte sul versante Nord Orientale dell'Anello.
Roiati invece ne individua nove:

"...di cui tre, compresa Santa Maria di Foce da tempo scomparsa, non sono presenti nella memoria delle poche...persone amiche di un tempo lontano...Sorgono intorno al monte della Sibilla, e di regola sugli accessi che segnano i percorsi verso lo speco dei vaticini [la Grotta della Sibilla] e il lago demoniaco [Lago di Pilato]...sul Monte Vettore, Monte Torrone, Cima del Redentore, Monte Rotondo, Argentella, Forca Viola, Palazzo Borghese...Cima Vallelunga, Sibilla..."

Le Nove Chiese della Vergine sono state cosi' identificate: S. Maria dell'Ambro, S. Maria in Casalicchio, S. Maria della Corona, S. Maria in Gallo (scomparsa), S. Maria in Lapide, S. Maria della Cona, S. Maria in Pantano, S. Maria di Foce (scomparsa), S. Maria della Maina. Collegando tali chiese tra loro si nota una corrispondenza molto interessante con le nove stelle visibili della Costellazione della Vergine, della quale Spica (Alpha Virginis) e' la stella piu' luminosa (e viene da Roiati identificata con la chiesa di S. Maria in Lapide. Esempi di rispondenze tra opere architettoniche e costellazioni del cielo sono innumerevoli, basti citare le tre Piramidi di Giza (Cintura di Orione), il tempio di Angkor Wat in Cambodia (Costellazione del Draco), ma anche la disposizione delle cattedrali sorte in Francia intorno a Notre Dame (Costellazione della Vergine), e cosi' via. Ma la disposizione delle chiese sui Sibillini sarebbe anteriore a quella francese di almeno quattro secoli. Su chi abbia costruito le chiese aleggia il mistero di una storia priva di fonti certe; dai Benedettini ai Templari, senza trascurare l'esistenza di templi pagani in epoca antecedente, siamo di fronte all'ennesimo enigma che circonda questa zona dell'Appennino Centrale. Di certo non possiamo fare a meno di notare, ancora, il simbolo della Vergine che accompagna la figura della Sibilla, che nella sua disposizione terrena sembra abbracciare il monte, proteggendolo tra le sue "braccia cosmiche" (nella mappa disegnata da Roiati possiamo vedere come il Monte Sibilla si trovi tra S. Maria di Foce e S. Maria dell'Ambro e ne taglia la direttrice in modo quasi perfetto.

Leggende sulla "Sibilla" Appenninica

Mentre le leggende sul Lago di Pilato e Monte Vettore sono testimoniate da scritti gia' nel XIV secolo, la Sibilla Apenninica fa il suo ingresso nelle cronache medievali con due documenti pubblicati a distanza di pochi anni: Il "Guerrin Meschino" di Andrea de Barberino (1410) e "Il Paradiso della Regina Sibilla" di Antoine de la Sale (1420).
Il primo, scritto nella forma di poema cavalleresco, narra dell'incontro tra il Guerrino, cavaliere errante, e la Maga Alcina, condannata da Dio all'esilio in un regno sotterraneo il cui ingresso si troverebbe sulle Montagne nei pressi di Norcia. All'Eremo di San Leonardo gli eremiti cercarono in tutti i modi di far desistere il Guerrino dal salire alla Grotta della Maga Alcina ma questi, irremovibile nella sua decisione, prese a seguire un sentiero sdrucciolevole e lungo costoni rocciosi che si affacciavano su abissi senza fondo. Fino a quando, giunto nei pressi di una cascata, si addormento' esausto. Al suo risveglio vi e' l'incontro "preparatorio" con l'enorme serpente Macco, e poi tutte le avventure nel Regno di Alcina che compongono il poema. Nel caso del testo di La Sale, che per certi versi riprende le vicende del Guerrin Meschino, egli raccoglie tradizioni locali sulla discesa di cavalieri nel regno delle fate attraverso una grotta posta nei pressi della corona del Monte (Sibilla). Gli episodi narrati da La Sale sono quattro: Il piu' lungo e dettagliato e' quello del cavaliere e dello scudiero che raggiungono il regno delle fate, vi dimorano per un anno, poi ne escono. Ma, in seguito, per il rifiuto del Papa di concedere loro l'assoluzione, finiscono per tornarvi per uscirne mai piu'. Gli altri tre racconti parlano della discesa nell'antro della Sibilla di cinque giovani locali, di due gentiluomini tedeschi guidati dal prete visionario Antonio Fumato, e della storia del "Signore di Pacs" che intende ritrovare il fratello scomparso nella caverna anni prima.

Ma chi e' la Sibilla Appenninica realmente?

E' sempre La Sale a spiegare che essa non faceva parte delle dieci sibille del mondo classico. Il concetto e' stato ripreso nell''interessantissimo lavoro del giovane Paolucci che sulla Sibilla e le sue leggende lavoro' per la sua tesi di laurea nell'Anno Accademico 1946/47. Egli effettua un accurato lavoro storico e simbolico della figura della Sibilla, che dal suo nome evoca  l'antichissimo dono della profezia. Le Sibille erano infatti descritte, nell'antichita' classica, come donne che pronunciavano oracoli dalle bocche di caverne in remoti e inaccessibili luoghi della Terra, e che nel passaggio dal Paganesimo all'Era Cristiana divengono annunciatrici della venuta del Cristo. Gli storici antichi Varrone e Lattanzio registrano dieci Sibille esistenti nel mondo classico; nel 1481 Filippo de Barberiis ne aggiunge altre due (Sibilla Europa e Sibilla Agrippa) alla lista delle dieci Sibille: Persica, Libica, Delfica, Eritrea, Cumana, Cumea, Ellespontica, Frigia, Tiburtina. Quindi non vi e' alcuna relazione tra le Sibille classiche e la "Sibilla" di Norcia. Altri studiosi hanno annotato questa anomalia e lo stesso La Sale, al termine del suo racconto sulla Regina Sibilla, ammette di non riconoscerla tra le "Pitie" classiche. Desonay, professore di Filologia romanza all'Universita' di Liegi, studio' il testo de La Sale pervenendo cosi' al problema della Sibilla e risolvendolo avanzando la teoria che essa fosse in epoca pagana legata al culto della Dea Cibele.
Tesi, questa, cui Paolucci (ma non solo) non crede in quanto il collegamento Sibilla-Cibele, se reggerebbe per alcuni aspetti con le Sibille classiche, non avrebbe alcuna sostanza con la "Sibilla" Appenninica proprio perche' essa classica non e'. Paolucci indica inoltre che Sibilla e' un nome recente in quanto originariamente essa era chiamata Tetrica. Mentre sul Lago di Pilato (posto di fronte al Monte Sibilla a Sud-Ovest) vi sono ampie tradizioni nel folklore popolare legate a fate, negromanti e demoni (vedi SULLA VIA DEI NEGROMANTI - Misteri Italiani), la leggenda della Sibilla e' molt


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