INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Lazio
Provincia: Rieti (RI)
Comune: Labro
Localita' o frazione: Centro storico
Nome bene: Castello di Labro

Cenni storici

Castello di Labro (RI)

”Un passato di forte isolamento ha custodito intatto un patrimonio di grande cultura e di arte, pronto a concedersi al visitatore senza riserve, ma preservando le radici del suo passato”.

Ritrovamenti di valore archeologico di insediamenti protostorici avvenuti vicino a Labro attestano come, prima del parziale prosciugamento del Lacus Velinus, avvenuto in epoca romana, le popolazioni si rifugiavano sulle colline per sfuggire al clima malsano. Incerta è l'origine del nome del paese: per alcuni deriverebbe dal latino "aper, aprum" cinghiale. Secondo una leggenda, la prima fortezza di Labro venne edificata da un patrizio reatino, il signore De' Nobili, il quale, in occasione di una battuta di caccia, aveva fatto promessa di costruire un castello nel luogo dove avrebbe abbattuto il suo primo cinghiale; e, quasi a memoria del fatto, ancor oggi lo stemma del paese reca su di sé l'immagine di un cinghiale sotto una quercia. Per altri, e questa sembra l'ipotesi più probabile, il nome Labro sarebbe una derivazione di "lavabrum" che in latino vuol significare "vasca, bacino": questo anche per la prossimità al paese del lago di Piediluco, un tempo assai più esteso, sul cui bordo il paese sarebbe venuto anticamente a trovarsi. Labro appare per la prima volta nelle cronache quando, nel 956, re Ottone riunì tutti gli insediamenti sorti nel circondario: è l’inizio dell’era feudale e della storia del paese. Dal Decimo secolo dell'era moderna si hanno già notizie precise sulla contrada e sul castello di Labro, fatto costruire dai Nobili a somiglianza della Rocca di Spoleto; e dal 956 inizia la storia feudale del paese, quando l'imperatore germanico Ottone I investe Aldobrandino de'Nobili signore di Labro e concede a lui, oltre al titolo suddetto, la signoria di altri 12 castelli situati tra il ducato spoletino e il contado di Rieti. Il periodo medioevale non fu certo un'epoca tranquilla per Labro: anzi, proprio per le lotte svolte in quel periodo, il paese si fece la fama di centro battagliero; innumerevoli furono le guerre che Labro combatté contro i castelli vicini, e specialmente violente furono quelle contro la rocca di Luco. Proprio per una di queste guerre la famiglia de' Nobili venne a perdere, nella seconda metà del '400, la signoria di Labro e l'inespugnabile arroccamento che sorgeva nella parte alta del paese comprendente, tra l'altro, un'altissima torre dalla cui sommità tutto il cuore d'Italia poteva essere scrutato. La famiglia Nobili donò nel XII sec. a S. Giovanni in Laterano la quarta parte di Labro per trovare un valido appoggio nella lotta contro o Normanni, che all'apice del loro splendore furono ai confini di Morro. All'antica famiglia dei signori rimase solo la cinta delle mura del castello, e appoggiandosi a questa Giordano De' Nobili, nel XVI secolo edificò un palazzo forte, tutt'ora esistente e di proprietà della famiglia Nobili Vitelleschi. Neanche i terremoti e le guerre sono riuscite nell'impresa di lasciare il segno. É proprio durante la Seconda Guerra Mondiale che si ricorda un evento che poteva sconvolgere la vita del paese. Durante una rappresaglia cinquantuno uomini di Labro furono messi al muro. Fu solo per il deciso intervento della Marchesa Maria Giovanna, che si riuscì a rimandare l'esecuzione grazie alla sua conoscenza del tedesco e ad una preziosa abilità diplomatica, salvando così la vita di un paese intero.
Nel dopoguerra, a causa dello spopolamento, Labro, rischiava di abbandonare la sua identità storico urbanistica.
Diversamente dal destino seguito dalla maggior parte degli altri borghi medioevali vicini, Labro ha sempre avuto, attraverso i suoi abitanti, la cognizione e la responsabilità di conservare la sua fisionomia e struttura storico architettonica. Possiamo così oggi ammirare Labro come era allora.

