INFORMAZIONI


Scheda

Nazione: Italy
Regione: Abruzzo
Provincia: Teramo (TE)
Comune: Civitella del Tronto
Localita' o frazione: Le Tre Caciare
Nome bene: Lago del Tritone

Cenni storici

Lago del Tritone - Civitella del Tronto (TE)

Dal parcheggio delle Tre Caciare, si lascia l'auto, prendendo il sentiero che passa sotto a tre Caciare, continua fino alla neviera, poi si entra nel bosco. Il sentiero è ben segnalato, scendere fino ad arrivare ad un incrocio a 4, seguire le indicazioni per San Giacomo, dopo una 20 minuti si arriva al laghetto. Il laghetto è pieno di Tritoni Crestati, ma funge anche da abbeveratoio per le pecore, quindi, il Tritone è ben visibile in condizioni di acqua pulita ed è molto difficile da fotografare, vista la sua permanenza in superficie solo per prendere aria.

La caciara è una capanna in pietra a secco costruita e fruita dai pastori degli Appennini dell'Italia centrale. Comunemente conosciuta come capanna a Tholos, in Abruzzo e nelle Marche prende il nome, appunto, di caciara.

Struttura
La struttura è costruita in pietra senza l'uso di malte leganti. La forma è semisferica o ogivale. La tecnica costruttiva consentiva ai pastori la realizzazione senza l'utilizzo di complesse attrezzature e centine di legno. La particolarità sta nel fatto che la costruzione ha la caratteristica dell'autosostegno, grazie alla sfericità della struttura che presenta, procedendo verso l'alto, cerchi concentrici sovrapposti con diametro lievemente decrescente, in modo che l'anello successivo è sostenuto da quello sottostante. La tecnica è quella dell'arco a mensola.

Uso
Le caciare erano utilizzate dai pastori per il proprio ricovero e per eseguire, in luogo riparato la lavorazione e per il deposito temporaneo dei formaggi. Il termine caciara potrebbe derivare da “cacio” e quindi luogo dove si produce e si ricovera il formaggio. Altra ipotesi più recente è quella legata alla parola ”casale” usata dalle genti locali per indicare i capanni dove gli agricoltori ricoveravano gli attrezzi da lavoro da utilizzare per i terreni siti più in quota e quindi più difficili e più faticosi da raggiungere.

Siti
Le caciare sono presenti sui Monti Gemelli e soprattutto sulla Montagna dei Fiori a nord-est dei Monti della Laga sulla zona di confine tra le province di Teramo e di Ascoli Piceno. Oltre 50 capanni sono attualmente ancora visibili e alcuni di questi presentano un buono stato di conservazione. Altri esempi si trovano nell'aquilano, nella Valle del Vasto, in località Ienca.

Origini
Le caciare hanno una struttura simile ai trulli della Puglia. La transumanza ha creato nei secoli una stretta relazione tra i pastori dell'Appennino centrale e il Tavoliere delle Puglie. Il termine "caciara" sembra derivare dalle liti che nascevano sulla proprietà degli attrezzi custoditi in questi capanni. Era infatti pratica comune usare un luogo comune per depositare gli attrezzi agricoli di più agricoltori.

Bibliografia
E. Micati, Pietre d'Abruzzo. Guida alle capanne e ai complessi pastorali in pietra a secco, Pescara, Carsa Edizioni, 2001, Collana “Gli Scrigni”;
Carlo Cappelli, Le caciare, capanne di pietra con copertura a tholos della montagna dei Fiori (Ascoli Piceno), Ascoli Piceno, Lamusa, 2007, collana "I galletti", ISBN 8888972218

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Dalla località turistica di San Giacomo nel comune di Valle Castellana, ai confini con la Provincia di Ascoli Piceno (m. 1100), sui Monti Gemelli si sale, attraverso una fascia di bosco misto, per poi incontrare una delle tante caciare, capanne in pietra a secco utilizzate dai pastori come ricovero durante i mesi estivi. Il panorama, alle spalle, si apre sul Monte Ascensione, al di sopra di Ascoli Piceno. Si prosegue, tra prati e macchie di faggio, traversando fino al Lago di Gabbiano, piccolo specchio d'acqua popolato dai tritoni crestati. Proseguendo nel bosco si raggiunge la località Tre Caciare (m. 1.430), dalla quale si riscende, con ampi panorami sui Monti Sibillini e i Monti della Laga, lungo i prati della Costa del Prevosto, fino a San Giacomo, dove si chiude l'anello escursionistico. Si raggiunge una spalla poco più in alto e si risale il costone verso destra fino ad intercettare il sentiero (poco) segnato che sale dalle Tre Caciare e che si segue verso sinistra fino a raggiungere il laghetto che merita una breve occhiata in quanto mostra evidenti e antichi  segni di intervento umano per l’impermeabilizzazione del fondo (si raccomanda di non scendere sul fondo anche se è in secca per non disturbare la delicata fauna che lo popola).

