INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Pesaro-Urbino (PU)
Comune: Sant'Angelo in Vado
Localita' o frazione: Caresto
Nome bene: Eremo di Caresto - Chiesa di S. Sisto

Cenni storici

Eremo di Caresto - Chiesa di S. Sisto - Sant'Angelo in Vado (PU)

Caresto (toponimo in carta IGM F. 115 - I N.E.) è un piccolissimo nucleo abitato nel territorio collinare circa 2 km a Ovest di Sant'Angelo in Vado, a 451 m di quota (coordinate geografiche 43°39' 43.95"N - 12°23'12.37"E). Qui era ubicato un importante e antico castello. Nel 1411 vennero eseguiti importanti lavori per rinsaldare le sue fortificazioni. Assieme a Monte Maio, Baciuccaro e Sorbetolo godeva di una certa autonomia amministrativa rispetto alla comunità principale di Sant'Angelo in Vado. La Chiesa di San Sisto in Caresto viene citata in un documento del 1180. Dopo il terremoto del 1781 venne riedificata ex novo. Verso il 1950-1960 andò in degrado, assieme alle case vicine, e i frati che la officiavano se ne andarono nel 1968. Nel 2002 sono stati completati i lavori di restauro del complesso e Caresto è destinato a luogo di ritrovo per famiglie e fidanzati.

L'etimologia del nome
Dicono che proviene dal latino medioevale 'carestum' (mancare di). O forse proviene dal greco (l'influsso culturale è attestato tra l'altro anche da due chiese che hanno nomi tipicamente greci: S. Agata che era dentro il castello e poco più a valle S. Sofia), dalla parola 'karis' e karistos, cioè bello, grazioso. Certamente deve leggersi tutto unito: cioè Caresto e non con il ca' abbreviazione di ‘casa', come si chiamano tanti predi dalle nostre parti: primo perchè quando ancora non esistevano questi modi di chiamare i poderi, già Caresto c'era, poi perchè in tutte le fonti dove troviamo questo nome in latino è "Carestum o anche Charestum"; ma sempre un'unica parola come Sorbetolo e Selvanera.

Storia del Castello
Si può ritenere che Caresto esistesse come pagus (villaggio), contemporaneamente al Tifernum Mataurense (oggi Sant'Angelo in Vado). Ottone I, imperatore di Germania, dopo che nell'anno 951 aveva stretto d'assedio San Leo, facendovi prigioniero Berengario II, ultimo infelice re d'Italia, passò a conquistare i vicini possedimenti della Massa Trabaria. In quella circostanza avrebbe privilegiato alcuni signori dei nostri luoghi e i loro castelli, dandone alcuni in investitura a generale che con lui erano venuti dalla Germania. Nel 1278 il papa Nicolò III, scrivendo al Rettore della provincia della Massa Trabaria, di cui Sant'Angelo era la capitale, lo esorta a ricondurre all'obbedienza della Chiesa di Roma alcuni castelli che erano finiti in potere di feudatari particolari e nomina tra gli altri i Palazzi, Borgopace, Paganico e il nostro Caresto. Il più illustre ‘signore' del castello è il famoso letterato umanista card. Pietro Bembo; fu anche in potere dei Santucci e anche degli Ubaldini. Nel 1673 Caresto aveva ancora le sue milizie, che allora erano comandate da Felice Brandi, il quale aveva 83 anni. Il castello pian piano perse di importanza e divenne semplicemente un villaggio abitato da agricoltori. Nell'ultimo secolo vi ha abitato la famiglia Brandi e il suo contadino, la famiglia Londei, il parroco e il contadino del parroco. Cinque case con la chiesa. Quando nel 1972 iniziammo le attività con il gruppo scout del paese, a Caresto non vi abitava più nessuno da almeno una decina di anni; il parroco non vi abitava da vari decenni. La chiesa e la casa canonica erano crollate; la chiesa era diventata la stalla di un cavallo; la strada di accesso era ormai irriconoscibile; tutto era pieno di piante e rovi. Gli scouts volevano farci un campo di lavoro, ma poi ci si affezionarono e continuarono a frequentare quel luogo, insieme ai giovani della zona, con la guida di don Piero. Col tempo iniziò il recupero della chiesa e poi della casa canonica. Tutto avveniva con l'opera dei giovani, con il saltuario aiuto di qualche genitore più esperto. Così verso il 1979 la casa, ricostruita dalle fondamenta, era arrivata al tetto. Fu in quegli anni che venne la prima famiglia ad abitare a Caresto e ‘fare comunità', poi ne vennero altre, nacquero bambini; si imparava a conoscere la vita di famiglia e la spiritualità matrimoniale stando gomito a gomito; vivendo e camminando insieme. Ma solo qualche anno dopo fu chiaro il progetto che poi avrebbe caratterizzato Caresto: rendere questo luogo un eremo per la spiritualità delle famiglie; non un luogo destinato a fare un ‘convento di famiglie', ma un luogo dove le famiglie interessato possano venire per qualche giorno, ristorarsi spiritualmente e poi tornare alle consuete occupazioni.

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Photo Gallery A.D. 2017


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