Il centro storico
Nel corso del '200 Labro si unì al contado di Rieti e ne seguì le vicende. Questa storia affascinante si legge, ancora oggi, negli edifici conservati attraverso un restauro attento e rigoroso. Nel borgo si entra attraverso la Porta Reatina, sormontata da un bell'arco a tutto sesto; lo scenario che si presenta, dopo averla attraversata rigorosamente a piedi, è quello di un inerpicarsi di stradine di pietra fiancheggiate da palazzi, dove ogni particolare architettonico ci parla del passato. In via  Vittorio Emanuele risalta una bella finestra guelfa ed una porta con bugnato a rilievo che nell'architrave ha la scritta: "actionum gloria finis". Nel cuore del paese si trovano le tre porte incastonate in mura che formano una piccola aula, dalle quali si dipartono tre arterie che si snodano nel paese; una di esse conduce al palazzo Nobili Vitelleschi la cui visita riserva mirabili sorprese, da un arredo ben curato ad un archivio completo della famiglia stessa. Proseguendo verso la parte alta del paese si arriva alla Chiesa Santa Maria  eretta in collegiata nel 1508. Dopo la Chiesa si arriva nella parte più alta del paese dove è presente uno splendido teatrino, cornice di raffinate rappresentazioni, dal quale si può ammirare un emozionante panorama  che si perde all'orizzonte sul lago di Piediluco. Fuori del paese, presso il cimitero ci sono la Chiesa di Santa Maria della Neve e un antico convento dei Francescani Osservanti che si insediarono alla fine del XVII secolo. Oggi il complesso, accuratamente restaurato, permette di ammirare l'antico e il moderno in perfetta simbiosi. Altre perle di questo posto sono palazzo Crispolti con un bellissimo giardino interno e una antica fonte del XV secolo. Labro gode di un ampio panorama: i monti innevati del gruppo del Terminillo ad Est, il lago di Piediluco ad Ovest, la strada statale che si inerpica per Leonessa, Cascia, Norcia; crescono il castagno, l'alloro "nobilis"; nelle valli, il vento fruga i prati e fa palpitare le spighe. Le antiche case, i nobili palazzi sono stati ristrutturati negli ultimi anni dall'architetto Ivan Van Mossevelde; per merito di questo architetto l'inconfondibile silhouette si staglia nuovamente, nitida, nell'azzurro, con i suoi originali contorni. Sopravvissuta e restituita intatta dopo tante calamità, merita di essere conosciuta quale rara testimonianza dell'indole e del paesaggio degli italiani.

La Fonte
L’antica fonte del 1642 si trova nei pressi del convento.

Castello Nobili Vitelleschi
Il castello di Labro fa parte di quel gruppo di insediamenti fortificati fondati per iniziativa signorile tra X e XI secolo sulle pendici sud - ovest  delle montagne del gruppo del Terminillo. Merito della fondazione fu della consorteria dei Nobili che presero il nome eponimo dal loro castrum. É probabile che la consorteria dovesse per qualche verso avere legami di sangue con i conti di Rieti ed i loro parenti conti dei Marsi, grandi incastellatori dell'area appenninica occidentale. Il castello fu poi inglobato per un determinato periodo di tempo nel contado reatino prima di essere ceduto ai Vitelleschi nel Rinascimento. L'attuale impianto risale nelle sue linee essenziali alla metà del Quattrocento, quando il castello, ritenuto troppo ampio e difficilmente difendibile sia dalla consorteria dei Nobili, sia dagli abitanti, fu abbattuto con l'autorizzazione del comune reatino e le case, una quarantina, ricostruite addossate le une alle altre, per una popolazione grosso modo di 200 persone. Più tardi i Vitelleschi trasformarono la rocca in un castello-palazzo, più volte restaurato. Nel 1817, con la definitiva sistemazione dell'assetto della delegazione di Rieti, il comune di Labro, con 814 abitanti entrò a far parte del governatorato di Poggio Bustone.

