INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Lazio
Provincia: Rieti (RI)
Comune: Morro Reatino
Localita' o frazione: Coste Lignano
Nome bene: Eremo di San Michele Arcangelo

Cenni storici

Eremo di San Michele Arcangelo - Morro Reatino (RI)

Nei pressi di Morro Reatino, in località Coste Lignano, si trova la Grotta-Eremo di San Michele Arcangelo, una cavità naturale ampliata dall’uomo. La grotta è immersa in una natura collinare rigogliosa composta da boschi di castagno, roverella, cerro e quercia, ideali per le passeggiate e la raccolta di funghi, tartufi e altri prodotti del sottobosco. All’interno della grotta, luogo angusto e suggestivo, si può ammirare l’altare sormontato da un pregevole affresco raffigurante la Madonna col Bambino accanto a San Michele Arcangelo. Ogni anno l’Eremo, raggiungibile attraverso una comoda strada e bei sentieri tra la natura, diviene per una domenica di maggio la meta di un’escursione collettiva a cui partecipano sia forestieri che cittadini di Morro. L’escursione prevede giochi e gare di dolci e si conclude con la degustazione delle specialità locali: porchetta, fave, pecorino e vino.

La grotta di San Michele Arcangelo, situata sulle alture a nord di Morro, in una zona denominata Ripa di Costa Lignano, è da sempre un’importante meta di pellegrinaggio e devozione per gli abitanti del luogo. Al santuario sono legate numerose leggende e miti soprattutto perché, all’interno della grotta scavata nella roccia, la raffigurazione di san Michele Arcangelo rappresenta per l’immaginario collettivo la protezione e la difesa (a spada tratta) del bosco dall’invasione del “male”. L’affresco di una Madonna con Bambino presente in un’altra parete, e di recente restaurata, rende ancor più suggestivo l’impatto con lo scenario naturale. La tradizione popolare vuole altresì che in quella grotta, in tempi remoti, abbia dimorato in solitudine e preghiera un eremita.

Con una cerimonia che si svolge il prossimo 27 settembre 2015, l’Amministrazione Comunale di Morro Reatino intitola l’Area di sosta di San Michele Arcangelo al Carabiniere Raul Angelini, martire della Resistenza. L’inizio della cerimonia è previsto per le ore 10.30 e vedrà la partecipazione di numerose autorità civili e religiose, acoclte dal Sindaco Gabriele Cintia Lattanzi. Nato a Terni il 14 dicembre 1923, durante la seconda Guerra mondiale Raul Angelini prestò servizio come carabiniere alla stazione di Rivodutri, in provincia di Rieti. Dopo l’8 settembre si unì alle forze partigiane, partecipando a numerose azioni per poi essere ucciso da un gruppo di nazifascisti, a soli 21 anni, nel territorio di Morro Reatino.

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Il Culto di San Michele Arcangelo

L'Arcangelo Michele, indicato nel libro dell'Apocalisse come capo degli angeli che combattono contro il drago, fin dagli albori del cristianesimo, ebbe una particolare devozione. La sua raffigurazione iconologica deriva dal testo del l'Apocalisse dove "il Principe delle Milizie Celesti" viene raffigurato rivestito da un'uniforme simile a quella di un ufficiale romano. Nella cultura occidentale San Michele Arcangelo assume l'immagine dell'accompagnatore dell'anima al giudizio individuale, sospesa e soppesata nel piatto di una bilancia che ne misura meriti e colpe. L'Arcangelo, invocato per la buona morte, è il protettore di paracadutisti-commercianti, maestri d'arme, poliziotti, merciai, speziali, fabbricanti di bilance e schermidori. La solennità liturgica dei tre santi Arcangeli ricorre il 29 settembre ma il santo si festeggia anche l'8 maggio in ricorrenza della sua apparizione a San Lorenzo Maiorano.

I luoghi Micaeli
Il territorio reatino e sabino, parte integrante del Ducato di Spoleto nei secc. VI-VIII, accolse con fervore il culto micaelico, legato alla sacralizzazione delle grotte e delle acque, grazie all'opera dei Benedettini di Farla, soprattutto, che intitolarono al Santo numerose Chiese. Spesso si tratta di isolate cappelle rupestri, a cui seguiranno al tempo dell'Incastellamento altre Chiese che, in alcun, casi, conferiranno il nome all'intero
villaggio.

