INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Macerata (MC)
Comune: Fiastra
Localita' o frazione: Gola del Fiastrone
Nome bene: Grotta dei Frati

Cenni storici

Grotta dei Frati - Fiastra (MC)

Si può raggiungere facilmente sia da Monastero che da Montalto, in Comune di Cessapalombo (MC). Si trova nella valle del torrente Piastrone che si conclude con il lago di Fiastra e le suggestive Lame Rosse. Chi arriva da Villa con la macchina, può arrivare fino al punto in cui la strada termina con un piazzale. Una volta arrivati si prosegue a piedi, lungo un sentiero facilmente rintracciabile e percorribile in fila indiana, che si inoltra nel bosco via via più fitto, fino ad arrivare alle Grotte.

Nella grotta più grande fu eretta una piccola chiesa che, conosciuta fin dal 1234, fu dedicata prima a Sant'Egidio, eremita. Uno sperone di roccia che si staglia dirimpetto alle grotte, su cui si dice che egli fosse solito sostare in preghiera e meditazione, viene oggi chiamato con il suo nome. I Clareni poi intitolarono la chiesetta a Santa Maria Maddalena o Santa Maria Maddalena de specu. I Fraticelli, preso possesso di questo luogo provvidero a rendere più agibili le rocce che a strapiombo si affacciavano sul Fiastrone. Osservando attentamente la consistente opera edile eseguita dai frati, si può a buon motivo presupporre che essi prima costruissero la cisterna onde poter disporre di una abbondante quantità di acqua necessaria per spegnere la calce che unitamente all'argilla costituiva l'elemento di base per cementare le pietre utilizzate nella costruzione. Di fatto i tre colmi di accesso dell'acqua alla cisterna sono collocati tutti verso il basso per permettere all'acqua di entrare e non di uscire. Siccome non vi sono fori d'uscita i frati sfruttavano anche la minima goccia che entrava nella cisterna. Alla base del lato più alto e stato costruito un bacile che permette di raccogliere i detriti o residui provenienti dalla pulizia della vasca stessa, per cui chi l'ha progettata ha considerato anche il futuro utilizzo dell'acqua proveniente dallo stillicidio dei colmi e della roccia lasciata allo stato naturale che e ben visibile in fondo alla cisterna. Effettuavano lo spegnimento della calce nell'incavo naturale che si trova tra la grotta grande e quella del lavatoio: ancora oggi è visibile, la fascia bianca lasciata dalla calce nella parte più in basso della roccia. Dopo la cisterna, avendo necessità di una base di appoggio in piano, probabilmente avranno dedicato i loro sforzi alla costruzione dei muri di sostegno del perimetro esterno, alcuni tuttora ben visibili, per poter disporre di un piano di appoggio stabile per la costruzione del convento. Il muro che cinge la parte ovest dell'eremo, verso la grotta detta dei "Partigiani", mostra uno spessore di notevole consistenza ed e stato spiccato sfruttando ogni più piccola possibilità di appoggio della roccia che va a picco verso il fiume. Sul terreno ormai livellato e stabile hanno provveduto a costruire il convento realizzandolo su un piano terra, primo piano e sottotetto; il piano terra in parte rimane sepolto sotto le macerie, ma da quanto e visibile si intuisce che questo era attraversato da un corridoio che immetteva sulle varie stanze o celle. Dalla stanza che risulta essere la più grande e probabilmente adibita a refettorio, si può accedere all'interno della grotta passando dietro l'altare. Al primo piano si accedeva tramite una rampa di scale tuttora intatte che si ergono alla destra dell'entrata alla grotta. Giunti alla sommità, rivolgendo lo sguardo verso destra e quindi contro la roccia, si notano i fori di appoggio delle travi che costituivano il solaio del sottotetto nonché quelli del tetto che per non subire infiltrazioni di acqua era stato infilato in un taglio di roccia trasversale fatto dai frati stessi. L'eremo è di dimensioni notevoli considerando che le mura di sostegno si defilano lungo la roccia per una sessantina di metri e dall'entrata della grotta agli ultimi ruderi del convento ci sono venticinque metri. Nel 1587 ci vivevano sette frati, uno in meno che a San Liberato. A titolo di cronaca, alcuni decenni prima avevano tentato di ottenere il luogo i Cappuccini, con l'appoggio della duchessa Caterina Cibo, sposa di Giovanni Maria Da Varano Duca di Camerino e nipote di Clemente VII. Malgrado questo autorevole appoggio, i Cappuccini non riuscirono ad impadronirsi di questo luogo e forse vi rinunziarono di proposito. La petizione al Pontefice, della contessa Cibo merita di essere conosciuta, almeno nei suoi tratti principali, perché è documento storico della presenza dei Clareni nel piccolo convento della grotta. Ne diamo il testo in italiano: "Santo Padre, nel ducato e diocesi di Camerino, tra il castello di Montalto e Monastero, esiste una grotta detta volgarmente la Grotta di Santa Maria Maddalena, che i nostri antenati hanno concesso ai frati Clareni detti allora "Eremiti di San Francesco a patto che avessero osservato la Regola e condotta vita eremitica, assoggettandoli alla giurisdizione del vescovo di Camerino ... I quali frati da molto tempo non conducono più vita eremitica, non osservano in nessun punto la Regola di San Francesco, menano vita dissoluta con scandalo delle popolazioni vicine. Avendo avuto notizia della scarsezza del bene da essi operato e che da qualche tempo hanno posto mano alla costruzione di un nuovo monastero presso la Grotta (un edificio posto a valle della grotta stessa) con l'intento, come si dice, di abbandonarla". La duchessa desidera che i frati, che sono in numero di quattro o sei al massimo, siano rimossi dal luogo e al loro posto vengano collocati alcuni religiosi dello stesso ordine di San Francesco: fra Ludovico e fra Raffaele da Fossombrone, fratelli germani, con alcuni compagni i quali non solo osservano la Regola di San Francesco ma anche conducono vera vita eremitica, servendo Dio con grandissima povertà. Nel 1652, in occasione della soppressione di alcune piccole comunità, il convento della Grotta fu affiliato a quello di Colfano, il cui superiore provvedeva, nei giorni festivi o ricordativi, al servizio religioso per i pastori e per i carbonai della zona. Col passare del tempo, non essendoci più una vera comunità, si ebbe il degrado dell'ambiente e la vegetazione prese il sopravvento, il terriccio ed i detriti portati dalle acque che dall'alto scendevano verso il Fiastrone, invasero l'interno della grotta che rimase quasi interamente sepolta. Negli ultimi anni, grazie ai sacrifici di uno dei frati Minori di Colfano, i detriti sono stati asportati dall'interno della grotta che è tornata come era allo stato primitivo con la sua chiesetta, con la cisterna, l'altare ecc. Oggi, credo, a nessuno verrebbe in mente di vivere in questi ambienti. Tuttavia la grotta, non solo testimonia una pagina di storia, ma è anche l'espressione concreta della spiritualità che ha trasmesso a noi i grandi valori dell'esistenza e del soprannaturale. Grazie alla perseveranza di padre Natale Sartini, che oggi, quasi novantenne, ancora incoraggia quelli che spontaneamente si sentono di dargli una mano a tenere pulito il luogo, con il suo motto "avanti, sempre, avanti", rimane aperta questa finestra sulla storia. Ciò che ha spinto padre Natale a superare tante fatiche ed ostacoli, e stato il desiderio di poter ritornare in questo luogo di preghiera, anche per pochi giorni all'anno, e farlo rivivere provvedendo al servizio religioso come faceva il superiore di Colfano nel lontano 1652. Finalmente il 9 aprile 1989, padre Natale insieme ai volontari, a testimonianza della spiritualità vissuta nella grotta, hanno posto, una statua di San Francesco e la rappresentazione della Natività. Due volte all'anno, cioè la seconda domenica di aprile e l'ultima domenica di dicembre, l'umile frate ripercorre quei sentieri che avevano fatto gli eremiti per dire messa e ringraziare il Signore.

