INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Marche
Provincia: Fermo (FM)
Comune: Montefortino
Localita' o frazione: Rubbiano - Valleria
Nome bene: Eremo di San Leonardo

Cenni storici

Eremo di San Leonardo – Montefortino (FM)

In un ambiente naturale selvaggio e ricco di acque (il fiume Tenna, le numerose "pisciarelle", la cascata "dell'Amore" sul fosso il Rio), caratterizzato da profonde e strette gole e da una fitta vegetazione arborea di tassi, aceri e faggi, si può ammirare, alto su di un aereo sperone che sembra congiungere i due versanti della stretta gola, il moderno Eremo di San Leonardo ricostruito sui resti di un antico romitorio benedettino. La chiesa e l'annessa abitazione sono state edificate a partire dalla fine degli anni Sessanta dal cappuccino Fra' Pietro, il combattivo "muratore di Dio"(come viene definito da queste parti), che da oltre 30 anni vive in questi luoghi impervi. A lui si deve, oltre al radicale intervento edilizio sui resti dell'antico eremo, la captazione dell'acqua del Fosso il Rio tramite un acquedotto e la sistemazione e la coltivazione degli orti sorretti da alti muri a secco.

A causa del paesaggio orrido, la fantasia popolare ha indicato il sito con il termine Infernaccio,  ma il suo nome antico era Volubrio,  termine dal significato incerto, forse derivante dal latino delubrum, ovvero luogo sacro, santuario acquatico per espiazioni e purificazioni. Fin dai primi secoli del medioevo nella zona è documentato un insediamento fortificato e nel 1066, in seguito ad un aspro scontro con Vìsso, gli abitanti  di Montefortino  fortificarono San Leonardo che da allora divenne Castrum de Volubrio. Come documentato da una donazione di una certa  Drusiana, numerosi beni e pertinenze come chiese, castelli, ville e molini, furono acquisiti dall'Eremo del Volubrio, all'epoca  dipendente dal lontano cenobio di Fonte Avellana sul Monte Catria. Nel XII secolo è attestata la presenza stabile di un priore  e di sei monaci ma, con il passare  del tempo, i monaci in inverno preferirono trasferirsi in paese. Nei primi decenni del  Cinquecento il romitorio fu ceduto  ai religiosi  della  Compagnia  di San  Romualdo  fondata  dal  Beato  Paolo Giustiniani, meglio conosciuti come Eremiti Camaldolesi di Monte Corona, che lo tennero fino al 1572 quando, a causa della ".. .rigidezza et asprezza del luogo, et neve quasi insopportabile", decisero di abbandonarlo. I beni dell'eremo furono definitivamente alienati dallo stato italiano nel 1861 e acquistati da privati. Da allora iniziò la decadenza dell'edificio, utilizzato come stalla e deposito di attrezzi, fino alla quasi completa rovina.

Il 24 Maggio del 1971 un semplice ed umile frate cappuccino si avventura sulle montagne per un’impresa umanamente impossibile avendo a disposizione soltanto due mezzi: un saio, simbolo della povertà ed una croce, simbolo della fede. Su questi due grandi valori, oggi oramai in disuso, egli ha cominciato la sua opera di restauro ed edificazione di quello che era il più antico insediamento spirituale delle Marche e che, dopo oltre 40 anni, continua con incessante passione. In questo arco di tempo numerosi sono stati i disagi che Padre Pietro ha dovuto affrontare e se come si dice “ogni inizio nasce povero”, anche il suo di cammino doveva intraprendere la stessa strada, una strada di povertà, rinunce, sacrifici, lotte ed incomprensioni da parte di coloro che cercarono in ogni modo di ostacolarne il cammino. Praticamente solo, pietra su pietra, sacrificio dopo sacrificio, messa dopo messa, Padre Pietro ha impegnato tutte le sue energie, sia fisiche che spirituali e lottando contro ogni speranza e sostenuto solo da un grande coraggio e da una grande fede, ha restituito ai Monti Sibillini uno dei monumenti più antichi del nostro passato.

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