Le neviere
Le neviere alimentavano le ghiacciaie delle case di città, degli ospedali e dei luoghi in cui era richiesto uno spazio freddo. Si costruivano delle buche di 5/10 m di diametro e profonde alcuni metri, in spazi esposti a borea, e con opportune tecniche ,  venivano riempite di neve. Il rifornimento dei centri avveniva di notte per minimizzare la perdita di ghiaccio. Le montagne di Campli e dei  Fiori  ne conservano ancora , nel paese di Battaglia per un sentiero che sale a Monticchio se ne contano almeno cinque. Le nostre neviere non sono altro che l'espressione di una tecnica generalizzata; questo sistema di produzione naturale del ghiaccio era diffuso su tutto il territorio italiano. La produzione artificiale del ghiaccio è una conquista dei primi anni del '900 ,ed era delegata ad apposite industrie, fino agli anni '60 nei negozi di generi alimentari il "freddo" veniva acquistato a Kg sotto forma di blocchi di ghiaccio; la diffusione del frigorifero domestico è conquista relativamente recente.

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Il Tritone Crestato

Nel lago vive il tritone crestato (Triturus cristatus), un anfibio che conduce vita prevalentemente acquatica, appartenente all'ordine degli Urodeli (muniti di coda), famiglia Salamandridi. Ha il corpo lacertiforme e la pelle viscida, con la coda compressa sui lati e una colorazione verde a volte vivace. I maschi soprattutto nel periodo degli amori, sono dotati di una cresta dorsale che arriva fino all'appendice caudale. Il corpo del tritone crestato e cosparso di piccoli bernoccoli e, come rivela il suo nome, una frastagliata Cresta percorre per lungo il dorso dei maschi durante la stagione riproduttiva, in primavera. La pelle contiene le ghiandole che per dissuadere i predatori, secernono una sostanza lattiginosa dall'odore acre. Il dorso è normalmente scuro mentre il ventre è arancione o giallo, cosparso di macchie nere. I tritoni crestati sono voraci animali notturni, a terra si nutrono di vermi, lumache, insetti, mentre in acqua mangiano girini e molluschi. Questi tritoni passano una parte significativa della loro vita (di solito da ottobre a marzo, in ibernazione. In una piovosa notte di marzo, si risvegliano e tornano allo stagno dove sono nati per accoppiarsi. Le femmine depongono da 200 a 300 uova, ma soltanto la metà circa si sviluppa in girini. Emergono dalle uova in circa 21 giorni e si nutrono di piccoli insetti come pulci d'acqua piccoli vermi. Sono estremamente longevi, alcuni superano i 16 anni di Vita. Come accade con tutti i tritoni, le parti del loro corpo possono ricrescere se necessario, ma questa capacità diminuisce con l'età. La popolazione di tritoni crestati è in pericolo di estinzione. In Europa, è considerata una specie protetta.

Locandina in loco

Chi vede per la prima volta un Tritone crestato (Triturus cristatus) capisce subito il perché del nome di questo anfibio: durante il periodo degli amori il maschio presenta infatti un’imponente cresta dorsale e caudale che gli conferisce l'aspetto di un piccolo drago. Dorso e fianchi sono di colore da marrone scuro a nero, cosparsi di macchie nere tondeggianti. I lati sono punteggiati di bianco. Appariscente e ben riconoscibile anche in acqua è la banda color madreperla lungo i lati della coda. La femmina è invece assai meno vistosa, poiché sprovvista della cresta e delle macchie nere sul dorso e sui fianchi e priva della fascia chiara sulla coda. Con una lunghezza totale di 12-18 cm è però di regola leggermente più grande del maschio (10-16 cm). Comune ai due sessi è il ventre di colore da giallo chiaro a rosso-arancione, cosparso di macchie o punti neri che vanno a formare un disegno assai variabile da individuo a individuo. Al di fuori del periodo nuziale (vita terrena), ad eccezione del ventre, gli animali sono di norma quasi completamente neri e la cresta dei maschi appare assai ridotta. A differenza dei maschi, le femmine mantengono tuttavia il colore giallo-arancio anche sulla cloaca e sulla parte inferiore della coda, ciò che permette di riconoscerle facilmente. Assai simile al Tritone crestato è il Tritone crestato italiano meridionale (Triturus carnifex), che si distingue dal primo soprattutto per il disegno laterale e ventrale, più ampio ma meno nitido, e per l'assenza della picchiettatura bianca sui fianchi. La testa è inoltre più slanciata, le zampe sono più robuste e la cresta dei maschi è meno sviluppata.

LINK UTILI



GALLERY


Photo Gallery A.D. 2018 - Le Caciare

Photo Gallery A.D. 2018 - La Neviera

Photo Gallery A.D. 2018 - Percorso e Laghetto del Tritone Crestato


DOVE SI TROVA


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