INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Macerata (MC)
Comune: Esanatoglia
Localita' o frazione: Monte Corsegno
Nome bene: Eremo di San Cataldo - Esanatoglia (MC)

Cenni storici

Eremo di San Cataldo – Esanatoglia (MC)

In uno sperone quasi inaccessibile del Monte Corsegno, a mt,766 s.m., sorge tuttora la chiesa dedicata a San Cataldo insieme ad altri edifici. Circa l'orgine della chiesa è stato scritto che essa sarebbe sorta come eremo del sottostante monastero benedettino di Fonte Bono in epoca medievale (129), e dedicata quindi successivamente al santo monaco irlandese Cataldo, sepolto a Taranto. L'edificio attuale certamente, così come le case ad esso circostanti, non dovrebbero essere stati edificati, tuttavia, precedentemente al XVI secolo. La prima notizia certa della chiesa si trova negli Statuti del 1324 (130). Seguono tre citazioni nobili in altrettanti testamenti del 1468 che non riferiscono notizie di rilievo (131). In un documento notarile del 19 febbraio 1543, un tale Martino di Battista Tessari si assume il contratto di edificare una casa nell'area presso la chiesa di San Cataldo e probabilmente si tratta di uno degli edifici tuttora esistenti (132). All'incirca nello stesso periodo, nella relazione agostiniana citata si legge: "Nel Monte di Corsegno è una bella fortezza, quasi nella sommità del monte, posta in uno scoglio inaccessibile... questa fortezza fu edificata dalla comunità et anco da particolari per refugio di quel popolo al tempo delli bisogni; ivi è una chiesa detta San Cataldo... vi sono pozzi non molto profondi di buona vena e di perfetta acqua" (133). Dunque gli edifici e la chiesa di San Cataldo, data la potenza del luogo erano stati utilizzati come fortezza per la difesa del territorio. Della chiesa si parla altresì nelle relazioni delie Visite Pastorali del XVI e del XVII secolo, nelle quali l'edificio sacro è considerato di poco conto (134). Per quanto riguarda più specificamente il culto del Santo, il 20 giugno 1616, fu inviato a Taranto il nobiluomo Ettore Buscalferri di Santa Anatolia che se ne tornò in patria portando con sé due reliquie di San Cataldo dentro una teca d'argento che fu posta nella Chiesa della Pieve.

129 s. PEDICA, L'eremo di S. Cataldo, da "la Nostra Comunità Esanatoglia, n 2 (1978), ora in Avis cit. pp. 10-14.
130 G. LUZZATTO. Gli Statuti,., cit, rubr. 1, p. 168; 5. PEDICA. L'eremo... cit p. 11 C MAZZALUPI Il territorio... cii, p. 271.
131 S.A.S.C., A.N.E., n. 13 (aa. 1466-1471), notaio Vitaliano di Giovanni, quinternio n 3, cc. 127, 130, 134 (a. 1468).
132 Ibid, n. 60 (aa. 1542-2545), notaio Giovanfrancesco Pongelli c. 11 (a 1543)
133 B.V.C., C.F., 1.12. s. (sec. XVI).
134 A.D.C., Registri Visite Pastorali n.3 (a. 1670).
135 v PEDICA, L'eremo cii p. 14. 1592).

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Decisamente al di fuori del Parco Nazionale dei Monti Sibillini ma non per questo meno importante e caratteristico, c’è un bellissimo luogo dove regna silenzio e molta tranquillità. Una particolare sensazione di pace pervade lo spirito man mano che si percorre lo stradone per raggiungere il grazioso eremo. Ci troviamo nel comune di Esanatoglia, in provincia di Macerata vicino Matelica dove sorge questo caratteristico sito di natura medioevale che, a picco sopra uno sperone roccioso, sembra quasi gettarsi nel vuoto sulla sottostante valle di S. Pietro; è l’eremo di S. Cataldo. Sorge sulle macerie di una antica torre che aveva il solo ma importantissimo compito di proteggere il castello del paese di Esanatoglia. In che modo? Da lassù in alto si era in grado di visionare perfettamente il territorio circostante e prevedere in anticipo eventuali incursioni dei comuni e signorie limitrofe soprattutto quelle di Fabriano, Matelica e Camerino. Il culto di S. Cataldo, santo di origine irlandese, Vescovo di Taranto e qui sepolto dopo aver “trovato” la morte di ritorno dalla Terra Santa, si diffuse nel territorio maceratese intorno all’anno 1000 e solo nel 1616 la popolazione di Esanatoglia chiese di proclamarlo patrono del paese affiancandolo a S. Anatolia. Tra i tanti miracoli attribuiti al Santo, in una leggenda si narra che Cataldo fermò con la sola imposizione di una mano, la pericolosissima caduta di una enorme masso che rischiava di rotolare fino a valle. Tutt’oggi, lungo lo stradone che conduce all’eremo, è presente il presunto macigno sopra il quale sono impresse dei curiosi “fori”che la gente del posto attribuisce appunto alle impronte lasciate dalle dita di S. Cataldo nel momento in cui arrestò l’enorme masso. L’eremo è costituito da una torre molto moderna, da una chiesina con un piccolo campanile e da alcune stanze in pietra. Dietro la chiesa, superati alcuni gradini rocciosi verso destra, si può intraprendere un sentiero che dopo circa un centinaio di metri si biforca e prendendo quello che sale a destra si raggiunge una modesta grotta. La salita è agevolata dalla presenza di una corda legata sugli alberi ma si rivela anche un valido aiuto soprattutto durante la discesa. Il 9-10 Maggio rappresentano i giorni della festa del Patrono e, con una suggestiva processione che culmina con l’arrivo all’eremo, si venera S. Cataldo. Molto bella la vista che si gode da quassù; parcheggiata l’auto su di uno spiazzo ad alcune centinaia di metri, si percorre un bello stradone lungo il quale sono presenti le quattordici (ed aggiungerei monumentali) stazioni della Via Crucis poste sulla destra. E’ sicuramente un luogo da visitare per rilassarsi e per allontanarsi dal frastuono della vita quotidiana; adatto praticamente a tutti, giovani, meno giovani e famiglie con bambini, è ideale per trascorrere una mezza giornata in totale tranquillità.

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Photo Gallery A.D. 2015 - 2016


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