Scheda

Nazione: Italy
Regione: Abruzzo
Provincia: Teramo (TE)
Localita' o frazione: San Giovanni
Nome bene: Chiesa di San Giovanni ad Insulam
Comune: Isola Gran Sasso

Cenni storici

Chiesa di San Giovanni ad Insulam - Isola Gran Sasso (TE)

La chiesa di San Giovanni ad Insulam, detta anche chiesa di San Giovanni al Mavone, sorge isolata sopra un piccolo poggio che fiancheggia il fiume Mavone nell'omonima valle. Si trova nei pressi del paese di Isola del Gran Sasso, nel territorio della provincia di Teramo in Abruzzo, immersa nella catena appenninica alle falde del Gran Sasso le cui cime del Corno Grande e del Corno Piccolo da una parte, e i monti Prena e Camicia dall'altra ne incorniciano il panorama. L'edificio religioso appartenne alla struttura abbaziale connessa di cui restano suggestive tracce di tratti di ruderi ed è annoverato nell'Elenco degli edifici monumentali della provincia di Teramo. La chiesa si eleva costruita sopra la cripta e l'intera struttura fu eretta in tempi diversi tra l'XI e il XIII secolo. La scarsità di documenti pervenuti sulla storia della chiesa di San Giovanni ad Insulam ne rende possibile la sola ricostruzione degli eventi attraverso le notizie che sono giunte da atti non avendo alcun riferimento che ne descriva le origini. Stefano Gallo, nei D.A.T., e Mario Moretti rintracciano la prima menzione del complesso monastico, insieme con quello della chiesa di Santa Maria di Ronzano, in un decreto del papa Lucio II, datato 19 gennaio 1184, emanato per redimere la controversia della lite sorta, nel 1183, fra il vescovo di Penne Oderisio e l'abate, dell'antrodocano San Quirico, Senebaldo. Mediante questo decreto il pontefice incaricava i legali Ottavio, cardinale dei Santi Sergio e Baco, e Teodino, vescovo portuense, di risolverla. Il ritrovamento di questo documento rende possibile affermare che nel XII secolo l'edificio religioso era già esistente. Riguardo alla configurazione architettonica originaria è possibile evincerne i tratti osservando l'attuale edificio che, nel corso dei secoli, non ha subito interventi che ne hanno modificato significativamente lo stile e la struttura. L'intero fabbricato si compone della chiesa e della cripta sottostante la zona presbiteriale. Il rapporto che intercorre tra queste due porzioni della costruzione è stato diversamente spiegato da due storici locali quali Vincenzo Balzano e Ignazio Carlo Gavini. Balzano individua nella cripta una piccola chiesa preesistente, antecedente all'anno Mille, sopra cui è stata costruita l'ulteriore chiesa che ora la racchiude. A conferma di questa ipotesi, lo storico, adduce la presenza di una lastra immurata, probabile frammento di una transenna, reimpiegato come decoro. La lavorazione a bassorilievo ne evidenzia un ornamento geometrico tipico dell'epoca di realizzazione individuata tra il VII e l'VIII secolo. Il Gavini, nel respingere la tesi del Balzano, considera la chiesa e la cripta frutto di un unico momento progettuale in cui l'una s'inserisce nelle linee architettoniche dell'altra, sebbene siano state edificate in momenti diversi distanti nell'arco del tempo di quasi un secolo.

Architettura
La facciata di stile romanico fu alzata verso la fine del XII secolo e completata nel XIII con un coronamento orizzontale arricchito da mensole sulle quali poggiano archetti pensili che si alternano ogivali e a tutto sesto sovrastati da un'ininterrotta linea seghettata di conci. L'intera decorazione percorre tutto il perimetro esterno delle mura della fabbrica fino a ricongiungersi nella zona absidale. La fascia ornamentale è interrotta solo nel tratto dell'inclusione sinistra della torre campanaria. Il campanile, aggiunto in epoca successiva all'originaria costruzione, si mostra con dimensioni piuttosto sproporzionate rispetto all'edificio e di rozza fattura. Termina, ora, con i due fornici della vela. Il prospetto frontale è aperto da un ricco portale rialzato da alcuni gradini, un oculo e da due bifore di gusto pugliese, rare a trovarsi negli edifici abruzzesi. Queste sono incorniciate da una ghiera a tutto sesto, che si mostra liscia a spigolo vivo, e ricavate nello stretto spazio di un archetto ad ogiva, ripartite nelle due luci da una colonnina che presenta la base ed il capitello di uguale dimensione delle fessure. Si evidenzia, sopra il timpano del portale, l'oculo, considerato dal Moretti una possibile aggiunta postuma alla realizzazione originaria e del quale si pensa possa essere andata perduta la lavorazione a traforo. La caratteristica di questa facciata a terminazione piana, che Gavini ritiene adottata per la prima volta in Abruzzo nella costruzione di questo complesso monumentale, fu utilizzata come prototipo architettonico per lo stile di altri edifici abruzzesi del XIV e XV secolo, sorti soprattutto nel territorio aquilano.

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