L'antico convento dei francescani osservanti.  Il complesso dell'ex convento francescano, con annessa chiesa della Madonna della Neve, è situato presso il cimitero del paese, anticamente connesso con questo dalla vecchia strada della fonte e oggi provinciale per Leonessa. La chiesa quattrocentesca dalla semplice facciata conclusa da un timpano triangolare, in cui si inserisce un rosone con la cornice in pietra privo di spartimenti, e dal bel portale in pietra, è attualmente in buone condizioni per quello che riguarda l'apparato murario.

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Origini del nome
Secondo la leggenda, Labro sarebbe stato fondato nel luogo dove il signorotto dell'epoca riuscì ad uccidere il suo primo cinghiale in una battuta di caccia: il suo nome deriverebbe quindi dal latino aper (cinghiale) e allo stesso modo si spiegherebbe la presenza dell'animale nello stemma del comune. Per altri invece il nome deriverebbe dal latino lavabrum (vasca), che si riferirebbe alla vicinanza con il lago di Piediluco.

Storia
Sembra che il paese abbia avuto origine tra il IX e il X secolo: il primo signore di Labro, Aldobrandino de Nobili, fu investito dal Re d'Italia Ottone I nell'anno 956. Secondo l'umanista rinascimentale Mariano Vittori, il paese sarebbe stato fondato da una colonia greca. A causa della sua posizione, strategica per il controllo del confine tra i domini di Rieti e di Spoleto, il borgo di Labro ebbe a sostenere numerosi scontri con i territori confinanti. All'inizio del XIII secolo i signori di Labro (Sinibaldo e Sinibaldone) iniziarono una lunga lotta contro i signori di Luco (Oddone e Matteo Brancaleoni) per il controllo del Monte Caperno. Al conflitto presero parte anche i reatini, in difesa di Labro, e gli spoletini, in difesa di Luco; nel 1298 papa Bonifacio VIII (che si trovava in quel momento a Rieti) diede incarico di placare la lotta ai cardinali Pedro Rodríguez e Matteo Rubeo Orsini, i quali ordinarono la demolizione degli edifici costruiti sul monte dai signori di Luco. La tregua tuttavia non durò a lungo e nel 1364 gli abitanti di Labro saccheggiarono il castello di Luco; il pontefice, come punizione, confiscò tutti i beni ai signori di Labro. Nei secoli successivi Labro appartenne alla città di Rieti per poi divenire feudo, prima della famiglia Nobili e poi dei Vitelleschi. Sotto lo stato Pontificio il governo di Labro dipendeva dalla sola Consulta. Nel secondo dopoguerra Labro subisce un forte spopolamento, che mette in pericolo la sopravvivenza stessa del paese; tuttavia, grazie all'iniziativa degli eredi della famiglia Nobili, nasce l'ambiziosa idea del recupero integrale del borgo, tramite il restauro di tutti gli edifici. Il progetto prende il via nel 1968, curato dall'architetto fiammingo Ivan Van Mossevelde (specializzato nel recupero di edifici storici) che venne coinvolto nell'iniziativa dalla contessa Ottavia Nobili-Vitelleschi. L'intervento di recupero ha permesso al borgo di ritrovare una maggiore uniformità architettonica e prosegue ancora oggi.