L'Eremo di San Michele Arcangelo di Morro Reatino

La grotta di San Michele Arcangelo, situata sulle alture a nord di Morro Reatino è raggiungibile attraverso un percorso naturalistico, in una zona denominata Ripa di Costa Lignano, è da sempre un'importante meta di pellegrinaggio e devozione per gli abitanti del luogo. A questo luogo sono legate numerose leggende e miti soprattutto perché, all'interno della grotta scavata nella roccia, la raffigurazione di San Michele Arcangelo rappresenta per l'immaginario collettivo la protezione e la difesa (a spada tratta) del bosco dall'invasione del "male". L'affresco di una Madonna con Bambino presente in un'altra parete, di recente restaurato, rende ancor più suggestivo l'impatto con lo scenario naturale. La tradizione popolare vuole altresì che in quella grotta, in tempi remoti, abbia dimorato in solitudine e preghiera un eremita La chiesa rupestre è ricavata in una grande caverna, chiusa in alto da una volta, sul fianco meridionale dallo Scoglio di Sant'Angelo nella Valle Avanzana. Nel fondo della Valle si incrociano gli antichi percorsi della transumanza che collegavano Morro Reatino con Torre Fuscello, Cocoione, Melice, Arrone e Polino. L'eremo è nominato nel manoscritto seicentesco di Ippolito Tabulazzi, che indica la Valle Avanzana come uno dei luoghi sacri dei sabini collegato direttamente ai Santuari del Lago Velino. Il nome della Valle deriverebbe dall'antico toponimo di "Valle Loci Ansancti" cioè luogo ricco di acque e chiuso tra alti monti. Secondo Tabulazzi la sacralità della Valle è attestata proprio "Per essere nell'istessa Valle posto lo Spiego, ò Eremo detto volgarmente Santo Angelo dello Schioppo, nelle cui grottesi vedono infinità di ossa Immane, il che indica che questo fosse da idolatri tenuto in grandissima venerazione". La facciata rustica dell'Eremo di Sant'Angelo chiude l'ingresso della grotta. Si riconoscono i segni di un muro più avanzato rispetto all'attuale facciata, che probabilmente racchiudeva altri piccoli ambienti rupestri a sinistra della Chiesa. Sono visibili i contrafforti su cui si innervava la volta che racchiudeva tutti gli ambienti ipogei sotto la rupe; la costruzione principale è contornata da resti di altri edifici, dove probabilmente dimoravano ì monaci eremiti. All'interno della Chiesa sono conservati frammenti di affreschi risalenti al Quattrocento e al Cinquecento. Sono inoltre evidenti segni di piccole canalizzazioni per la raccolta delle acque stillanti dalla roccia, sacre nel culto di San Michele Arcangelo.

trato da cartellone turistico

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Fonte Pacce Grotta

In aree appenniniche carsiche quali i Monti Reatini, i fontanili per l'abbeveraggio del bestiame rappresentano per gli Anfibi una valida ed efficiente alternativa agli ambienti umidi naturali per la riproduzione, l'approvvigionamento alimentare e lo svernamento.

GLI ANFIBI
Le specie di Anfibi che frequentano i fontanili e i laghetti dei Monti Reatini sono le seguenti:
- URODELI
o Salamandrina dagli occhiali Salamandrina perspicillata
o Tritone crestato italiano Triturus carnifex
o Tritone punteggiato Lissotriton vulgaris
- ANURI
o Ululone dal ventre giallo appenninico Bombina pachypus
o Rospo comune Bufo bufo
o Raganella italiana Hyla intermedia
o Rane verdi Pelophylax bergeri e Pelophylax kl. hispanica
o Rana agile Rana dalmatica
o Rana appenninica Rana italica
Alcune specie di Anfibi sono protette dalla Direttiva "Habitat" 92/43/CEE (Appendice II e IV) e sono citate anche negli allegati della Convenzione di Berna (1979), che promuove la conservazione della vita selvatica e degli ambienti naturali in Europa. La Regione Lazio, con la legge n.18/1988 sulla fauna minore, proteggemmo parte delle specie di Anfibi presenti nel territorio.

RIQUALIFICAZIONE AMBIENTALE E TUTELA DEI FONTANILI NELL'AREA DEI MONTI REATINI

Il mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle raccolte d'acqua naturali e artificiali e la loro ristrutturazione appaiono di fondamentale importanza per la fruizione delle stesse da parte del bestiame domestico al pascolo nonché per la conservazione di habitat riproduttivi degli Anfibi. Il progetto, elaborato dalla Provincia di Rieti, prevede la riqualificazione di 8 fontanili, costruiti per facilitare I allevamento del bestiame e successivamente occupati da diverse specie di Anfibi, che hanno colonizzato il nuovo ecosistema artificiale. Una riqualificazione dei fontanili ormai dismessi o in evidente stato di degrado, nonché una loro gestione rivolta a rispettare i tempi biologici propri della riproduzione degli Anfibi, promuove e migliora anche la fruizione delle vasche da parte del bestiame al pascolo. La conservazione e la tutela delle pratiche antropiche in montagna, infatti, possono rappresentare una garanzia di sopravvivenza degli habitat e delle specie presenti, garantendo così il mantenimento dei processi naturali che prevedono - e non escludono - la componente umana.