Oltre alla grotta grande ve ne sono altre due ai lati, la prima di modeste dimensioni, ha sul fondo, dirimpetto all'entrata, un muretto di sostegno ed una piccola vasca simile ad un lavatoio o ad una fonte utilizzata dalla comunità. Di qui l'appellativo di "Grotta del Lavatoio". Forse l'esaurimento della sorgente, per abbassamento della falda idrica, segnò la fine del monastero. Per l'acqua, certamente gli eremiti non potevano scendere al fiume, ne potevano utilizzare l'acqua della cisterna, che, non avendo ricambio, diventava stagnante. Poteva essere utilizzata per la pulizia personale e per gli animali: qualche capra o asino.

All'altra grotta che si trova oltre l'eremo si accede da un sentierino molto angusto. L'accesso alla grotta e ampio ma di modesta altezza. E' ubicata a strapiombo, sul vuoto, con un salto di 250 metri a picco sul Fiastrone. All'interno e stata posta una Madonnina. E' chiamata Grotta dei Partigiani perché nell'ultimo conflitto vi hanno trovato rifugio gli uomini della resistenza delle frazioni vicine.

Il secondo Convento
Ritornando indietro, verso valle, nello stesso versante, troviamo il secondo convento citato da Caterina Cibo nella sua petizione (".... e che da qualche tempo hanno posto mano alla costruzione di un nuovo monastero presso la Grotta ..."). Anche qui i frati hanno utilizzato una grotta scavata dalle acque e vi hanno addossato la costruzione in muratura. La grotta è notevolmente più piccola della prima e quasi completamente coperta dai detriti e dal terriccio.
Comunque nella parete esterna si notano in maniera chiara i fori fatti per l'appoggio delle travi che andavano sicuramente a collocarsi, dal lato opposto, sopra il muro del monastero che si trova immediatamente dirimpetto, a qualche metro di distanza. Dal taglio delle pietre e dal tipo di pietra utilizzata si nota che la costruzione e molto più recente della prima e limitata a due o tre stanze al massimo. Adiacente, coperta dalla vegetazione, ci dovrebbe essere una sorgente, visto che a una cinquantina di metri più in basso esce acqua molto ricca di calcare. Dalla presenza di alcune piante di viti che per guadagnare la luce sono diventate alte quanto i faggi, si può dedurre che i frati sicuramente coltivavano un piccolo orto. Il posto e incantevole: grossi faggi fanno da ombrello al monastero, la luce, attutita, filtra attraverso il fogliame delle piante. Il silenzio è rotto dal quieto rumore delle acque che scendono a valle. Se continuiamo per il sentiero, dopo aver attraversato il fiume su di un tronco d'albero e, risalita la valle per pochi minuti, ci troviamo in una gola le cui rocce si restringono sempre di più fino a toccarsi con le mani: siamo nelle "Forre". Se si vuol risalire ancora il fiume si può godere uno spettacolo eccezionale.

tratto da "Grotte e sentieri nell'Alta valle del Fiastrone" a cura delle Amministrazioni comunali di Fiastra e Cessapalombo 1991 - Gian Claudio Giubileo.

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GALLERY A.D. 2008-2015



GALLERY A.D. 1950/70 - la scoperta



DOVE SI TROVA


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