Monumenti e luoghi d'interesse

Labro è un borgo dalla tipica struttura medievale. Il tessuto urbano, sistemato a gradoni sulla collina, è composto da edifici costruiti quasi tutti in pietra locale, e conserva delle mura merlate lungo le quali si aprono tre porte: Porta Cavour, Porta Reatina e Porta di Piazzale Genzi. Il castello attualmente visibile fu costruito nella seconda metà del Cinquecento per volontà di Giordano de' Nobili; subì ulteriori interventi nel Settecento e nell'Ottocento. Edificato in pietra grigia, è caratterizzato da giardini pensili attraversati da scalinate, loggette, balconi e merlature. Gli interni del castello conservano l'arredamento d'epoca, le armi utilizzate in battaglia e i ritratti dei membri della famiglia; nel salone principale si trova un grande camino in marmo, risalente al Cinquecento. Il castello è tuttora abitato dai discendenti della famiglia Nobili, che tuttavia ne permettono l'utilizzazione per altre attività: infatti nelle cantine si trova un pub, nell'ultimo piano un bed & breakfast, e il piano nobile ospita occasionalmente matrimoni e conferenze. Per visitarlo occorre contattare l'Associazione Culturale Castello Nobili Vitelleschi.

Chiesa di Santa Maria Maggiore
La chiesa di Santa Maria Maggiore (divenuta collegiata nel 1508 ma di origini antecedenti) si presenta all'esterno con un portale che anticamente costituiva la porta d'ingresso al castello e solo successivamente fu portato qui. Al suo interno, la chiesa è a navata unica; ospita una tela dell'Assunta sull'altare maggiore, un fonte battesimale quattrocentesco, un'edicola cinquecentesca munita di candelieri ad altorilievo e un'antica acquasantiera con figure di pesce scolpite a rilievo. Nella prima cappella a sinistra, sono notevoli una transenna in legno riccamente decorata (risalente al XV - XVI secolo) e un dipinto dell'Annunciazione di scuola umbra (probabilmente da attribuire a Bartolomeo Torresani), mentre nell'ultima cappella a destra si trova un interessante paliotto dipinto, realizzato in cuoio a sbalzo.

Cappella del Rosario
La cappella del Rosario è compresa all'interno della chiesa di Santa Maria Maggiore, rispetto alla quale si trova al piano superiore; vi si accede tramite una scala situata sul lato destro della navata. Di origini sicuramente più antiche rispetto al resto della chiesa, fu eretta dalla famiglia Chiaranti di Terni. La cappella è dotata di un portale esterno risalente al 1494, decorato con figure di lucertole e scorpioni e modanato con un motivo a forma di corda. Al suo interno, oltre a una finestra romanica strombata e una monofora triloba, si trova sull'altare principale un affresco di fine Quattrocento che rappresenta la Madonna del Rosario; ai suoi lati sono dipinti, in degli ovali, alcune storie della vita di Gesù, dall'annunciazione alla morte. Sulla sinistra si trova un altare dedicato a Santa Caterina, che è protetto da una nicchia sostenuta da una colonna romanica ottagonale riccamente decorata con motivi floreali e con le figure di un angelo e di un serpente.

La chiesa di S. Maria della Neve e l'Ex convento dei Francescani Osservanti
L'ex convento dei Francescani Osservanti, risalente alla fine del Seicento, si trova all'esterno del paese, nei pressi del cimitero, lungo la strada che conduce alla località Madonna della Luce. Il complesso comprende la chiesa di Santa Maria della Neve e il convento, che si sviluppa attorno a un chiostro. Quest'ultimo, oggi sconsacrato, è stato restaurato e convertito in un resort con spazi per convegni e congressi. Francesco Palmegiani, Rieti e la Regione Sabina. Storia, arte, vita, usi e costumi del secolare popolo Sabino: la ricostituita Provincia nelle sue attività, Roma, edizioni della rivista Latina Gens, 1932.

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Photo Gallery A.D. 2018

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Photo Gallery A.D. 2018 - Castello Nobili Vitelleschi

Photo Gallery A.D. 2018 - Chiese di S. Maria Maggiore e Rosario


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