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La falesia di Morro Reatino, l’arrampicata e le guide alpine nel Lazio

STEFANO ARDITO
7 giugno 2019, 08:00 0
Dalla Sabina, una delle zone più belle del Lazio, arriva una buona notizia. Sabato 8 giugno, nei pressi di Morro Reatino, verrà inaugurata la falesia di Coste Lignano. La parete, circondata dal bosco, si trova a 700 metri di quota, e ospita l’eremo di San Michele Arcangelo.

Le nuove vie, in tutto 21, hanno difficoltà tra il 5a e il 7c, e sono state disegnate e attrezzate dalla guida alpina Alvise Mario. “Le vie hanno ancoraggi ravvicinati e un moschettone di calata alla fine. La falesia consente di arrampicare in sicurezza ai principianti come agli esperti” spiega il professionista. Alvise, che vive nella non lontana Ferentillo, è il figlio di Gigi Mario, guida alpina e monaco Zen, autore molti anni fa di straordinarie vie sul Gran Sasso.

Intorno a Rieti, e quindi a poca distanza da Roma e da altri centri dell’Abruzzo e del Lazio, sono siti di arrampicata come i massi di Capolaterra a Lisciano, e le falesie della Fortezza, di Roccantica e di Configni. Le pareti di Grotti, a sud di Rieti, ospitano alcuni degli itinerari più difficili dell’Italia centrale. A rendere importante l’inaugurazione della falesia di Morro è un dettaglio non da poco. L’attrezzatura delle vie, e il lavoro di Alvise Mario, hanno avuto il patrocinio e il contributo della Fondazione Varrone della Cassa di Risparmio di Rieti, e del Comune di Morro Reatino. “Vogliamo dare forza al mondo dell’arrampicata sportiva, che altrove muove gente ed economia in maniera significativa” spiega Antonio D’Onofrio, presidente della Fondazione Varrone, che sabato alle 10.30 parteciperà all’inaugurazione con il sindaco Gabriele Cintia Lattanzi. “Questa falesia è una meta in più che offriamo agli appassionati. E’ un modo per valorizzare Morro, una perla della Valle Reatina. Una volta le montagne volevano dire isolamento e durezza di vita, ma oggi possono essere un’opportunità di svago e una risorsa” prosegue il presidente D’Onofrio.

In altre parti d’Italia e d’Europa, dal Garda trentino all’isola greca di Kalymnos, il contributo di un Comune e di una banca all’attrezzatura di una falesia non farebbero notizia. Nel Lazio, invece, l’arrampicata è spesso solo tollerata, e in varie zone viene proibita in maniera pretestuosa. Divieti o ostacoli burocratici per i climber sono in vigore a Gaeta, e sul Precipizio del Circeo nell’omonimo Parco nazionale. A Ripa Majala, sui Monti della Tolfa, l’arrampicata in primavera è stata vietata più di vent’anni fa in previsione della reintroduzione del capovaccaio, che non è mai avvenuta. Sulle pareti del Morra, dove Enrico Jannetta ha fatto nascere nel 1919 l’arrampicata nel Lazio, è necessario un intervento per eliminare la vegetazione infestante e migliorare la chiodatura delle vie. Il solo intervento del Parco dei Monti Lucretili, che include la falesia, è stata la realizzazione di una ridicola, deturpante e pericolosa “ferrata” lungo l’elementare sentiero che scende alla base della fascia inferiore di rocce e al Conventillo.  

Il ruolo un professionista della montagna come Alvise Mario nell’attrezzare la falesia di Morro dovrebbe ricordare alla Regione Lazio una sua storica inadempienza. La legge nazionale sulle guide alpine, approvata dal Parlamento nel 1989, prevede l’istituzione di collegi professionali in ogni regione italiana. Il Lazio non ha mai recepito la legge, e le guide di Roma e degli altri centri sono costrette a iscriversi ai collegi della Toscana e dell’Abruzzo.

Non si tratta soltanto di una scomodità per le guide. Il mancato riconoscimento della professione rende molto difficile alle guide alpine essere ingaggiate dalle amministrazioni pubbliche per lavori di promozione sportiva o di messa in sicurezza del territorio. E, soprattutto, lascia spazio a un abusivismo che significa prima di tutto pericolo.

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GALLERY


Photo Gallery A.D. 2018-2019 - Eremo di San Michele

Photo Gallery A.D. 2019 - Fonte Pacce Grotta

Photo Gallery A.D. 2019 - La falesia di Morro Reatino


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